La vita in coda

Sono poche cose che rivelano l’umanità per quello che è quanto una coda. Non importa dove si formi, o per quale attesa, la coda è il momento in cui l’universo si ricrea in tutte le sue possibili varianti, e un nuovo microcosmo nasce, e contiene il tutto. È una umanità affannata, quella che è in coda: una umanità che, come nella vita, si innervosisce non per ciò che succede ma per quello che potrebbe o dovrebbe succedere. Come nella vita, quando si è in coda si pensa sempre che ci sarebbe qualcosa di meglio da fare, un modo più proficuo per passare il tempo, che la coda ci sottragga il tempo e le possibilità e ci inchiodi in un vuoto vuoto, senza senso.
Appena si forma la coda emergono le personalità: il furbo che vuole passare prima, il lamentoso che si lagna per ipotetici soprusi di cui è vittima in tutte le code dalla nascita, il rassegnato che sospira e se ne fa una ragione facendo appello a qualche fede o a qualche filosofia. C’è il prepotente che sbraita anche se a torto, e più ha torto e più vuole che gli altri in coda gli diano ragione, e le pecore, nella coda, subito gliela danno, anzi, si profondono a trovare nuovi argomenti per sostenere la sua teoria. Ci sono quelli che fanno valere i loro presunti diritti di precedenza, quelli che pur avendo precedenze reali ed esigibili tacciono, quelli che passano la coda a fare altro, come nella vita: gli ottimizzatori che ottimizzano, e perciò intanto leggono, studiano, scrivono, telefonano; i socializzatori che vivono la coda e la vita come una occasione per fare nuove conoscenze. Si snodano, le code, come si snodano i giorni, con gli imprevisti imprevedibili che accadono con precisione tedesca, e la prevedibilità che rimane come un rumore sordo, di fondo, cui non si sfugge. E la coda sì, è come la vita, ti capita mentre vorresti fare altro.

 

9 pensieri su “La vita in coda

  1. Le code sono anche il posto per inoculare storie distruttive della societá.
    Quanto malcontento si viralizza attraverso le code? E quali code diffondono di più storie di ruberie e soprusi da parte della Pubblica Amministrazione (leader indiscussa della classifica), delle banche e delle Poste stesse?
    Sarebbe interessante saperlo.

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  2. Cara Galatea,
    se ti riferisci alle code dell’ufficio postale del mio quartiere, ti capisco e compatisco. Meno di 40′ non li passi, lì, in coda.
    Piuttosto prendo il 6, e di là del cavalcavia è un altro mondo…

    Anonimo SQ

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  3. Quella con gli auricolari, gli occhiali da sole anche al chiuso e un travestimento da Groucho Marx per impedire qualunque tentativo di socializzazione a che categoria codistica appartiene?

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  4. Perché non ci fai un bel post sulla storia del referendum indipendentista veneto? mi piacerebbe sentire il tuo parere, dato che sei sul territorio. grazie!

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