Quelli che l’imu

A me sta cosa che basta abolire l’imu per far ripartire l’economia, più che grandi dibattiti filosofici ed ideologici fa venire in mente un verso di Jannacci:”Quelli che con una bella dormita passa tutto, anche il cancro, o yeahhh.”

67 pensieri su “Quelli che l’imu

  1. l’imu è una tassa di esproprio, una tassa più ingiusta dell’irap che è una tassa sul debito. Ci sono aziende che per pagare l’imu devono contrarre un prestito. l’imu è una tassa che sottrae alle famiglie italiane, note per la loro propensione al risparmio, risorse che saranno in buona parte sprecate dalle amministrazioni dello stato. Un mio amico che è proprietario di un capannone che usa come deposito di rigattiere è costretto a cessare la sua piccola attività per colpa dell’imu. Sarebbe bene viverle le cose per capirle.

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  2. Tasse sulle proprietà immobiliari si pagano in tutti gli Stati. L’Imu che viene tolta è quella sulla prima casa e purché non sia di lusso. Se pensi che con i 200 euro medi di risparmio l’economia ripartirà di botto, ok. Salutami anche gli gnomi che lasciano la pentola piena di monete d’oro ai piedi dell’arcobaleno.

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  3. Intanto i Comuni si apprestano ad aumentare TARES e addizionali IRPEF.
    Il che vuol dire che pagheranno sempre gli stessi fessi che magari si battono per non pagare l’IMU e favoriscono i furbetti con tanti immobili intestati come prima casa a moglie, figli e nipoti.
    Idem insegna.

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  4. sarebbe molto più utile destinare quei quattrini a finanziare le microimprese di giovani o disoccupati che tentano di avviare un’attività, mentre restituire qualche centinaio di euro ad un ammiraglio in pensione (tanto per fare un esempio) non sortirà alcun effetto benefico

    ma la propaganda elettorale non va d’accordo con la logica

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  5. L’ IMU da togliere sarebbe prprio quella sui capannoni e le attività artigianali, non quella sulle case. Ma tant’è, i Berluscones sono mediamente ultracinquantenni proprietari di case e terreni che possono distribuire a figli e nipoti.
    Come sempre da quando sono al governo, han premiato le rendite e bocciato il lavoro.
    I veri liberali e liberisti, che volevano rifare in Italia quello che avevano fatto a casa loro Reagan e Thatcher, no ?

    Anonimo SQ

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  6. in quasi tutte le nazioni del mondo ci sono le tasse; ciò non significa che l’italia debba imitare la tassazione di tutti gli altri paesi. Non ho mai detto che l’economia potrà ripartire abolendo l’imu, sei tu che lo hai detto ironicamente. Ho spiegato cosa sia l’imu e cosa sia l’irap. Ho anche detto che questa imu sta mettendo in difficoltà molte attività piccole e medie, cioé proprio quelli che qualcuno chiama “fessi”; quelli che lavorano in proprio insomma. Siamo ancora in un paese libero e quindi abbiamo ancora il diritto di gestire le proprietà private come desideriamo. Le parole di cannedcat sono irricevibili. Sarebbe opportuno escogitare modalità di tassazione veramente proporzionale e non assurde mannaie come l’imu l’irap la tares ecc. tutte imposte indirette o semi indirette che devastano le classi meno abbienti i redditi medio bassi e i piccoli artigiani. Abbiamo tutti osservato che nell’ultimo anno molti politici hanno affidato a potenti studi di commercialisti i propri bilanci per avere rifatta la verginità… Sappiamo bene che, per chi può, è sempre possibile passare attraverso le maglie delle leggi di questo paese. Ebbene ciò significa che il sistema giuridico italiano è farraginoso ambiguo e poco sensibile alle esigenze dello sviluppo, soprattutto di quello dei piccoli e piccolissimi imprenditori e artigiani, che sono la spina dorsale del paese.

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  7. Che l’IMU sia soprattutto uno dei modi più efficaci di rientrare del “nero” fatto da troppi in Italia (e investito appunto in abitazioni e capannoni) purtroppo non è ancora entrato in testa a troppe persone. Finanziare microimprese? Le Regioni lo hanno fatto per anni con gli incubatori, ma se non si ha il know how è assolutamente inutile; al giorno d’oggi ci sono decine di negozi che aprono e chiudono dopo pochi mesi, finanziati con le liquidazioni di mamme e papà che vorrebbero “sistemare” i figli. Le “microimprese” neofondate poi sanno combattere una concorrenza sempre più agguerrita?

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  8. L’ Imu è una tassa voluta dal governo Berlusconi, votata anche dal pd, sottoscritta da coloro che oggi ne hanno fatto e continuano a farne una perenne campagna elettorale, ravvisati in : Brunetta, Cicchitto, Alfano, Calderoli, etc.
    Detto questo, ovviamente se le tasse venissero pagate da tutti e se tutti venissero messi nelle condizioni di pagarle forse avremmo qualche possibilità di ripartire. Certo, da rivedere urgentemente è l’altissima pressione fiscale….

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  9. Su come le Regioni hanno speso, spendono e spenderanno miliardi di € in sostegni alle micro e medie imprese, come pure in parchi tecnologici etc sarebbe ora di aprire un serio dibattito.
    Per intanto, fino a poche settimane fa la Regione Veneto non aveva ancora terminato di trasferire i fondi alle scuole professionali per l’anno scolastico 2011/12, che non dsanno come uscirne per cominciare il 2013/14. Insomma, stanno indietro di ca 2 anni. Neanche la formazione, di cui si riempiono la bocca !!

    Anonimo SQ

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  10. Ragazzi, senza tasse come si fa a pagare, nell’ordine d’ingiustizia sociale: pensioni d’oro degli ex-manager pubblici e dei politici d’ogni ordine e grado, stipendi d’oro dei manager e degli altri funzionari pubblici (il nostro capo di stato maggiore prende tre volte lo stipendio del comandante in capo dell’esercito americano, ossia dell’uomo che guida la più grande macchina da guerra del mondo), liquidazioni d’oro di manager pubblici che hanno messo in ginocchio le varie aziende dello stato, appannaggio della presidenza della repubblica (se non erro, quattro volte quello di Buckingham Palace), fondo di funzionamento del senato, fondo di funzionamento della camera, indennità dei presidenti delle regioni, indennità di assessori regionali, indennità di consiglieri regionali, indennità dei presidenti delle province, indennità degli assessori provinciali, indennità dei consiglieri provinciali, indennità dei sindaci, indennità degli assessori comunali, indennità dei consiglieri comunali, compenso dei presidenti dei consigli di amministrazione delle varie partecipate regionali, provinciali e comunali, compensi dei consiglieri di amministrazione delle varie partecipate regionali, provinciali e comunali, compensi dei membri dei collegi sindacali e revisori delle partecipate regionali, provinciali e comunali (solo Venezia ne ha circa 200), dirigenti di regioni, province e comuni (pigliano almeno il 50% in più dei loro omologhi privati e lavorano, si fa per dire, almeno il 50% in meno) baby-pensioni, stipendi dei vari dipendenti pubblici statali, provinciali e comunali in sovrannumero e che non ce la fanno mai a fare il loro lavoro perché sono in pochi (poi entri in una qualsiasi agenzia delle entrate e, dato che il tempo medio di attesa è di almeno 45 minuti, li vedi sistematicamente che “ciacolano”, guardano il video del pc, escono per il caffè, vanno a fare la spesa al mercato, ecc.).
    Lo capite, sì o no, che questa gente va pagata? Lo capite, si o no, che chi non paga le tasse toglie loro il pane di bocca?
    E allora non lamentatevi. Lavorate e pagate, pagate, pagate. E state zitti, altrimenti verrete pure tacciati di essere dei parassiti della società.
    Quel che si dice becchi e mazziati.

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  11. @–>Diego

    Non se la cavano. Nessuno se la può cavare.
    I problemi da affrontare e risolvere sono molto più complessi di quanto possano sostenere le sinapsi dei nostri politici.

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  12. Premetto che per ragioni “tecniche” di economia politica sono contrario all’Irap (e pure all’Iva), resta da stabilire come sostituire il gettito Irap che oggi finanzia le sanità regionali.
    Ma oltre a contestarla non vedo emergere nessuna idea su come sostituirla.
    Per quanto riguarda l’Imu, per come è strutturata adesso, è un gran pasticcio perché il governo centrale continua nel suo vizio di voler gestire da Roma anche la finanza locale.
    Ora è vero che ib molti paesi esistono imposte sugli immobili (che nessuno in quei paesi ha mai contestato) ma è anche vero che i destibatari di quelle imposte in quei paesi sono in esclusiva solo gli enti locali che non ricevono nessuna erogazione dallo stato centrale.
    In questo modo, se un sindaco vuole farsi passare lo sfizio di spendee per la fiera della percoca, per regalare serbatoi ai poveri della Culonia, o fare l’Expo in piena crisi o avere personali in sovrannumero, dovrà chiedere i denari ai propri cittadini per farlo.
    Finché non ci sarà un meccanismo di imposizione – effetto, la gente continuerà a credere che i suoi soldi siano solo rubati e non “anche” spesi per i semafori, le strade, le scuole, etc.
    Sull’Imu sui capannoni sonO d’accordo nel toglierla ma è evdente che se un comneha bisogno di tot alla fine lo ripartirà su tutti, compresi i dioendenti dell’imprenditore che, per pagare l’Imu, gli chiederanno piu salario.
    Come si dice in America, non ci sono pasti gratis.

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  13. Intanto i legali del pregiudicato preparano il ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’ Uomo. Poi toccherà alla Santa Inquisizione, alla Sacra Rota, al Tribunale degli Elfi e infine al Gran Giudizio dei Gormiti.

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  14. senza tasse non pagano neanche stipendi a medici, insegnanti, netturbini, infermieri, carabinieri, poliziotti

    questo è vero e non va demonizzato chi fa un lavoro nella pubblica amministrazione; però in un momento come questo, in cui il default è certo senza una qualche addrizzata ai conti, i sacrifici vanno estesi anche alle categorie sociali finora più «protette»; per capirsi, avere comunque un lavoro che non lo perderai, anche se ti dovessero limare un po’ lo stipendio, è sempre molto meglio che avere un lavoro nel privato o, ancor peggio, essere un artigiano o piccolo imprenditore

    certo, gran parte della frittata è stata fatta prima, non è colpa di Galatea se le sue colleghe sono andate in pensione a 38 anni a suo tempo come non è colpa del carabiniere in servizio se il collega è stato mandato a suo tempo in pensione con un avanzamento di carriera «finale» e pensione più alta e così via

    l’italia è fatta di tanti egoismi corporativi, e inoltre c’è il macigno enorme del debito contratto per sfamare questi egoismi nei decenni passati

    ma è inutile rimpallarsi il problema: tutti, anche chi finora era al riparo, dovrebbero esser chiamati ai sacrifici (e non basta la retorica degli stipendi dei politici, seppur fondata)

    altrimenti è grecia

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  15. Diego, francamente, a me fan girare le balle, ma tanto, quelli che dicono che bisogna che noi statali accettiamo i sacrifici perché siamo categorie protette. Sono anni che mi limano e mi tagliano gli stipendi, di nuovo si parla di blocco di scatti di anzianità: sto perdendo in pratica da un decennio almeno 200 euro al mese.E faccio rispettosamente presente anche che se tu sei artigiano e hai scelto di fare un lavoro non “garantito” quanto il mio (o che tu ritieni tale) è stata una tua scelta, e hai avuto vantaggi che ti piacevano da quel tipo di lavoro, per cui piantiamola con questa fregnaccia, perché è come se uno decidesse di fare il pompiere e poi pretendesse di non aver a che fare con il fuoco.

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  16. @–>Galatea

    Un medico di base, che lavori solo in regime convenzionato, piglia dai 90 ai 120 mila euro lordi annui. Fa ambulatorio 4 mattine, dalle nove alle 12 e 30 e un pomeriggio, usualmente dalle 15 alle 18. Il resto del tempo può passarlo giocando a tennis, andando in piscina, passeggiando a Cortina, giocando a calcetto, facendo i tuffi all’Isola d’Elba.
    E’ piuttosto ovvio che le tasse servono per pagare servizi essenziali come quelli che hai citato. Bisogna vedere qual è il rapporto tra servizio ricevuto e corrispettivo pagato. La Pubblica Amministrazione Allargata è sempre stata vista come un ammortizzatore sociale, in cui far confluire chiunque non trovava altrimenti occupazione. Ne consegue che, ad esempio, in qualunque comune tu vada, vedrai pletore d’impiegati che girano da una fotocopiatrice all’altra con un foglio in mano, nella incipiente esigenza di far arrivare l’ora di chiusura. O, parimenti, code di dipendenti pubblici di fronte alla macchina del caffè, intenti a far trascorrere il tempo raccontandosi della malattia del figlio, delle vacanze a Milano Marittima, dei gol della Juve, di quanto sia costato rifare il pavimento dell’ingresso.
    Il lavoro improduttivo, purtroppo, è un input cui non corrisponde alcun output e chi beneficia di un posto con simili caratteristiche, rispetto a chi deve guadagnarsi il pane con sudore della fronte (pubblica o privata che sia), è un privilegiato che vive alle spalle degli altri.
    E non venirmi a raccontare che sono una minoranza.

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  17. P.S. E quel che ho descritto si riferisce ai comuni del Nord Italia, tutto sommato abbastanza virtuosi, con solo il 60/70% delle entrate che se ne va in stipendi.
    Non oso nemmeno pensare cosa succede in quelli a forte infiltrazione mafiosa.

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  18. Lector: a parte che il medico di base ha almeno altri due pomeriggi in cui fa le visite a casa ai pazienti che non possono venire in ambulatorio, il,medico di base tecnicamente è in convenzione, non è un dipendente pubblico.
    E nel privato dove ho lavorato per anni le pause caffè dei dipendenti sono spesso lunghissime. Poi per carità, se vogliamo andare avanti a luoghi comuni, prego: tanto si sa che se uno lavora nel privato, la rovina dell’Italia sono sempre quelli che lavorano in altri settori. E non ci sono più le mezze stagioni, signora mia.

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  19. PS. Se il datore di lavoro privato vuol pagare i suoi dipendenti perché se ne stiano a bere il caffè, questo son affari suoi.
    Se lo Stato mi chiede il 65% di quello che guadagno (e se non glielo pago, mi mette pure in galera), per mantenere – tra gli altri – fior di fannulloni, questi sono affari miei.
    Il medico di base convenzionato viene pagato con soldi pubblici, il che ne fa – se non tecnicamente – sostanzialmente un dipendente pubblico (se lavorasse nel privato, col c … che gli darebbero tutti quei soldi per lavorare quello che lavora).
    Non a caso, la sanità è una delle voragini maggiori del bilancio pubblico.

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  20. Lector: il datore di lavoro privato, o imprenditore, in Italia è molto spesso uno scalzacani incapace di gestire anche una scatola di criceti, che ha assunto tre quarti del personale scegliendolo fra i figli degli amici ed i parenti, per quanto idioti, e li lascia quindi vegetare alla macchina del caffè perché per licenziarli dovrebbe fare uno sgarbo a persone a cui deve favori; a tirare la carretta in uffucio sono in genere i due o tre non raccomandati, che vengono pagati pochissimo e trattati da schiavi; quando l’azienda fallisce l’imprenditore chiede sovvenzioni pubbliche o si fa pagare dallo stato incentivi e cassa integrazione straordinaria, o esoda i cretini, scaricandoli sui conti pubblici delle pensioni, che paghiamo tutti noi, statali compresi, mentre lui si è imboscato i soldi sui conti privati. Di tanti imprenditori che ho incrociato una buona percentuale era così. Ma a rovinare l’Italia sono solo i medici di base e gli insegnanti che lavorano 18 ore, hai ragione.

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  21. Se tu sostituissi “sono solo” (penultima riga) con “sono anche” e “gli insegnanti” (sempre penultima riga) con “quegli insegnanti” e, infine, “che lavorano” con “che non lavorano nemmeno le”, il tuo discorso non farebbe una grinza. Provaci.

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  22. Anche perché, parafrasando le tue stesse parole, potrei tranquillamente replicarti che “di tanti medici di base e dipendenti pubblici che ho incrociato una buona percentuale era così”.

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  23. No, lector, sarebbe una cretinata, e mi stupisco che tu che sei intelligente non te ne renda conto: non è la quantità di lavoro (le diciotto ore, o venti) ma la qualità: se tu tieni un medico in servizio per ore e ore in più non migliori la qualità del servizio, ma la peggiori, perché è più stanco e la qualità diminuisce. Chiunque parta a fare discorsi del tipo: gli statali o la categoria X deve lavorare di più per meno soldi perché così i conti pubblici vanno in pari è un fenomenale cretino: la qualità peggiorerà e quindi non ci sarà nessun guadagno in realtà. Tienimi in classe quaranta ore a fare lezione e io insegnerò molto meno ai miei alunni di quanto faccio ora, perché sarò molto più stanca e meno preparata. E non mi farei operare volentieri da un medico che è in servizio da 40 ore filate perché viene pagato una pipa di tabacco. Se poi vuoi dirmi che in ogni settore ci sono dei fannulloni, ah be’, che sconvolgente notizia. Non ci sarei mai arrivata.

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  24. E voglio essere ancora più onesto, sottolineando come, in molti casi, del fatto che non lavorino non possono neppure essere incolpati.
    Semplicemente, accade molto spesso che, dove bastava una sola persona, ne siano state assunte 5. E’ chiaro che per quattro, non ci sia nulla da fare tutto il giorno.
    Nell’ufficio tecnico d’un comune nostrano, lavorano in 42 persone. Eppure, il comune affida sistematicamente a professionisti esterni tutta la progettazione e pianificazione dell’ente. Lo stesso dicasi dell’ufficio legale, dove lavorano in 10. Più spreco di così.

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  25. @lector: quindi chi guadagna illegalmente nel caso da te citato non sono i dipendenti pubblici, ma i professionisti privati che vengono incaricati delle consulenze e che le hanno probabilmente ottenute in modo illecito, grazie a conoscenze con politici locali. Quelli da licenziare subito, quindi, sono questi professionisti privati, no?

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  26. I medici di base sono in convenzione: vengono pagati in base alle fatturazioni. I medici pubblici sono quelli che lavorano in ospedale. Anche qua, se questi medici di base non svolgono bene il loro lavoro come professionisti in convenzione, sono loro che vanno licenziati. E sono professionisti esterni, anche i questo caso…

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  27. ognuno esprime i suoi argomenti, e in perfetta buona fede, poi chi legge, valuterà

    del resto son questioni complesse, non si possono districare in poche righe

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  28. Dai Galatea, non venirmi a raccontare la storia della “qualità”. Non è di questo che stiamo parlando e mi meraviglio che una persona intelligente come te si appigli ancora a questo alibi.
    Ho fatto parte di due commissioni per la valutazione del personale di enti pubblici e quello che sostieni me lo sono sorbito in decine di riunioni quale scusante di rendimenti che definire modesti sarebbe stato un complimento.
    Inoltre, mica stiamo parlando solo di insegnanti e medici, per i quali le tue argomentazioni possono avere senso. Qui ci si riferisce anche a netturbini, giardinieri, manutentori, sportelliste, signore delle pulizie, personale parascolastico, vigili urbani, portinai e quant’altro.
    Non vorrai mica venirmi a dire che bisogna considerare quale discriminante la qualità piuttosto che la quantità, nel lavoro di depositare il rifiuto nell’apposito contenitore piuttosto che lasciarlo lì dove si trova?

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  29. “quindi chi guadagna illegalmente nel caso da te citato non sono i dipendenti pubblici, ma i professionisti privati che vengono incaricati delle consulenze e che le hanno probabilmente ottenute in modo illecito, grazie a conoscenze con politici locali”.

    Questo è il più classico degli “straw man argument”.
    E’ evidente che il professionista che ottiene consulenze solo perché in combutta con il politico o con il funzionario comunale, deve finire in galera.
    Ma questo non giustifica il fatto che nell’ufficio vi siano 42 persone che non fanno una mazza e che dobbiamo pagare tutti con le nostre tasse.
    Se il lavoro, anziché essere fatto dagli esterni, venisse svolto da chi è pagato per farlo, si risparmierebbero i soldi delle consulenze e il conto verrebbe comunque pareggiato.
    Ciò che importa, infatti, è solo il risultato: risparmio di denaro pubblico.

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  30. I medici sono professionisti esterni. Se non fanno bene il loro lavoro, vanno licenziati. L’esempio. Quello che hai fatto tu: non sono dipendenti pubblici. E manco i consulenti esterni dell’ufficio tecnico che citavi. Quindi ripeto: il problema è il pubblico, o come tutti noi abbiamo gestito in questi anni l’Italia? Perché sono stufa di sentire cazzate che il problema è il pubblico e siamo la rovina del paese. Punto.

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  31. Quindi caro lector anche tu convieni che nei casi da te citati sono da licenziare e mettere in galera i professionisti privati, che sono loro i responsabili dello spreco. Sono contenta che mi dai ragione, alla fine.

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  32. Sì sono contenta quando qualche piccolo pregiudizio basato sul luogo comune viene dimostrato infondato: qua partendo dagli esempi da te stesso forniti siamo riusciti ad appurare che i “dipendenti pubblici” in questi due casi erano privi di colpe, ed era solo il pregiudizio nei loro confronti che li faceva accusare. Grazie per aver fornito esempi così meravigliosamente calzanti. Per fortuna però fai il commercialista, non l’avvocato. O i tuoi clienti sarebbero in grossi guai.

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  33. E’ vero, Diego. Credo che i francesi dicano “tout se tien” nel seno che la vita vera è aggrovigliata, e districarla è difficile, sia nel privato che nel politico. Bisognerebbe sempre ragionare sulle cose, volta per volta, anideologicamente.

    Tuttavia, sarà che son figlio di statali (maestro e dattilografa), nipote di un comunale (usciere, nonno), fratello di insegnanti e marito di impiegata pubblica, insomma poi essendo docente all’università sono proprio il top dell’abiezione per Lector (che fa il libero professionista credo: commercialista ? architetto ? avvocato ?). Insomma, sarà perchè son fatto sbagliato, ed ho nel DNA i mugugni dei parenti (di cui sopra) contro i fannulloni del pubblico (e l’assurdità della burocrazia che erano costretti a subire e ad applicare), ma mi sento MOOLTO + vicino a Galatea che a Lector.

    Sì, perchè mi viene in mente, quando si separano i pubblici (parassiti) dai privati (i cavalieri bianchi), di quei dirigenti della + grande azienda chimica italiana che, a colloquio con noi universitari, se ne uscirono con discorsi tipo: “facciamo ricerca, collaboriamo, noi vi finanziamo: se con tutte quelle macchine strane che avete nei vostri laboratori ci analizzate queste ###(cose) che fanno i tedeschi della ### (grande multinazionale) e ci dite cosa ci mettono dentro, poi noi la copiamo e la vendiamo a metà prezzo e facciamo i soldi”.

    Se questi sono i privati che costruiscono il futuro dell’ Italia (infatti sappiamo com’è finita), lector… stendiamo un pietoso velo. Ah, erano tutti grossi laureati in economia e legge in prestigiose università, magari private, ma non c’era nessun ingegnere o chimico, ovviamente, che capisse di prodotto.

    Anonimo SQ

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  34. io ho solo scritto che, purtroppo, i privilegi corporativi sono uno dei motivi del mostruoso debito pubblico, l’altro è l’evasione fiscale colossale

    non mi piace chi difende a spada tratta i «suoi», vuol dire che ha la coda di paglia

    le colpe sono molteplici e distribuite in tutto il corpo sociale

    poi, siccome sono iscritto al pd, sono abituato alla coesistenza di molti e variegati punti vista, io scrivo il mio, e non nutro alcuna speranza che venga valutato obiettivamente, perchè è la natura umana ad essere così, tendenzialmente cieca sui propri difetti e ipervedente su quelli degli altri

    ma qui si discorre per diletto, non prendiamocela più di tanto, dai

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  35. Son d’accordo con te, Diego: sarà che abbiamo gli stessi riferimenti politico-culturali (e, direi, pure la stessa età).

    Solo che, come Galatea, ne ho le p… e piene di sentir mettere sempre in croce i miei colleghi pubblici (che ne brucerei metà, se potessi, s’intende, il perchè lo sapete tutti) come se fossero i colpevoli di tutto, mentre i privati, loro, son tutti perfetti ed onesti, e gli dobbiamo tutto.
    Che poi ce lo venga a dire chi gli fa le dichiarazioni fiscali…

    Ma non voglio continuare la polemica, tanto non servirà a nulla, salvo ad equilibrare la bilancia.

    Anonimo SQ

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  36. @–>Anonimo SQ

    Se sei una biochimica, certamente avrai molto presente il concetto di “equilibrio”.
    Avendone voglia, potresti leggere i miei commenti a questo post sin dall’inizio.
    In Italia, se mai v’è stato, s’è spezzato l’equilibrio.
    Ciò è dovuto – ritengo – al fatto che il settore pubblico è cresciuto a dismisura assorbendo troppe risorse in input senza renderle adeguatamente in output.
    Principalmente, a causa della difesa di privilegi e interessi corporativi, quali quelli che ho elencato per difetto nel mio intervento delle 10:31.
    Tutti gli imprenditori, di qualsiasi parte del mondo, ragionano come quelli di cui hai portato l’esempio. Anche perché, checché se ne dica, nel nostro sistema economico qualsiasi imprenditore è condizionato dal raggiungimento e dal mantenimento del profitto.
    Chi afferma il contrario, sta mentendo.
    Tuttavia, poiché si tratta d’una “dialettica”, gli effetti della loro azione risentono dell’azione degli altri agenti del sistema, ossia dei loro interlocutori.
    Se il sistema è in grado di mantenere un ragionevole “equilibrio”, le loro azioni non avranno conseguenze nefaste poiché saranno mitigate dagli altri operatori. Altrimenti, come in Italia, qualsiasi agente dotato di particolare forza coercitiva, è in grado di distorcere a proprio favore le regole e procurarsi vantaggi impropri a discapito della collettività.

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  37. @–>Anonimo SQ

    “Che poi ce lo venga a dire chi gli fa le dichiarazioni fiscali…”

    Questa è un’affermazione del tutto gratuita.
    Non troverai una sola parola in quello che ho scritto in difesa degli imprenditori.
    Questa è solo la chiave di lettura che ne ha voluto dare Galatea.
    (Tra l’altro, faccio le dichiarazioni fiscali anche di vari docenti universitari).

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  38. A proposito di averne le p… piene dei pregiudizi.
    Il fatto che io faccia la dichiarazione fiscale a degli imprenditori che sono, per definizione, degli evasori (“E non ci sono più le mezze stagioni, signora mia”, Galatea dixit), fa di me automaticamente un complice dell’evasione.
    Del resto, non era Ingroia quello che nel proprio programma voleva introdurre l’inversione dell’onere della prova a carico dell’imputato, nel processo penale?
    E’ la solita storia del bue che dà del cornuto all’asino.

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  39. Spigolando:
    “quei dirigenti della + grande azienda chimica italiana.
    Che mi risulti, la più grande azienda chimica italiana ormai da lustri è l’ENI, che è pubblica.

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  40. Irpef: un insulto feroce alla dignità di chi lavora, oltreché ad un celebre articolo costituzionale. Imu: la prima ed unica tassa italiana che è stata pagata anche da chi ha dei soldi, e non solo (come succede di solito) da chi non ne ha.

    Ci credo che il nostri circo equestre mediatico sbraita contro la seconda e non dice nulla della prima. Per la prima casa comunque sarebbe utile prevedere qualche credito d’imposta, un tetto sulla testa lo dobbiamo pur avere.

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  41. L’avrà già detto qualcun altro, però insomma Josefa Idem l’hanno invitata a dimettersi perché aveva evaso 3000 € di IMU, e avevano ragione. Ma che adesso un truffatore condannato definitivamente detti l’agenda sull’IMU in quello stesso parlamento. E che nessuno abbia davvero il coraggio di rimbeccarlo. Ecco, insomma.

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  42. Caro Lector, la cui intelligenza rispetto, perchè spesso fai osservazioni acute, sappi però che:

    – ai tempi dell’incontro (ahimè, lontani) l’azienda si chiamava montequalcosa ed era privata (nei limiti del sistema economico/politico italiano). Pre- Gardini e post-Cefis, insomma.

    – sul fatto che TUTTIi gli imprenditori del mondo ragionino così, permettimi qualche dubbio.
    Spesso l’imprenditore italiano (o il “ceo” dell’azienda italiana) è uomo di una grettezza cosmica; pensi che sia per caso che le aziende leader nel mio settore siano aziende tedesche, inglesi ed americane ? Da noi, si usava in montequalcosa cambiare gli obbiettivi strategici di ricerca ogni 6 mesi (ho avuto laureati lì assunti). In Germania le grandi aziende tengono aperte linee di ricerca per 20 anni e +: secondo te, chi ottiene presto o tardi buoni risultati che la portano a dominare il mercato mondiale ?
    Per buoni risultati intendo NUOVI PRODOTTI, NUOVE TECNOLOGIE, che non si trovano “copiando” ma INVENTANDO e RICERCANDO. Era questo il punto da cogliere del mio raccontino.
    Però, in quei paesi, le scelte di un’azienda le fanno persone competenti sui loro prodotti, non avvocati e/o fiscalisti: per capirci, pensi che, per dire, un Romiti ( “ai miei tempi i bilanci erano in ordine” ) avrebbe mai potuto dirigere Volkswagen, o Audi, o Mercedes ? Un finanziario, che ha distrutto e svenduto gran parte delle competenze di ingegneria e ricerca della sua azienda ?
    Ancora, per capirci: in Germania avrebbero lasciato Cuccia svendere la ricerca Olivetti a Texas Istr. ?

    Buona Domenica, Lector, con simpatia !

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  43. @–>Anonimo SQ

    Oddio, i tempi di “quella” Montedison mi sembravano così irrimediabilmente trascorsi, da poter escludere che tu ti riferissi proprio ad essi. Spesso, sono portato a credere che gli anni passino solo per me.
    Il “tutti” in effetti è un’esagerazione. Tuttavia, il discorso vale per una parte considerevole.
    Sono l’ultima persona al mondo che si possa considerare patriota e sciovinista, tuttavia sarei molto cauto nell’incensare tout-court l’erba del vicino, il cui verdeggiare è spesso solo un riflesso dovuto al punto di vista distorto da cui ci poniamo.
    Sulla “incompetenza” di avvocati e “fiscalisti” (termine, quest’ultimo, alquanto inappropriato nello specifico; mai sentito parlare di “aziendalisti”?) è un discorso che sento fare a parecchi dei miei amici fisici, matematici o ingegneri. E’ parimenti un discorso che si sente di sovente quando si depreca la generale incompetenza dei politici.
    In realtà, ho visto gente con la quinta elementare saper gestire gli affari assai meglio dei loro figli e dirigenti, magari laureati a Harvard o al MIT.
    Produrre bene è solo una delle innumerevoli componenti di quella realtà complessa che si chiama azienda, il cui coordinamento richiede un’innata capacità di visione d’insieme, alla cui mancanza, tante volte, nessuna preparazione (sia essa tecnica, economica o giuridica) per quanto ragguardevole è in grado di sopperire in maniera efficace.
    Come recita quel noto aforisma di La Rochefoucauld (cito a braccio), “tanto più ci si addentra nel particolare, tanto più si perde qualcosa del tutto”.
    E’ una ovvia questione di messa a fuoco.

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  44. P.S. Saper inventare, innovare e costruire, per quanto fondamentale, è solo un aspetto del complesso percorso imprenditoriale. Mai sentita la vicenda di Bell e Meucci? (E’ il primo e conosciuto esempio che m’è venuto in mente, ma ce ne sarebbero tanti altri meno noti ma altrettanto eclatanti).

    Buona domenica anche a te.

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  45. io credo che sarebbe bello, e questo è difficile, evitare nello scrivere, ma ancor più nel pensare, di disprezzare «gli altri»

    «gli altri» sono gli statali, gli artigiani, gli imprenditori, gli insegnanti, i giudici, i negri con la cittadinanza, gli omosessuali, i preti, i proprietari di cani, i ciclisti, i gelatai, i medici, ecc. ecc.

    ci sono sempre degli altri da disprezzare

    però, perchè alla fine in questa discussione, ha «meno torto» il mio amico lector?

    ci sono i dati di fatto: uno squilibrio nella ripartizione delle risorse non è un dato morale, religioso, filosofico, è un banale dato contabile, e, specie sulla questione delle pensioni, il fatto è evidente, il comparto pubblico è troppo pesante

    naturalmente siccome io sono keynesiano convinto non ho nulla contro la spesa pubblica, anzi sono convinto che senza il «moltiplicatore» che parte dalla spesa pubblica non c’è possibilità di lavoro e benessere per tutti, e quindi credo anche che la spesa pubblica deve essere controciclica (tanto per usare un termine bruttino ma spero si capisca)

    secondo me, tutti devo sedere intorno al tavolo, c’è da ritagliare in modo più efficace ed equo la torta, perché le fette sono state tagliate male, negli ultimi 40 anni almeno

    ringrazio Galatea, per la pazienza con cui accoglie le considerazioni altrui, e considero i suoi rimbrotti il «minimo sindacale» che deve ai colleghi, per non farli arrabbiare, quindi la capiamo e le vogliamo più bene di prima, vero lector?

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  46. @–>Diego

    Su questo non c’è dubbio.
    Ogni volta che discuto un po’ troppo animatamente, non posso fare a meno di ricordare la famosa “livella” dell”immenso Totò e mi chiedo spesso se, effettivamente, valga poi la pena di farsi il sangue cattivo per cose che tanto non possiamo cambiare.
    Un appunto scherzoso: “i negri con la cittadinanza”. E quelli senza? 🙂
    Per il resto, io non disprezzo nessuno: parafrasando Francesco papa, “Chi sono io per disprezzare?”.
    Quando mi esprimo, cerco solo di descrivere un fenomeno per come lo vedo io, il cui punto di vista potrebbe pure essere completamente falsato da un angolo di visuale troppo limitato.
    Di solito, pretenderebbe comunque di essere un approccio di tipo asettico. Nel caso specifico, dato l’argomento, ti confesso che non riesco proprio a non sentirmi un perfetto “stronzo” per tutte le tasse che pago (fino all’ultimo centesimo) in un’Italia dove i più (di destra e di sinistra, privati e pubblici, sedicenti buoni e presunti cattivi) si sono fatti, si fanno e continueranno a farsi i cazzi loro, in totale impunità e condendo i loro comportamenti con una tale ipocrisia da far impallidire un phobosuchus.
    Condivido perfettamente con te la visione keynesiana.
    Infatti, reputo l’attuale “monetarismo” a oltranza, impostoci dalla Merkel e dalla BCE, una condotta che porterà al suicidio della nostra fragile economia (estremamente “fragile”, proprio per molti dei motivi illustrati in un commento qui sopra da Anonimo SQ).
    “Keynesianesimo”, tuttavia, non significa necessariamente “scavare delle buche per poi riempirle”, come al tempo soleva consigliare il buon Mainardo. Ci sono mille altri modi per sollecitare il moltiplicatore con interventi “produttivi”, senza ricorrere esclusivamente allo spreco.
    Speriamo che arrivi, prima o poi, qualcuno che di queste cose ci capisca veramente e abbia pure le idee chiare su come agire.
    Speriamo.
    Un caro saluto.

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  47. Caro lector, grazie per la tua risposta, interessante e civilissima (cosa a volte rara).

    E sempre grazie a Galatea per la sua ospitalità comprensiva.

    Sull’incompetenza dei dirigenti: sì, sarebbe + coprretto parlare di “aziendalisti”. Nella rtrealtà, però i ns econmisti son stati preparati ad essere, se va bene, dei buoni fiscalisti, al livello aziendale dei buoni bilancisti, ma della comprensione del sistrema industriale, della produzione e dell’innovazione ne avevano pochina (e si vede dai risultati, come ti dicevo). Speriamo nelle nuove generazioni ?

    Mah ! Ho sentito uno dei grandi esperti, su radio 24, affermare che l’Italia è strutturalmente inadatta all’innovazione di prodotto, al massimo possiamo fare l’innovazione di processo (quella di prodotto è troppo dispendiosa per i poveri industriali italiani dovrebbe farla lo Stato a spesa pubblica !!!).
    Studiassero un poco di storia industriale degli ultimi due secoli, ‘sti Soloni !!! E poi, lo sanno che a fare solo innovazione di processo alla fine si fanno solo i terzisti a cottimo, i guadagni li fanno gli altri, poi il primo cinese ti porta via gli appalti di subfornitura da un giorno all’ altro ?

    Ma possibile che un malgaro svizzero ‘ste cose le capisca ed i nostri Bocconiani no ?

    Ciao, e stai bene !

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  48. Invece di ascoltare i Bocconiani ascoltiamo i professori della Statale di Milano. Uno per tutti, Giulio Sapelli.

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  49. “il primo cinese ti porta via gli appalti di subfornitura da un giorno all’altro”

    Purtroppo, è proprio quello che sta accadendo.
    Un caro saluto anche a te.

    PS Lo sapevi che tutti i nostri più noti nomi di economia aziendale, i c.d. “mostri sacri”, di cui alcuni ancora insegnano o sono “emeriti” nell’ateneo che hai citato, hanno costruito le proprie fortune accademiche scopiazzando nei primi anni ’60 i testi americani, facendoli passare come loro? Tanto, nella generale ignoranza della materia e della lingua inglese, nessuno se ne accorse mai (tranne, molti lustri più tardi, qualche studente alla ricerca di materiale originale per la propria tesi).

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  50. Mi domando una cosa, visto come alcune persone trovino ingiusta ed iniqua l’IMU.
    L’IMU è un problema per la sua formulazione, oppure lo stesso concetto che si possano tassare le proprietà immobiliari?

    Nel primo caso se ne può discutere: certamente il meccanismo dell’ICI era molto più lineare, mentre quello dell’IMU in effetti mi sembra complesso e da rivedere.
    Quello che si legge in giro è che l’IMU sulla prima casa sia ingiusta, e che anche l’IMU sui capannoni sis ingiusta e da abolire.

    Su questo non sono d’accordo. Stabilito che lo stato ha un fabbisogno, e che sia giusto ridurre questo fabbisognao tagliando sprechi e soldi spesi male, bisogna decidere dove andare a ridurre la tassazione.

    Secondo me, per fare ripartire l’economia, se si vogliono ridurre le tasse, sarebbe molto piu’ utile andare a ridurre l’IVA ed aumentare la franchigia per cui non si paga l’IRPEF, oppure ridurre fare un taglio lineare sui primi scaglioni.

    In questi anni si è favorito moltissimo l’investimento immobiliare con il risultato di ritrovarsi case, negozi e capannoni desolatamente vuoti, in alcuni casi togliendo terreno agricolo e trasformandolo in attività improduttive.
    Adesso la moda del centro commerciale sta un po’ passando, ed è scoppiata la moda dei box auto interrato: ma i muri del negozio, se non li affitti o ci lavori dentro, oppure un garage, se non ci metti l’auto dentro sono una perdita per chi ha comprato ma anche per tutti. Se fossero stati spesi per una vera attività produttiva il fatto di dover pagare i fornitori e chi fornisce manodopera avrebbe rimesso in circolazione il denaro.
    Poi come detto è ancor peggio che i soldi fossero stati investiti in sterline d’oro: dato che l’ennesimo box auto o centro commerciale distrugge territorio e nel caso dell’ennesimo negozio in franchisin inizia a rubare i clienti agli altri negozi vicini, fino a non riuscire a sopravvivere ed a trasformarsi in dead mall.

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  51. @–>Mike

    Purtroppo, la questione è tutt’altro che semplice.
    Per darne una rappresentazione visiva immediata, mi piace portare l’esempio della soffitta in disordine. Una soffitta “a soqquadro”, come c’insegnavano le maestre per farci memorizzare l’unica parola in lingua italiana che chiede la doppia q.
    Accumuli, accumuli, accumuli, finché arriva il momento in cui un piccolo riordino non basta più. Bisogna farsi coraggio, spostare tutto e risistemare da capo, gettando ciò che non ci sta.
    Ecco, questa è la situazione attuale del nostro sistema economico-finanziario pubblico.
    Se ti limiti a tamponare una falla, il rischio è quello di creare uno squarcio da un’altra parte. Le variabili in gioco sono talmente tante e il loro interagire è così complesso che ci vorrebbe una mente assai superiore alla norma per poter intuire con ragionevole approssimazione gli effetti concreti di qualsivoglia intervento.
    Se poi pensiamo che pretenderebbe di occuparsene anche uno come Gasparri, dio ci salvi.

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  52. Consolati, Lector, potrebbero rioccuparsene Tremonti e Brunetta…

    Pensiero di stamane: non pensi che l’Italia non sarà mai un paese “normale” sino a quando varrà il principio dell’ “eccezione italiana” per cui qui da noi non si può fare quello che tutti gli altri popoli fanno, perchè l’Italia è “diversa” ?

    Anonimo SQ

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  53. allora ti spiego come funziona: hanno creato la moratoria dei mutui per le PMI, in sostanza una PMI in difficoltà può richiedere che le quote capitale dei mutui che ha acceso in banca siano posticipate di 12 mesi. Ebbene tale operazione è senza oneri per le PMI ma c’è un cavillo ( perchèsiamoinitalia ) la banca può richiedere il servizio di un notaio ( insomma può farlo a sua discrezione… ) e le spese del notaio sono a carico della PMI. Risultato? Semplice, le PMI più piccole non hanno convenienza a chiedere la moratoria perché le spese di notaio sono maggiori dell’aiuto finanziario che proverrebbe dalla proroga!!

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  54. @–>Anonimo SQ

    “potrebbero rioccuparsene Tremonti e Brunetta”: dio ci scampi!

    @–>Nicolaeremita

    Di storture come quelle che hai citato ce ne sono centinaia. Derivano dall’agire di una classe politica desiderosa esclusivamente di visibilità mediante provvedimenti tanto demagogici quanto inutili.
    Come giustamente osservava Anonimo SQ in un suo intervento più sopra, sembra che l’italiano sia geneticamente del tutto incapace di formulare strategie di lungo periodo. Solo tattica e tatticismi estemporanei. Programmazione seria, mai.

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