Venezia e la pioggia

Quando piove a Venezia, ci si bagna. È una regola universale, che vale per ogni punto della città, perché, salvo rare eccezioni, gli antichi Veneziani si sono dimenticati di costruire sottoportici per riparare dalla pioggia. Ne hanno fatto sì, qualcuno, ma dentro i cortili dei fondaci, dove si stipavano le merci, e questo la dice lunga sul loro dna di commercianti medioevali, per cui la roba, le stoffe e le spezie si dovevano proteggere dall’acqua, mentre gli uomini no, si potevano anche inzuppare.
Venezia con la pioggia è dunque una esperienza tutta veneziana, dato che l’acqua, quando piove in questa maledetta città, è acqua più acqua che in nelle altre parti del mondo: è un’apoteosi di umidore. Non viene dal cielo, ma da qualunque parte: da sotto, da sopra, da destra e da sinistra. Cade dall’alto, da cieli di nuvole spesse che diventano grigie come il metallo e poi nere, e impietriscono in un attimo l’aria, ingoiandosi i raggi di luce come Scilla ingoiava i naufraghi incauti; risale dalle massicciate delle fondamenta, che trasudano fanghiglia sporca fra un interstizio e l’altro; gorgoglia nei canali con il plonf plonf delle gocce che piombano sferzanti, e poi sudano acqua gli intonaci e i muri, e il loro sudore rivola via nei campi trasformati in pozzanghere e per le calli. Non è pioggia, è un assedio.
La città sembra sciogliersi in quell’elemento che le dà vita, le guglie gotiche dilavano via, paiono scomparire e sfarsi, come i pinnacoli dei castelli di sabbia sulla spiaggia, il legno con cui e su cui è costruita si gonfia, le bricole, i pontili, le altane si enfiano e non si sa quale incantesimo impedisca loro di scoppiare come palloncini troppo pieni. Le leggi della fisica lo prevederebbero, forse, ma Venezia è una città che sfida tutte le leggi, le regole e i principi, compreso quello della capillarità, per cui l’acqua inzuppa tutto e tutti, ma con il magnifico equilibrio di chi conosce il punto di non ritorno, ci si spinge vicino vicino, lo lambisce, ma non lo supera mai. E quindi quando finisce la pioggia, l’acqua non scompare, ma si ritira, torna al suo posto come una mano che si è spinta in una carezza un po’ forzata, e lascia la città intatta, e i Veneziani bagnati.

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7 pensieri su “Venezia e la pioggia

  1. Ho visitato Venezia con il sole di splendide giornate dicembrine e con la pioggia di giornate di inizio primavera…è comunque surreale, un po’ malinconica e a tratti vivace… se poi hai la fortuna di camminare per le calli con pochi turisti l’atmosfera, umida o asciutta che sia, ti porta in una realtà fuori dal tempo…sospesa!
    Un equilibrio robusto che sussurra fragilità ma infonde sicurezza!
    Livia

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  2. “Cade dall’alto, da cieli di nuvole spesse che diventano grigie come il metallo e poi nere, e impietriscono in un attimo l’aria, ingoiandosi i raggi di luce come Scilla ingoiava i naufraghi incauti; risale dalle massicciate delle fondamenta, che trasudano fanghiglia sporca fra un interstizio e l’altro; gorgoglia nei canali con il plonf plonf delle gocce che piombano sferzanti, e poi sudano acqua gli intonaci e i muri, e il loro sudore rivola via nei campi trasformati in pozzanghere e per le calli. Non è pioggia, è un assedio … Piove dalle nuvole sparse. Piove su le tamerici salmastre ed arse, piove su i pini scagliosi ed irti, piove su i mirti divini, su le ginestre fulgenti di fiori accolti, su i ginepri folti di coccole aulenti.”
    Come direbbe Umberto Eco, la troppa cultura è proprio una gran brutta bestia. Finisce che si cita in maniera del tutto automatica, senza neppure accorgersene. Pure mantenendo la musicalità del verso. 😉

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  3. Il portico è un volume vuoto, con quello che costa(va)no i volumi a Ve non deve sorprendere la loro rarità negli edifici ad uso privato. Pure a Roma o Bologna lo spazio urbano costava un occhio, però in ogni portico trovavano luogo i negozi e le attività. Scarsi i portici anche a Firenze, ma lì le varie corporazioni avevano dei palazzi per le loro attività, e pure il Banco non era da meno (per es. i banchi a pannello si riconoscevano da un drappo rosso appeso all’arco della porta) e si chiamavano così perché i banchieri o tavolieri trattavano affari seduti dietro un banco o tavola, ma all’interno di un immobile. Perciò pioveva solo sui poveri cristi. Come ora.

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  4. Avevo sempre pensato che Venezia è bella con ogni genere di situazione metereologica, ma da turista! Effettivamente l’elemento umidità diventa eccessivo con l’insistere di questa estate particolarmente umida…coraggio!
    Antonella
    vociinviaggio.blogspot.com

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