Famiglie e scuola: risparmiare con gli ebook autoprodotti dagli insegnanti?

Oggi sono su Valigia Blu, a far le pulci al progetto ministeriale annunciato di far produrre i libri di testo direttamente dai docenti della scuola per far risparmiare le famiglie. Ma è una idea veramente praticabile?

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33 pensieri su “Famiglie e scuola: risparmiare con gli ebook autoprodotti dagli insegnanti?

  1. E la lobby delle case editrici, secondo voi, lo permetterebbe?
    Ma se non si è riusciti neppure a impedire l’aggiornamento bagatellare al solo fine di rendere inutilizzabile lo stesso testo per due anni di seguito.
    Come diceva Totò, ma mi faccia il piacere!

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  2. la risposta alla domanda finale è semplice: perché sì, se questo gli serve per insegnare bene.

    e poi, scusa se ti faccio le pulci, ma meno di un anno fa magnificavi sull’espresso le magnifiche sorti e progressive della LIM che consentirebbe di fare a meno dell’antologia (http://nonvolevofarelaprof.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/01/22/lim-scuola-digitale-e-soluzioni-a-costo-zero/)? mi vien da pensare (male, come Andreotti) che, ora che le antologie le scrivi tu (https://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2013/02/08/scritto-di-corsa/), ci sia un po’ di conflitto di interessi…

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  3. @lanoisette: Mi sa che c’è un po’ di confusione. Io uso la LIM con le mie classi e predispongo per loro delle unità didattiche, che sono una cosa ben diversa da un intero libro di testo. Per altro è materiale che uso io, nelle mie classi, quindi non è solo testo scritto, ma parte di una lezione che è pensata per essere tenuta da me con il supporto di slide e testo sulla LIM. Inoltre il mio uso è personale e limitato alle mie classi, molto spesso anche personalizzato o tarato sulla classe e sui suoi specifici bisogni ed interessi. Non potrebbe essere usato indiscriminatamente in tutte le classi, e comunque è una mia proprietà intellettuale esclusiva.
    Se il Ministero vuole che gli scriva un libro intero, o che crei del materiale da mettere a disposizione di terzi perché lo usino, prima di tutto mi paga per le ore di lavoro extra che faccio, perché trovo assurdo che un Ministero pretenda da me del materiale che non è previsto da contratto e che lo voglia pure gratis, senza pagarmi le ore in più e la fatica per elaborarlo.
    Inoltre non ho ancora scritto un’antologia, né altri testi scolastici, ho solo collaborato, per ora, ad una guida per l’insegnante di un testo di storia. Assieme per altro ad un team di colleghi, perché scrivere un buon testo scolastico richiede una serie di competenze che davvero è impossibile possieda un singolo docente, per quanto bravo. Per cui non ho nessun conflitto d’interessi in corso, ma devo dire che l’esperienza in casa editrice scolastica mi ha proprio permesso di rendermi conto dei limiti della proposta ministeriale. Che rischia di produrre tantissimo materiale ma di qualità scadente o non al livello di quello prodotto da chi questo tipo di cose le fa da professionista.

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  4. Bene. Se un libro prodotto da professionisti è uguale a un libro prodotto da chiunque, il prossimo romanzo che leggerò me lo farò scrivere dalla mamma. Il successivo da mia sorella. Poi, chissà, qualcuno troverò. Mi pare che ci sia una bella confusione. Una cosa è il libro unico, inteso come Vangelo. Un’altra cosa è l’integrazione del libro di testo con materiali e modelli alternativi, cosa che l’insegnante preparato fa già e quello meno preparato non farebbe comunque, neanche se diventasse improvvisamente autore.

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  5. non potendo licenziare gli insegnanti (per ora…) si licenziano i libri, è meno doloroso in effetti, ma dà comunque un piacevole brivido di modernità

    tutte sciocchezze, queste cose qui, in sostanza si vuole abolire i libri di testo per poter declamare che si è fatto risparmiare soldi alle famiglie

    annunci, annunci, del resto tutto ce lo chiede l’Europa, secondo loro

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  6. Io con le case editrici (scolastiche, universitarie e non: Einaudi, Laterza, Mondadori, Le Monnier, Loescher, Carocci, Mulino: bastano?!) ci lavoro e ci collaboro da anni. E la domanda che faccio è questa: ma davvero credete che la maggioranza dei manuali che producono sia di professionisti? Ma suvvia. Professionale è, questo sì, il team editoriale che ci sta dietro (per quanto dai tardi anni Novanta a ora sia stato nettamente tagliato); le ragioni che spingono, viceversa, una casa editrice a proporre a un docente un manuale (unico o meno) e un autore ad accettare sono invece molto variegate, e spaziano dalle più nobili alle più bieche, così come la loro qualità.

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  7. (posto che dell’antologia avevi scritto tu).
    sinceramente:
    1) non so voi, ma io tutti sti libri di testo meravigliosi e perfetti prodotti dalle case editrici mica li ho mai trovati (credo di poterli contare sulle dita di una mano), e ho sempre dovuto integrare con dispensine, fotocopie e ammenicoli vari.inoltre il libro autoprodotto può essere oggetto di costante revisione da parte del gruppo di lavoro e di utlizzo, cosa che non è possibile coi libri cartacei.
    2) non ti si chiede di elaborare materiale in più, ma materiale che useresti comunque, per la preparazione del quale sei pagata all’interno della “funzione docente” tanto quanto per correggere i compiti (io poi sono personalmnete contraria alla funzione docente, credo che il lavoro extra-classe andrebbe computato e retribuito in altro modo, ma ora le cose stanno così e bon).
    3) c’è tutta una scuola di pensiero sulla pubblicistica scientifica e di ricerca che sostiene (a mio parere giustamente) che, poiché lo Stato paga il ricercatore/ docente proprio per produrre ricerca e materiali vari, questi poi non dovrebbero essere nuovamente pagati dallo Stato (sotto forma di libri nelle biblioteche ecc…) e che tutto questo tipo di produzione dovrebbe essere a consultazione libera e gratuita.
    voglio dire, ci sono i corsi del MIT di Boston in open access sul web e noi stiamo qui a discutere della proprietà intellettuale dello schema di grammatica o del questionario di antologia? ma per piacere…

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  8. Insomma, di fronte a tanta sicurezza e competenza delle colleghe presenti in questa pagina di commenti, non ci resta che tacere: scriveremo i libri. E che sarà mai? Solo qualcosina mi rode ancora: quel “lo Stato paga il ricercatore /docente”… Ma anche di questo mi farò una ragione.

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  9. Mi trovo d’accordo con Galatea. Insegno italiano e storia in un istituto tecnico e, sebbene sia capace di produrre dispense su argomenti specifici, slide in powerpoint, lezioni per la LIM e via discorrendo, sono certa che: non ho le competenze per realizzare un vero e proprio libro di testo, non ho il materiale, non ho il tempo di farlo. Lavoro già, e sono pure pagata poco per quello che faccio. Sono certa che il materiale autoprodotto da docenti volenterosi e anche molto preparati non può competere con un vero e proprio testo, ricco di informazioni, immagini, grafici, schede di approfondimento, esercizi… Conosco un po’ del materiale che gira in rete: sono testi semplici, spesso molto spartani (solo testo, senza alcun accorgimento grafico, senza immagini…) spesso rimasticatura di altri testi. Se vogliamo che la scuola diventi sempre più misera anche dal punto di vista della qualità dell’insegnamento che offriamo ai ragazzi, andiamo avanti così: dispense artigianali al posto dei libri, insegnamento in inglese di materie come elettronica o matematica, svolto da docenti della materia che masticano male l’inglese, magari con la collaborazione di insegnanti di inglese che però sanno poco o nulla della materia… Avanti così, siamo tutti capaci di fare tutto, e poi, è roba per i ragazzi, no? Per i ragazzi va bene tutto, anche la fuffa.

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  10. @guardaitreni: non pretendo di parlare al post della Noisette, ma quello che lei diceva io non l’ho inteso nel senso “ci pagano abbastanza” ma nel senso “quale deve essere il nostro mansionario”. Se ho inteso bene, dunque, non credo sia in discussione il fatto di pretendere dallo Stato qualcosa in più come riconoscimento della professionalità docente (nello specifico, per me: stipendio, aura e facilities), ma appunto il che cosa rientri, in cambio, nella nostra professionalità. Scrivere supporti didattici, dispense, manuali, dice Noise, lo può essere e – e non lo dice solo lei – per questo siamo pagati.

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  11. @guardaitreni: sinceramente, io sono sicura di poche cose, nella vita. credo però che un progetto come il bookinprogress sia una grossa opportunità e che debba essere sfruttata adeguatamente. inoltre, il grosso delle notizie brute (la vita di Leopardi, la cronologia della Guerra dei Trent’anni) che servono per far lezione oggi si trovano, controllate ed editate, in rete, non bisogna mica improvvisarsi Hobsbawn o Ceserani.
    l’alternativa è quella di continuare ad accapigliarci sulla scelta dei libri dei testo durante la riunione di dipartimento di maggio, soprattutto se, come in alcune scuole, si è vincolati all’adozione di un testo comune.

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  12. davvero, faccio fatica a capire: tutte ammettiamo di dover/voler preparare dispense, slide e integrazioni varie ai (fichissimi, bellissimi, completissimi, perfettissimi) libri di testo, e pensiamo di non saper costruire, in collaborazione con una rete di colleghi (tra cu imagari ci sono dottori di ricerca nelle varie discipline e persone competenti di pratica editoriale), un pezzetto di un agile manualetto? perché il bookinprogress n nsignifica che io scrivo il manuale di medievale, e poi galatea scrive il suo e povna anche e guardaitreni e marisa idem, significa che noi ci mettiamo ad un tavolo e ci dividiamo i compiti: ok, Galatea fa il capitolo su carlo Magno, io la lotta per le investiture, la ‘povna quello sulla peste del 1348… che dite, ci mettiamo qualcosa anche sui movimenti ereticali sì o no? e la disputa sul conciliarismo?
    e così via.
    questo non significa che poi quei manuali siano il Sacro Graal, ognuno potrà integrare secondo le proprie esigenze.

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  13. PS: giusto per capirci, io non partecipo al progetto bookinprogress, ma ho visto e letto qualcosina e spero di potervi partecipare con le mie classi quando rientrerò dal congedo.

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  14. @la noisette: scusa, ma il tempo per questo fantasmagorico manuale fatto in collaborazione fra tutti noi, e che poi quindi dovrà essere armonizzato e reso omogeneo con ore di lavoro nostro, e dei correttori di bozze, e controllato scientificamente da terzi perché a nessuno sia scappata qualche scemenza, sempre possibile anche fra noi che abbiamo il dottorato di ricerca, banalmente chi ce lo paga? Perché io, come ho detto prima, per le mie classi e per qualche argomento posso anche decidere di preparare qualche materiale in più, che posso anche poi riadattare da altri libri, ma scrivere una opera come quella che descrivi tu, per quanto agile possa essere, ti assicuro che è un lavoro parecchio complesso. A meno che non si parta dall’idea che improvvisiamo e impapocchiano qualcosa a partire dagli appunti delle lezioni, e allora sì, hai ragione, si può fare molto velocemente. Ed è anche una schifezza.

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  15. Ah dimenticavo, la noisette: quello che pare sfuggirti è che non puoi limitarti a ricopiare le notizie brute che trovi in rete un un libro tuo, o riciclare nel libro materiale di altri, perché sei perseguibile per plagio. E sui termini del contratto di Book in progress tu cedi i diritti commerciali di quanto produci e quindi non puoi guadagnarci, ma in quanto autore sei responsabile penalmente. Quindi in pratica non ti pagano, ma se qualcuno, a torto o ragione, ti cita in tribunale, devi pure arrangiarti da sola a difenderti.

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  16. lanoisette: una cosa è predisporre del materiale per proprio uso,per la propria classe, o stendere qualche appunto per sintetizzare un argomento o integrare una lacuna, ben diverso è scrivere testi complessi che possano sostituire in tutto i libri scolastici. Faccio un esempio: letteratura. Triennio dell’istituto tecnico, dunque un livello medio-alto. Scopiazzare da wikipedia dati biografici e pensiero dei vari autori è facile, ma è una cosa seria? Ha senso? I testi (poesie, racconti, romanzi) si trovano in rete, ma il commento… i libri scolatici offrono note, parafrasi,commento, tutti accessori senza i quali lo studente medio, semplicemente, non interpreta Dante, o Boccaccio, o Manzoni. Che facciamo: scopiazziamo dai testi esistenti (plagio),o riscriviamo noi “con parole nostre” i commenti e la parafrasi? A che scopo? Perché tanto lavoro quando esistono già, solitamente ben fatti? Oppure, niente commento né parafrasi, lo studente si arrangi. Infine, perché dobbiamo produrre libri scolastici in aggiunta al nostro lavoro quotidiano e senza alcun compenso?

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  17. @lanoisette @’povna Non ho parole, ragazze… Solo la percezione che tutto sia uguale a tutto, che tutti siano bravi allo stesso modo e sulle stesse cose. Ora ho persino la certezza che le scarpe che indosso siano state fabbricate da un metalmeccanico, e che proprio per questo siano così comode e riposanti…

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  18. Due cose, poi mi taccio.

    1) Io del Bip faccio parte, ha luci e ombre, come tutte le cose sperimentali, ma posso assicurare che NON funziona come lo descrive chi non ne fa parte. Il modo di lavorare, molto ampio, è molto più simile al lavoro di team in una casa editrice (lavoro che, lo ripeto, conosco molto bene per avere interpretato, nel corso degli scorsi vent’anni, tutte le parti in commedia per quanto riguarda la stesura di manuali, libri di testo, saggi universitari, romanzi, libri, da autore unico a infimo correttore di bozze e di bibliografia, in ordine cronologico inverso al citato) che alla carta crespa dell’oratorio (absit iniuria verbis). A seconda di quanti si è e di come ci si organizza (e di quanto tempo ci si dà per farlo, non si parla di scrivere una cosa necessariamente un anno per l’altro, ci mancherebbe, ma non succede nemmeno per i manuali ‘tradizionali’), il lavoro può essere medio o poco. Superfluo dire che c’è chi si prende il compito di coordinare e uniformare, ovviamente senza scrivere in prima persona, e di solito sono più di uno, esattamente come in una classica divisione del lavoro.

    2) Io ho scritto libri di testo e manuali per ogni ordine di istruzione dalle medie fino all’università: beh, per la parte che mi compete, no, non faccio fatica, no, non uso wikipedia, no, non ho bisogno di usare altri manuali per scrivere i commenti (casomai faccio un lavoro di ricerca critica, questo è ovvio). La differenza tra quando una casa editrice mi scrive e mi chiede di collaborare e il Bip è che nel caso del mercato lobbystico dei manuali un sacco di docenti provano a fare il botto per beccarci un guadagno (siete mai andati a un convegno dell’associazione di settore universitaria? molto istruttivo, come si cerca di piazzare il proprio manuale in ogni modo; manuale, sia detto per inciso, del quale i grossi nomi hanno scritto, forse, un paio di capitoli nella prima edizione di vent’anni fa, lo so perché vent’anni fa, all’inizio della mia carriera, l’ho fatto anche io di scrivere pezzettini di manuale, pagata e ringraziata, si intende, dalla casa editrice e a chiare lettere a stampa, per conto dell”Autore’), ora io penso di voler dare la mia professionalità ad altro; di più: non me la sento di dare il mio nome ad alimentare questo mercato. Credo che se in molti lo facessimo, il lavoro sarebbe ancora minore, la qualità salirebbe e si riuscirebbe a spezzare almeno in parte il circolo vizioso di case editrici-autori-scuole-rappresentanti.

    Poi, lo ripeto, anche io penso che la professione docente avrebbe bisogno di essere riconosciuta in modo altro e più adeguato. Ma al momento attuale il sistema così come è dei manuali e delle case editrici mi scandalizza molto più dei pioneristici (e dunque forzatamente ancora da rettificare) progetti che tentano di proporre modelli alternativi a questo, tutto basato sul profitto, diffuso.

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  19. @galatea: sul funzionamento del BiP ha risposto ‘povna, che lo conosce ben meglio della sottoscritta che, a quanto pare, vive talmente sulle nuvole da non essere consapevole della necessità di citare le fonti (‘spetta che me lo segno per il prossimo articolo che mi pubblicano in rivista di fascia A).

    @marisa: posso essere molto sincera? per imparare la biografia di Leopardi Wikipedia basta e avanza, il mio compito è piuttosto quello di scegliere quali idilli far leggere e se seguire l’interpretazione fubiniana o luporiniana o brioschiana.

    @guardaitreni: veramente è proprio perchè sono consapevole che le cose NON siano tutte uguali (così come non lo sono i manuali) che questo progetto mi sembra valido: e già il fatto che sia, di per sé, una cosa impegnativa, mi fa dire che le persone che accettano di mettersi in gioco in una cosa del genere sono, di per sé, nella fascia medio-alta dei colleghi.

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  20. @povna: Io invece parto dall’idea che se vuoi che io scriva un manuale (che è altra cosa rispetto a fare il docente) mi paghi. A ore, con i diritti sulle copie vendute, insomma come ti pare, ma paghi. E paghi anche tutti quelli del team che si mettono assieme per produrlo. Trovo veramente scandaloso ed offensivo che lo Stato ed il Ministero decidano di “rivoluzionare” il settore dell’editoria scolastica basandosi sul volontariato di gente che decide di scrivere il manuale e fare una montagna di lavoro gratis. Così, oltretutto, si squalifica molto anche il lavoro in sé: passa l’idea che non sia un vero lavoro, ma un hobby, e che chi non lo vuole fare è uno scansafatiche. Io trovo veramente insultante anche solo un’impostazione del genere. Insultante, e lesivo dei diritti dei lavoratori: degli insegnanti, perché passerà l’idea che se non scrivi il tuo manualetto sei un docente incapace, e anche degli autori di libri, che si vedranno trattare come una categoria inutile, dato che pare chiaro che tutti possono scrivere improvvisando il proprio manuale da soli.
    Il Ministero vuole creare dei testi a costi ridotti? Bene, allora selezioni lui dei docenti, li paghi per questo tipo di lavoro che commissiona, pubblichi i lavori con costi ridotti e amen. Il volontariato si fa nei paesi del Terzo Mondo. Probabilmente lo stiamo davvero diventando. E ce ne vantiamo pure, mi sa.

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  21. Dopo taccio anch’io, naturalmente. Siccome è sempre giusta l’osservazione che non bisogna giudicare senza conoscere, sono andata nel sito di book in progress. Al primo click sono stata accolta dalla pubblicità di Mastro Lindo, che magari è pertinente, ma meglio non approfondire. Al secondo, ho avuto la fortuna di imbattermi in un capitolo di Storia. Lì, ho fatto un rapidissimo controllo della qualità alla luce della mia modesta esperienza di insegnante. Quel capitolo è chiaramente una sinossi delle informazioni contenute in più libri di testo, molti dei quali conosco bene. L’elenco delle informazioni (di questo si tratta) è assolutamente impermeabile ai criteri di una narrazione accattivante. Identica cosa per le immagini: rare, collocate in posizioni insospettabili, quasi mute. Dispense di discreta qualità, insomma. Certo, si dirà, sono solo i primi tentativi. E poi, che si vuole, c’è la crisi, bisogna risparmiare. Quando andavo io alle medie, dalle mie parti non c’era la crisi: c’era la povertà. Forse era per questo che io il mio bel libro di Storia me lo sfogliavo con un piacere tutto mio, così bello, lucido e ricco di figure com’era. Ora, ragazzi, c’è la crisi. Che vi posso fa’? Vi tenete le vostre dispense e su quelle studiate. Voi, tanto, avete la crisi, ma anche l’Ipad.

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  22. Intervengo, come si dice, per fatto personale: il Bip è una comunità di pratica, dunque, come tale, ciò che vedi è un esempio estremamente rarefatto, perché per vedere il testo bisogna far parte della comunità (opinabile, è una scelta, e del resto Wenger non lo scopriamo oggi). I libri del Bip NON sono fatti per essere letti in formato .pdf, ma in formato .epub, oppure l’equivalente per apple. Questo per dire che di immagini, e cartine, e disegni, e grafici, e atlanti, e mappe, ce ne sono circa due per pagina, a colori e molto poco socialismo reale. Ma sono nel formato eBook, non nel saggio campione.
    Come dicevo, si può discutere sulla scelta di offrire la completezza del testo, e come contenuti, e come manufatto libro, solo ai membri della comunità di pratica (io per esempio ne ho discusso, dall’interno – a proposito, Galatea, da come ne parli arguisco che anche tu faccia parte della rete, mi sa che non sono mai riuscita a incrociarti alle riunioni peccato!), ma, lo ripeto, come ognuno di voi sa quanto me, essendo una comunità di pratica, è molto difficile parlarne se non se ne fa parte.
    (Se una scuola medita di entrare, ovviamente viene data una iscrizione temporanea per poter capire da dentro e per bene di che cosa si tratti).
    Detto questo, taccio per davvero, se qualcuno vuole continuare la discussione in privato, la mia e-mail è ben chiara sul mio profilo.

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  23. poi mi taccio anch’io, ma giusto due cose:
    1) un’osservazione sul rapporto mi chiedi di scrivere un manuale ergo credi che ne abbia la professionalità ergo mi paghi:
    da quello che vedo io, bazzicando l’università, i manuali vengono fatti scrivere a neodottori di ricerca, ricercatori precari e simili, che saranno pure ottimi studiosi, ma che non hanno idea della differenza tra presentare un’analisi di un sonetto petrarchesco ad un convegno della SIFR e ad una seconda media, semplicemente perché a scuola non hanno mai messo (e spesso non vogliono mettere) piede da quando hanno fatto la maturità. generalmente sono pagati due cocomeri ed un peperone e al massimo massimo il loro nome è citato solo nei “titoli di coda” del manuale.
    2) ma ci rendiamo conto che stiamo a discutere del manuale come se fosse intoccabile e fosse possibile solo la didattica mediata dal manuale e nient’altro? e dire che il primo a voler eliminare i manuali dalla scuola era un tale che faceva Giovanni di nome e Gentile di cognome…

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  24. Mi pare una delle idee più demenziali di sempre, oltre ai motivi esposti da te lasciami aggiungere che il ministero al massimo dovrebbe puntare a creare una manciata di manuali di buona qualità per disciplina anziché migliaia di prodotti raffazzonati.
    Una cosa : un Kindle costa circa 50 euro, dalle medie in poi ha perfettamente senso digitalizzare tutto. O quasi : fotografie e quadri in ebook son schifosetti

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  25. La parola «insegnanti» innesca sempre discussioni con decine e decine di commenti; del resto gli italiani son così, metà detesta gli insegnanti, l’altra metà fa l’insegnante o ne ha sposata una. Potenza dei grandi numeri.

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  26. Se ci si fossero posti tutti questi problemi quando si è creata wikipedia, forse wikipedia e le sue 5 milioni di voci in inglese, non ci sarebbe. Forse è meglio partire e vedere come va prima di costruire montagne di problemi?

    Il formato è l’ultimo dei problemi, qualsiasi tablet o ebook reader legge epub o permette di installare app che leggano epub. Epub è un formato open source e si adotta quello, punto. I tablet/reader che non permettono la lettura degli epub devono morire, o il mercato li ucciderà; comunque non saranno tra quelli consigliati dal ministero.

    Semplifico molto: 100 insegnanti di una materia creano 3 pagine a testa in un mese (un mese!) su un argomento. Dopo un mese abbiamo un libro di 300 pagine, che viene corretto da 10 insegnanti, che in un mese correggeranno (solo tecnicamente) 30 pagine a testa (una pagina al giorno!). 10 editor correggeranno o creereanno l’impaginazione del libro definitivo (anche loro una pagina al giorno per un mese). 3 mesi e abbiamo la base di partenza di un libro. Con gli anni verranno corretti refusi (che refusi possono esserci dopo che 100 professionisti + altri 10 professionisti ci hanno messo le mani non si sa). Ci rivediamo tra 5 anni, per vedere se ne esce un libro di testo perfetto e gratuito?

    Non ci credo che non si riescano a trovare in Italia 100 insegnanti che non hanno tempo/voglia di scrivere 3 pagine sull’argomento che insegnano, gratuitamente, per amore della cultura. Se ce la fanno i comuni mortali che scrivono wikipedia ogni giorno, non vedo perché non potrebbe farcela un insegnante o un professore, che magari quella materia la conosce e la insegna da anni (decenni?).

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  27. Aggiungo un’esperienza personale: ho appena fatto un corso per diventare soccorritore volontario. La formazione è avvenuta con un manuale di 200 pagine (minimo, ora non ricordo e non ce l’ho sottomano) prodotto dal gruppo formazione dell’associazione a cui partecipo. Manuale redatto con le ultime disposizioni (quindi aggiornato a ieri), scritto e controllato da persone competenti che lo hanno scritto probabilmente la sera dopo cena o dopo lavoro, gratuito, impaginato correttamente, con foto a colori. Ora io con quello che c’è scritto in quel manuale potenzialmente posso salvare una vita. E quello che ho da fare l’ho imparato da un ebook gratuito che bene o male sarà simile a quello che altre 100 (1000?) associazioni di volontariato e professionisti (quelli che lavorano in 118 tutti i giorni), quindi si può dire che potenzialmente può essere adottato in tutta Italia, se non nel mondo (le linee guida dei soccorritori sono universali, come le materie del resto). Come la mettiamo? 🙂

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  28. @mattiapaoli. Bene, se il manuale ti permetterà di essere utile nel momento del bisogno. Male, se lo presti a uno studente di medicina.

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