Cosa è restato degli anni ’80

Ti capita due volte, nella stessa giornata. Sei in macchina, guidi, e dalla radio esce la voce di Raf che lagna: «Cosa resteràaaaa degli anni Ottantaaaaa…».

Tu guidi, canticchi, perché certe canzoni hanno il pilota automatico, quando le senti parti a canticchiare. Per quegli strani meccanismi del cervello per cui fai una fatica bestia a ricordati dieci versi in fila di Dante, anche se Dante ti piace, ma in compenso sei in grado di ripetere tutta la discografia di Raf senza un’incertezza che sia una.

TI resta in testa, quella domanda frignata, quel ritornello ossessivo. Poi torni a casa, sei stanca, prepari la cena, guardi di sguincio il Tg, quello di Mentana, il ricciolillo che negli anni ’80, conducendo il tg, baruffava con Pippo Baudo perché il Pippo gli passava in ritardo la linea; ha litigato la sera prima, il Ricciolillo, con Ferrara, che negli anni ’80 inaugurava il filone delle trasmissione di giornalismo trash litigando con tutti, per via di Bisignani, che negli anni ’80 era addetto stampa di Andreotti e scriveva orribili romanzetti pseudo spy story cercando di copiare malamente Ken Follet; e quando ha finito di spiegare lo scazzo, il Ricciolillo, passa la linea alla pubblicità, dove c’è Pippo Baudo che annuncia il suo nuovo programma.

Poi ti siedi sul divano, sempre con la tv in sottofondo, come un rumore, come facevi negli anni ’80, quando la tenevi accesa mentre facevi i compiti; solo che ora non ci sono più i compiti, ma ci sono scartoffie da compilare e lavori da portare a termine perché la consegna è incombente. E commenti, così, con l’amico che è con te, quello che vedi passare dallo schermo fra una pubblicità e l’altra, e cioè un programma di canzoni, da una piazza.

«Che è?» domandi. E lui: «Una specie di Festivalbar…» «E quello che canta, chi è, Fabri Fibra?» «Sì, che schifo di canzone. Non ci sono più i rapper di una volta…»

Tu, a sentire questa frase, ti domandi quand’è che siamo diventati così vecchi, e se il prossimo passo è mettersi a guardare i cantieri per strada, ma non fai tempo a rispondere perché sul palco entrano gli Stadio, per promuovere la loro nuova canzone, che a orecchio è una bruttacopia di quelle vecchie, ma tanto bruttacopia.

Ma non è la musica a colpirti, bensì il cantante, che è vestito come un similbriatore, con i jeans fintosdruciti, gli occhiali rettangolari, il capello brizzolato mediolungo, addosso una giacca di taglio classico però in fantasia mimetica, come la Ferrari di Lapo Elkann, e pare un dirigente di banca in crisi di mezza età che vuole fare il fighetto al karaoke della festa aziendale. Finita la canzone nuova, intona convinto Chiedi chi erano i Beatles, come negli anni ’80. Non rendendosi conto che per noi degli anni ’80 i Beatles erano un passato prossimo, e la domanda della canzone un senso lo aveva per rimarcare uno stacco generazionale, mentre per i ragazzini di adesso i Beatles sono una cosa dei tempi dei nonni, cioè magari lo sanno pure che erano musicisti, ma li considerano alla stregua di Mozart e Vivaldi.

«Madonna, che tristezza… – dico io -Mi fanno sentire come i nonni che guardano i programmi di Paolo Limiti… sono così vecchia?»

L’amico mi rassicura: «Ma no, tu non sei mica vecchia. Al massimo sei una Milf!»

«Una Milf? Ecco, se volevi farmi deprimere del tutto…una casalinga sovrappeso e in età che gira film porno amatoriali nello scantinato?»

Lui ride: «Ma no. Allora diciamo che sei una Tilf. Con la T di teacher. Una prof sexy.»

Lo so che mi vuole tirare su di morale, ma non è serata. Alle parole prof sexy nella mia mente si affacciano le scene dei film di Bombolo e Pierino, con la Fenech sotto la doccia o Gloria Guida che fa la supplente: vagonate di immaginario erotico da film di Vanzina, doppi sensi triviali di Christian de Sica ripetute a mezza bocca dai compagni di scuola da un banco all’altro, mentre noi ragazze fingevamo di non sentirle ascoltando i Duran Duran. Una mazzata di malinconia da restarci secca, che tocca l’apice quando sul palco escono i Muse e lui commenta: «Sì, però questi ai Queen manco gli spicciano casa…»

E nella testa rintrona il ritornello di Raf, mentre guardo me, lui, ma forse tutta l’Italia, bloccati, ancora con gli stessi riferimenti culturali di quando avevamo quindici anni, ancora con la stessa gente in tv, nei posti chiave, come se fossimo congelatii in mezzo ad un tunnel del tempo da cui non riusciamo ad uscire, impantanati lì mentre il mondo va avanti.

Cosa resterà degli anni ’80? Tranquillo, Raf: tutto. Sembra che sia ancora rimasto tutto qua, che non riusciamo a liberarci di niente, come quelle cantine piene di carabattole di cui non ti riesci a disfare. Non abbiamo perduto niente.

Tranne forse solo i soldi e l’ottimismo.

Ecco, quelli non ci sono più.

21 pensieri su “Cosa è restato degli anni ’80

  1. ….ma nooo, almeno di un Andreotti ultranovantenne ci siamo finalmente liberati accidenti ! I ricordi che evochi però sono meravigliosissimi !

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  2. ci siamo liberati di 2 cose degli anni 80: le spalline e le cotonature. il resto del vestiario sta ritornando ma un po’ rivisitato… non potrei reggere di nuovo la moda anni 80 😄

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  3. Stanno tornando le timberland e i calzoni di velluto a coste con i colorini da paninaro (verde menta, salmone…). L’unica cosa per cui non c’è speranza sono i capelli. Avevo un ciuffo new wave fino al mento. Sigh.

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  4. Purtroppo la generazione che ha preso il sopravvento negli anni ottanta, che poi erano i ragazzi cresciuti dai sessanta, non hanno ancora nessuna intenzione di mollare l’osso. Soprattutto hanno fatto in quegli anni tabula rasa di idee e speranze in quei giovani che ora avrennero potuto essere al potere al posto loro. E non mi riferisco solo alla politica ma soprattutto alla cultura, abbiamo perso sicuramente un paio di generazioni.

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  5. @Galatea. Bravissima! E’ proprio quella depressione lì; e ci aggiungo che se hai figli magari non sbavano per capire tu e i tuoi gusti, le tue icone. Come spieghi Edoardo, Dario Fo, Shakespeare, Brecht? Se vedono un film o una foto in bianco e nero inorridiscono.
    Saluti

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  6. Per me furono anni belli, perchè nell’82 mi sposai e nell’88 divenni padre per la prima volta, ma sul piano nazionale ed internazionale furono anni pessimi, di cui oggi paghiamo le conseguenze. Mi permetto di riportare due brani dal bel libro di Ermanno Rea “L’ultima lezione” pubblicato con Einaudi nel 1992:

    «Tra il 1984 e il 1985 gli avvenimenti italiani e internazionali rappresentano un vero incentivo all’ipocondria, soprattutto per un professore “liberal” posto, per ragioni di età, ai margini della vita professionale: senza più un ruolo, come recita la stessa formula burocratica. In luglio (1984) il Pci avvia le procedure per il rederendum sulla scala mobile. In ottobre la Camera, dopo aver discusso le conclusioni dell’inchiesta sul caso Sindona, boccia una mozione radicale in cui si chiedono le dimissioni del ministro degli esteri Giulio Andreotti, accusato di aver sostenuto oltre ogni decenza il bancarottiere siciliano. La mozione è respinta grazie all’astensione determinante del Pci che appare così improvvisamente immemore del ruolo avuto dall’uomo politico romano.» (p. 151)

    «In novembre Ronald Reagan si riconferma plebiscitariamente presidente degli Stati Uniti: batte il democratico Mondale in 49 dei 50 Stati dell’Unione. In dicembre un’ennesima strage insanguina l’Italia: due esplosioni sventrano il treno 904 in galleria tra Firenze e Bologna. Quindici morti; oltre cento i feriti. Il 27 marzo dell’anno successivo, il 1985, le brigate rosse ammazzano Ezio Tarantelli: quasi sotto gli occhi di Caffè.» (p. 152)

    Un periodo storico pessimo, gli anni ’80.

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  7. Posso confermare che il ciuffo new wave di Ruzino era spettacolare. Così pettinato – in gilet di pelle, dolcevita nera,jeans scuro ed anfibi, occhiali neri – lo vidi ed udii interpretare a gran voce con la sua band “The pinball wizard” degli Who ed Elton John, in arrangiamento postpunk, ad una festa privata sulle colline di Rimini, davanti ad almeno duecento persone; persone da lui apostrofate con un geniale “siete un pubblico freddino, vi meritate della cold wave” prima di attaccare il brano seguente, non ricordo se dei Joy Division o similari. Io, avendo totalmente frainteso la serata ( qualcuno aveva detto: “è un compleanno serio…”) , ero l’unico in giacca blu con cravatta regimental. Che momenti. Millenovecentoottantasei, o giù di lì.
    Inchino e baciamano alla padrona di casa, un caro saluto alla rockstar Ruzino.
    😀
    Ghino La Ganga

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  8. Sono in Canada da 5 anni, non ho il piacere di vedere la TV italiana. Ma qui i leggings fanno furore e le radio mandano molto spesso canzoni anni ’80. In realta’ ci sono le radio che fanno solo rock, quelle che fanno solo i primi 40 nella classifica della settimana, quelle che fanno ’60-’70-’80 e basta. E sai che cosa ti dico? Il mio Joshua Tree degli U2 di quella volta, la raccolta ‘Tra la via Emilia e il West” di Guiccini, che mio fratello ed io trafugavamo di nascosto per ascotarla su un registratore Grundig sui prati, mi mancano proprio. Quasi quasi vado sullo store della mela e me li ricompro! ahahahah
    Grazie per i tuoi post! Con l’Italiano scritto come si deve (non come me con i Ma a inizio frase!)

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  9. Eh, gli anni ’80 !
    Gli anni della laurea, del lavoro, del matrimonio…

    Ma anche (vedi, Eva, non sei l’unica!) gli anni della ricostruzione (!?!) dell’ Irpinia, con Avellino provincia leader d’Italia per le vendite SAAB e Volvo, gli anni del deficit statale strutturalmente scelto al 10 % del PIL (fior di economisti della corte di Craxi ed Andreotti lo sostenevano ricetta keinesiana eccelsa del benessere perpetuo), gli anni della mia angoscia (da ammiratore di La Malfa padre) per le spese folli, e dei miei colleghi professori universitari che mi deridevano per questo: “ma che dici, tutto si aggiusta, Andreotti e De Michelis sanno quel che fanno”.

    Ecco, ora sappiamo come si è aggiustato, che neanche l’aumento IVA non possiamo risparmiarci, non c’è più una lira. Dopo 30 anni, mi dispiace di aver avuto ragione. E dispiacerà sino ai miei nipoti, se mai ne avrò.

    Anonimo SQ

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  10. Eh, mitici anni ’80!
    Vanessa Del Rio, Karin Schubert, Teresa Orlowsky, Ilona Staller.
    Grandi attrici, grandi interpretazioni. Quanta nostalgia, quanti bei ricordi da condividere con i coetanei.

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  11. (mai dire mai, Galatea. Secondo me e’ solo questione di chi e’ abituato a parlare con timbro piu’ alto, chi siamo abituati ad ascoltare. Non tutti i riferimenti sono statici, bloccati a piu’ di 30anni fa. C’e’ poco spazio nella TV, purtroppo, ma non necessariamente poche idee, forse e’ piu’ facile trovarle nei teatri che nello schermo, ma ci sono.)

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  12. @–>Galatea

    P.S. Nella giornata di ieri, credo per effetto del commento che mi hai bannato e solo nelle poche ore che è stato visibile, ho avuto più di 1.500 contatti.
    Mai successo in sei anni di blog.
    Potenza della nostalgia! 😀

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  13. @lector: Scusa, ricontrollato ora lo spam: un tuo commento era finito là. Solo che non ce l’avevo messo io e non ho capito perché il sistema l’abbia considerato spam. L’ho ripristinato.

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  14. @–>Galatea

    Probabilmente, data la natura del contenuto, il sistema lo ha considerato potenzialmente pericoloso. Normale, se hai dei buoni filtri.
    Fatto sta, ti assicuro, che nella sola giornata di ieri ( il commento era rimasto visibile per qualche ora, per questo ho pensato a un tuo “bannaggio” volontario) ho avuto più di 1.500 contatti sul mio blog.
    Non sono in grado di verificare né la loro provenienza, né se siano contatti “derivati”, perché non dispongo della app idonea, ma ti giuro che non mi era proprio mai capitato.
    Quindi, presumo sia stata effettivamente quella la causa.
    Incredibile.

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  15. @lector: probabilmente google ha indicizzato come parole chiave del post i nomi delle pornostar, e quindi ti ha inviato un sacco di traffico di gente che faceva ricerche con quei nomi come parole chiave. 🙂

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  16. Io appartengo a quella generazione a cavallo, che ricorda gli anni 80 perchè attraversava la pubertà e ha vissuto l’adolescenza negli anni 90. Non so a quale generazione io appartenga, mi riconosco in entrambe. Ho avuto il ciuffo e le spalline, ma anche i vestiti grunge. Ho consumato le cassette di Bon Jovi e i cd dei Nirvana.
    Secondo me è tutta colpa dell’effetto coorte. Mio padre era affezionato agli anni 60, pensava che tutto il bello fosse finito in quegli anni, che la mia musica facesse pietà e che finiti, toh, gli anni 70 non ci fosse niente da leggere, niente da ascoltare, niente da vedere.
    Siamo così anche noi, saranno così i nostri figli…
    E’ abitudine degli adulti scuotere la testa davanti alle giovani generazioni, cambiano solo i contenuti.
    Oh Tempora oh Mores…

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