Le preferenze di Bertoldo

Che poi, per carità, siamo tutti d’accordo che non basta reintrodurre le preferenze per sanare l’immane caos politico, economico e sociale in cui siamo. Magari reintrodurle non servirà a nulla, tenendo anche conto della propensione italica a votare i peggiori delinquenti ed imbecilli perché sono simpatici. Però resta il fatto che poter scegliere di nuovo la persona da mandare in Parlamento, senza dover per forza dare il voto ad un qualsiasi emerito sconosciuto messo in fila dal partito, almeno l’impressione di avere un minimo di controllo sulla selezione della classe dirigente la dà.

E’ un po’ come quella storia di Bertoldo, che, condannato a morte dal Re, ottiene la grazia di poter almeno scegliere l’albero a cui essere impiccato. Non è che la reintroduzione delle preferenze garantisca che non moriremo; ma almeno ci lascia la speranza di poter scegliere come, quando e da chi essere ammazzati, senza essere impiccati e basta.

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8 pensieri su “Le preferenze di Bertoldo

  1. L’unico modo di esprimere una preferenza veramente tale e utile è il collegio uninominale a turno unico, come si fa in paesi democratici (da secoli), come in una certa Inghilterra e negli Stati Uniti.

    Ma questo da noi non si farà mai perché la Costituzione, nata a valle di una guerra civile, con eserciti stranieri in casa o sulla soglia di Gorizia, ha in se questa malattia del voler rappresentare tutte le idee politiche, poi finite per diventare correnti, correntine e infine bande che la politica la usano per arricchirsi utilizzando il potere di veto anche se si è uno sparuto gruppo di persone.

    Il collegio uninominale, inoltre, costringe allo scontro (per la nomina) all’interno del partito e quindi a più democrazia interna, es anche in partiti padronali il capataz dovrá scegliere non uno fiondato dall’Abbruzz nel Mugello o un suo avvocato catapultato a Misano Adriatico,ma dovrà trovoare qualcuno di quel territtorio conosciuto dagli elettori e capace di rappresentarne gli interessi.

    Altri mezzi, alla Renzi, non risolveranno niente e non avremo nessuna governabilità.

    Ammesso che serva, visto che l’attuale classe politica non ha idea di cosa accade nel mondo e di come rimettere il paese in corsa.

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  2. Ma nessuno impedisce ad un partito di introdurre le preferenze sotto forma di primarie o parlamentarie.
    Non tutti gli elettori apprezzano il dover scegliere, altrimenti non ci sarebbero + di 8milioni di elettori del pdl.
    Inoltre non dover scegliere le preferenze al momento del voto nazionale permette un controllo maggiore per neutralizzare il voto di scambio e clientelare. Puntare i riflettori su delle parlamentarie di un singolo partito, fatte prima delle politiche, attiva gli anticorpi della società e del partito stesso e sono più facili da controllare avendo “solo” gli elettori/interessati a quel partito e non tutti i potenziali elettori delle politiche; essendoci anche il tempo che divide le parlamentarie/primarie dal voto nazionale è più facile che le magagne vengano a galla

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  3. A mio avviso le preferenze, sulle schede elettorali, sono un falso problema; comunque la maggioranza dei voti finisce sempre al capolista, o al massimo ai due/tre che lo seguono. In tanti anni di presidenza di seggio (poi mi sono stancato) non ho quasi mai visto voti di preferenza per gli ultimi delle liste, peraltro quasi sempre emeriti sconosciuti ai più.
    Senza arrivare a quanto scritto nel commento precedente, improbabile in Italia, credo che un correttivo interessante siano le primarie; certo, alla fine decidono i militanti, che però dovrebbero conoscere meglio chi si presenti. Se poi qualche partito “padronale” non dovesse adeguarsi, magari qualche elettore potrebbe decidere di spostare il proprio voto verso altre persone e partiti più “democratici”

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  4. Le primarie, – ottimo strumento dove c’è abitudine “consolidata e reale” alla democrazia interna ai partiti -, hanno lo scopo di mandare “uno e uno solo” a sfidare gli avversari nel collegio.

    E questo per facilitare all’elettore la scelta: o Pinco o Pallino, al massimo fra Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno.

    Oggi la gente non sceglie persone e leader, ma un simbolo.

    E abbiamo visto che non funziona: abbiamo avuto, nei fatti un governo all’anno, più o meno, governo che non riesce a fare un progetto e portarlo a termine.

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  5. Io in futuro voterò Angela Merkel. Di fatto a casa nostra comanda già lei. Che lo faccia almeno senza interposte persone o marescialli Petain de noialtri.

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