Galatea, gli incidenti in macchina e l’Italia in cui serve sempre conoscere qualcuno

Quindi, c’è la pioggia, e tu già smadonni perché è un muro d’acqua che non si vede da qua a là. Stai andando per giunta a fare una visita di controllo che ogni volta che la devi fare ti dà sempre un po’ angoscia, perché sì, di solito è solo un proforma, ma hai visto mai. Quindi piove, piove, piove, che Dio la manda e forse, vista la quantità, anche tutti gli altri numi di religioni dimenticate. Sulle strisce la signora col passeggino, anche lei fradicia e spazientita per la pioggia, si butta letteralmente in mezzo alla strada, senza guardare, e tu inchiodi di brutto, incrociando le dita che le gomme invernali appena messe su facciano il loro dovere, perché ti sembra impossibile non centrare il pupo. Invece ce la fai, il passeggino è salvo e la signora passa, tu ti congratuli con te stessa e BAAAAANNGGGGG! Senti il colpo, il crash dei vetri rotti dello sportello dietro che va in frantumi e realizzi che il Suvvone da duecento tonnellate che stava dietro a te ti è arrivato tutto addosso e ti ha ridotto la macchina ad una polpetta.

Quindi via, tre quarti d’ora per cercare di compilare il modulo della cnostatazione, che è peggio di un test d’intelligenza perché ha una valanga di voci, è scritto in piccolissimo, e poi a te fa male la testa e il collo perché hai preso una capocciata. Che sul momento dici è niente, ma poi quando torni a casa, ti rendi conto che il collo ti fa un male cane e non riesci a girarlo più. Allora via, il vicino che ti accompagna al PS, dove passi tre ore in attesa, con la ilare compagnia di un ragazzotto pieno di piercing che alterna gli sms alle bestemmie ed agli insulti a mezza bocca conto i “cani dei Rom che rubano” e  contro i “negri di merda” che passano prima di lui al triage.

Quindi ti riempiono di antidolorifici e ti dimettono, all’una di notte, in mezzo al niente perché l’ospedale è in un posto sperduto e dimenticato da Dio e anche dalla congrega di tutte le altre divinità dismesse; cerchi di chiamare un taxi, ma scopri che nel paesello dell’ospedale i taxi non fanno servizio notturno, e quelli di Mestre non accettano chiamate a quell’ora per venire fino a lì, e l’unico consiglio che ti sa dare l’infermiere all’accettazione è “Prenda il bus”, che però di notte non passa. Quindi recuperi il solito vicino, a cui dovrai fare un monumento, che si alza dal letto e viene a recuperarti.

E mentre ti porta a casa infreddolita e anche un po’ singhiozzante perché alla fine tutta la tensione della giornata in qualche modo la devi sfogare, pensi che sì, Italia è quella nazione di gente meravigliosa che se hai bisogno di aiuto si alza all’una di notte dal letto per venirti a recuperare in un Pronto Soccorso. ma è anche quella maledetta nazione del cazzo dove se sei sola, all’una di notte, e dolorante perché appena dimessa da un pronto soccorso, o hai un amico o un parente da chiamare, o sei fottuta.

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19 pensieri su “Galatea, gli incidenti in macchina e l’Italia in cui serve sempre conoscere qualcuno

  1. l’italia è così, tanti singoli apprezzabili, e un disastro collettivo

    speriamo che tu stia bene ora, perchè dispiace che ti sei fatta male

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  2. Mannaggia! Spero tu stia bene, magari non oggi dove tutti i dolori del mondo verranno fuori, ma presto. Io ho passato una notte in una stazione perché non passavano autobus e non c’erano taxi … E in quell’occasione essendo fuori casa non avevo vicini. Vediamo: hai un vicino grandioso e non hai investito il pupo. Mi sto esercitando per vedere il bicchiere mezzo pieno, si vede? 😊

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  3. Carissima Galatea, leggo il suo blog da tempo ma non ho mai inserito commenti, malgrado spesso le sue parole mi abbiano fatto riflettere a lungo o mi abbiano strappato un sorriso durante gli interminabili viaggi in autobus (che non so quanto siano meglio delle auto, eh). Colgo comunque l’occasione del suo triste incidente per farle i complimenti per il suo blog e per il libro, che ancora non ho avuto la possibilita di avere tra le mani. E ovviamente per augurarle una rapida ripresa dell’utilizzo del collo eheh. Non la conosco, ma mi ricorda molto una mia ex professoressa, con la quale ho mantenuto i rapporti. Una persona magnifica, ironica e profondamente umana. Anche se questo è riduttivo per descriverla. Questo per dire, da semplice ragazza diciassettenne, che la seguo sempre con piacere e sono davvero contenta di aver trovato questo blog e del suo successo.

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  4. No, non è contemplato che uno vada in ospedale da solo. Mi ricordo di un’infermiera che, mentre stavo uscendo un po’ bianca in volto, mi disse: “Vado a chiamarle chi la accompagna!”, le spiegai che ero da sola e mi disse, quasi sconvolta: “E lei viene in ospedale da sola?? E come ci torna a casa??” Magari con un taxi? Siamo a Milano, mica nel deserto del Gobi…

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  5. Purtroppo non capita solo in Italia … molti anni fa stetti male negli USA e dovetti andare a farmi fare un piccolo intervento chirurgico in una città diversa da quella dove abitavo all’epoca (ma non troppo distante). Non avevo la macchina, e se non avessi avuto un amico che mi aiutò a tornare a casa dubito che ce l’avrei fatta: le città in questione erano sostanzialmente paesotti e non mi ricordo di avervi mai visto un taxi che fosse uno.

    Detto questo, buona guarigione, la cosa più importante è che non sia successo nulla di grave alla salute! E in bocca al lupo con l’assicurazione!

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  6. sante parole. a me, incinta, si bucò una gomma a causa di una voragine coperta dall’acqua piovana. a pochi chilometri dal centro di roma, su una delle principali statali. meno male che il padre del pupo era un brav’uomo (e pure un bravo cambiatore di gomme), sennò partorivo lì, vicino al falò delle prostitute.

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  7. Spero che tu ti riprenda presto! Vai subito da un fisioterapista! Un abbraccio ma non fortissimo perche’ ti fa male il collo!

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  8. Il servizio di assistenza a persone che vanno in ospedale da sole potrebbe essere una professione del futuro, un’evoluzione della badante, una badante tuttofare on demand. Purtroppo si dà ancora per scontato che ognuno viva in una famiglia composta da n-mila elementi, ma non è più così e invece di voler tornare a forza nella situazione precedente si agisca per ottimizzare lo stato di quella attuale, ma che non sia lo Stato a farlo, siano invece imprenditori, libere associazioni e lo Stato faccia il piacere di non mettere bastoni tra le ruote.

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  9. Tanti auguri e un abbraccio per una veloce rimessa in ….pristino! 🙂
    Purtroppo è come dici, ma capita ogni tanto di trovare degli “angeli” da ringraziare infinitamente e questo ti rimette in pace con il mondo, nonostante tutto.

    Con un sorriso
    Buona guarigione e riposo
    Ondina

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  10. Augurissimi, Galatea, e congratulazioni per tutti gli scampati pericoli.
    Qui a Firenze e provincia abbiamo inventato nel 1300 la Misericordia, con servizio ambulanze e macchine, appunto per riportare la gente a casa, ma non l’abbiamo solo noi. Anzi, ero convinta che ci fosse qualcosa del genere, con vari nomi, in tutta Italia

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  11. SÍ, persone gentilissime i vicini, ma lo stato, la società vacilla. Come è possibile che non ci sia un servizio di trasporti pubblico dall’ospedale alla città? Perché i bus circolano fno alle 20 e poi ti arrangi? Queste sono le cose a cui si dovrebbe far fronte.

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  12. Tantissimi auguri di pronta guarigione!! 🙂
    Sul tema del post, dove ti hanno portata, all’ospedale dell’Angelo? Davvero da lì non ci sono mezzi? Ho visto che alcuni ospedali si sono organizzati con un servizio per l’accompagnamento degli “ospiti” da e per (tra l’altro come si diceva è anche redditizio).
    Comunque per fortuna ci sono davvero ottime persone in giro, anche sconosciuti! Quando mi si era bloccata la schiena (ernie multiple, un’ora di dolori tremendi per fare un piano di scale fino alla strada, per capirci) il tassista non voleva nemmeno essere pagato dopo avermi visto tutto contorto sul sedile a cercare di recuperare il portafoglio dalla tasca, ho dovuto impormi per dargli i soldi! 😀

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