Del perché in Italia non abbiamo un giallo politico che si rispetti

In questi giorni di vacanza ho letto un giallo di Corrado Augias del ’92 o ’93, che parlava di un complotto internazionale in cui il segretario del Partito del Lavoro, tanto ma tanto simile a Craxi, cercava di far fuori il suo vice, tanto ma tanto simile a Martelli, il quale aveva scoperto che il partito aveva usato un paese africano per imboscare fondi neri. Alla fine il segretario, sopraffatto dallo scandalo incombente che stava scoperchiando un sistema di corruzione e di tangenti e preoccupato che si venisse inoltre a scoprire che da stato l’amante della moglie del suo delfino, si suicidava per la vergogna pur di non dover affrontare il processo ed il carcere.
Dopo vent’anni in cui si son visti partiti imboscare i rimborsi elettorali in Tanzania o compre con quelli lauree e macchine di sottobanco ai figli dei gerarchi in carica, segretari scappare ad Hammamet, imprenditori fondare partiti in sequela, essere condannati per frode fiscale per miliardi, e coinvolti in scandali sessuali con minorenni ed escort pagate a botte di mille euro per tacere su festini hard, ho capito perché il genere del giallo “politico” di intrigo, che tanto successo ha negli Stati Uniti, non è mai riuscito ad avere successo in Italia.
Le trame possibili sono troppo ingenue rispetto alla realtà.

5 pensieri su “Del perché in Italia non abbiamo un giallo politico che si rispetti

  1. L’idea poi che i politici corrotti abbiano senso della vergogna bastante a dimettersi (figuriamoci suicidarsi!) quando vengono scoperti, è ormai, alla prova dei fatti, esilarante…

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