Le sicurezze che ci vogliono nella vita

Ci sono cose che non cambiano mai, ti danno il senso della continuità pur nel tempo che passa: sono un’ancora di salvezza, il legno a cui aggrapparsi nell’incertezza di quella tempesta che è la vita. Per esempio, il mio storico vicino di ombrellone in spiaggia. Che oggi, dopo aver spiegato con dovizia di particolari al suo amico come è riuscito a fregare il fisco e le tasse con strani giri, per non far risultare di sua proprietà un appartamento a Venezia centro, due a Mestre e un magazzino a Marghera, ha poi cominciato a criticare i politici veneziani corrotti arrestati per il Mose e ha concluso dicendo che il vero problema sono gli zingari che vanno in giro in Mercedes.
Una sicurezza, non saprei come altro definirlo. Ecco.

Annunci

7 pensieri su “Le sicurezze che ci vogliono nella vita

  1. Vorrei giustificarlo dicendo che si è beccato un’insolazione ma temo non sia così.
    Queste perle di ragionamenti si sentono anche in novembre.

    Mi piace

  2. “ha poi cominciato a criticare i politici veneziani corrotti arrestati per il Mose”

    Li criticava proprio perché si sono fatti arrestare. Lui sarebbe stato più furbo, lui.
    Capisci a me!

    Mi piace

  3. Una delle ragioni per cui non riuscirei mai ad abbonarmi alla stessa spiaggia stesso mare tutti gli anni è proprio che avrei sempre gli stessi vicini. Un po’ di vacanza, via !

    Mi piace

  4. immagino che sia la solita storia della trave e della pagliuzza
    molti di noi confondono l’onestà con l’impunità: pensare di essere onesti solo perché (ancora) incensurati…
    come al solito: quel tipo di persona che vuole denunciare il capotreno per sequestro di persona se il treno si ferma (per qualche ragione) prima di entrare in stazione o quelli che sproloquiano contro il controllore e gli stranieri se vengono beccati senza biglietto…
    quelli che non pagano i contributi alla badante… ecc. ecc.

    Mi piace

  5. LUI pensa: per quale motivo dovrei pagare le tasse, forse per mantenere la mia vicina di ombrellone che se ne sta qui come una lucertola tre mesi l’anno? Non sa questo evasore che sono, a conti fatti, meno di tre mesi le vacanze estive degli insegnati, e infatti il bifolco ignora il logorio degli scrutini incombenti, degli eventuali esami e simili estenuanti incombenze. Soprattutto non sa che ci sono insegnanti che lavorano 700 ore l’anno con impegno e passione, per uno stipendio che non è una gran cosa e per non dire poi dei compiti da correggere a casa.

    Mi piace

I commenti sono chiusi.