Le cose che perdi, le cose che trovi

Gli scatoloni di un trasloco sono la cosa più vicina al caos primordiale: quel brodo indistinto da cui poteva nascere ogni cosa. Ci si trova di tutto, e questo tutto farebbe la felicità di un aristotelico, perché in potenza ogni pezzo di strafanto recuperato potrebbe essere qualsiasi cosa, mentre in atto, prima o poi, dopo attento studio, si trasformerà in qualcosa di specifico, incastrandosi in qualcos’altro che proviene da un diverso scatolone.
Finora la contabilità delle cose perdute da qualche parte conta un paio di vestiti, un telefono, alcune collane di bigiotteria; la contabilità degli oggetti ritrovati che ancora non si sa cosa siano di preciso è costituita di diversi cavi, cavetti e trasformatori di chissà quale computer o tv, e di un maglione, emerso all’improvviso dal buio dei secoli, perché non lo vedevo dal ’96.
L’ho guardato, gli ho detto “Bentornato!”, come si dice ad un vecchio amico che si reincontra per caso dopo troppo tempo. E sono tornata a sballare scatoloni, per recuperare altre cose che si incastreranno in qualcos’altro, chissà.

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