Il politico inutile e le nuove frontiere del web

Battista Iannuso è uno di quegli uomini che Darwin vorrebbe usare come meraviglioso esempio della correttezza delle sua teorie: sopravvive a tutto. La sua capacità di adattarsi in men che non si dica ad ogni cambio di ambiente e di periodo storico è degna di essere studiata nelle Università: se l’Italia si fonda sul trasformismo, Iannuso potrebbe dare dei punti a Fregoli: è capace di essere convinto sostenitore di una idea e pochi mesi dopo del suo perfetto contrario, senza provare il minimo imbarazzo e soprattutto senza riscontrare in ciò la minima mancanza di coerenza. C’è da dire che questa sua capacità di adattarsi in corso d’opera è molto facilitata e supportata dal fatto che di tutte le idee di cui si è invaghito nel corso degli anni, in realtà non ne ha mai capita una, per cui può essere felicemente sia liberista che statalista, difendere il libero mercato e l’intervento pubblico in economia, i diritti dei lavoratori e quelli dei capitalisti, essere a favore dello Stato laico ma salvaguardare i privilegi della Chiesa e così via. Per Iannuso le idee sono come le giacche: le compri, le indossi, e poi le cambi e non le usi più quando non vanno più di moda. Quella di Iannuso, insomma, non è una mente politica: al massimo è un guardaroba.

Nella politica di Spinola Iannuso non ha un vero ruolo, però galleggia, come quei legni che non hanno direzione e forma, ma nessuna tempesta riesce a far affondare. Se si forma un comitato per qualsiasi cosa in una qualsiasi quartiere, eccolo che riemerge anche lui: si presenta alle riunioni, chiede la parola, parla, riscuote immancabilmente una buona dose di applausi per la sua capacità di dare ragione a chiunque protesti e di dire esattamente quello che la nicchia di pubblico lì convocata vuole. Poi aspetta, paziente, che gli offrano qualcosa: una carica nel comitato, il compito di mediatore nella controversia, un ruolo di portavoce. Quando glielo offrono – glielo offrono sempre, incantati dalla sua parlantina e dalla fama che lui è uno che di politica ne sa – per un paio di mesi fa finta di impegnarsi a fondo nella questione, come si occupano a fondo della questione i veri politici: cioè partecipa ad una valanga di inutili dibattiti, rilascia un paio di interviste ai compiacenti cronisti dei giornali locali dichiarandosi pronto a fare sfracelli, fa girare qualche foto, scattata da amici fotografi convocati apposta, in cui va in visita ai luoghi o alle persone che il comitato vuole difendere, si fa nominare membro di commissioni e task force deputate a risolvere il guaio. E poi, quando ha ottenuto quel briciolo di visibilità necessario a farlo apparire come difensore delle giuste cause e mirare quindi a traguardi più alti, sparisce. Nessuno lo vede più alle assemblee, non risponde alle chiamate dei suoi ex compagni di lotta, o se risponde lo fa con fumosi discorsi in cui spiega loro che il problema è serio, troppo complesso per essere liquidato in fretta, che la commissione politica in cui è entrato se ne sta occupando, che insomma lui che ne sa continua a seguire la questione, ma non lo scoccino, perché la cosa è complicata: loro non sono in grado di capire un cippa e lui sì, e quindi si fidino e mucci.

Da bravo Fregoli continuamente aggiornato sulle svolte della società, Iannuso ha scoperto i Social ed il web, che usa da qualche mese compulsivamente, anche perché non ha molto altro da fare nel corso della giornata. Il tempo che prima passava al bar di Clara, ma via commenti e status: ha subito capito come si fondano gruppi locali e come ci si infila in tutti quelli riguardanti Spinola; ha imparato a diffondere inviti a tutti quelli che conosce per comunicare che alla tal ora del tal giorno sarà nel tal posto per il tal evento assolutamente imprescindibile; e soprattutto ha capito che la sua pagina può essere usata come una piccola campagna elettorale continua e permanente per far brillare la sua stella nell’universo dei dibattiti in rete, semza nemmeno la scocciatura di dover correre ad incontri ai quattro cantoni di Spinola, magari in sale fredde e scomode.

Così il suo profilo è inzeppato di discussioni in cui tagga il mondo per costringere tutti gli Spinolensi a partecipare o almeno ad ascoltare i suoi pareri su ogni cosa, dal disboscamento dell’Amazonia alla crisi dell’Euro, che poi, più che pareri, sono singulti costruiti con la profondità di un pensierino di terza elementare, ed espressi quasi sempre con lo stesso italiano incerto ed approssimativo. L’altra mattina ha deciso di uscirsene con uno status in cui lamentava il fatto che “la crisi del paese non è economica ma è culturale”, che di certo non è farina sua, ma deve essere una frase orecchiata in giro da chissà chi e da lui riportata senza ovviamente dire da dove l’ha presa. Il dibattito si è subito sviluppato fra i quattro o cinque frequentatori stabili della sua pagina (e suoi amici di vecchia data, nullafacenti come lui) che si sono profusi in caterve di “bravo!” e “giusto!” e like ma manetta; fino a che Giulia, che aveva aperto la pagina di Facebook in questione perché taggata da lui come al solito a cavolo s’è scocciata, e invece di ignorare come sua abitudine gli inviti di Iannuso, ha digitato sulla tastiera un feroce: “Hai ragione, la crisi dell’Italia è culturale, e dipende dal fatto che per anni hanno fatto politica quelli come te.”

Il commento è comparso e immediatamente scomparso, e l’accesso di Giulia alla discussione inibito. Consentendo a me e a lei, che guardavamo la pagina di Fb sedute al bar, di capire che Iannuso, nella sua incredibile velocità di adattamento, dei social ha capito un’altra cosa: come bannare la gente dal suo profilo.

Un pensiero su “Il politico inutile e le nuove frontiere del web

  1. Posso sopportare tutto dei politici, che rubino, che sostengano idee completamente fuori dal mondo, ma non che si muovino come banderuole al vento, sfruttando ogni refolo per fare i propri interessi. Questo no. Ecco uno come Mastella ha il mio piu’ totale disprezzo e Iannuso, da quel che dici, deve essere della stessa stirpe.

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