Vita con Didone (Cronache di una neoscrittrice)

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Esce il libro, e tu ti senti come Cenerentola, perché in fondo una sconosciuta che apre un blog, ha successo sulla rete, la notano gli editori, e riesce poi a pubblicare un libro che parla di miti e personaggi antichi in una nazione dove molti son ancora conviti che “con la cultura non si mangia”, non solo è un po’ una favola ma anche un clamoroso win, diciamolo.

Esce il libro, e ti chiedono di andare in giro per l’Italia a presentarlo, tipo ad Ostuni. E tu allora capisci che i libri non si scrivono per i soldi, perché quelli non si fanno con i libri, si sa, e nemmeno per la gloria, perché in fondo di quella ce n’è poca, ma perché così ti invitano in posti fichissimi.

Esce il libro, e escono anche le prime recensioni, tipo quella su Intimità. Che lo leggeva mia nonna. Ed è subito Amarcord.

Esce il libro, e ti telefona l’editore per dirti che sta andando bene e che son tanto contenti di averti preso fra i loro autori. E tu gongoli, perché il narcisismo è quello che è per tutti, e figuriamoci per una neoscrittrice.

Esce il libro, e ti scrivono gli amici che non solo lo hanno letto d’un fiato loro, ma poi se lo sono visti sequestrare anche da figli/figlie/padri/madri/nonne, che hanno cominciato a leggerlo e non lo mollano più, tanto che ti dicono che ci dovresti mettere su l’avvertenza come sulle sigarette “Genera dipendenza”. E tu ridi.

Esce il libro, e ti stupisci perché su Facebook e Twitter ti scrive gente e ti contattano persone che non conosci e neppure conoscono il blog, e allora pensi “Oh, stai a vedere che funziona davvero!”

Esce il libro e  ti chiama in chat una ragazza che fa il liceo classico nelle Marche, e ti dice che ha comprato il tuo libro da poche ore e non riesce a staccarsi e smettere di leggerlo. E a te vengono i lacrimoni di commozione, non solo perché sta leggendo il libro tuo, ma perché di colpo ti ricordi come si leggevano i libri a sedici anni, quando ci si attacca alle pagine come il polpo allo scoglio, e non le si vuole lasciare più.

Esce il libro, e tu vai in libreria curiosa per vedere dove lo hanno messo, e con estrema tristezza non lo vedi sullo scaffale. Allora chiedi al commesso, fingendo di essere una cliente qualsiasi che lo cerca, ed il commesso risponde: «Ma no, è lì, sullo scaffale!» e tu torni a guardare meglio e vedi che c’è la tua piletta di libri, ma è coperta da un altro volume che qualcuno ha appoggiato davanti, e allora con grande nonchalance, dopo esserti accertata che il commesso non guardi, sposti il volume altrui e lasci in bella vista il tuo. Perché degli scrittori hai subito imparato una cosa: che sono un po’ perfidi.

14 pensieri su “Vita con Didone (Cronache di una neoscrittrice)

  1. Complimenti per il tuo stile immediato e coinvolgente. Mi stai facendo rispolverare conoscenze di cultura antica che stavo dimenticando. Grazie

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  2. Beh, ma quale Cenerentola? Una scrittrice lo eri già da prima, molto prima di divenire “conosciuta” e perciò oggetto d’attenzione editoriale.
    Per quel poco che so di te, avendoti incontrata di persona solo una volta, quando hai partecipato a “Un Mercoledì da Scrittori” qualche anno addietro, posso dire che la narratrice era più che evidente anche solo nel tuo approccio serio e sufficientemente autoironico con venature d’educatrice orientante più alla riflessione trasversale che alla didascalizzazione dei contenuti.
    Essere una blogger non è un diminutivo, una reductio in spiritu humilitatis (il latino qui è immaginario), è piuttosto un modo di viaggiare, di navigare, di intraprendere avventure, di usare l’andatura di bolina per evitare la tempesta e poter così approdare sulle rive di un altro mare, altre spiagge, altre modalità del naufragare o scendere a terra senza danni.
    Viaggiare fra le parole, con le parole, offrendo informazioni e idee sulle quali poggiare altre idee o lasciarle scivolare via perché contaminino altre idee è già essere “scrittori” anche se si usano altri mezzi diversi dalla scrittura. Compresa la perfidia, il narcisismo, la commozione e tutto il resto..
    Ah, non ho letto il tuo libro.
    Ma lo farò, non credo sia possibile evitarlo dopo tutto questo incenso che ho sparso senza nemmeno incendiarlo..
    Credo che capirai, ne sono sicuro.
    Scrivere, essere scrittori è la stessa cosa.
    Talvolta si ha qualcosa da dire, altre volte no.
    Ma va bene comunque, siamo tutti patrimonio dell’umanità. Malgrado noi.
    Grazie per la tua ironia.

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  3. di galatea la dote fondamentale è quella di essere un’intellettuale raffinata priva della spocchia che spesso hanno gli intellettuali raffinati

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  4. Complimenti per tutto, fuorché un punto, che mi fa scuotere la testa. Aprire un blog, avere successo e un editore ti nota, uhm. Sarà come dici ma ci credo poco. Sono più d’aqccordo con quello che scrive Umberto rossi sulla favola di cenerentola. Così mi sembra più plausibile.

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