In Italia la scuola pubblica prepara meglio della privata

Tanto per finire l’anno con una soddisfazione, sono usciti i dati OCSE che misurano il livello di istruzione nei paesi europei. E, tanto per essere precisi, si scopre dalle valutazioni che la scuola pubblica italiana prepara gli studenti meglio della scuola privata.

Così, per gradire e smentire i fan del “privatizziamo tutto perché il privato è sempre meglio e più competitivo”. Qui il post.

Buon Anno a tutti.

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38 pensieri su “In Italia la scuola pubblica prepara meglio della privata

  1. Nelle scuole private italiane, basta pagare e si viene promossi. E’ noto da quando il mondo è mondo.
    Per questo vengono scelte da tutti i vip per i propri figli. Compresi quelli che si dichiarano “di sinistra”. La coerenza del resto, si sa, da noi è la virtù degli imbecilli.
    Gli altri, il popolo “bue e ignorante”, come lo chiamava Giovannino Guareschi, visto che tali scuole sono frequentate dai ricchi e famosi, automaticamente le identificano come “migliori”.
    Grazie OCSE d’averci illuso almeno per un istante di vivere in un paese democratico.

    Buon Anno anche a te.

    P.S. Del resto, a che serve farsi spaccare il culo per avere una preparazione ragguardevole, quando i criteri per accedere alle carriere più remunerative sono quasi esclusivamente nepotistici e clientelari?
    [Quando non avrò più nulla da perdere nel rischiare una denuncia per diffamazione con conseguente richiesta di risarcimento danni da una caterva di c.d. “potenti”, pubblicherò un bel memoriale su tutte le cose di cui sono venuto direttamente o indirettamente a conoscenza in oltre trent’anni di professione]

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  2. Non mi posso pronunciare sulla qualità della scuola pubblica o privata italiana, ma per favore non mi si venga a dire che è GRATIS, una cosa è gratis quando viene fornita senza oneri per nessuno, non quando le stesse persone che ne usufruiscono la pagano attraverso altri canali, il costo della scuola pubblica per i contribuenti, che sono poi nel 99% dei casi le stesse famiglie che mandano a scuola i figli, è di 60 miliardi di euro all’anno, ovvero di circa 2000 euro annui per famiglia per tutta la vita. Ma forse qualcuno è convinto che in Italia le tasse le pagano solo i ricchi?

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  3. “Ma forse qualcuno è convinto che in Italia le tasse le pagano solo i ricchi?

    No, i ricchi in Italia sono ricchi proprio perché non pagano né hanno mai pagato le tasse. Altrimenti, sarebbero poveri.
    Le tasse, in Italia, le hanno sempre pagate i meno abbienti o, almeno, i non ricchi, secondo il noto principio enunciato da Ettore Petrolini, per cui “hanno poco, ma sono così tanti!” e divenuto matrice di ogni politica tributaria succedutasi nei decenni in questo sventurato paese.

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  4. Ho insegnato per anni nelle scuole paritarie, ora lavoro nella scuola pubblica,
    Ma io sono sempre io, insegno nello stesso modo, agli stessi bambini.
    Ma sto meglio, sono meno stravolta e più motivata.
    Non temo più il licenziamento se non faccio professione di fede, lavoro in classe 22 ore ore invece di 30, sono meglio pagata (pensate a quanto fossi pagata prima!), posso pensare di trasferirmi se il dirigente è un tiranno, ho tempo per fare aggiornamento e formazione, non devo più insegnare tutto lo scibile…
    Lavoro con più serenità.
    E questo è essenziale.
    Buon anno a tutti, maestra D.

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  5. Io non ho mai fatto un giorno di scuole private, e non mi sono pronunciato sulla qualità della stessa, ho solo fatto notare che l’affermazione,”la scuola pubblica è GRATIS” sia falsa, niente è gratis, tutto si paga, e i servizi forniti dallo stato in Italia sono un modo di far pagare alla maggioranza dei poveri cristi cose di cui godono anche i ricchi, è una forma di redistribuzione al contrario.
    Si vogliono forse negare le cifre scritte nero su bianco del bilancio statale?
    L’ argomento sulla privatizzazione vale solo in un paese che butti nella spazzatura il valore legale dei titoli di studio, se una scuola ti ha preparato per fare un lavoro lo deve poter valutare solo chi ti dà il lavoro, dato che in Italia un cretino col pezzo di carta ha più possibilità di un genio senza il fiorire di diplomifici è normale.

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  6. @pierino: tutto si paga da qualsiasi parte del mondo, e la scuola pubblica viene finanziata con le tasse di tutti, esattamente come le strade, le infrastrutture, i servizi, e tutto quello che fa uno Stato. Se non ti accorgi di aver detto una banalità devastante, e pensi di aver fatto chissà che sopraffino ragionamento, hai ragione, non hai fatto scuole private, non hai proprio fatto scuole, oppure hai buttato via infruttuosamente gli anni di studi.

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  7. la scuola, in uno stato ben organizzato, deve essere pubblica, secondo me; certamente vanno evitati gli sprechi e, almeno dalla testimonianza di amici che sono dirigenti scolastici, sarebbe utile poter licenziare gli incapaci, il cui salario pesa sulla collettività e sulla qualità del «prodotto» scuola, ma ci sono caste di lavoratori intoccabili; detto questo però esistono ottime scuole pubbliche, specie al nord, vorrei qui citare il liceo che hanno frequentato i miei figli, l’ «Arnaldo da Brescia» di Brescia, dove davvero ho trovato qualità nei docenti e grande qualità complessiva dell’Istituto

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  8. @–>Diego56

    Innanzitutto, tanti carissimi auguri,
    Relativamente al tuo commento più sopra, ero convinto tu fossi ligure e vivessi a La Spezia, non a Brescia.

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  9. A me sembra devastante l’idea che ciò che è pagato con le tasse è “gratis” e insultare chi si permette rispettosamente di far notare che il paese dei balocchi non esiste è veramente poco corretto ( anche perché si sa bene che fine faceva chi credeva nel paese dei balocchi ).
    Lo so che è banale, ovvio e intellettualmente poco raffinato far notare la dura realtà dei fatti, cioè che se una persona dopo 35 anni di lavoro in imprese private si è dovuto reinventare 3 volte perché il suo posto non era garantito a vita come i pubblici dipendenti, che di fronte ad un lordo di 1500 euro in busta poi avanza 1000 euro al mese per vivere e se fa notare che definire “gratis” una cosa solo perché la paga qualcun altro è la miglior via per finire come Grecia, Argentina e altri ameni paesi e si sente per questo dare dell’ ignorante stupirsi che i pubblici dipendenti siano al di sotto dei politici nella considerazione della gran parte degli italiani è ingenuo.
    Ma è così difficile ammettere che l’affermazione “la scuola pubblica è gratis” è una grandissima stronzata ?
    Oppure chiede scusa di gratuiti insulti come quelli di sopra?
    Tanto per precisare io ho fatto le scuole superiori, all’ esame di maturità da perito sono passato col massimo dei voti, non ho poi proseguito gli studi solo perché con mio padre malato dovevo mantenere una famiglia, ho visto una tale quantità di laureati ignoranti e incompetenti da dubitare abbastanza delle miracolose doti della scuola italiana, anche i miei buoni risultati scolastici sono stati dovuti per una buona metà al mio impegno nello studiare anche ciò che qualche docente ignorante e lavativo trascurava, tutti quelli che si sono accontentati di fare bella figura con il professore sesantottino di turno sono finiti malissimo.

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  10. @–>Pierino

    Il problema è che stai mescolando questioni che investono campi diversi. E’ ovvio che la scuola pubblica non è gratuita e viene pagata con i soldi dei contribuenti – nessuno potrebbe smentirti su questo – ma qui si sta parlando della differenza (media) di preparazione fornita allo studente dalla scuola pubblica e da quella privata e del fatto che, nell’immaginario collettivo, la seconda venga (ingiustamente, anche secondo i dati “oggettivi” diffusi dall’OCSE) percepita come migliore e più formativa.

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  11. Ma è così difficile capire che l’immaginario collettivo e la percezione del’ opinione pubblica è frutto proprio del fatto che troppe volte sono utilizzati per sostenere ipotesi realistiche come “la scuola pubblica non è male” argomenti ridicoli come ” è anche gratis, chissenefrega chi paga” ?
    ate pure ma alla fine quello che resta dell’articolo linkato è proprio questo argomento.
    Un po di sano materialismo marxista e un po di realistica valutazione dei costi e benefici complessivi della scuola pubblica e della scuola privata sarebbero molto più utili, divulghiamo anche a parità di risultati i costi complessivi delle due scuole, rendiamoci conto che leggere come ha scritto la maestra sopra “Non temo più il licenziamento se non faccio professione di fede, lavoro in classe 22 ore ore invece di 30, sono meglio pagata (pensate a quanto fossi pagata prima!), posso pensare di trasferirmi se il dirigente è un tiranno, ho tempo per fare aggiornamento e formazione, non devo più insegnare tutto lo scibile…
    Lavoro con più serenità.
    E questo è essenziale.” può essere letto come “lavoro di meno , guadagno di più, non devo rendere conto a nessuno, non mi possono lasciare a casa qualsiasi cosa faccia, e questa è l’unica cosa che conta” e che quindi alla fine se la pubblica opinione non è molto gentile con la classe insegnante forse non è perché sono una massa di stupidi ignoranti disinformati ma perché chi vuole essere preso sul serio non deve MAI sottovalutare la cultura e l’ intelligenza di chi lo ascolta.

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  12. @–>Pierino

    Ribadisco: sono argomenti che agiscono su piani diversi. Se non li collochi nel loro esatto contesto, rischi solo di fare un pot-pourri che finirebbe inevitabilmente per tradursi in discorsi da bar o da massaie all’assemblea condominiale.
    Come voler imputare l’imprecisa esecuzione d’una componente meccanica fatta al tornio al fatto che il perito dell’ufficio tecnico che l’ha disegnata guadagna troppo o troppo poco rispetto all’operaio specializzato che manovra il macchinario.

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  13. lector, cari auguri anche a te! sulla mia vicenda personale non posso scrivere in modo esaustivo qui

    sono ligure, amo la liguria, ma anche brescia e la sua grande cultura sia laica (Arnaldo da Brescia), sia cattolica (Papa Montini)

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  14. Ehm, Lector: no, non mi pare. Pierino si limita a criticare la frase di chiusura del post indicato, anch’esso mi pare scritto da Galatea. Quindi, è lei semmai che ha iniziato, seppure altrove, a confondere i due piani. Mettiamola così: non è un pasto gratis, semmai è un pasto già pagato, come la colazione in albergo: tanto vale farla, anche se non hai fame. D’altra parte, nel merito principale, farei due appunti: il primo è che le scuole parificate sono anch’esse pubbliche così come un negozio o una TV commerciale, in quanto rivolte a tutti. Il secondo è che esse sono care, in quanto richiedono una costosa retta ma poi non consentono – come ritengo sarebbe giusto – di detrarla dalle tasse; quindi, ci va (quasi) solo chi ha incontrato delle difficoltà nelle scuole statali: perciò paragonare i risultati INVALSI dei due gruppi e scoprire che sono migliori in queste ultime sarebbe come accorgersi che gli anziani che vivono in RSA hanno una salute peggiore di quelli che vivono a casa propria, e dedurne che quindi le case di riposo ammalano. Solo un retropensiero classista fa ritenere che le scuole “dei preti” siano scuole dei ricchi,senza vedere che i figli dei veri ricchi vanno a scuola all’estero (o magari, a Roma, ai licei francese ed americano).
    Quanto all’infortunio della lettrice che si firma maestra, esso è talmente rovinoso, che vien da pensare che l’abbia scritto, sotto falso nome, l’ex ministro Brunetta, per screditare la categoria.

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  15. @–>Innocent bystander

    Innanzitutto, chiedo scusa. Ho dato stupidamente per scontato che in questa sede i commenti si riferissero solo al contenuto del post di cui sopra e non pure “per relationem” all’articolo pubblicato da Galatea su Valigia Blu e rimandato dal link.
    Per il resto, ritengo le tue osservazioni assai argute e pertinenti e non posso che condividerle quasi in toto.
    Un solo appunto sulla frase “solo un retropensiero classista fa ritenere che le scuole “dei preti” siano scuole dei ricchi”: è vero, ho visto parecchie famiglie “povere” sottoporsi a sacrifici enormi pur di poter mandare i propri figli a una di quelle scuole (lo voleva fare anche il mio babbo quando non ero ancora in età per poter esprimere un’opinione consapevole e per fortuna è stato dissuaso da un suo conoscente assai meglio informato), in base alla convinzione (a mio avviso completamente erronea) che forniscano un livello di preparazione notevolmente migliore di quelle pubbliche; ed è proprio questa la leggenda metropolitana che intendevo stigmatizzare nel mio primo intervento.

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  16. @innocent: A questo punto non riesco davvero a capire se ci siete o ci fate. Per gratis si intende che non è necessario per iscriversi alla scuola pubblica pagare una retta, mentre nella scuola privata sì. Quindi il servizio viene dato senza pagare retta a tutti quelli che ne vogliono usufruire. IL servizio viene finanziato con le tasse, ma siccome le tasse sono pagate dai cittadini in base ai loro guadagni, ne consegue che non tutti contribuiscono allo stesso modo: chi per esempio, per reddito insufficiente o inesistente, non paga tasse ha comunque il servizio della scuola pubblica (quindi per lui, tra l’altro, il servizio è veramente gratis). Le scuole paritarie non sono “pubbliche”: offrono un servizio che viene normato con standard dettati dal pubblico, cioè il pubblico pretende, per dare loro la concessione di dare diplomi riconosciuti, che mantengano almeno degli standard minimi. Sono quindi “aperti al pubblico”, e come negozi e tv devono rispettare gli standard di legge. Ma non essendo servizi offerti dallo Stato ai cittadini, si pagano, esattamente come paghi quello che compri in un negozio, o ti paghi il taxi se non vuoi prendere l’autobus.
    Nelle scuole private ci va chi ci vuole, e, come recita la Costituzione, dovrebbero essere senza oneri per lo Stato, anche perché chi decide di non usufruire del servizio pubblico per motivi suoi, non si capisce perché dovrebbe avere degli sconti. Altrimenti, secondo questa logica, anche chi non ha figli dovrebbe essere esentato dal pagamento della quota per le scuole, dato che non usufruisce del servizio.
    Quanto poi all’idea che “ci va chi ha incontrato difficoltà nelle scuole statali”: ci va, ripeto, chi ci vuole andare. Chi incontra queste insormontabili difficoltà nelle scuole statali, forse potrebbe anche prendere coscienza che magari le difficoltà le incontra perché non ha voglia di studiare (francamente, per tutti gli altri problemi, dal trattamento degli handicap al recupero dei ragazzi problematici, le Statali sono molto più attrezzate delle private, avendo insegnanti di sostegno, convenzioni con gli assistenti sociali, rapporti diretti con i centri di neuropsichiatria infantile, etc.), ma di solito il problema è che vuole comunque un diploma, quindi andare alla privata dove paga e un diploma in qualche modo glielo fanno prendere è una soluzione molto conveniente. LA scuola privata, invece, dovrebbe garantire un livello pari a quella pubblica: se sono tanto bravi, come mai non riescono a recuperare questi ragazzi che nella pubblica hanno avuto difficoltà?
    Le scuole private, però, vengono spesso presentate in tutt’altro modo: si presentano e si vendono ai genitori come scuole di eccellenza, e si lascia intendere che il servizio offerto dalla pubblica faccia schifo, e quello dato dalle private sia meglio. I dati dimostrano che non è così: ci sono scuole pubbliche in quartieri disagiati o nei paesotti di periferia che fanno molto meglio di quelle private, e ti assicuro che di casi “problematici” veri ne hai molti di più per classe. Quindi, spiegami, cosa vorresti? Test più facili per le private? Che a questo punto si fanno profumtamente pagare per insegnare ai loro alunni meno di quanto imparano quelli che vanno alla normale scuola pubblica? Meravigliosa idea. Però allora che ammettano che sono scuole di serie B e che non aspirano ad essere altro che diplomifici senza alcun prestigio, il cui titolo di studio vale come carta igienica. E, per inciso, io mi rifiuto di finanziare con parte delle mie tasse che vanno in contributi ai genitori per mandare i figli alle private, scuole che non garantiscono nemmeno la minima qualità ma servono solo agli zucconi con poca voglia di studiare per prendere un diploma.

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  17. «paragonare i risultati INVALSI dei due gruppi e scoprire che sono migliori in queste ultime sarebbe come accorgersi che gli anziani che vivono in RSA hanno una salute peggiore di quelli che vivono a casa propria, e dedurne che quindi le case di riposo ammalano»

    questa osservazione di innocent è giusta

    in effetti non è una «legge di natura» immodificabile avere una scuola statale, potrebbe anche darsi un sistema tutto privato nella gestione, l’importante sarebbe comunque mantenere l’accesso allo studio anche a chi non ha mezzi, evento indispensabile per poter valorizzare i ragazzi anche di ceto sociale modesto ma di buona capacità intellettuale

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  18. @–>Diego

    Ieri ho visto il film “Elysium”, di Blomkamp (quello del bellissimo “District 9”).
    Il film pronostica un futuro distopico che dovrebbe realizzarsi verso la fine del XXI secolo.
    Invero, non credo sia poi troppo distante dalla realtà.
    Mi spiace per i nostri figli e nipoti.
    [Mi chiederete cosa c’entra il film con l’argomento del post. C’entra, c’entra …]

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  19. il film è bello, caro lector, anche se dovresti meglio acclarare la vicinanza con qeusti argoneti, magari nel tuo autorevole blog, così vengo a leggere lì

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  20. @–>Diego

    Ti ringrazio per l’immeritata stima, ma attribuire autorevolezza al mio blog sarebbe un’offesa nei confronti di quelli che lo sono veramente (il tuo, quello di Galatea, quello di Malvino, tanto per citarne solo alcuni senz’alcun criterio ordinale). Il mio è solo un blog per burla, una sorta di commedia dell’arte, di fescennino, sempre alla ricerca di strappare un sorriso facile, magari triviale, anche se spesso con un fondo polemico, ironico o sarcastico.
    La vicinanza tra l’argomento del mio ultimo commento e quello del post segue il filo conduttore della discriminazione in base al censo, che può partire dalla differenza nelle possibilità di accesso alla scuola privata rispetto a quella pubblica per arrivare all’eccesso d’una società bipartita così com’è rappresentata nel film.

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  21. Il post interessante d’un professore universitario italiano in merito alla situazione della ricerca nel nostro paese comparata con quella delle altre nazioni. Tanto per allargare il discorso a un piano più ampio.
    Qui.

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  22. Tutto da vedere su che parametri si basa la valutazione, che qui comunque non leggo.
    Io sono andato a scuole pubbliche (Liceo Scientifico), mi sono diplomato alle medie con ottimo e al Liceo con 60/60 e posso tranquillamente dire che il 90% di quello che ho imparato era o inutile, o sbagliato o insegnato in modo da fare il lavaggio del cervello a noi alunni.
    La scuola e` per molti versi solo un altro sistema di indotttrinamento della plebe: la storia che si insegna a scuola e` per lo piu` fatta ad uso e consumo dell` ideologia di turno.
    Come si vede in giro, la scuola non fa quello che dovrebbe fare: aiutare la gente a usare la propria testa.
    Se la scuola funzionasse anche solo per un decimo di quello che dovrebbe, le persone non si farebbero fregare dai politici e non passerebbero le sere a guardare film idioti televisione.

    Io quel poco che so di storia e di scienza me lo sono dovuto imparare da solo grazie a internet
    Laureato con 104/110 posso comodamente dire che anche quello che impari all` Universita` non serve a niente per il 90%, quello che ti serve veramente lo impari con il sudore della fronte quando vai a lavorare

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  23. Dimenticavo anche di dire che la scuola rende un servizio pubblico facendo occupare persone laureate in discipline dove non troverebbero mai lavoro

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  24. @Galatea
    Se posso permettermi un commento, leggo una discussione abbastanza seria in questo blog intervallate da attacchi “ad-hominem” e mezzi insulti a chi non la pensa come te.
    L` esatto contrario di come si dovrebbe comportare un` insegnante, che invece di bacchettare chi esprime opinioni diverse dalle proprie, dovrebbe invece fare l` opposto, cioe` ermeneuticamente aiutare gli alunni a farsi le proprie opinioni.
    E` anche per questo, soprattutto per questo, che ritengo la scuola italiana e non come fallimentare

    Gigi

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  25. Gigi, i criteri di valutazione sono quelli OCSE PISA. Basta leggere l’articolo. E non ti preoccupare, a te sono certissima che la scuola non è mai riuscita a fare il lavaggio del cervello. Il perché è evidente ogni volta che commenti.

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  26. @Galatea
    Il tuo errore si chiama tecnicamente “argumentum ab auctoritate” e viene spiegato bene qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Argumentum_ab_auctoritate.
    In pratica, si sostiene un argomento non tanto per la sua validita`, quanto perche` l` ha detto quell` istituto o quella persona autorevole.
    Nel tuo caso, l` OCSE di Pisa.

    Una fallacia che ha fermato il progresso scientifico per qualche centinaia di anni in quanto chiunque sfidasse il sapere dell` autorita` costituita nel medioevo veniva zittito con il famoso “ipse dixit”, lo ha detto Aristotele e quindi tu stai zitto.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Ipse_dixit

    Poi si e` visto che quello che diceva Aristotele ahime` non era vero..

    Se invece di appellarti a questa o a quella autorita` provassi a criticare le tue posizioni da te in maniera costruttiva, magari vedresti che magari gli altri alle volte qualche ragione ce la possono avere..

    Ciao!

    Gigi

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  27. @Gigi: Quello che proprio non riesci a capire è che io non sono tenuta a rispondere alla tue critiche o alle tue osservazioni, perché, molto semplicemente, non mi interessa minimamente quello che dici. Ciao.

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  28. @Galatea
    Una cosa buona di te e` che non censuri chi ti critica.
    E questo e` ottimo.

    Per il resto, rimaniamo in disaccordo ma pazienza

    Gigi

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  29. Un piccolo particolare che è sfuggito a Galatea, le tasse pagate dai dipendenti pubblici non possono andare a finanziare niente, nel bilancio statale sono messe come entrate, ma anche come uscite, sono una partita di giro virtuale, è un fatto puramente aritmetico, per fare un esperimento mentale che spiega bene, se a Galatea fosse pagato un premio di 100 mila euro tassato con un aliquota del 100% lo stato incasserebbe virtualmente 100 mila euro in più di tasse , ma non li potrebbe usare perché andrebbero stanziati tutti per il premio in questione. Le tasse dei pubblici dipendenti non esistono quindi non c’è nessun motivo di preoccuparsene.
    Logicamente questo ha anche un altro aspetto divertente, che in realtà i dipendenti pubblici costano meno di quanto risulta nel bilancio statale, il loro costo reale è il NETTO, mentre viene contabilizzato come LORDO, ma anche che nessuna scuola privata potrà MAI ricevere un centesimo dalle tasse che stanno virtualmente scritte su cedolino dello stipendio di Galatea.

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