Non abbiamo il wifi, parlate tra di voi. Considerazioni sul digital divide e sull’arretratezza mentale dell’Italia

Dedico questo post al cartello “Non abbiamo un wifi, parlate fra di voi” che ho visto comparire in numerosi esercizi commerciali, ed anche postare su internet come se si trattasse di una esilarante battuta.

Premetto: io di solito quando vado fuori e sono in compagnia è raro che tiri fuori il cellulare per chattare o messaggiare, o anche per telefonare, perché trovo una forma di maleducazione, quando si è a tavola con altri, isolarsi. Se però c’è una molla che potrebbe spingermi a tirare fuori lo smartphone ed ostentatamente usarlo in un bar o in un ristorante, anche consumando l’intera scheda personale, è proprio un cartello come quello, che secondo me, oltre ad essere abbastanza stupido, è anche il sintomo del pauroso arretramento culturale del nostro paese.

Caro gestore che appendi il cartello, io rispetto la tua decisione di non fornire ai tuoi possibili clienti il wifi gratis, che è un costo aggiuntivo per te e forse, magari a ragione, giudichi che non ti porti un incremento di entrate tale da giustificare l’investimento. E’ una tua scelta imprenditoriale, non metto bocca su questo. Ma per informarmi della tua decisione basta che tu appenda un cartello con su scritto “no wifi zone”, per avvertirmi che, se voglio connettermi alla rete mentre sono da te, dovrò farlo a spese mie. Se invece ci aggiungi la postilla, invadi, e in maniera maleducata, quello spazio di autoderminazione e di libertà personale che mi devi, non come cliente ma come essere umano. Il tuo cartello, lasciatelo dire, così formulato è insopportabilmente moralista e lede la mia privacy. Prima di tutto, vorrei capire: ma chi sei tu, per decidere con chi e quando devo parlare? E soprattutto con quali mezzi?

Tanto per cominciare, io potrei anche entrare nel tuo bar o ristorante da sola, e quindi usare la rete per chiacchierare con qualcuno così da passare il tempo di un pranzo o di una cena in maniera più divertente che guardando il muro, o la tv che, per qualche misterioso motivo, tieni accesa sempre, o ascoltare l’orribile musica di sottofondo che mi propini. Invece, se non ho nessuno fisicamente vicino con cui parlare, secondo te dovrei starmene zitta in un angolo a trangugiare il mio tramezzino/cappuccino/insalatona/pastaalpesto, perché non posso usare lo smartphone, oppure dovrei, chessò, importunare i vicini di tavolo per scambiare forzatamente con loro due parole?

Se inoltre sei così tanto convinto che debbano esserci dentro al tuo locale solo conversazioni fra persone fisicamente presenti, mi spieghi perché non hai anche un cartello che avverte che lì dentro schermo impedisce le chiamate tramite cellulari? Perché secondo te, se io chatto con un mio amico sullo smartphone sono da considerare un’asociale, ma se rompo l’anima all’intero ristorante chiamando lo stesso amico al cellulare e parlando con lui a voce alta, no, sono normalissima?

Il cartello così formulato non dice nulla di me, ma dice, purtroppo, molto di te. Devi avere una mentalità parecchio vecchia, di quelle che pensano che chi usa la rete sia un povero nerd sfigatissimo, incapace di avere rapporti sociali, non una persona normalissima che usa la rete, appunto, per creare e curare i rapporti sociali. Sei di quelli che ancora pensano la rete come una diavoleria che usano in pochi, una manica di ingegneri informatici complessati e bruttarelli, oppure la ritieni solo un giochetto da ragazzini maleducati, che stanno su Facebook a postare stupidaggini? E ancora, credi che davvero i rapporti on line siano diversi da quelli off line, meno reali? Credi davvero che parlare dal vivo, con un collega magari noiosissimo che si interessa solo del campionato di calcio e mi risponde a brancichi nelle pause in cui mastica un tramezzino sia una esperienza molto più appagante e stimolante che stare invece mezz’ora in chat a parlare con un amico intelligente che magari però lavora dall’altra parte del mondo? E soprattutto perché parlare con l’amico dall’altra parte del mondo dovrebbe essere meno “reale” e più giusto che sorbirmi un buzzurro solo perché seduto accanto a me?

Quindi guarda, caro gestore, del tuo moralismo un tanto al chilo e della tua visione ristretta posso fare a meno. Non darmi nessuna connessione e tienti anche preziosi manicaretti del tuo ristorante/bar. Io piuttosto mi siedo sugli scalini della piazza e chatto con i miei amici quanto mi pare, perché se proprio ho bisogno di un predicatore scassamaroni che mi dica come vivere la mia vita entro almeno in una Chiesa, e non vado a cercare un esercente intronato, ecco.

Annunci

21 pensieri su “Non abbiamo il wifi, parlate tra di voi. Considerazioni sul digital divide e sull’arretratezza mentale dell’Italia

  1. Come scrivi il cartello non è nuovo e neppure originale. La polemica sui mezzi di comunicazione e sull’isolamento (specie dei giovani) ancora meno. Da tempo avevo deciso di ignorarli anche perché quando fai notare a qualcuno che l’unica cosa che qualifica una conversazione è il valore del “messaggio” e non certo il tipo di “segnale” o di “media” usato di solito rimangono a bocca aperta con la risposta “hai ragione”. Qui tu la metti sulla questione della libertà, che può essere anche assai interessante ma il motivo per cui ti scrivo è che mi hai fatto venire in mente una situazione sotto alcuni aspetti davvero simile, ovvero l’accesso dei cani nei locali pubblici e la risposta (credo solo su internet, ma potrebbe essere una questione di tempo) che coi “il cane resta fuori anche il portafoglio”. In sostanza, e chiudo, le decisioni siano soppesate e legate alle necessità, alle questioni etiche ci penso da solo (essendo ormai quasi TRImaggiorenne). Ciao

    Liked by 1 persona

  2. Oppure è davvero solo una battuta, e forse è più significativo che tu te la prenda tanto sovra-interpretandola di quanto lo sia la frase in se stessa.

    Mi piace

  3. condivido in parte il tuo pensiero, tutto sommato forse la reazione è eccessiva, non trovi invece insopportabile l’invasione delle conversazioni che si è costretti a subire da parte di logorroici teledipendenti?

    Mi piace

  4. Oh brava, concordo con ogni tua parola!
    E pure con la frase di Riccardo Orlando che sostiene che “l’unica cosa che qualifica una conversazione è il valore del “messaggio” e non certo il tipo di “segnale” o di “media”!!
    😀
    Con un sorriso a tutti
    ciao Ondina

    Mi piace

  5. Io non sono d’accordo, anche se il ragionamento ha una sua ratio. Ovviamente sono opinioni, io credo che ogni locale cerchi di individuare una propria atmosfera, una clientela di riferimento. Per esempio io non metto piede in locali dove c’è le macchinette per il gioco d’azzardo e lo faccio per principio. Il bar dove entro più spesso nei giorni di lavoro (cioè sempre perchè in ferie ci vado 5 giorni all’anno al massimo) ha la connessione ma i frequentatori conversano fra di loro lo stesso, a volte sono io che li tormento dicendo: «fammi vedere come si vede quel blog dove scrivo le mie scemenze su questo arnese qui». Confesso che anch’io a volte provo disagio per la malattia di facebook di cui molti sono affetti, ci sono quelli che addirittura ci vanno anche al cinema durante il film, dando anche fastidio non poco. L’esortazione «parlate fra di voi» è moralistica, capisco che ad alcuni non piace, ma per me è giusta nella sostanza, anche se, non nascondiamocelo, viene affissa per strizzare l’occhio alla clientela d’un certo tipo, una fascia fra i 55 e i 65 che è a tutt’oggi abbastanza benestante (meno il sottoscritto, però). Mi piace la rude franchezza di Galatea, anche quando scrive considerazioni che non approvo.

    Mi piace

  6. Io mi risento per i cartelli con cui mi segnalano che i cani non possono entrare, anche se il mio cane è rimasto a casa. Il fatto è che come sosteneva il buon Hillman, la nostra epoca è pervasa d’intossicazione ermetica.

    Mi piace

  7. caro lector, Galatea è molto intelligente e ottima scrittrice, ma la sua critica del moralismo è intrisa del suo moralismo illuministico; ma ad una penna di quella caratura perdoniamo ogni sciocchezza, anche per dovuta ed antica galanteria

    Mi piace

  8. Ho notato anch’io quei cartelli, in qualche locale, e li ho presi per quello che probabilmente sono: una strizzata d’occhio, una battuta ironica, più che un’imposizione.
    È chiaro che ognuno fa come gli pare, in Italia poi, dove i divieti scritti sui cartelli sono visti come inutili rotture di palle.
    Detto questo, devo dire che trafficare col proprio smartphone è un’abitudine che preferisco di gran lunga a quella di gridare nel proprio telefonino tutti i propri ca**i personali strafottendosene dei presenti, come avveniva negli anni duemila e comunque prima del l’avvento di Facebook. 😉

    Mi piace

  9. Pingback: Visto nel Web – 144 | Ok, panico

  10. Sì, ‘sto fatto di insegnare sempre e comunque alla gente a campare è fastidioso. Ma che dire dei tredicenni che condividono allegramente su FB lunghissime considerazioni sul fatto che un tempo sì che la vita era bella e la gente si parlava, invece di passare le ore a chattare su FB, come se qualcuno li obbligasse a starci, su FB?
    E’ che la gente è strana, ecco 🙂

    Mi piace

  11. Beh. Ma tra le cose da fare da soli, per dire, si potrebbe anche segnalare la lettura. Oppure viaggiare/mangiare/bere in una persona era una esperienza improponibile prima dei social?!

    Mi piace

  12. Diego, quelli che trafficano con il telefonino al cinema durante il film andrebbero messi al muro e fucilati per quel che mi riguarda (anche la mia ragazza lo fa a volte e mi fa andare in bestia) 😀

    Mi piace

I commenti sono chiusi.