Disorientamento

E alla fine ti rendi conto che non sai per chi voterai alle prossime elezioni, ma non ti interessa nemmeno affannarti a deciderlo, perché ne hai le tasche piene, di tutti.

Che Renzi non ti piace, ma non ti affanni nemmeno a scriverlo, perché non te le frega nulla e poi, suvvia, Renzi, non ne vale nemmeno la pena.

Che sei disgustata dalla politica, ma anche dall’antipolitica, perché non è un antidoto, semmai una cura omeopatica, e come tutte le cure omeopatiche non funziona.

E che non ti va nemmeno di lagnarti, perché persino il gusto del lagno ti hanno tolto, visto che per anni alcuni non hanno fatto altro, e loro sono lì, lagnosi come sempre, ma al lagno, povero cocco, hanno fatto perdere credibilità.

E non credi ai complotti, perché a spiegare il male del mondo forse basta ed avanza la stupidità umana, non ci vuole una sublime intelligenza che pianfichi. E nonostante tu sia arrivata razionalmente a queste conclusioni, ti senti comunque in colpa, perché hai l’impressione che ridurti a pensare queste cose voglia dire che alla fine hanno vinto loro.

E non sai nemmeno identificare chi siano loro, adesso, porca miseria.

17 pensieri su “Disorientamento

  1. Credo arrivare a questo punto sia la morte, ma non della politica ma di noi stessi.

    Non è una critica alle tue affermazioni, nelle quali, anzi, mi ci ritrovo. È una mera constatazione.

    Gli analisti dicono che un certo grado di astensionismo sia fisiologico e, anzi, funzionale alla democrazia. Diciamo, infatti, che la massa che si fa largo nella partecipazione democratica non dà luogo a risultati positivi.

    D’altro canto, l’astensionismo non per scelta ma per rassegnazione è indice di una profonda crisi. Qualcuno diceva che la democrazia è un regime per l’ordinaria amministrazione. Nelle situazioni straordinarie si rivela inadeguata. Io spero sempre che si sbagliasse.

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  2. Io ho smesso nel 76, la prima volta che ho messo piede in Pretura.
    Una causa di lavoro, durata 7 anni.
    E non poteva essere diverso visto che il cancelliere scriveva con la BIC su fogli protocollo le dichiarazioni dei testi.
    E non mi pento, visto che un ricorso tributario iniziato nel 99 è finito nel 2009, un anno per pubblicare la sentenza e sono ormai 4 anni che l’Agenzia delle Entrate si rifiuta di eseguire una sentenza di Cassazione con la costosa, penosa e dolorosa conseguenza di aver dovuto far partire un’altra causa, prima udienza aprile 2014, già rimandata a dicembre 2014 con previsioni che fra sentenza di primo grado, appello e Cassazzione avremo altri 10 anni di liti (salvo complicazioni).
    E stamattina ho dovuto minacciare di chiamare i Reali CC per far capire che esiste una legge che vieta all’ospedale di chiedermi documenti che loro gia posseggono.
    Il vero problema non è votare per un partito (tanto non contano niente e vogliono solo diventare gentry ad imitazione del PCI di Dalema con yacht e risottino con Vissani), il vero problema è se ci fosse un modo di cambiare la PA.
    Ma non c’è, e quindi il paese è condannato ad un lungo declino e a trasformarsi come Venezia in un museo all’aperto con pizzerie e venditori di souvenir made in China.

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  3. La politica ha iniziato presto a deludermi. Da “giovinetto” la mia difesa fu quella di votare i piccoli partiti (dai Radicali ai Repubblicani) con l’idea (?) di non dare troppa forza a quelli più grossi.
    Oggi, vabbè… non so se rifarei lo stesso. Di sicuri non voglio essere passivo, mi voglio convincere che il voto, ogni singolo voto, possa valere qualcosa.

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  4. forse ha ragione cannedcat, un buon punto di partenza è desiderare semplicemente la decenza della «macchina» stato, e un paese «normale»

    credo Galatea che la tua disillusione possa essere proficua, perchè una volta spazzate vie le frasi fatte, gli slogan inutili, si puo’ semplicemente avere come obiettivo la decenza

    quando si volava alto in realtà non si andava da nessuna parte, si soddisfaceva solo il nostro narcisismo intellettuale, quindi, ora forse non si vola, magari si cammina a fatica, ma siamo finalmente nella realtà

    anche un blog decente è una piccola cosa vera, meglio di niente

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  5. Diego carissimo, purtroppo non nutro il tuo ottimismo.
    Stiamo finendo attratti nel solito buco nero, quello che conduce alla fine della democrazia. Ovviamente, ciò che verrà non assumerà le spoglie di ciò che fu e questo c’impedirà per l’ennesima volta di riconoscerlo.
    Ma i sintomi noti ci sono tutti.
    Basta solo che il Weltgeist, lo “Spirito del mondo”, torni a reincarnarsi e sono certo che al punto in cui siamo verrà accolto dai più a braccia aperte. Non serve essere profeti per percepirlo in tutto ciò che ci sta attorno.

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  6. «Stiamo finendo attratti nel solito buco nero, quello che conduce alla fine della democrazia.»

    puo’ essere caro lector, anzi direi che hai ragione; però ci sono due fattori «nuovi» rispetto al seppur istruttivo passato:

    1) l’economia globalizzata, che se da un lato ci tiene in una «gabbia di ferro» di weberiana memoria, per un altro verso impedisce ad un paese di essere un «buco» nero chiuso e blindato

    2) la consapevolezza diffusa che le soluzioni messianiche non ci sono (nel secolo scorso un leader carismatico avrebbe promesso di cambiare il mondo, oggi si usa la stessa enfasi per una limatina dell’irpef dell’1%

    insomma, sono tempi bui, ma secondo me stiamo imparando a camminare a carponi nel buio, e non è poco

    certo, il rischio del complesso di Polyanna mi tange, ma tu sai come sono fatto, inguaribilmente buono

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  7. L’economia globalizzata (e sopratutto la digitalizzazione e l’Intelligenza Artificiale) hanno di terribile che in pochi anni rendono marginale o inutile quello che sembrava avere un futuro di decenni davanti a se.
    Le classi medie dei paesi in via sviluppo (PVS), che credevano di aver raggiunto dei livelli di benessere come quelli del Nord del mondo, stanno per tornare indietro per la semplice ragione che alcune manifatture o servizi (pensate ai call center) stanno per tornare nel Nord o addirittura essere assegnati alle Macchine.
    Foxconn, la più grande azienda al mondo di prodotti tecno, quella con un milione di dipendenti, quella nel mirino per le condizioni di lavoro terribili, sta introducendo un milione di robot, che eliminano i cinesi alla catena, ma poi il padrone cinese, avendo considerato che quello che produce è destinato al mercato USA, apre uno stabilimento robottizato nel North Carolina, appagando cosí anche l’orgoglio americano di tenere in mano un iPhone Made in USA.
    E poi c’è l’Eni che sta studiando come applicare i computer cognitivi al posto della gente dei call center, e le radiografie non più interpretate dal medico indiano che costa 10 volte di mendo di quello americano.
    E tutto questo marginalizza ogni paese non abbia un suo capitale di conoscenze (brevetti e ricerce e know how) che possa permettere di vendere oggetti e sistemi con del v alore aggiunto.
    Noi che abbiamo?
    Un po’ di aziende che riescono ancora ad esportare, quello che principi, papi e imperatori ci hanno lasciato e il contorno di alberghi, pizzerie e gelaterie, e per fortuna anche il Papa che un po’ di turisti li richiama.
    E in tutto questo, dopo aver acchiappato in pochi la globalizzazione, stiamo perdendo la digitalizzazione, che almeno renderebbe più facile la vita a quelli che ci fanno ancora incassare la valuta per comprare gas e petrolio per non morire di freddo e la buio.
    La verità è che non abbiamo un elite, quelle poche bande che si sono cimentate hanno fallito (pensate a 4 governi in 4 anni), ma ancora di più non abbiamo una classe intellettuale e tecnica che comprende cosa accade.
    Io faccio formazione nel campo digitale, un settore che serve a comunicare i propri prodotti e i propri servizi al mondo che ormai usa il web come prima vetrina da consultare, e ci siamo accorti da tempo che 99 volte su 100 devi calare cose moderne su un tessuto culturale tecnico vecchissimo, con resistenze enormi al cambiamento che sono dovute ad un solo elemento: la società italiana è immersa in una melassa di disinformazione totale su cosa accade.
    E lo si vede nella politica (e ritorno sul tema della nostra gentile ospite): SB, Grillo e Renzi di che parlano? Che ricette proprongono?
    Roba del 1726, prima rivoluzione industriale, mentre al corso di AI di Stanford (corso online gratuito, cioé un MOOC) sono iscritti 160mila studenti da tutto il globo.

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  8. scusa cannedcat, vista la tua competenza, ho cercato di connettermi con il tuo sito, ma il link non funziona

    sul tema interessante, magari ne puo’ discorrere il lector, più competente di me in questioni economico/sociali

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  9. interesse privato e non voglia di assumere responsabilitá? delega senza controlli? è difficile e pesante pensare e peggio esporsi? di tutto un pò. Forse dovremmo iniziare a parlare per un confronto serio e assumere responsabilitá di cosa abbiamo prodotto. Facile criticare il “politico” io critico l’elettore che non si responsabilizza. E non ditemi “ma che ci potevo fare io” Se non riusciamo a fare riunioni di condominio senza urla e, anzi, speriamo di non andarci come pensiamo di confrontarci cercando un BENE comune?

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  10. Purtroppo è il concetto di “bene comune” che non ci accomuna per cui non esistono gli italiani ma gli italici, cioè gruppi variegati, per zona e interessi particolari cui il bene dell’Italia importa veramente niente.
    Purtroppo gli americani, dovendo fermare Stalin, hanno impedito che la guerra civile facesse il suo corso con l’eliminazione di una classe dirigente che perciò si è perpetuata e sopratutto ha avuto questa brillante idea di cooptare chiunque cantasse fuori dal coro, cominciando dal PCI, cioè i rivoluzionari per antonomasia.
    Come l’hanno potuto fare?
    Con i il debito pubblico che permette di mantenere un apparato burocratico mostruoso e sopratutto un sacco di fornitori di questo apparato.
    A spanne, direi un blocco d’interessi di 30 milioni di persone che vivono del sistema.
    Sistema che nessuno vuole veramente scardinare.
    Infatti, sto ancora cercando di capire che posto a tavola vuole Grillo.

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  11. Ringrazio l’amico Diego per avermi troppo ben referenziato rispetto alle mie effettive e modeste competenze.
    In realtà, sono convinto che oramai non ci sia al mondo nessuno – se mai vi è stato – capace d’una visione d’insieme credibile della “cosa economica”, data la sua complessità, cresciuta esponenzialmente. Almeno, non più di quella che avrebbe un meteorologo su previsioni atmosferiche che vadano oltre i tre giorni.
    C’è tuttavia una riflessione che vado ripetendo oramai da anni.
    Il reddito è la somma dei beni e servizi disponibili in un determinato tempo.
    Siamo tutti concentrati nella fase della sua produzione, poiché la nostra attuale organizzazione sociale (intendendo quella non marxista) non riesce a scindere i due momenti, ossia quello produttivo da quello distributivo.
    Che tale reddito venga prodotto dalle macchine, piuttosto che dagli uomini, in realtà non avrebbe nessuna importanza. O, meglio, non avrebbe importanza qualora riuscissimo a trovare la maniera equilibrata di remunerare i vari fattori che intervengono nella produzione (senza disincentivarne l’iniziativa, come avvenne nei paesi a economia pianificata) e di distribuire equamente il residuo tra i soggetti che formano la comunità umana.
    Purtroppo, l’argomento è complesso e spinoso e richiederebbe un’attenzione assai maggiore di quella che gli si può dedicare attraverso una discussione su un blog.

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