Il guado

Ci sono i periodi in cui ti sembra di sbagliare tutto: le scelte, le cose da fare, quelle da dire. Come per una specie di macuba, quelle che ti sembrano ottime idee, le frasi e le battute che hai creduto neutre e hai fatto mille volte ti si rivoltano contro come una specie di maledizione, le scelte hanno conseguenze imprevedibili, le parole vengono caricate di significati che non volevano avere, certe persone si allontanano, i legami vanno in mille pezzi per quelle che sembrano un cumulo di malintesi, equivoci e semplice sfiga.
Col tempo impari che non sono nemmeno colpa tua, i periodi così. Capita quando ti stai trasformando, e forse le gaffe inconsce sono davvero il segnale che la tua mente ti dà per costringerti a cambiare cose che altrimenti nella tua pigrizia non muteresti mai di proposito. La mente gioca sporco per farti prendere quelle decisioni che rimandi da troppo, ti vuole mettere davanti al fatto compiuto: che certi rapporti andavano cambiati, certe abitudini abbandonate per non fossilizzarsi lì, certe piccole ipocrisie tenute in piedi da troppo per paura di soffrire vanno demolite e distrutte, perché strascinarle ti fa alla lunga più male che non il taglio netto.
Il brutto dei periodi di passaggio è che non sai mai dove il passaggio ti porta, e il terrore è che ti porti al nulla: che non sia un passaggio, ma un salto nel vuoto e tu ti stia lasciando il meglio della tua vita alle spalle. È che i cambiamenti si possono valutare solo quando sei arrivato da qualche parte, e non mentre fai la strada. Mentre sei per strada vedi solo le cose che ti lasci alle spalle, cui eri affezionata, e non ti piace nemmeno un po’. Chi sta in mezzo al guado vive sempre la sottile paura per come sarà la riva dall’altra parte.
Ecco, forse sono in mezzo ad un guado. Non so nemmeno come ci mi sono ritrovata, più che una scelta è stato un cumulo di circostanze a portarmi qui, senza che lo decidessi davvero; ma almeno capire dove si è è già un principio per orizzontarsi, e adesso mi sa che mi tocca camminare ed andare avanti. Speriamo che la riva di là non faccia tanto schifo, va’.

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10 pensieri su “Il guado

  1. Galatea, la vita è tutto un guado, per tutti, e sempre.
    E quelli che ti guardano dall’alto in basso, con il non detto tipo “quanto sei scemo ! guarda me, non ho mai sbagliato una mia scelta !”, vorrei poi essere dentro la sua pancia per sapere veramente.
    Ciao !

    Anonimo SQ

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  2. IL CAMBIAMENTO FA SEMPRE PAURA PERCHE’ FINCHE’ NON SI E’ COMPIUTO E’ UN’INCOGNITA E AGLI ESSERI UMANI IL NON SAPERE INTIMORISCE E CREA ANSIE… PUO’ SEMBRARE TUTTO SBAGLIATO AL MOMENTO, MA NON E’ COSI’, CERTO LA PRUDENZA E’ D’OBBLIGO MA E’ D’OBBLIGO ANCHE LA SERENITA’ DATA DALLA CERTEZZA CHE QUANDO SI E’ FATTO DEL PROPRIO MEGLIO SI E’ DATO IL MEGLIO DI NOI…. E TUTTO IL RESTO E’ VITA 🙂 IN BOCCA AL LUPO CARA GALATEA AFFRONTA LA VITA SEMPRE A MUSO DURO (COME IL BUON BERTOLI) E CHE NULLA TI SPAVENTI…. UN BACIO E UN ABBRACCIO GRANDI. ANGIE

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  3. che bel modo di vederlo… mi e’ capitato tante volte! ma non mi ero mai fermata a pensarci. con uno sguardo ai vari guadi il cambiamento era sempre in meglio, anzi alla fine di ogni guado posso tranquillamente dire: “i era anca ora!” con una bella r di marghera che mio marito imitava per farmi ridere hahahhah (domani gli chiedo di nuovo di fare la parlata margherotta che ci facciamo due risate)
    stai su!

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  4. Hai descritto fin troppo bene questi momenti d’incognita verso il futuro e le sensazioni che si provano a lasciarsi alle spalle ciò che si conosce fin troppo bene …

    Ti auguro appena sbarcherai sull’altra riva, di armarti di ascia e di rompere il fondo della barca … così non dovrai far altro che affrontare quello che viene come viene:-) senza ripensamenti.

    Ciao

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  5. PS Che poi assomiglia molto alla “r” come la pronunciano certi albanesi (io avevo una bravissima studentessa da Durazzo che parlava così), avete mai fatto caso ?

    Anonimo SQ

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  6. Detta così, a me pare di esser in un guado perenne. Da diversi anni ogni giorno subisco, attivamente o meno, modifiche e cambiamenti importanti che mi spiazzano e spaventano. Io che detesto i cambiamenti, ne sono sommersa. Temo sempre mi conducano al “peggio”. Eppure spesso la situazione nuova si trasforma nella affidabile quotidianità, e così via. E si continua. Ma sempre con lo stesso stress.

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  7. questo il passaggio fondamentale:

    La mente […] ti vuole mettere davanti al fatto compiuto: che certi rapporti andavano cambiati, certe abitudini abbandonate per non fossilizzarsi lì, certe piccole ipocrisie tenute in piedi da troppo per paura di soffrire vanno demolite e distrutte, perché strascinarle ti fa alla lunga più male che non il taglio netto.

    lo scritto in sè sarebbe anche un po’ banale, dato che la metafora del guado è consunta, a mio avviso siamo al livello di un buon tema da liceale (sempre comunque ad alto livello rispetto alla spazzatura media dell’internet), ma c’è questa consapevolezza del «guado involontario», come a dire che la mente, il processo che definiamo mente, segue un percorso, fa delle scelte, che solo tardivamente affiorano palesi alla coscienza; e questa profondità dell’approccio fa di Galatea un autore non banale; il suo arcinoto e condivisibile disprezzo verso gli intellettuali «per posa» la convincono alla metafora colloquiale ed al tono confidenziale in alternativa ai termini altisonanti; interessante come sempre Galatea, mai del tutto banale

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