Le persone sono come gli oggetti

A dirlo è così poco politicamente corretto. Ma in questa estate strana, appiccicosa, in cui mi è toccato un po’ per decisione e un po’ per fatalità iniziare un repulisti della mia casa e del passato, l’analogia è venuta spontanea: le persone sono come gli oggetti. Forse sono solo oggetti più complicati da gestire, ma sono uguali uguali, e noi ci rapportiamo a loro nello stesso modo, il che forse spiega perché il nostro rapporto con le cose è tanto complicato, a volte: le umanizziamo, e poi cosifichiamo gli umani.
Le persone sono come gli oggetti: ci sono quelli che fanno parte della tua vita e non ne puoi fare a meno, e restano delle costanti per quanto cambino i tempi e le situazioni. Poi ci sono quelli che ti piacciono, per una stagione, per anni, anche se non capisci perché: ti intestardisci a volerli attorno, non li vuoi cambiare, anche se non sono utili, non sono funzionali, forse sono pure brutti. E poi un giorno, un giorno qualsiasi, li guardi, e ti rendi conto quanto sei stata stupida a volerli tenere con te: sono privi di senso, ti hanno persino impedito di trovare nuove soluzioni, hanno occupato posto e spazio, e probabilmente non è manco vero che ci eri affezionata: era solo l’orgoglio di non voler ammettere l’errore tuo che di valutazione iniziale che ti costringeva a tenerli accanto.
Ci sono le persone che restano lì per inerzia, come i golfini dimenticati nelle scansie dell’armadio, che non hai mai il coraggio di buttare via anche se non li metti più. E poi ci sono quegli oggetti che compri ma solo perché sono la moda della stagione, e finito il periodo di furore non guardi nemmeno più e ti dimentichi di aver persino avuto.
Le persone sono come gli oggetti: anche loro hanno una vita prima di noi e una dopo, anche se non ci pensiamo mai; ci illudiamo di possederli e di conoscerli, ma in fondo sono entità estranee di passaggio nella nostra vita, come noi nella loro. A volte sopravviviamo a loro, alle volte sopravvivono loro a noi, in altre case, in altri luoghi. E viene il tempo in cui persone o oggetti li dobbiamo lasciare andare, non intestardirci più a volerli far funzionare se sono rotti, a tenerli se non fanno per noi. Ci saranno altre persone, altri oggetti, da qualche parte, va’.

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7 pensieri su “Le persone sono come gli oggetti

  1. ci illudiamo di possederli e di conoscerli, ma in fondo sono entità estranee di passaggio nella nostra vita, come noi nella loro.

    questo è il passaggio più interessante; mi rammenta Proust nelle sue considerazioni sull’accadimento amoroso, laddove osserva quanto sia una nostra creazione quell’ altro che tanto desideramo possedere

    in realtà, tanto gli oggetti inanimati quanto le persone animate (umani ed anche animali) sono sempre comunque filtrati dalla narrazione, dai sottotitoli che continuamente facciamo scorrere sugli eventi che ci si presentano

    del resto anche le persone continuamente mutano, evolvono, involvono, e quelle istantanee che conserviamo nel portafoglio o nel cuore sono comunque immagini nostre, dove è il nostro sentimento a conferire significato

    secondo me è la tensione verso il futuro, l’ipotesi di un domani insieme che ci impedisce di buttarle via, ma quando non ci crediamo più, una pagina d’album è già anche troppo

    chissà se Galatea sta buttando via il passato per rinascere? Speriamo sia così, altrimenti è solo melanconia

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  2. @Rouge leggendo l’intero post e valutandone il senso non lo trovo per niente egoistico, si evidenzia come gli schemi di comportamento nei riguardi di persone ed oggetti possano essere simili.

    Comunque a proposito di oggetti e persone l’altro giorno ho fatto una riflessione ben più egoistica e politically sCorrect.
    La storia del salumiere che ha sparato ad un ladro mentre cercava di fregargli la macchina (un’Audi A5) mi ha fatto riflettere onestamente sul valore che dò alla vita umana (che si dice sempre “non ha prezzo”).
    Ebbene mi sono reso conto che:
    – dipende fortemente dalla persona X
    – la cerchia di persone per cui “non ha prezzo” è tutto sommato ristretta
    – decresce all’aumentare della distanza da X, dove distanza si definisca come numero di passaggi di “conoscenza”, con un crollo netto oltre 2 – 3
    – il livello base è piuttosto basso

    Quindi alla domanda “farei fuori uno sconosciuto che cerca di rubarmi la macchina?” la risposta è stata “Ha voja, anche due!” (e la mia costa decisamente meno) 😐

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  3. @ Pritcher: In effetti è molto altruistico pensare agli altri solo in funzione di ciò che fanno o non fanno per noi, in termini di possesso per quanto illusorio. 🙂
    Forse più che egoistico è solo individualistico, te ne do atto, ma non è che sia tanto meglio, neh, almeno dal mio punto di vista.
    E però penso pure che il post nasconda un desiderio di contatto diverso dalle conclusioni a cui è giunta Galatea, e che questa conclusione sia in fondo solo una autodifesa, e il suo un egoismo da salvaguardia di sé, mettiamola così, e questo solo Galatea può saperlo.
    Un saluto.

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  4. Complimenti. Lei scrive veramente benne.
    Vorrei riflettere sul questo testo. Non sarebbe un feticismo capovolto considerare persone oggetti? Attribuire staticità a un rapporto vivo, che difficilmente ci lascia immune è, come minimo, un segnale di equivoco. Penso come posso concepire l’amicizia con un oggetto.
    Perché si é amico di qualcuno e non di qualcosa ? Credo si tratti di una questione di percezione. Che  significa ” avere delle cose in comune” con un’altra persona? Per dire un banalità , capirsi senza avere bisogno dare delle spiegazioni. Questo non perché si siano condivise in precedenza alcune idee, ma perché cresce nelle parti la consapevolezza di  essere accomunati da un linguaggio comune , o per meglio dire, da un capacità di “sentirsi” che risulta venire prima del linguaggio stesso . Esistono persone delle quali posso dichiarare di non comprendere nulla di quello che dicono, anche per cose semplici come : Mi passi il sale?. Non riesco a capire. Con altre persone riesco a  parlare profusamente di cose totalmente astratte , sulle quali posso non concordare , che mi risultano totalmente comprensibili, pur nella loro astrattezza. E non é una comunione di idee. Qui esiste  un mistero . Il mistero di avere qualcosa da dire a qualcuno , di capirsi al dì là di un’idea comune, senza la necessita de ripetere il discorso. Ho un’ ipotesi: ogni uno di noi possiede un’inclinazione che lo avvicina ad un determinato tipo di carisma . E’ impossibile percepire tutti allo stesso tempo. Un gesto, un pensiero, prima ancora  che questo assuma un significato proprio, il pudore di qualcuno sono fonte di carisma che ha tanta somiglianza con la vita , che vano dritto nelle nostre radice vitale e creano la amicizia. Il fascino di una persona può trasparire anche da frasi prive di un significato intrinseco, ma che dimostrano una delicatezza tale da far sentire quella persona talmente vicina al cuore da stimolare un senso di appartenenza. Non di proprietà ma di sensi. Questo è il momento in cui nasce l’amicizia . Esiste di fatto una questione di percezione . Percepire quello che insegna , apre e rivela qualcosa. Credo che le amicizie si fondino proprio su questo: essere sensibili ai segni emessi da qualcuno . Segni discreti . Da li in poi , si può  passare ore con qualcuno senza dire una parola o , preferibilmente, dicendo cose totalmente insignificanti. In generale dicendo….
    L’amicizia, é comica . Non riesco a considerare tutto questo con un oggetto
    Mi scuso per qualche errore grammaticale. L’italiano non è la mia lingua madre, ma la amo moltissimo.

    Silvio Morais D’Amico

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