Storia di un povero Cristo (a Padova)

Salve, cari amici,

mi presento: sono un povero Cristo. Nel senso non generico, ma proprio di Cristo Gesù, confidenzialmente detto Il Crocifisso, per quella cosa che sono morto così, in croce, più di 2000 anni fa, in Palestina.

Non era mica una bella cosa, crepare così, vi assicuro. Era una pena immensa, feroce, tanto che i Romani la riservavano solo agli schiavi o a chi non aveva la cittadinanza. Per questo i miei primi seguaci manco mi volevano raffigurare così, crocifisso, ma lasciamo stare. Fatto sta che dopo, per i 2000 anni successivi, han deciso che crocifisso andavo bene. E così mi sono ritrovato crocifisso un po’ dappertutto, e, lasciatemelo dire, qualche volta anche in luoghi dove avrei preferito non stare: perché passi nelle chiese, ma mi hanno schiaffato ovunque, sulle bandiere, sui pennoni, dentro i Tribunali e sui patiboli. Ve lo immaginate, voi, come mi ci dovevo sentire io, a essere esposto dove si pronunciavano ed eseguivano condanne su altri poveri cristi che, colpevoli ed innocenti, si trovavano a provare la stessa paura e lo stesso sconforto che avevo provato io? A stare lì, appeso al muro, apparentemente a proteggere e sostenere gente che era uguale uguale ai Farisei che mi avevano mandato a morte? Ad essere esibito nei luoghi dove lo Stato esercitava il suo potere, io che avevo detto che Cesare e Dio erano due cose diverse e separate e bisognava tenerle tali?

Delle tante umiliazioni che ho dovuto sopportare per amor vostro, le peggiori le ho sopportate da morto, se ci pensate, e da chi si diceva mio seguace.

Ora è un periodo, diciamo qualche secolo, che sto più tranquillo e sereno, perché dacché hanno inventato questa cosa che lo Stato è laico, non mi sbattono più dove conviene a loro. Lo Stato fa lo Stato, e io posso fare quello che voglio io, che sarebbe confortare e proteggere quelli che credono in me e che mi cercano, e che, soprattutto, mi lo fanno senza costrizioni. Non sono più una bandiera che segna un confine, un simbolo che divide il di qua dal di là, il “noi” e “loro”: sono uno che accoglie chi vuole venire da lui, e chi non vuole pazienza.

Stavo tranquillo e sereno, dunque, finché stamattina non ho sentito la bella pensata del neosindaco di Padova, che ha detto che imporrà a tutte le scuole e tutti i locali pubblici di esporre l crocefisso , e a me, scusate, sono un po’ girati i santissimi. Primo perché nelle scuole e nei locali dello Stato quasi sempre ci sono già, anche se me ne sfugge il motivo, dato che chi crede in me non ha certo bisogno di vedermi attaccato al muro come promemoria, e chi non crede in me non è che vedendomi là appeso si converte.

Ma soprattutto mi son girati perché mi vuole appendere lì mica perché sono io, o perché si ricorda quello che ho detto. No, mi impone là di nuovo come una sorta di confine, di bandiera, “un simbolo della nostra civiltà”, come dicono; in breve un promemoria per ricordare a tutti quelli che non sono cittadini italiani che sono degli estranei, persino nei luoghi pubblici, che poi sono quelli di tutti.

Abbia pazienza, caro neosindaco di Padova, ma come vuole che a me una roba del genere faccia piacere? Lo sa perché io son finito crocifisso, invece che decapitato come il mio seguace Paolo? Perché, per i Romani, io non ero un cittadino del loro impero e quindi non avevo gli stessi diritti, compreso quello di morire condannato a morte sì, ma senza soffrire troppo e con un po’ di dignità: ero uno che era stato conquistato e dentro i confini dell’impero ci viveva, ma guardato con sospetto, perché avevo una religione, quella ebraica, che loro consideravano pericolosa e fonte di problemi, e la dignità potevo scordarmela.

Ora, cari amici, pensate un po’ voi come devo sentirmi, ad essere appeso al muro per ricordare, nelle menti di questi miei pretesi seguaci, ad altri poveri cristi come me che non sono cittadini, e che vivono sì nel territorio dello Stato italiano, ma non con gli stessi diritti, e anzi, guardati con sospetto perché sono diversi. Cioè, devo ricordarglielo io, che ero come loro, e che sono stato condannato a morire in croce perché, come loro, a me non riconoscevano neppure un po’ di umano rispetto.

Quindi fatemi un piacere: lasciatemene fuori. Lasciatemi fuori da queste beghe e ripicche meschine, e non usatemi come una clava per colpire od offendere persone a cui mi sento vicino, anche se magari non credono in me. Son morto, e male, in croce, soffrendo. Fatemi almeno la grazia di non essere usato per far soffrire ed umiliare altri disgraziati come me.

In fede,

Vostro Gesù Cristo.

21 pensieri su “Storia di un povero Cristo (a Padova)

  1. Sono agnostica, ma condivido e sottoscrivo. Capiamo cosa significa un simbolo e piantiamola di usarlo a sproposito per generare paura e odio. Quelli che si considerano cristiani, un po’ della carità che dovrebbe avergli insegnato il Cristo dovrebbero almeno provare ad applicarla.

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  2. È una delle cose più sublimiche abbia mai letto ultimamente. È di una finezza, delicatezza e gentilezza che solo una raffinata e intelligente donna come te poteva scrivere. Sei riuscita nell’intento di non diventare dissacrantemantenendo una delicata e simpatica ironia. Brava!

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  3. non esistono libri morali o libri immorali , esistono libri scritti bene e e libri scritti male, e tu hai talento . Quanto alla problematica , vista dal punto di vista etico e non formale, è vero che in nome di una religione che non ha mai rappresentato tutti si sono giustificate tante ingiustizie sociali, è vero che sono stati fatti abbinamenti osceni ( i cappellani militari, per dirne una ) a quel cristianesimo così di rado professato con coerenza. Ma un conto è che tra di noi si metta in discussione lesposizione del crocefisso, un conto è che lo si debba toglierlo perché dovremmo adeguarci ai musulmani o maomettani o quant’altro che per divina ragione vogliono stare in Italia. Arriveremo al punto che nelle ASL metteremo ginecologhe donne a tutti gli orari perché la loro religione non permette loro di spogliarsi davanti ad un uomo che non sia suo marito! Io non mi permetterei mai di andare, da straniero, in un paese protestante o di altra religione a pretendere che rimuovano i simoli della medesima. E’ questo il motivo per cui spero non venga accolta questa proposta molto di moda da qualche anno.
    Non vedo poi perché ci si debba adeguare alla sensibilità di chi non gradisce il crocefissoin un paese dove neppure possessori di cani non si devono ormai adeguare a chi, a loro differenza, gli amici pelosi non li gradisce.

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  4. @franz66: veramente io sono italiana, ma, non essendo cattolica nè credente, non vedo,per quale motivo, nelle stanze pubbliche del mio stato laico debba esserci esposto il crocifisso, simbolo di una religione che non è neppure più “di Stato”. Quindi, come vedi, il problema non è adeguarsi ai musulmani, ma rispettare tutti i cittadini, compresi quelli, come me, che non vogliono in luoghi pubblici qualsivoglia simbolo religioso. Forse, se non riesci a cogliere questo aspetto del problema, chi decisamente è molto bigotto sei tu.

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  5. caro lector, non è solo una «marchetta» verso clero, è un «appropriarsi» del tema religioso per uso di propria propaganda politica di bassa lega (sic)

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  6. Impeccabile, Galatea: io son cattolico e frequento, ma il Crocefisso lo preferisco veedere in Chiesa.

    Anonimo SQ

    PS Ma cosa vi aspettavate da un a forza politica così ? E dai Padovani, convinti di essere il centro del Mondo per chè hanno l’università ?

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  7. Ciao carissima Galatea, come sempre hai centrato l’argomento in modo semplice e diretto senza mezzi termini ma con quel tuo modo gentile, ironico e sincero che ti contraddistingue da certi “blogghisti” inutilmente rabbiosi, esasperanti e francamente ridicoli. Io sono profondamente credente, da sempre, la mia fede pero’ non ha nulla a che vedere con l’insegnamento religioso dei miei genitori che comunque ho ricevuto ma che non mi ha obbligata a credere… io ho ricevuto il dono della fede (come lo chiamava il grande vecchio Montanelli) dalla vita, dalle esperienze fatte, dalle persone incontrate, da un qualcosa che in me e’ scattato e mi ha fatto credere… la fede e’ nel cuore e non in un simbolo appeso ad un muro in un luogo che non gli appartiene… io in casa mia ho il mio bravo crocifisso ma in casa mia pero’ e non pretendo di appenderlo in casa altrui perche’ sarebbe obbligare gli altri ad un credo che non sentono ed il messaggio dato dal Cristo e’ proprio la liberta’ di credere o meno e l’accettazione degli altri a prescindere da tutto, il nostro prossimo sono tutti gli altri che come noi hanno il diritto a stare al mondo, credenti o meno, ma sempre e comunque rispettati. Inutile e dannoso usare Gesu’ Crocifisso come un dovere, un obbligo, discrimina gli esseri umani e quello e’ davvero il peccato piu’ grande che si possa commettere nei confronti dell’umanita’.

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  8. Complimenti Galtea, Gesù Cristo si sarebbe incazzato di più e avrebbe spaccato a martellate i muri recanti il crocifisso/confine, se stiamo a come s’è comportato con le bancarelle dei mercanti del tempio… però tu sei giustamente un portavoce. Evidentemente hai ben chiaro il significato del suo verbo, a me caro. Grazie per questo post.

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  9. Propongo a tutti gli amici padovani che hanno un televisore nel proprio locale di installare una parabola e di fare federe ai loro concittadini timorati di dio uno di questi canali:

    http://www.noursat.tv/ar/receive-us.php

    http://www.ctvchannel.tv/Pages/ar/Default.aspx

    Poter assistere tutto il giorno a queste televisioni che rappresentano l’origine della cristianità farà sicuramente piacere al neosindaco, che certamente sarà disposto ad accogliere tutti i profughi copti e siriaci che ogni giorno giungono sulle nostre coste.

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  10. “Ah dimenticavo di dirvi anche che se voi siete venuti stipati su carrette del mare e raccattati dai militari italiani siete stati portati in un centro di accoglienza, anch’io nella pancia di mia madre stavo facendo un viaggio di 150 Km sotto il sole della Palestina, e sono nato in una stalla perchè una branda in città per me non c’era. E non c’erano i militari a darmi una mano, ma gli sgherri di Erode che volevano farmi la pelle.
    Ah ecco volevo dirvi anche che ho cercato di portare un nuovo modo di vivere, una nuova religione che ha fatto incazzare non poco quelli che della religione ufficiale erano i depositari, il gran sacerdote Caifa e tutta la sua truppa.
    Non ero proprio ortodosso, avevo tra i miei seguaci e discepoli,un paio di puttane, uno strozzino, un terrorista, due o tre sempliciotti, un traditore, un persecutore, forse un omosessuale: non c’è che dire una bella accozzaglia di personaggi a cui io però volevo bene. E ho detto solo che per vivere una vita felice. basta voler bene alle persone e non cercare di fottere gli altri, e che non ci sono persone nere, gialle, bianche, belle, brutte, storpie, lebbrose, cieche, ma solo persone.
    Ho fatto capire che se una persona sostiene un’idea possono metterti in croce o darti in pasto ai leoni, ma le tue convinzioni non moriranno con te e saranno esempio per movimenti d’opinione che prima o poi rovesceranno il mondo.

    Dovrei dirti ancora tante cose, ma ho una domanda io da farti: perchè uomo con la pelle nera che professi un’altra religione non mi vuoi vedere in giro? Certo lo so che la Chiesa di Roma in mio nome per qualche millennio è venuta a romperti i maroni. Anche tu sai però la tua Chiesa ha la pretesa di mettere il burqua a Galatea e tutto il genere femminino, e il mio consigliere Mokassino mi ha detto che non è d’accordo.
    Vedi qui ogni cosa va controcorrente: I leghisti vogliono che io sia dappertutto anche se professo un messaggio completamente contrario a quello che loro dicono e pensano. Tu invece non mi vuoi vedere in giro anche se abbiamo fatto le stesse esperienze e abbiamo subito le stesse ingiustizie per poter dare un futuro migliore ai nostri figli e al mondo che verrà.
    Io non capisco ma come al solito sopporto, tanto so che “stat crux dum volvitur orbis”.

    Il vostro
    Povero Cristo

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  11. @Mokassino: veramente questa cosa che siano i musulmani o gli “uomini neri”a chiedere che il crocifisso sia rimosso è una meravigliosa balla. Nessuna comunità musulmana ha mai chiesto in Italia niente di simile. L’unico ricorso, presentato a Padova con l’aiuto dell’UARR, è stato fatto da una signora scandinava che ha sposato un italiano, quindi bianchissima, come diresti tu. Alle volte, i pregiudizi. (A parte il fatto che poi, a guardar bene, comunque i musulmani non sono sempre “uomini neri”, fra l’altro).

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  12. Prima della signora scandinava, il teologo Adel Smith, sedicente leader dei mussulmani d’Italia ha fatto una cruenta battaglia per togliere il crocifisso dai luoghi pubblici.
    La questione degli “uomini neri” nel il mio intervento era per far capire che persone di religioni, razze, e culture molto diverse possono trovare aspetti positivi e universali in determinati simboli (anche religiosi) che il paese che li ospita ha cari.
    Credo che il messaggio filosofico originale del cristianesimo sia uno dei piu’ universali mai apparsi nella storia. Io non so se sono credente o no. Non sono sicuramente osservante, ma il messaggio cristiano mi affascina moltissimo per la sua carica rivoluzionaria. Credo che eliminare dei simboli che hanno messo le basi alla nostra cultura del diritto, di giustizia, di libertà, di pace, di tolleranza, di uguaglianza sia in ogni caso una perdita. E anche chi non vuole accogliere il messaggio cristiano dal punto di vista religioso, credo che dovrebbe meditare del profondo significato umano insito nei messaggio evangelico.
    Ma porcasozza,non avrei mai pensato che con un avatar così mi toccasse di essere paolotto.

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  13. Io nei luoghi pubblici il crocifisso lo toglierei, e francamente non capisco questa ossessione di esporlo da parte di chi si sente tanto paladino della nostra cultura: cos’è, se non ha un crocifisso a portata di sguardo, ha paura di non ricordarsi a che cultura appartiene?

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  14. Ma quindi noi italiani che siamo anche stati o siamo cattolici (e pure gli italiani atei) se chiediamo che il crocifisso non stia nei luoghi pubblici dove a essere rappresentato è uno stato laico diventiamo automaticamente mussulmani, indù, gente di un altro paese, o quello che pare e piace a tutti questi ferventi cattolici che ci tengono al crocifisso (e sarebbe carino però sapere ogni quanto tempo mettono piede in una chiesa per pregare, a questo punto)? Siccome dice la dottrina che Dio è ovunque, perché vi serve vederlo da qualche parte, per ricordarvi di lui? Avete la memoria corta?

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