Internet, le pornostar e la professionalità dei giornalisti quando raccontano il web

«Internet sta all’informazione come una pornostar sta alla verginità.» Queste parole le ha dette Giuseppe de Tomaso, direttore della Gazzetta del Mezzogiorno. Non quindi l’ultimo galoppino di redazione, né un pensionato al bar, ma il Direttore di un giornale (cartaceo) diffuso e lettissimo in una larga fetta di paese.

Per chi come me su “internet” ci vive e ci scrive sarebbe facile fare dell’ironia. Soprattutto su quell’”internet” usato, lasciamocelo dire, a capocchia, perché”internet” di per sé non vuol dire niente, è come dire “la lavatrice”, anzi è ancora più impreciso, perché la lavatrice, di qualsiasi marca sia, ha una sua specifica e sola funzione, lava i panni, mentre internet non è un elettrodomestico, non ha una sola funzione, per cui può essere tutto o il contrario di tutto, il bene e il male, un po’ come la vita.

Sarebbe dunque facile fare ironia su De Tomasi e sulle sue incrollabili certezze, espresse molto italianamente, nel senso che per dire che una cosa fa schifo bisogna per forza fare il paragone con il sesso e infilarci in mezzo qualcosa di pruriginoso. Ma, visto che qua il buon De Tomasi si richiama all’alta professionalità del giornalismo di carta, così superiore alla cloaca che è il web, a me, più semplicemente verrebbe da chiedere: caro Direttore, ma se la sua informazione è così ben fatta, tanta approfondita, tanto documentata e professionale, mi spiega perché in italia a raccontare internet, e stavolta proprio internet in generale, non ci riesce? Altrove sì: altrove le grandi testate giornalistiche seguono la rete, la spiegano agli utenti, la valorizzano. Da noi abbiamo solo una pletora di vecchi tromboni che parla, ma ancora diffida delle mail, o di giovani rampanti che però usano twitter e i social come una vetrina inutile per il loro ego, non danno notizie ma battutine alla Crozza, e se setacciano il web è per rapinare (sì, proprio rapinare) testi scopiazzati da Wikipedia ogni volta che muore un personaggio famoso a loro ignoto o per trovare foto di celebrity e ignote discinte da sbattere nel colonnino della edizione web.

Internet è una cloaca perché i giornali la usano come tale: la setacciano, scusate il termine, per trovare merda: video stupidi di cani canterini, autoscatti di star in declino, tweet idioti scappati a ex veline. Tutta roba che poi i giornali, quelli professionali e cartacei, riciclano e ricacciano per avere un paio di clic in più. Oppure qualche pezzo trucido sui social frequentati dai ragazzini in cui volano insulti quando emerge qualche brutta storia di bulli, o la Boldrini si becca una parolaccia. Non è la rete che è questo, siete voi, voi giornalisti professionisti e professionali che in Italia la usate e la raccontate così, ogni santo giorno, in ogni vostro santo editoriale, e quando dovete trovare un paragone per descriverla ecco che vi viene fuori una frase che lascia sospettare che della rete frequentiate solo o soprattutto youporn. Mi chiedo, caro Direttore, è professionale tutto ciò? E’ buona informazione data ai vostri lettori? Vi sentite la coscienza professionale a posto? Siete proprio sicuri che sia internet a rovinare la qualità dell’informazione, e non la vostra pigrizia, la vostra poca accuratezza, la vostra poca curiosità, il vostro arrendervi ai comodi stereotipi che avete in testa invece di fare quello che un giornalista serio deve, ovvero andare a vedere le cose come stanno in realtà? Perché forse i lettori non vi lasciano perché internet è una cloaca e vogliono sguazzare nel fango, vi lasciano perché voi sui giornali non raccontate più il mondo così com’è e quindi i lettori vanno altrove. Così come alle volte, per riprendere la sua elegante metafora, dopo aver visto certe ciofeche di film d’autore brutti, mal girati e con attori cani si pensa che forse se si fosse guardato un porno sarebbe stato meglio.

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18 pensieri su “Internet, le pornostar e la professionalità dei giornalisti quando raccontano il web

  1. Cara Galatea, fossero solo poco professionali!
    Il vero problema della casta giornalistica è la mancanza di coraggio nel fare informazione investigativa seria, puntuale, aggressiva e, sopratutto, non telecomandata per gli interessi dell’industria o della banca padrone del media.

    La rivoluzione digitale fa paura a uno che dirige un giornale e quindi al suo potere di manipolare e disinformare l’opinione pubblica.

    E a questi gatekeeper fa paura la disarticolazione del meccanismo economico che sostiene i media (grazie alla pubblicità) ingernerata dalla rivoluzione digitale.

    Perché ormai i brand sono loro i media, loro creano i contenuti e loro li diffondono (vedi l’operazione Stratos di Red Bull o il nuovo portale di CocaCola), e in questo scenario i media tradizionali sono come gasdotti dove non passa più il gas (della pubblicità), tubi desolatamente vuoti dove si nota anche il vuoto di notizie coraggiose.

    D’altra parte la gente accede ai media con la scusa di trovare informazioni ma essenzialmente lo fa per guardare la pubblicità, e quando questa manca (migrata verso il digitale), e manca pure il piacere di vedere il giornalista come coraggioso paladino della verità, perché uno dovrebbe perdere tempo e un euro e cinquanta con fogliacci ormai buoni solo come sottocarta da parati?
    Buona Pasqua

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  2. Sono sostanzialmente d’accordo con Cannedcat.
    Vorrei aggiungere appena una riflessione. Se in Italia – non parlo della situazione all’estero perché non la conosco abbastanza – viviamo in un simulacro di democrazia, dove contano oramai solo il nepotismo e l’appartenenza alla casta, gran parte della responsabilità risiede in quei due soggetti, la cui funzione principale dovrebbe essere quella di vigilare sul buon funzionamento delle istituzioni.
    Parlo, l’avrete certamente capito, dei magistrati e dei giornalisti.
    I primi, danno adito a molti sospetti sulla loro effettiva indipendenza (e non m’interessa se di destra o di sinistra, anche perché, almeno fino ai primi anni ’70, la magistratura era prevalentemente formata da uomini provenienti dal Ventennio e lo dimostra perfettamente l’esito delle indagini e dei processi sulle stragi di stato).
    I secondi, che dovrebbero proprio svolgere quella funzione d’ “informazione investigativa” di cui parla Cannedcat nel commento precedente e che sarebbe il supporto naturale dell’azione dei giudici, hanno relegato tale compito a un giornalismo giudicato dal Gotha della penna di serie C, dei vari “Striscia la notizia”, “Blob”, “Report”, “Le iene”, preferendo ad esso una ben più comoda azione retribuita di supporto alle magagne dei potenti.
    Non si lagnino poi se il pubblico, avido di verità, si getta lì dove solo può sperare di trovarne: il web.

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  3. Mi dispiace, carissima Galatea, non sostenere al 100 % i tuoi argomenti pro internet. Io non conosco De Tomaso ( inteso come giornalista) e immagino che non penderei dalle sue labbra se avessi occasione di leggerlo abitualmente. Tuttavia, benché forse abbia esagerato con la similitudine, egli, sottolinea un pericolo che internet in effetti rappresenta: nternet è diventato per molti sempliciotti un parametro di garanzia della della veridicità di quello che si dice,,la qual cosa mi fa decisamente paura. Eppure sappiamo tutti che chiunque può scrivere su internet, e se nel mio blog (dal milionesimo di visite rispetto a questo tuo) scrivessi che il miele fa male alla prostata prima o poi qualcuno lo leggerebbe e si fisserebbe che non deve piu mangiare il miele, e inoltrerebbe ad altri questa falsa gnosi. Se fai una ricerca con un motore (chissà perché deve avere successo proprio google: boooh) purtroppo, e con criteri che non conosco, i primi link che ti escono sono yahoo answer (portale di ragazzini). e wikipediia (enciclopedia dilettantistica gestita da uno staff di anonimi): ma la gente si accorge delle baggianate che a volte vi si leggono ? Avete mai tentato di apportare correzioni piu o meno importanti e di vedervele censurare? Proprio perché essendoci internet chiunque può scrivere qualcosa di pubblico la rete non può essere fonte affidabile!
    Senza almeno il filtro di un direttore responsabile o di un editore è giocoforza che il 70 % di ciò che si reperisce in rete ( con l’eccezione di siti controllati o certificati ) sia da considerare con tutto lil ragionevoe distacco :dire “è vero, l’ho letto su internet è una frase da sempliciotto: , come dire che una notizia è vera perchè ne parlavano dal fruttivendolo. Ovvio che la mia diffidenza non è sull’essere avvenuto un certo fatto riportato, ma sulle sfumature e i dettagli, nei perché, spesso travisati o distorti per comodo. Tuttavia , e non me ne vogliano i tanti De Tomaso fieri del proprio lavoro, non è tanto maggiore la mia fiducia nella carta stampata o nei tiggì, neppure se si tratta di testate prestigiose. Vi è mai capitato di essere testimoni o spettatori di eventi che poi siano stati riportati dai giornali? Gli articoli erano il fedele corrispetivo di quanto avete visto ? Per la mia esperienza no di certo. Abbiamo l’umano piacere di essere informati delle cose, ma vorrei che imparassimo a dubitare e a prendere con le pinze quanto si legge, tanto su un monitor che su un foglio. Stessa cosa per quanto si ascolta in TV o in radio.
    Inoltre vorrei che i giornalisti riportassero notizie di politica o di interesse pubblico anziché distruggere persone e famiglie riportando dati intimi e soprattutto errati quando succede un fatto particolare. Buona Pasqua a tutti.

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  4. Ogni volta che mi e’ capitato di avere un minimo di conoscenza di un argomento e vedere una trasmissione tv o leggere un articolo dove ne parlavano, non ho mai trovato servizi ben fatti. Laddove non si scrivevano luoghi comuni o corbellerie, il servizio era comunque frammentario.

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  5. È meglio leggere un blog amatoriale, che un sito professionale. Almeno quello amatoriale lo fa per passione e non per guadagno, quindi ciò avvilente con maggior trasporto e verità dei fatti…

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  6. «internet» è un termine ormai troppo vasto; ci sono scritti e contributi (anche amatoriali, anzi quasi sempre amatoriali) di ottima qualità e ci sono scritti e contributi pessimi. L’impressione che molti giornalisti abbiano antipatia per l’internet per puro riflesso corporativo, come mi pare evidenzi l’amico lector, è evidente. Si puo’ fare buon giornalismo anche nell’internet, come no. Io credo che, tutto sommato, si riesca a capire se un blog, un forum, un sito, è abbastanza decente. Per fare un esempio: di Galatea sappiamo della sua competenza nella storia dell’antica Roma, per cui quando la leggiamo non abbiamo dubbi sull’attendibilità (almeno a livello divulgativo); io credo che nelle parole che scrive una persona, la persona la vedi, la tocchi, la conosci, più di quel che si crede. «Internet» è attendibile, se non sei un lettore stupido.

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  7. Aggiungo un dettaglio: Galatea scrive testi interessanti, intrisi di vigorosa femminea indignazione, in un italiano limpido vagamente screziato da una lieve allegria tutta veneta. Testi belli. Invece nel scegliere le immagini a decoro dei post, a mio sommesso avviso, ha una certa inclinazione verso il brutto o l’inutile. Ma è la mia idea, e poi vengo per leggere, e con piacere inesausto, la grafica qui non mi interessa.

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  8. Sono molto in sintonia con questo post di Galatea. Sono d’accordo anche con molti die commenti e in particolare con cannedcat e con diegod5 quando afferma che “internet” è attendibile se non sei una persona stupida, cioè se hai preservato un pensiero critico. E aggiungo che una delle tante modalità per deresponsabilizzarsi è quella di dare sempre la colpa alla nave e mai al timoniere. Un mezzo è solo un mezzo e dipende da chi lo usa servirsene bene o meno bene. “Internet” è una protesi del nostro corpo che ci permette di ovviare ad alcuni limiti spaziali e temporali. Non molto diversa, in questo, da altri mediatori ai quali ormai ci siamo assuefatti: dagli occhiali, dalla penna biro o anche da un libro stampato. “Internet” è solo un potente mediatore delle relazioni che siamo noi, però, a costruire. I giornalisti, nella loro ormai quotidiana denigrazione, non fanno altro che solleticare i peggiori luoghi comuni e la pigrizia mentale delle persone.

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  9. @–>Franz66

    Certo che a leggere certe cose su Yahoo Answer, senza la dovuta preparazione psicologica, a uno i dubbi poi gli vengono e non può neanche fare a meno di pensar male:

    leggete qui, ne vale la pena.

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  10. Ecco perchè i portavoce del m5s sono restii a rilasciare interviste a tv e giornali. Personalmente credo che internet sia una rivoluzione sociale, la rete mette in connessione miliardi di persone nel mondo e il confronto ne innalza il livello culturale. La rete dà la possibilità, in maniera istantanea, a chiunque sia dotato di curiosità e voglia di apprendere, di immagazzinare un enorme bagaglio di conoscenze. Questo fino a 20 anni fa era quasi impossibile, e a quel tempo i padroni del mondo facevano sonni tranquilli. Adesso non è più così, le idee viaggiano alla velocità della luce, le connessioni umane sono sempre più estese e chissà come andrà a finire…

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  11. Ad un evento dove spiegavo la rivoluzione digitale (che come paese stiamo perdendo), una persona mi ha detto che la rete elimina il potere di essere depositari della conoscenza e che questo era un problema.
    Infatti, la rete elimina l’asimmetria informativa che crea rendite di posizione.
    D’altra parte il giornalista è un intermediario e la rete elimina gli intermediari se non aggiungono valore.

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  12. Due mesetti fa stavo giocando a Taboo con degli amici tra cui una ragazza di 26 anni e suo marito di dieci anni più vecchio. Al turno della coppia lei disse: lo comprano i vecchi la mattina. No, non era il pane.

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  13. internet e solo uno strumento che poi può piacere o no ma rimane uno strumento, l’affidabilità delle notizie dipende da quale sito le prendi e da chi ci scrive, be potrei capire la battuta sulla pornostar, ma magari non me l’aspetto da un direttore di giornale in un editoriale, da un comico magari si.

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