Biografie politiche

Quando leggi le biografie di alcuni dei leader del nuovo movimento dei Forconi, tipi provenienti dal sottobosco poco chiaro del politica, ex picchiatori fascisti di scarsa fortuna, aspiranti sindaci mancati sostenuti da liste fantasma, sedicenti piccoli imprenditori specializzati nell’ottenere prestiti da amici e parenti e poi chiudere l’attività per non ripagare i debiti, millantatori di professione che da decenni fingono di avere entrature e conoscenze in alto loco, poveracci disposti a gridare slogan contro l’Euro, l’Europa e chissà che altro purché lo slogan non contenga un predicato verbale da coniugare perché loro con la grammatica ecco, no, ti rendi conto che per molti, in Italia, la politica resta e rimane l’ultima spiaggia per ritagliarsi un minimo di notorietà, dopo che ti hanno considerato troppo grezzo persino per entrare nella casa del Grande Fratello.

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21 pensieri su “Biografie politiche

  1. Sei proprio una “difensora” a oltranza dell’autorità costituita, nemica giurata “a priori” di chiunque possa minare le fondamenta di questo nostro bello stato democratico ed egalitario. 🙂

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  2. @lector
    E’ quello a cui si è ridotta la sinistra in Italia. Sempre pronti a fare l’analisi logica e del periodo allo slogan dei poveracci (ché infatti i braccianti descritti da Silone se li facevano scrivere direttamente dalla Crusca per non incorrere negli strali del Partito) perché questo li esime dall’affrontarne le ragioni.
    Che ogni movimento di protesta offra spazio e occasioni innumerevoli a mestatori e approfittatori, non è una novità e neppure il segno distintivo dei forconi. Ma che ogni forma di protesta che esuli appena appena dall’ordinato presentarsi in fila alle primarie sia accolta con spocchia dalemiana, è un brutto vezzo che risale almeno al tempo dei girotondi, e ci ha portati a Berlusconi, a Grillo e chissà a cos’altro.
    Marco Revelli ha scritto che quanto visto con i forconi accade quando la sinistra abbandona la piazza; e sarà facile all’occasione – aggiungo io – prendersela col populista di turno che ne ha approfittato a mani basse.
    Tutta questa indignazione facile e stucchevole – i congiuntivi sono ormai l’ultimo ridotto del Kulturkampf PD – ricorda le analisi dottissime e intelligentissime che – mentre Hitler preparava i forconi del suo tempo – accompagnavano i fulmini del PCUS contro i “socialfascisti” di Weimar: com’è andata a finire dovremmo ricordarcelo.

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  3. @–>Giovanni

    In varie interviste televisive ai manifestanti, ho visto tanti giovani padri (e madri) di famiglia senza lavoro, studenti delle superiori e universitari privi di prospettive, ragazzi dei centri sociali, cassintegrati, dipendenti di aziende private in mobilità. Certo, c’erano anche piccoli commercianti e coltivatori diretti con forconi e trattori, a cui si sono affiancati opportunisticamente vari profittatori e persone di dubbia moralità, ma ciò non deve farci perdere il senso autentico e spontaneo di gran parte della protesta.
    Liquidarli tutti indistintamente con un “ma che vadano a lavorare”, tout court, come peraltro fa anche mia moglie, mi sembra assai riduttivo e – diciamocelo – pure un tantinello fascista.
    Anche perché è proprio il lavoro, o almeno una sua speranza, quello a cui molta di quella gente aspirerebbe.

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  4. @lector: ma tutte queste brave persone che sono lì a protestare hanno letto il “programma politico” dei forconi, che prevede che il potere venga dato ad una giunta militare dopo aver ottenuto le dimissioni del Governo? Sanno di essere lì per questo e per abolire la legge che, per esempio, obbliga i rifiuti tossici ad essere tracciati per evitare che le mafie lí smaltiscano abusivamente? Lo sanno? O sono andati lì solo per far casino, senza preoccuparsi di chi sia chi li ha portati in piazza. Perché si può essere incazzati, Lector, ma se non si sa con chi si va in piazza a protestare e perché più che altro si è scemi.

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  5. Se credono veramente che affidarsi a quella gentaglia a aiutare la mafia o una svolta autoritaria migliorerà le loro vite o li toglierà dalla loro disperazione sono stupidi. Mi spiace, ma non ci sono scusanti.

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  6. Nessuno scusa nessuno.
    Dalla disperazione sono sorti gli Hitler, i Mussolini, gli Stalin, i Pol Pot e tanti altri proprio perché qualcuno si poneva su di uno scranno e osservava dall’alto della sua superiorità “gli stupidi”.
    Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris.

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  7. Al tempo, lector !
    Non mi sembra che nella Germania di Weimar, nell’Italia di Mussolini, o nella Russia di Stalin (soprattutto) o nella Cambogia di PolPot ci fosse una maggioranza silenziosa o una minoranza neghittosa che non si volle sporcar le mani con cotali stupidi, lasciandoli vincere al dispetto dell’essere loro minoranze.
    Ci fu (purtroppo) almeno in metà dei casi da te esposti una specie di eterogenesi dei fini, per cui qualcuno pensò di avere comunque dei vantaggi importanti dall’entusiasmo delle maggioranze populiste (Italia e Germania), oppure la presenza di influssi stranieri troppo forti che distrussero un equilibrio precario (l’operazione americana in Cambogia, voluta da Kissinger e Nixon), oppure la diabolica capacità di un uomo solo (Stalin) di imporsi.
    E poi, mi sembra che le responsabilità del male vanno in primo luogo ascritte a chi lo compie, e solo in secondo piano a chi ne ha (forse) tollerato il prodursi.

    Anonimo SQ

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  8. Io stigmatizzo solo l’orgoglio intellettuale che spesso impedisce di vedere l’evidente.
    Poi, è pacifico che la storia non si ripete mai nelle stesse forme e ogni analogia è spesso solo una forzatura.

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  9. la politica resta e rimane l’ultima spiaggia per ritagliarsi un minimo di notorietà
    -> La politica italiana e` fatta anche dai Renzi, dai Civati, dai Fassino, dai Berlusconi, dai Monti, dagli Alfano ..
    Lo stesso ragionamento deve valere per loro, immagino

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  10. Sarò sciocco ma non ho ben inteso che cosa vogliono o meglio ho capito che vogliono sfasciare tutto per ricostruirlo ex novo. Non ho mai creduto nelle rivoluzioni, la storia, se ben letta, mi da ragione. Ho il vago sospetto che ci siano dei personaggi che mandano avanti gli altri per ottenere dei vantaggi personali.
    Però il discorso diventa lungo, troppo lungo. Quindi chiudo qui

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  11. @lector: ma esattamente, l’orgoglio intellettuale cosa sarebbe? I miei nonni e bisnonni erano operai e contadini, avevano fatto a stento la terza elementare, non certo scuole alte, e non navigavano nell’oro. Eppure sono stati capacissimi, negli anni ’20, di capire che Mussolini era un porco fascista pericoloso. Lo hanno detto, sono stati perseguitati, hanno rischiato di rimetterci la vita, hanno tribolato per tutto il ventennio, si son subiti la,guerra sempre pensando che Mussolini fosse un porco fascista pericoloso. Trovo molto più offensivo dare per scontato che se uno è povero e non ha avuto un’istruzione alta sia per forza destinato a non capire nulla. Non è che perché è povero è scemo. Che questi forconi siano pericolosi ci vuole poco a capirlo, e persino molti che sono disperati ma intelligenti infatti si guardano bene dall’aderire alle iniziative di questa gentaglia.

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  12. credo che l’intento sia proprio quello di sfruttare il disagio sociale per giustificare un colpo di stato militare o qualcosa del genere; da sempre l’estrema destra ha questo progetto ed oggi, nel momento in cui è facile accusare i governi di essere poco nazionalisti e troppo proni alla finanza internazionale, questa forma di propaganda puo’ raggiungere lo scopo; non so se il progetto riuscirà, anzi sono dell’idea che non riuscirà, nonostante tutto, ma secondo me esiste, non è solo uno scenario di fantasia;

    caro lector, secondo me puo’ esser anche vero che Galatea non sia in toto capace ad analizzare le ragioni del disagio sociale montante, appartenendo (non è una colpa però) ad una categoria sociale non troppo colpita dalla crisi, però nel merito sul giudizio verso questi fenomeni ha sostanzialmente ragione, e fa bene a condannare le manifestazioni fasciste

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  13. @–>Diego

    Condannare sì, soprattutto se fasciste. Liquidare il resto (cioè quel che fascista non è) “tout court”, no. E’ diverso.
    Bisogna sempre distinguere il grano dal loglio.
    Altrimenti si corre il rischio di cadere esattamente nelle medesime fallacie di coloro che si biasima.
    Tra chi protesta, vi sono anche quelli che hanno delle valide ragioni. Mi pare l’abbia riconosciuto pure Napolitano, per quanto possa contare. Far finta che non esistano, o considerarli meramente dei “cretini”, significa consegnarli “chiavi in mano” nelle mani di quelle forze il cui intento è solo la speculazione politica sul dolore e la disperazione.

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  14. @Galatea
    I miei nonni e bisnonni erano operai e contadini, avevano fatto a stento la terza elementare, non certo scuole alte, e non navigavano nell’oro. Eppure sono stati capacissimi, negli anni ’20, di capire che Mussolini era un porco fascista pericoloso.

    I tupoi nonni facevano parte di una minoranza.
    L a maggior parte degli italiani (mi diceva anche mia nonna) verso il 1935 e 1940 adorava il Duce.
    O mica pensiamo che la gente che andava a venerarlo a Piazza Venezia ci andasse di forza?

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