I pensieri di chi svuota una libreria

Sono giorni che andiamo avanti, mamma e io. Uno scaffale alla volta, con metodicità certosina. Perché svuotare una libreria non è come svuotare un qualsiasi altro cassetto o armadio, che puoi fare un pacco di tutto e buttare, buttare, buttare. Svuotare una libreria, anzi molte, come tocca a noi, visto che a casa nostra le librerie coprono tutti i muri disponibili dell’appartamento, è un esercizio zen, una riflessione sul presente e sul passato. Per ogni libro ci vuole una valutazione attenta, soppesata, che trascende il libro stesso. Di chi è, chi lo ha comprato, se è stato ricevuto in dono, se è stato letto, se verrà riletto mai.

Sono oggetti complicati i libri, vanno oltre se stessi. E non perché contengono storie o parole immortali, no. Perché su di essi, per chi li ama e li macina come noi forti lettori, confluiscono tante altre sovrastrutture. Ci sono i best seller che hai comprato e che dopo un po’ ti vergogni di aver letto, perché erano talmente orribili che li seppellisci nel cantone più oscuro dello scaffale; ci sono i libri che non hai letto, perché saranno anche classici immortali ed imprescindibili ma dopo due pagine ti hanno annoiato a morte, e purtuttavia lasci lì, per anni, nella speranza che prima o poi troverai la voglia di riprovare. Ci sono libri che usi come bandiere: non sono libri, sono dichiarazioni d’intenti. Li metti in bella mostra perché chi entra da te capisca subito con chi ha a che fare. Ci sono libri che, con immensa semplicità, ti hanno cambiato la vita, e allora li tieni, li tieni ad oltranza, anche quando sono sfasciati e rovinano la bellezza dell’insieme, perché sono come la cicatrice della caduta dalla bici da piccolo, che rovina il ginocchio ma ti è stata fondamentale per diventare quello che sei.

Non è un mobile, è un organismo vivente, una libreria: una scacchiera in cui ogni pezzo inserito o spostato cambia il valore dell’insieme. E’ il racconto di quello che sei e sei stato. Per questo va letta tutta assieme, come un romanzo, perché un singolo libro può dire poco di una persona, ma la sua libreria dice molto. Racconta i suoi gusti, ma anche la sua vanità, l’immagine che ha di sé o che agli altri vuol dare.

Per me che sono passata ormai agli ebook, il trauma più grosso forse è questo: non il mitico e tanto citato “odore della carta”, ma la mancanza fisica delle librerie dove riporre i libri che hai letto. Guardando le librerie di casa avevi un promemoria di ciò che sei, mentre la memoria di un ereader, il disco fisso, sono una cosa diversa: non riescono ad avere quella meravigliosa funzione di coperta di Linus. Sono come il tuo cervello, dove le informazioni e i ricordi sono stipati in poco posto, ma a volte difficili da ritrovare o consultare perché compresse, e sembrano così poca cosa. Mentre nelle librerie erano là, distesi, con la loro ingombrante presenza fisica che ti consolava, perché pensavi a quando eri stato bravo e volenteroso a leggere tutta quella roba e impararla, e quanto potente era in fondo quel tuo povero cervellino per contenere metri e metri di scaffali.

Salta fuori di tutto dalle vecchie librerie: cose che hai messo lì per ricordare e poi hai dimenticato, foto, cartoline, scontrini, biglietti del treno e del bus usati come segnalibri, appunti confluiti da chissà dove e chissà quando. Ma quello che ti colpisce sono più che altro i libri che non ricordi nemmeno di aver letto, eppure sono lì a testimoniare che ci hai perso del tempo sopra, tempo prezioso della tua vita: però non ti hanno lasciato nulla, nemmeno la consapevolezza di essere inutili. Li guardi come estranei e li butti nello scatolone per smaltirli regalandoli via, pensando che magari per qualcun altro potranno invece schiudere mondi che a te non si sono aperti. E pensi che le librerie sono anche questo, oltre un promemoria: un cimitero delle occasioni perdute.

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14 pensieri su “I pensieri di chi svuota una libreria

  1. Quando ho traslocato, un paio di anni fa, non avevo librerie… è stato un trauma tenere per mesi e mesi i miei adorati libri (un paio di migliaia appena) dentro gli scatoloni. Mi sembrava di aver sequestrato e seviziato degli esseri viventi, degli amici preziosi. Quando hanno finalmente avuto un posto loro darne via alcuni è stato un trauma e alla fine li ha presi mio padre! con buona pace di mia madre che li avrebbe donati alla biblioteca comunale!

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  2. È vera questa cosa dei libri che sono lì a mostrare chi sei. Quei files pomposamente chiamati ebook sono pratici, poco costosi da realizzare, ma nulla rimarrà in noi dal loro utilizzo. La vera essenza della scrittura in questi tempi digitali non è in quei goffi simulacri del cartaceo, ma è per esempio nei blog. C’è il blog d’una signorina non lontana da Venezia, che è letteratura d’oggi. L’ebook è destinato a morte senza rimpianto, altre forme di scrittura, alla fine, rimarranno nel tempo. Nella mia biblioteca c’è un libro del filosofo barbuto veneziano, che fa molto chic. Letto solo una pagina, è vent’anni che sta solo lì a farmi fare bella figura.

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  3. Come se mi avessi letto nel pensiero…..mi manca solo la mamma – sarebbe stata contenta di fare questo lavoro con me…… Grazie!

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  4. Anche io ho dovuto fare un repulisti, hai presente che cosa ci fa una bimba di 2 anni con i libri di mamma e papa’? Li ho dovuti inscatolare, non ce l’ho fatta a buttarli ma alcuni sono finiti in garage e gli altri chiusi nelle scatole dell’ ikea sembra di non averli! Fra qualche anno, quando sara’ piu’ sicuro, li tirero’ fuori e sara’ come aprire dei pacchi regalo! hahahaha

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  5. a casa ho quasi più libri che qui in libreria, li prendo giù spesso, e li riguardo, continuo ad amarli e quelli impresentabili sono alla fine pochi davvero
    (ho la fortuna di leggere i libri alla moda a scrocco in libreria… quelli che ho li ho scelti e solo pochi non li ho mai finiti… Don Chisciotte, Gargantua e Pantagruel direi)
    ho provato i lettori digitali e non fanno per me, ogni storia letta ha una sua fisicità ,un suo formato e sono contenta così…
    ciao Galatea, l’altro giorno tornando dal Friuli ti ho pensata quando ho visto l’uscita per il tuo luogo
    chissà se passerai mai da Bologna…

    Nico

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  6. Non so tutti i libri che ho letto ma di sicuro sono tutti i libri che ho letto e dopo, per me, non è un problema abbandonarli, magari in mani amiche

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  7. Mi sembra di leggere di me, in questo post, a partire dalle pareti interamente coperte di librerie fino alla riflessione sugli e-book… Ogni volta che ho dovuto spostare qualcosa dagli scaffali è stato come fare un viaggio nel mio passato, anche per i libri ancora in attesa di essere letti, il pensiero va a quando sono stati scelti, a come sono finiti lì sopra.
    Un solo appunto vorrei fare, non al post, ma a Diegod56: l’ebook non è una forma di scrittura, ma una forma di edizione. Anch’essa conta per restare nella memoria (e magari passare alla Storia), ma penso sia di gran lunga più importante il contenuto.
    Sono d’accordissimo che certi blog siano degni di essere considerati letteratura moderna ed è proprio per questo che sono anche convinta che non sia il formato cartaceo rendere memorabile un testo: è l’esperienza della lettura, che venga fatta davanti a un monitor o a un foglio non importa poi così tanto.

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  8. Un solo appunto vorrei fare, non al post, ma a Diegod56: l’ebook non è una forma di scrittura, ma una forma di edizione.

    è vero, precisazione accolta; c’è da ragionare piuttosto se la forma di edizione non comporti sempre una scrittura ad hoc, pensata per il mezzo con cui verrà proposta alla lettura

    c’è un solo caso specifico nel quale il supporto elettronico è assai apprezzabile: le persone che per seri motivi fisici non possono più accedere al cartaceo

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  9. In poche parole sei riuscita ad esprimere un concetto che ho sempre fatto fatica a descrivere, quando dici: “Mentre nelle librerie erano là, distesi, con la loro ingombrante presenza fisica che ti consolava, perché pensavi a quando eri stato bravo e volenteroso a leggere tutta quella roba…”
    E’ per questo motivo che preferisco ancora i libri di carta all’ebook.

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  10. fra non molto dovrò fare un altro trasloco, nell’ultimo trasloco che ho fatto 5 anni fa avevo messo in uno scatolone i libri di cui pensavo di liberarmi, poi ho riaperto lo scatolone e, libro dopo libro, li ho ritirati fuori tutti…vedremo come andrà questa volta

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