Spinola e la crisi immobiliare

L’Agosto a Spinola, quest’anno, è uguale ad ogni altro mese. Giulia ed io giriamo per il centro, in infradito e colata di sudore, e stentiamo a riconoscere l’estate in quel paese pieno di macchine parcheggiate o in moto, negozi aperti, anche se vuoti per la crisi, e la gente in giro, sudata e sfatta come noi, ma tutta al lavoro.

Le vacanze sembrano un concetto lontano ed astruso, quasi relegato fra quelli metafisici sulla cui esistenza i filosofi discutono, e noi che ricordiamo anni in cui Spinola, ad Agosto, sembrava un set di un film di Sergio Leone, con la grande strada vuota e polverosa percorsa solo da cespugli di rovi rotolanti, ora guardiamo quel brulicare di passeggio e ragioniamo sul paradosso della morte di allora, che era invece vita, e della vita di adesso che invece è frutto di miseria e di morte economica incipiente.

Giulia alza la testa ogni tanto e squadra le case e i condomini come un patologo legale guarda le tracce sul cadavere per fare l’autopsia: è fatta così Giulia, che apparentemente è sempre distratta e fa finta di non notare le cose, a meno che le cose non siano una borsa o un vestito o delle scarpe in vetrina; e invece osserva tutto, segna e relega in una angolo della sua mente i particolari, per dopo venirsene fuori quando meno te l’aspetti con un quadro d’insieme perfettamente delineato. Difatti, dopo tre o quattro occhiate di sottecchi, dice: «Hai visto i cartelli vendesi sulle case? Non c’è un condominio dove non ce ne sia almeno uno.»

Controllo. Ha ragione. Le case di Spinola sembrano essere tutte in vendita: dai terrazzini, dalle persiane chiuse pendono cartelli destinati a possibili acquirenti. Sono dappertutto: sui condomini nuovi e appena costruiti, dove sono enormi, belli, colorati, pieni di foto di interni degli appartamenti accattivanti; sulle case più anzianotte, dove sono discreti e si limitano ad un semplice riquadro con la scritta ben visibile, il logo dell’agenzia e il numero di telefono in grande, perché sia leggibile dalla strada. Spuntano come funghi, sulle vie principali e secondarie, da ogni caseggiato, da ogni villetta, alcuni persino scritti a mano con su un ben chiaro “no agenzia”; i più disperati son quelli che recitano “vendesi o affittasi” e fan capire come, dopo mesi che cercano di liberarsi dell’appartamento e il mercato li snobba, i proprietari siano ormai disposti a tutto, anche a regalarlo, pur di togliersi il pensiero.

«E’ che le case costano un botto a mantenerle, nessuno le compra e le tasse sono troppe – spiega – così le vogliono vendere, ma tutti pensano che il mercato sia quello di qualche anno fa, quando potevi sparare dei prezzi assurdi e vendevi comunque. Oggi no. E poi ci sono quelle dei vecchietti che muoiono e gli eredi non sanno cosa farsene. E’ che certi hanno coccolato il nonno o lo zio fino alla fine pensando di fare chissà quale affare perché ereditavano la casa, e invece adesso si ritrovano sul groppone immobili vecchi che non si riescono a sbolognare manco sotto costo e per rimetterli a posto ci vorrebbero palate di denaro. Per non parlare di quelli che si sono impelagati in banca a chiedere un mutuo per la casa nuova perché la volevano più grande e più di lusso, pensando di vendere subito quella vecchia, hanno fatto il passo più lungo della gamba perché tanto i mutui li concedevano facilmente e adesso si trovano a dover pagare l’una e l’altra e piangono miseria disperati, ‘sti coglioni…»

Sbuffa una boccata di fumo, scuotendo il capo con l’espressione da navigata donna d’affari che disprezza i parvenu del soldo e le loro stupide manie di grandezza, perché la ricchezza è femmina e non va nemmeno avvicinata se non sai come comportarti con lei. Io, che ho solo una casa e unicamente perché i miei l’hanno comprata in anni in cui ancora si poteva, resto sempre affascinata e colpita da questa sua capacità di analisi economica, che viene probabilmente d’istinto a chi come lei ha soldi e case ed investimenti da generazioni, per cui il denaro è di famiglia nel senso che lo si conosce come un parente, e se ne sanno prevedere le bizze e le ritorsioni.

«Guarda che discesa dei prezzi a picco, guarda!» dice,e mi trascina davanti alla vetrina della agenzia immobiliare del centro, la Casamia di di Ansemo Pedron, che da anni tratta tutte le case in vendita, per il buonissimo motivo che a Spinola, grazie ai suoi rapporti con il Sempresindaco Taragnin, i Crespano e il Trio, le case da sempre o le costruisce lui o le ristruttura lui, perché è l’unico ad ottenere i permessi, e quindi non c’è un solo mattone in tutto il paese che cambi proprietario senza passare per le sue mani.

Guardo. Non solo la vetrina con i cartelli, dove effettivamente i prezzi dei prestigiosi appartamenti nuovi sono stati ridotti di un buon 30% rispetto a qualche mese fa, ma tutto l’insieme, perché la Casamia a Spinola non è solo un’agenzia immobiliare, è un salotto buono, una specie di club. Mica tutti, infatti, quando vendono casa hanno avuto in passato l’onore di essere accettati come venditori, perché la Casamia seleziona gli immobili da proporre, che o sono quelli costruiti da Anselmo (e neanche tutti, le case più da battaglia e proletarie destinate ai poveracci erano in genere trattate dalla succursale, un bugigattolo imboscato nel quartiere di nuova urbanizzazione, ai confini del paese e in mezzo al nulla), oppure sono case di pregio degli amici di Anselmo e della sua cerchia. Manco i clienti, poi, son mai stati accettati tutti: è capitato spesso in passato che qualcuno, arrivato con l’intento di comprare – di solito giovani coppie ingenue non del paese, che avevano visto l’agenzia ed erano incautamente entrate – sia stato accompagnato alla porta con gentile fermezza dagli addetti, che gli han fatto capire che non era all’altezza delle loro case, e nemmeno di calpestare la polvere del loro raffinato parquet.

Ma ora l’aria da circolo esclusivo sembra incredibilmente stantia, e non è solo per il parquet che col sole rivela strisci malcelati e non più cera tirata a specchio come un tempo, ma per tutto l’insieme: i due addetti, un ragazzo ed una ragazza a stento trentenni, sembrano sudaticci e scazzati, seduti dietro ad una scrivania in uno spazio troppo vuoto, e nel caldo tropicale le loro giacche blu tiratissime fanno tanto Yuppies anni ’90 ormai fuori tempo; dietro le loro spalle, poi, si vede la sconvolgente novità: il pannello di solito riservato alle foto degli appartamenti di lusso in vendita è stato smezzato, e contiene annunci di case in affitto nel quartiere nuovo a prezzi quasi popolari: quegli appartamenti che nei piani di Anselmo si dovevano vendere come il pane già sulla carta, e invece gli sono rimasti sul groppone quasi tutti, e ora prendono umido rimanendo disabitati, tanto che Anselmo deve pagare qualcuno perché li vada di tanto in tanto ad arieggiare per evitare un invecchiamento precoce.

Ma la nostra sosta non è passata inosservata: uno dei due addetti, il ragazzo, si alza infatti all’improvviso, guardandoci attraverso il vetro, e si dirige verso la porta.

«Andiamo via.» dico a Giulia, tirandola per il braccio, perché va bene tutto, ma anche l’umiliazione di venire cacciata addirittura fuori dall’agenzia di Pedron senza manco esserci entrata è davvero troppo. E’ troppo tardi, però: lo Yuppies fuori tempo ha aperto la porta e si rivolge a noi, e io già mi aspetto di sentirmi addosso il suo sguardo di riprovazione per i miei infradito di plastica e la maglietta cinese da cinque euro, e udire il suo invito ad andarsene di lì.

Invece lo Yuppies sorride affabile e si rivolge a noi educatissimo: «Buongiorno! – dice infatti – Ho visto che stavate guardando gli annunci… posso esservi utile? Dentro abbiamo altre offerte, perché non entrate a vedere? Che tipo di casa state cercando?»

Io resto a bocca aperta e persino Giulia perde la sua olimpica calma e mi guarda basita. Io riesco solo a biascicare: «No, grazie, veramente… non stiamo cercando casa… guardavamo solo per curiosità…»

Allo Yuppie si dipinge in volto una espressione tristissima che gli cade sulla faccia come la cortina di un sipario: «Ah – mormora deluso – vi ho visto qua e pensavo….comunque dovesse mai interessarvi vi lascio questo… trovate tutti gli annunci sugli immobili in vendita e in affitto… doveste mai ripensarci…» e ci lascia un volantino in carta patinata pieno di foto, di quei depliant che un tempo Pedron distribuiva in anteprima solo ai selezionati amici della cerchia, per consentire loro di acquistare quello che più interessava loro prima della massa.

Giulia e io rimaniamo lì, davanti alla vetrina con il depliant in mano, senza sapere bene che fare.

«Ammazza, se è crisi. » commento.

«Già – fa Giulia – non pensavo neanche io fosse a questo punto…» e guardiamo lo Yuppie, che ora sembra sempre più solo un ragazzo spaurito ed accaldato con addosso una giacca troppo elegante per lui, tornare nel vuoto dell’agenzia, a far compagnia all’altra addetta, fra il parquet e il nulla.

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15 pensieri su “Spinola e la crisi immobiliare

  1. Eh sì , il buon Anselmo a suo tempo sbolognò anche me, che pensavo di vendere il mio mini , che oramai ha la metratura di un bilocale, nelle nuove costruzioni. Nuove costruzioni che il buon Anselmo portava in palma di mano , e quindi la mia casetta , vecchia di quasi venti anni, non la prese nemmeno in considerazione…. Però mi dicono che i nuovi appartamenti prestigiosi della nuovissima piazza di Spinola (a proposito: hai partecipato all’inaugurazione , una quindicina di giorni fa ? ) siano già tutti venduti (non so bene a chi) e siano rimasti solo quelli ai piani terra…. a prezzi d’oro , comunque …

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  2. Sul mercato immobiliare italiano ci sarebbe molto da dire.

    Anche si potrebbe raccontare di quelli (come un amico imprenditore) che con tanto di commesse dall’estero non riesce a farsi anticipare il costo dei materiali dalle banche semplicemente perchè quelle non han + soldi (anche se non lo ammettono) perchè li hanno prestati ai costruttori (il valore (?) dell’immobile era una garanzia + credibile dei bilanci trentennali dell’ azienda dell’amico) che però non restituiscono i prestiti semplicemente perchè non trovano compratori, o vendono a molto meno del valore stimato. Non so a Spinola, ma in città (M.) si vedono centinaia di “uffici” vuoti da affittare, oltre agli appartamenti.

    Il guaio è che non abbiamo laureati in economia capaci di valutare un progetto industriale a dirigere le banche, e così per non rischiare si rifugiano sull’immobile, che però, appunto, rende immobile anche l’economia.

    Ci vorrà una generazione per ricominciare, sempre che nel frattempo la miseria non ci faccia compagnia come ai greci… lasciando protetti i soliti noti, ovviamente …

    Anonimo SQ

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  3. Sto cercando di acquistare casa nel Nord Est e la mia analisi è più o meno quella di Giulia. Il problema è anche che alcuni gestori di agenzie non sanno riconoscere chi “ha i soldi in bocca” (mio padre commerciante docet) e chi è un “vorrei, ma non mi danno il mutuo”. Hanno più o meno cacciato il Radioamatore e la sottoscritta fuori da alcune agenzie di lusso, salvo accorgersi dopo che eravamo della prima categoria. L’unica che ogni tanto ci chiama per proporci soluzioni perfettamente nel nostro budget e secondo le nostre esigenze (mooooolto particolari), è una vecchia volpe del mercato immobiliare della zona, presso la cui agenzia, tra l’altro, hanno trovato soluzioni in affitto altre persone di nostra conoscenza. Sarà un caso?

    PS la voce del “E’tutto venduto sulla carta” l’ho sentita per palazzi di extra lusso che sono lì con il vendesi da quattro anni.

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  4. Ottimo racconto, come sempre! Un applauso alla padrona di casa!

    @L’Economa Domestica
    Ma sei la stessa di cui ho letto i commenti sul Disinformatico? Se si è proprio vero che il mondo è piccolo, anche in rete! 😀

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  5. @l’economa domestica: poi il Radioamatore in cima al villino sul mare vuole mettere delle antenne giganti come queste

    ci credo che non gli voglion vendere la casa

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  6. @ Galatea

    La salsa barbecue.
    Parliamone.

    Comunque qualche bel colpo l’ho fatto anche io qui nel Bel Paese cumulando sconti e offerte o con le promozioni che regalavano buoni benzina. Volete un po’di detersivo per bucato?

    @ Mike

    Niente mare, pre-montagna e, per la cronaca, io quelle le ho viste, ed anche di più….

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  7. I cicli del mercato immobiliare, in situazioni normali, durano all’incirca dieci anni: il tempo che mediamente serve per riassorbire l’eccesso di offerta provocato dalla speculazione.
    Purtroppo, in corrispondenza di una delle cicliche fasi discendenti, nel 2008 il trend è stato amplificato per effetto d’una crisi mondiale che non aveva precedenti dal Dopoguerra.
    Faccio osservare che la Grande Depressione, iniziata nel 1929 in seguito a una gigantesca bolla del mercato immobiliare della Florida, è finita solo nel 1941: in un primo momento grazie alla produzione bellica derivante dall’ingresso degli States in guerra, e poi con il Piano Marshall. Ossia, grazie a una catastrofe planetaria che ha distrutto quasi tutto l’esistente, imponendone la ricostruzione.
    Tutti gli interventi che erano stati attuati dai governi per cercare di arginare la spaventosa miseria derivata dall’enorme disoccupazione di quel periodo, si erano rivelati inutili se non addirittura dannosi.

    Non vado oltre.

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  8. Perdonami se dissento leggermente, Lector, sul tuo giudizio sulle misure del “New Deal”.
    E’ vero che per l’uscita definitiva dalla crisi fu importante lo sforzo bellico, che però in USA veri e propri (a parte i territori oltremare nel Pacifico) non distrusse un bel niente. Ed è anche vero che nelle misure contro la crisi si procedette alquanto a tentoni, “trial and error”, come si dice.
    Bisogna anche dire che una crisi di quella vastità e profondità non si era mai vista, e gli economisti classici e liberisti, come al solito, dettero consigli sbagliati : credo per esempio suggerirono un blocco del credito ai primi segni di ripresa che la stroncò sul nascere (nel ’35, credo di ricordare).
    Finalmente FDR scelse di fidarsi fino in fondo di Keynes e del suo buon senso, e le cose si rimisero, lentamente, in moto, grazie al pesantissimo intervento pubblico nell’ economia (quello odiato da liberali e liberisti). Si dice che, senza la guerra, ci sarebbero voluti tutti i ’40 per tornare ai livelli precedenti, ovvero la WWII avrebbe abbreviato di soli 5 anni il recupero economico.
    Altro punto sottovalutato: alla fine dei ’30 si affacciarono sul mondo nuove tecnologie sui cui si sarebbe in parte basato lo sforzo bellico, ed in porte il mondo del consumo del dopoguerra: le materie plastiche e le fibre sintetiche (la petrolchimica, insomma).
    Ogni ripresa da ogni crisi è avvenuta anche grazie a nuove tecnologie e produzioni: forse è anche questo che ci manca, oggi. Forse che le cose “facili” le abbiamo già fatte ?

    Anonimo SQ

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  9. @–>SQ

    Il fatto è che, oggi come allora, governanti ed economisti brancolano nel buio.
    (E’ vero che gli Usa subirono poco o nulla gli effetti materiali della guerra, ma per loro si aprì l’enorme mercato d’una Europa e d’un Giappone che avevano bisogno di tutto).

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  10. A parte tutte le giuste considerazioni storiche ed economiche, quello che mi preoccupa della situazione italiana è che c’è una scarsissima coscienza della finanza personale. Conosco tantissime persone che sperano in un roseo futuro (la ripresa, lo Stato-mamma, un miracolo) e che continuano a comportarsi esattamente come facevano prima della crisi. Ed è gente con lavori ballerini mantenuta dalle pensioni di mammà.

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  11. Mi dispiace di non riuscire ad approfondire le analisi di Lector e degli altri, che sono molto interessanti. Comunque io abito in un capoluogo di provincia ed è più o meno tutto uguale, con l’aggravante che il Comune non è riuscito (o non ha voluto) arginare l’emergere di una cosiddetta “casbah” di immigrati nei pressi della stazione. Il risultato è che chi ha acquistato lì nel 2000 sta abbassando i prezzi ben oltre il 30% e non basta nemmeno quello, ma addirittura gli immigrati a cui avevano dato un mutuo, ora non arrivano a pagare le spese condominiali e cercano di vendere… senza riuscirci!

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