La grande bugia della scuola che non attira i laureati migliori

Oggi sono di là, sull’Espresso. Ciao.

12 pensieri su “La grande bugia della scuola che non attira i laureati migliori

  1. attira i migliori, perchè vi sono anche ottime persone fra gli insegnanti, ma non c’è verso di licenziare i peggiori, qualunque danno facciano sono iperprotetti

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  2. Condivido appieno il commento di Diego, così come per il resto sono d’accordo con l’articolo di Galatea.
    Il problema è l’ipergarantismo nei confronti dei pessimi.
    Anche se quantitativamente possono essere pochi, il danno d’immagine che provocano non è proporzionato al loro numero, ma si riflette in maniera esponenziale sull’intero sistema.

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  3. Diego56 e Lector sottolineano un aspetto importante (inamovibilità degli inadatti), a cui desidero aggiungere una considerazione, dopo una sintetica disamina della definizione di “insegnante pessimo”.

    Un insegnante “relativamente” pessimo, in teoria, può essere considerata anche la persona intelligente e colta, molto preparata nel proprio campo, nella propria materia, che però per una serie di motivi non è capace di trasmettere la propria conoscenza in modo adeguato (cioè riuscire a “entrare in comunicazione” con le teste degli alunni con una percentuale media di successo soddisfacente). Naturalmente, individuare un soggetto del genere non è che sia propriamente facile, in sede di selezione; quindi ci si deve rassegnare – pur immaginando un filtro d'”ingresso” del personale docente al top dell’efficienza – a una quota fisiologica di insegnanti “pessimi”, perché poco portati alla didattica.
    Ma questo sarebbe un male minore.
    Ciò che invece soprende, e fa incazzare, è che passano il filtro soggetti che in maniera assoluta possiamo definire “pessimi”, cioè coloro che dimostrano lontano un miglio di non avere i requisiti minimi per fare l’insegnante*, per via dell’ignoranza e/o di facoltà cognitive abortite oppure male allenate.
    Ciò significa che, se selezione c’è (perché a questo punto si può lecitamente sospettare che selezione non ci sia, in realtà), questa è già stata abbondantemente inquinata da “pessimi” precedenti.

    Quello che voglio dire – ecco la considerazione – è che bisogna ricordarsi di mirare anche più in alto, nel caso un giorno fosse possibile fare pulizia.

    *non ho maturato questa conclusione leggendo editoriali o esclusivamente sulla base del “sentito dire”

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  4. @–>Marcoz

    Solo un piccolo aneddoto per confermare la premessa del tuo commento.
    All’università ho avuto un docente di analisi matematica, tale Frate Meletti (mi pare fosse un Cappuccino) che era assolutamente incapace d’isegnare. Una volta ci fece rimanere allibiti quando iniziò a scrivere alla lavagna contemporaneamente con due mani, raccordando alla perfezione quel che scriveva con la destra a ciò che scriveva con la sinistra.
    Si trattava senz’ombra di dubbio d’una mente non comune ma, ribadisco, del tutto negata alla tradizione del proprio sapere.

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  5. io mi baso sull’esperienza di amici presidi (adesso si chiamano in modo diverso), quando hai un insegnante incapace e dannoso per i ragazzi non hai altro rimedio che tentare di convincerlo a strasfersi e fare danni in un’altra scuola, e non c’è verso di pensare neanche lontanamente a licenziarlo; questo raccontano presidi, non gente che non vive dentro la scuola, il problema è anche l’accanimento corporativo con cui gli insegnanti buoni o almeno decenti difendono anche i loro colleghi pessimi

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  6. @–>Diego

    La difesa a oltranza della “corporazione”, purtroppo, è un odioso malvezzo comune a un sacco di categorie, primi fra tutti i liberi professionisti, poi i magistrati, gli insegnanti, i medici, i piloti, i controllori di volo, ecc.
    Non so se ricordate il caso di quel ragazzo ucciso dai poliziotti, tutti condannati, i cui colleghi fecero un sit-in proprio di fronte al posto di lavoro della madre.
    Parrebbe, però, che anche negli altri paesi funzioni così; da quel che si vede nei film, almeno.
    In ogni caso, mal comune non fa mezzo gaudio, né rappresenta un alibi accettabile.

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  7. Certo, caro lector, ma il problema è che, se è naturale che una corporazione difenda se stessa (è un istinto «animale» incoercibile), la politica, chi comanda e decide, non ha mai il coraggio di tagliare neanche una testa dell’Idra, per non perdere preziosi bacini elettorali.

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  8. Marcoz: all’università capita. In alcuni casi il professore universitario che fa dell’ottima ricerca pubblicando a destra ed a sinistra, magari riuscendo pure ad ottenere qualche brevetto, quando deve spiegare i concetti di base del campo che studia risulta essere completamente incapace, tanto da trovarsi corsi seguiti da una dozzina di persone. A volte in un guizzo di senso comune indica i libri e le dispense su cui studiare per l’esame, a volte no. Del resto se a loro riesce meglio a fare ricerca e due corsi li devono fare perchè è obbligatorio, è meglio per tutti così, basta saperlo.
    A volte nel caso succedono cose strane, per cui chi è così pazzo da fare la tesi con uno di quei professori, scopre che alla fine si viene seguiti molto di più che il normale, si richia anche di metterci un anno e mezzo a chiudere la tesi, ma si fanno cose interessanti.

    Per le scuole medie e superiori non esiste l’aspetto della ricerca e diventa in effetti complicato da gestire un insegnante preparato nella materia ma che non sa trasmettere la conoscenza, a chi non è capitato il supplente di matematica fresco di dottorato che non riesce a spiegare la trasformata di Laplace?

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  9. @–>Diego

    Anche la corporazione dei politici difende se stessa.
    Dunque, per loro, a maggior ragione, vale il “Do ut des” che può tradursi in italiese mediante varie espressioni: “una mano lava l’altra, ecc.”, “magna tu che magno anch’io”, “cane non mangia cane”, “se tu fai una cosa a me, poi io fo una cosa a te”, ecc.
    I politici italiani non andranno mai a toccare gli interessi delle varie aggregazioni corporative, perché ognuno di loro dipende da esse per il proprio consenso elettorale.
    A questo punto, sarebbe quasi più logico abolire l’ipocrisia dell’art. 67 Cost. sull’inesistenza del vincolo di mandato e rendere obbligatoriamente palesi i legami lobbistici che impediscono ai nostri rappresentanti di fare l’interesse generale.

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  10. Condivido il senso dell’articolo, vorrei solo precisare che la selezione dei futuri insegnanti, ottimi e pessimi è stata fatta, nel mio microcosmo, proprio nelle scuole abilitanti che Galatea considera inutili. Anche se so che la SSIS non ha funzionato in alcune regioni, in FVG la rimpiangiamo tutti perché permetteva una vera riflessione sul ruolo dell’insegnante, sul rapporto con l’allievo, e molte altre cose. In alcuni casi abbiamo dato voti bassi proprio a sissini che colpivano per la loro manifesta mancanza di idoneità al mestiere che volevano fare, proteggendo in un certo senso sia loro che gli studenti. L’esperienza della SSIS, se prolungata per altri 10 anni, secondo me sarebbe stata in grado di produrre quella consapevolezza collettiva sulla figura dell’insegnante di cui si parla nell’articolo.

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