Mina e il problema del politically correct

Il problema è che Mina è così. Da quando la conosco, cioè da tanto. Fin da ragazzina, alle feste, fra amici. Ogni volta che si parlava di qualcosa, lei doveva essere per forza l’intellettuale “contro”. Bastava però che il “contro” fosse qualcosa di tendenzialmente inutile. Voglio dire, mai che fosse contro qualcosa di serio, tipo la pena di morte, o lo sfruttamento sul lavoro.
No, Mina è quella che quando ti scappa di dire in pubblico: “Mamma mia che palle la De Filippi!” Lei ti attacca un pippone scandalizzato, spiegandoti che sei due palle tu, altro che la De Filippi, o il Grande Fratello. Perché la De Filippi, il Grande Fratello, e naturalmente quel povero ragazzo di Corona ora ingiustamente recluso, sono quelli che del nostro tempo hanno capito tutto, dei geni, dei veri eroi, e tu, tu che li disprezzi, sei invece un povero saccente sfigato intelletualino di campagna, senza la capacità di capire il vero sentiment del mondo in cui vive. E dice proprio sentiment, per giunta, poi.
Mina è così. Tesse le lodi di ogni libro di Fabio Volo e di Moccia, a prescindere: perché sì, certo che sono scritti da schifo, ma vendono, e tu che difendi Proust, ammettilo, Proust ha mai venduto un cazzo?
È inarrestabile, quando comincia, Mina. Non prende nemmeno fiato, tanto s’infervora a rovesciarti addosso gragnole di insulti, a te, verme, che non hai capito che la Rivoluzione Francese l’ha spiegata perfettamente Lady Oscar, e una intervista di Barbara D’Urso vale più di venti volumi di Enzo Biagi, che poi è anche morto, il vecchio bacucco, e quindi non conta comunque più.
E via, continua, a sciorinare questa neo cultura dove solo chi vende ha diritto di essere considerato, perché è un vincente, e qualsiasi cretino decerebrato diventi per venti minuti un idiolo viene automaticamente annoverato fra i fenomeni ed i miti, e se non sei d’accorto sei un povero scemo invidioso, stupido, gretto, fuori dal mondo, e te lo dice in faccia sputandoti addosso insulti, perché un’altra delle cose che Mina odia è quella ipocrisia del politically correct, ovviamente, e lei, che ipocrita non è, ovviamente se ne strafrega.
Il problema di Mina è che è così. Da sempre. Probabilmente perché, a causa di quel politically correct che disprezza, non ha mai trovato qualcuno che la guarda in faccia e le dice: “Taci, oca!”

13 pensieri su “Mina e il problema del politically correct

  1. Sono commossa.
    Basta dire che se vende o se la gente lo guarda é un capolavoro, perché in tal caso ci sono buone probabilità che sia una ubermerda, e io vendico il mio diritto di gridare che mi fa schifo qualcosa, senza passare per una noiosa, conformista borghese, echecà.

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  2. In effetti il conformismo degli intellettuali di campagna può essere fastidioso, quindi in un certo senso posso comprendere l’amica Mina, anche se con Fabio Volo forse esagera e Proust non lo butterei via a priori. A proposito, è da un po’ che vorrei leggere la recherche, ma sono un po’ inibito dalla mole, qualcuno non ha voglia di spendere due parole promozionali a favore dell’opera proustiana, così da darmi l’abbrivio?

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  3. putroppo ha ragione, questa Mina, nel senso che interpreta appieno lo spirito del tempo

    rassegnamoci, cara Galatea, hanno vinto loro

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  4. Se vuoi mi offro volontaria per dirglielo io, visto che con Mina condivido l’assenza di simpatia per il politically correct. Però temo che oca non sia nel mio vocabolario. Son più brutale.

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  5. Le spendo io, le due parole su Proust (che, ora che ci penso, è qualche anno che non rileggo). Non sarà un romanzo d’azione ma è bello, ben scritto, divertente e gustoso come una tagliata al pepe verde. E ci impari un infinità di cose sulla natura umana. In apparenza è ambientato all’inizio del XX secolo in Francia, ma è davvero un romanzo universale. Se poi ti sembra lungo, leggine solo una parte. O oprendilo in biblioteca ^__^
    (Abbasso Mina, now and forever!)

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  6. Grazie murasaki, la mole mi inibisce per l’investimento in termini di tempo non per la massa del libro, per quello mi procurerei l’ebook. Tempo fa mi sono procurato l’audiolibro, ma non credo l’ascolterò mai.

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  7. Proust ha una deliziosa perfidia nel cesellare la vita dei salotti, quindi potrebbe piacere anche alla Mina di cui sopra. Io sono dell’idea che sia un libro che va centellinato, un po’ per l’ampio fraseggio, un po’ per godersi i dettagli, un po’ perché in effetti se non ci fai l’abitudine è dura uscire indenne dalle prime ottanta pagine fino a che la mamma non gli dà il bacio della buona notte. Concordo con ildiariodimurasaki, oltre a essere scritto con una prosa ai limiti dell’opera sinfonica è anche particolarmente istruttivo sulla natura umana sia nel singolo che nella società, caratteristica che ne fa a prescindere dalla mole un grande romanzo.

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  8. Purtroppo, il mondo è pieno di “Mine vaganti” in piena rivendicazione del diritto di dire tutto ciò che pensano solo perché loro sono “Vere/Veri” e hanno imparato ad esserlo seguendo gli insegnamenti di Santa Maria De Filippi e leggendo i “Libri” di Alfonso Signorini. Ma vuoi mettere l’ultimo selfie di Belen con quelle paranoie nostalgiche de “Alla ricerca del tempo perduto”??!

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