Problemi di adattamento

“Ti va di venire a Jesolo tre giorni con noi, la prossima settimana?”
“Dove?”
“In campeggio, con la nostra tenda!”
“No, grazie, lo sai che io proprio in tenda…non me la sento, ho un’età, e poi non fa per me…”
“Uffa, sei sempre la solita, non ti sai adattare neanche un po’…”
Ok, magari hanno ragione. Ma nonostante abbia vissuto in sette città, fatto circa dieci traslochi, cambiato quattro volte lavoro, cerchie di amici, abitudini, abbia conversato nella hall di un grande albergo ateniese con un furbo trafficante turco, brindato a slivoviz con un branco di archeologi brilli nei sotterranei di un ex convento sugli Appennini, essere rimasta chiusa in un ascensore sospeso, percorso di notte, in macchina, la piana di Segesta scortata da un autista con coppola e cravatta nera che pareva uscito da una scena de Il Padrino, essere stata contestata da un cattedratico di simpatie naziste e poi aver assistito alla contestazione da parte di marxisti di un dissidente cubano, viaggiato in fichissimi treni di prima classe e su vagoni scalcagnati di regionali da far west, preso il tè con un ex generale dello Scià a cui insegnavo ad usare il pc, fatto ripetizione di italiano in un CTP fuori dal mondo a viados brasiliani e rugbisti neozelandesi fichissimi, ricevuto in dono bambole, da piccola, da baronesse austriache decadute, conosciuto marinai e comandanti di nave, ricevuto il baciamano con battuta di tacchi e inchino da un ex militare russo in odor di kgb, partecipato ai funerali di rivoluzionari castristi, smadonnato su panche scomodissime in stazioni ai confini con l’universo, fatto notte litigando per trovare il modo di tenere aperto un centro sociale, visto scene di incidenti con il morto avvolto nel lenzuolo ancora per terra, incontrato malavitosi di piccola tacca e imprenditori di dubbia fama nei baretti di Spinola, dettato alle due di notte, sotto la pioggia, articoli per il giornale, essere stata convocata una volta alla sede della DIA, visto le aule dei tribunali e le redazioni di qualche giornale di enorme diffusione, incrociato in treno grandi scrittori che cercavano disperatamente una toilette non intasata, tenuto conferenze a simposi e convegni, recuperato intellettuali dispersi alle stazioni sbagliate, visitato le case di vecchie usuraie di quartiere che offrivano ai loro clienti soldi a strozzo corredati di biscotti fatti in casa, assistito a congressi di partito in infime sezioni senza tavolo e con le sedie scalcagnate, e a convegni di lusso in grandi hotel con più stelle di quelle presenti nell’intero firmamento, vista una prima all’Arena seduta tra i vip e una arrampicata sulle gradinate rese roventi dal sole, preso aperitivi in ville da sogno su isole esclusive del Mediterraneo e passato estati in pensioncine sulla riviera romagnola, giocato al casinò in vestito da sera, mangiato würstel all’autogrill con scolaresche in gita, ecco nonostante tutto questo penso che tre giorni a Jesolo, in campeggio, a quarant’anni, in un’estate in cui piove sempre, siano un po’ troppo.

15 pensieri su “Problemi di adattamento

  1. @–>Galatea

    Non sai cosa ti perdi.
    Se non ti va la tenda (posso capirti, è micidiale per le cervicali), prendete un bungalow.
    E poi, non sta mica piovendo. Fino ad oggi c’è stato un tempo che definire meraviglioso è dir poco: caldo senza umidità.
    Se vieni a Jesolo, fammi un fischio che, periodo per me tragico permettendo, il tempo per uno spritz assieme lo troviamo di sicuro.

    @–>Diego

    Come si fa a dire che Jesolo è triste? Quando ci sei venuto? Trent’anni fa?

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  2. hai ragione lector, come minimo è trent’anni fa, e poi sono impressioni soggettive

    sono abituato al mar tirreno, mi turba camminare a lungo senza mai smettere di toccarci

    ma senz’altro sono bei posti

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  3. @–>Diego

    Il Tirreno, come mare e come bellezze storico-paesaggistiche, è senz’altro più bello e pittoresco della costa alto-adriatica italiana, almeno per la parte che va da Rimini fino a Lignano (ovviamente Venezia esclusa).
    Tuttavia, Jesolo è stata completamente rinnovata rispetto agli anni 70/80, sia per quanto riguarda la parte urbana che per il litorale; devo dire, con un risultato di tutto rispetto.
    Il tipo di spiaggia è particolarmente adatto alle famiglie con bambini, proprio per la sua caratteristica d’omogeneità e per il fatto d’essere sabbioso, senza improvvise e pericolose precipitazioni del fondo, privo di correnti, buche e mulinelli.
    I prezzi degli alberghi, inoltre, sono tra i più convenienti in assoluto, con la caratteristica peculiare di essere all-inclusive (cioè comprensivi anche della fruizione dell’arenile).

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  4. Brava: ce ne vuole, ma alla fine si impara anche a dire di no (ho cinquantasei anni e ancora non lo so fare – purtroppo?)

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  5. In effetti, caro Lector, almeno dalle foto che ho visto, mi pare che siano posti ben curati, e senza dubbio perfetti per una famiglia. Hai suscitato in me il desiderio di farci un salto (tanto Galatea non ci va, quindi non corro alcun rischio)

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