Scandal, House of Cards e l’ispirazione politica di Matteo Renzi

Questo post può contenere qualche accenno di spoiler su serie televisive. Per cui, se non volete rischiare, non leggetelo.

L’ho già detto: sono una maniaca di serial tv. Me le guardo tutte, dal Doctor Who a Sherlock, e ho una vera passione per quelle poi ambientate alla Casa Bianca, che in questo momento spopolano. Mi sono sorbita in passato West Wing, e poi una che non ricordo come diavolo si chiamasse, con Geena Davies che faceva la Presidente degli Stati Uniti. Adesso non mi perdo una puntata di House of Cards (come ho già confessato in un precedente post) e persino di Scandal. A quanto pare, piacciono anche a Renzi, che anzi sostiene che dovrebbero essere guardate dai politici per imparare a far politica.

Onestamente è questa affermazione che mi ha fatto preoccupare. Perché se si guarda come viene descritta la politica in queste serie, stiamo freschi. In House of Cards Francis Underwood si può definire un delinquente solo se si è in vena di eufemismi: è un sociopatico pluriomicida, infido, mentitore, corrotto, spregiudicato, che fabbrica falsi dossier, si porta a letto donne e uomini all’occorrenza, butta sotto i vagoni della metropolitana giornaliste, elimina fisicamente ex delfini spacciando la loro morte per suicidio, fa arrestare inviati che indagano su di lui accusandoli di terrorismo interno, trama con i Cinesi ed è in grado di raccontare balle con l’aria più serafica del mondo.

Se almeno in House of Cards un minimo di riprovazione morale per l’operato del democratico Underwood si avverte, in Scandal, invece, dove si racconta la storia del presidente repubblicano Grant e della sua amante e capo dello staff Liv, la riprovazione non sanno manco dove stia di casa. Liv, bella ed inespressiva dall’inizio alla fine del serial, ha quest’aria da brava ragazza innocente, ma, in un crescendo rossiniano, organizza brogli elettorali per far eleggere l’amante alla Casa Bianca, copre omicidi, stragi dinamitarde, fa scappare terroristi internazionali, è complice di un vero e proprio colpo di Stato, assolda e protegge agenti dei servizi segreti che torturano allegramente ed uccidono i suoi nemici, nasconde prove incriminanti, ripulisce scene del delitto, mente, intriga, ruba, minaccia e corrompe procuratori distrettuali, causa la morte di giornalisti, giustificando il tutto con il fatto di essere tanto, ma tanto, ma tanto innamorata di un Presidente, per altro sposato, che è pure un assassino a sangue freddo.

Ora, Matteo caro, chiariscimi una cosa: che cosa esattamente vuoi che i tuoi sodali di partito imparino da questi serial e da questi personaggi che nel migliore dei casi possono essere descritti come dei pericolosi psicopatici che Dexter a confronto sembra una mammoletta imbranata?

Aspetta, aspetta, ho sospetto: in Scandal Grant diventa Presidente grazie ad intrighi, tanto che lui stesso ammette di non essere mai stato realmente eletto. In House of Card Underwood si vanta, ad un certo punto, di essere riuscito a diventare Presidente senza nemmeno passare per una votazione.

Forse ho capito perché sono buone fonti di ispirazione, eh.

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6 pensieri su “Scandal, House of Cards e l’ispirazione politica di Matteo Renzi

  1. Prima che riesce a organizzare qualche complotto (per fare che? Avere il posto della Merkel? Diventare Papa?) la situazione economica avrá travolto lui e tutti noi.
    Secondo lo studio Ambrosetti, il 50% delle aziende con più di 10 dipendenti va malissimo e la ragione è che hanno mancato la globalizzazione e stanno perdendo la rivoluzione digitale.
    Renzi-Pinocchio, figlio di Nap-Geppetto, ha martellato il Grillo, ma non riesce a impietosire nessun investitore-Mangiafuoco a venire in Italia, appetita solo dall’1% degli investitori internazionali contro il 40% di UK e Germania.
    Forse deve sperare che una delle sue colleghe di governo abbia una bacchetta magica nascosta da quale parte.

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  2. Confermo il dato di Cannedcat sulla percentuale di aziende medio-piccole che stanno andando letteralmente a rotoli. Un patrimonio enorme di conoscenze, know-how, capacità umane e professionali, impianti industriali e attrezzature, esperienza tecnica e organizzativa, che s’era sedimentato in lustri e lustri e che verrà irrimediabilmente perduto dal nostro paese. Una ricchezza che non si ricostruisce certo facilmente.
    Del resto, se siamo stronzi non potevamo altro che finire nella cacca.

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  3. E ne volete sapere un’altra?
    Le aziende italiane solo le uniche che non vanno a prendere i fondi UE per l’innovazione.
    La ragione?
    Pensano che chissà cosa c’è di strano sotto.
    Intanto tutti gli altri, compresi gli ultimi arrivati in EU, attingono e come!

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  4. “del resto, se siamo stronzi non potevamo altro che finire nella cacca”
    c’è del vero in questa frase
    in italia il problema principale è il nepotismo (in tutte le sue declinazioni: familiare, mafioso, politico, aziendale): tutti sembrano preferire le mezzeseghe fedeli
    ovviamente il meccanismo degenera sempre più velocemente, quindi se non s’inverte la tendenza siamo belli che fritti (diciamo così)
    naturalmente mettere dei perfetti incompetenti scelti a caso in posti “delicati” non credo migliorerà le cose
    se poi il “capo politico” di questi incompetenti è un dittatorello accoppiato a una specie di eminenza grigia…

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  5. bell(h)ino lui!
    (mannaggia a te Galatea, mi ero ripromessa di aspettare ad acquistare il secondo cofanetto di House of Cards……invece leggendo il post mi hai costretta a fare il tour de force lo scorso week end in streaming della seconda stagione!!!!!!!!!)

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  6. Pingback: Formazione: la chiave di una politica che guarda al merito e al futuro - Patrioti

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