La politica dei vecchi capocomici

E viene poi il momento, e non lo avresti creduto mai, in cui persino Silvio finisce col farti un po’ pena, per la sua aria da capocomico invecchiato.

Deve essere una brutta botta, dopo anni che si è abituati a tenere la scena a prescindere, perché qualsiasi stupidaggine ti salti in testa di dire, come capita ai guitti dell’avanspettacolo, i comprimari e le spalle la rilanciano al volo, i giornali la amplificano, la centrifugano, la sparpagliano in ogni dove, con commenti salaci pro e contro, e tu godi per il vecchio principio della pubblicità che bene o male basti che se ne parli, accorgersi improvvisamente che in una occasione pubblica butti lì questa cosa che potremmo sfondare tranquillamente i patti di stabilità europei perché tanto mica ci cacciano fuori dall’euro, sorridi aspettandoti la solita granuola di risposte che fa alzare la tua popolarità in calo, e invece non ti si fila nessuno, se non Epifani e pure lui quasi di striscio, perché tutti stanno a commentare e a seguire l’odissea della senatrice grillina che non si sa se sarà espulsa con i voti del web.

E’ triste, per un vecchio capocomico, accorgersi che nuovi capocomici ti rubano la scena e il copione ormai tuo è trito, perché il pubblico preferisce il reality show, che peraltro hai inventato tu come genere, ma ora ti è sfuggito di mano.

4 pensieri su “La politica dei vecchi capocomici

  1. Considerazione generale. La maggioranza degli elettori italiani identifica il partito/movimento che va a votare con la “faccia” del suo leader, e si aspetta da lui la soluzione per tutti i mali d’ Italia, che si chiami Grillo o in qualunque altro modo. Un po’ come l’ amministratore del proprio condominio. Il rimedio sarebbe facile: si ripeta l’ esperimento-m5s senza Grillo, e gli italiani dimostrino finalmente che per sostenere una buona idea non hanno bisogno della personalità istrionica e megalomane scambiata per forte.
    Perché è questo il problema, non il m5s.

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  2. La storia insegna che se non è un leader, è un’oligarchia.
    Allo stato dell’arte, è utopico pensare a un popolo che si autodetermina effettuando le proprie scelte democraticamente e consapevolmente.
    Forse la Svizzera? Non ne sarei così sicuro.
    In ogni caso, noi non siamo gli svizzeri.

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