L’autocoscienza delle zucchine 2

Il prato. Punteggiato di macchie bianche. Più che macchie, a dire il vero, bolle. Bolle bianche di lino stazzonato, ovvero i clienti vip, e quasi tutti in sovrappeso evidente, del Centro Karma, che celebrano oggi la giornata a porte aperte, per far conoscere a Spinola tutta la loro meravigliosa struttura e gli imperdibili seminari di autocoscienza del sé e dimagrimento newage, perché, secondo la filosofia del guru Anton, la ciccia non è ciccia, è solo un accumulo di disistima e karma negativo, che si può sconfiggere non mangiando meno schifezze, ma pagando fior fior di corsi tenuti dai suoi adepti.

Stesi sulle piccole stuoie di bambù a guardare un cielo grigissimo ed imbronciato ci sono la Carmen Taragnin e il suo pallido ed emaciato convivente, che a dire il vero di tutto avrebbe bisogno tranne che di un ulteriore dimagrimento, newage o meno; ma siccome la Carmen ha deciso che il Maestro Anton ha sempre ragione, e quindi lei ha bisogno di tutta la Newage possibile, il convivente è stato precettato a sorbirsene la sua parte, e come al solito lo fa senza osare fiatare. C’è poi tutta la fila della borghesia bottegaia di Spinola, capitanata dalla Mirella Strambotto, proprietaria del Sottosotto, la boutique di lingerie più chic del paese. Non che la Mirella abbia bisogno di dimagrire, sia chiaro: i suoi cinquant’anni passati li porta benissimo e per aiutarsi a portarli s’ammazza da sempre di flessioni e fitness in qualsiasi palestra, sbocconcellando per il resto del tempo carote e barrette light; ma appena il Maestro Anton ha aperto il centro, la Mirella ha subito fiutato che avrebbe calamitato clienti con i soldi, e si è quindi intrufolata come sponsor, ché sono suoi le vesti di lino indossate per la dimostrazione, compresa quello che ha addosso lei, trasparente al punto giusto per far ben notare il completo in pizzo ecru reggiseno a balconcino e coulotte che lei ha indossato sotto, disponibile in quattro colori al modico prezzo di 250 euri nel suo negozio, ça va sans dire. Ci sono poi due o tre mogli di notabili del paese, e le consorti o compagne di qualche libero professionista. Manca, si nota ad occhio, qualsiasi rappresentanza dei Crespano: sia perché il maestro Anton ha subito capito che la famiglia in questo momento ha delle difficoltà, e quindi non è così salutare dimostrarsene troppo amici, sia perché gli inviti alla componente femminile non erano facili da decidere diplomaticamente: la Patrizia è ormai la ex moglie di Alfonso, la Betty, che pure aveva frequentato qualche corso di dimagrimento, è diventata una ex compagna, destinata con tutta probabilità a tornare a fare quello che faceva prima, e cioè la cassiera al supermarket, e quindi inutile a fini promozionali.

Giulia ed io ci sdraiamo in un angolino, che Tamara ci ha indicato, mentre entrano in scena  le due cinquantenni dai capelli stopposi, sempre rinseccolite e sempre tenendosi per mano. Fanno un grande inchino, congiungono le mani nell’ennesimo namastè, tirano sulla faccia una cosa che dovrebbe essere un sorriso rassicurante, ma che pare una ferita aperta tra le rughe abbronzate, poi iniziano una manfrina che ricorda da vicino un video degli 883 dei tempi d’oro, con una delle due, apparentemente la più anziana, che parla, e l’altra che sta lì a fare non si sa bene cosa, forse coreografia forse assistenza, un po’ come faceva il povero Repetto dimenandosi senza senso mentre Max Pezzali cantava.

«Siamo qui perché tutti abbiamo deciso di intraprendere un percorso spirituale verso la luce, per abbandonare la nostra forma che ci imprigiona e non ci piace più! – dice dunque la Maxpezzala, mentre la Repetta annuisce vigorosamente – e quindi il primo passo è scuotere, scuotere via le energie negative dal nostro corpo, cacciarle con un tocco sui nostri punti di erogazione, che sono bloccati e per questo chiudono dentro di noi le energie, le trasformano in peso, invece di liberarle verso l’esterno! Alziamoci e scuotiamo via i nostri blocchi!»

Il gruppo di bolle biancovestite ha un sussulto, scattano tutti in piedi: un’infilata di sederi più o meno cellulitici si alzano, ballonzolanti, mentre braccine paffute si ergono verso il cielo e la luce. La Repetta e la Maxpezzala cominciano a camminare fra le adepte, salmodiando un: «Liberati, liberati dai tuoi blocchi!» e tocchicchiano ora qua ora là una testa o uno sterno, come per attivare chissà che “pulsante” nascosto.

Anche Giulia ed io ci siamo alzate, però guardiamo tutto l’ambaradan un pochino perplesse. «Pensa quanta energia si deve essere bloccata nel culo della Carmen Taragnin. Si potrebbe illuminare l’Africa…» sussura Giulia. Ma il nostro atteggiamento non è sfuggito al duo, che sia avvicina a noi con fare da esercito della salvezza in missione: la Repetta mi regala uno sguardo pieno di compassione per il mio evidente scetticismo, mentre la Maxpezzala, valutata rapidamente quale delle due è più carina e, deciso che Giulia è uno schianto, le si avvicina e le sussurra: «Ecco, tu devi credere in te, devi liberare il tuo potenziale, abbandonare i tuoi blocchi! Ora ti toccherò con queste mani e loro si apriranno e tu ti sentirai più leggera!» e intanto comincia a smanacciarla sul petto e sul ventre, come se la massaggiasse; quando ha finito le si avvicina all’orecchio, le sussurra: «Ecco, brava, ora sei bellissima! Se venissi al mio corso saresti la migliore delle mie allieve!» e se ne va, con la Repetta che annuisce come al solito nelle retrovie.

Giulia si volta verso di me: «Secondo me ci ha provato.» sentenzia.

Mi verrebbe da annuire convinta, ma ho paura di assomigliare alla Repetta.

Intanto sul piccolo palco di fronte alla villa Ermidio ha preso posto e sta iniziando il suo seminario sulla alimentazione biologica. Il capannello di bolle biancovestite, con tutti i punti energetici ormai liberati, si accrocchia e si siede davanti a lui. Ermidio è così compreso del suo ruolo di conferenziere e quasi viceguru che sembra aver raggiunto il Nirvana: pare più bello, più alto, più illuminato, soffuso di una luce d’estasi che nessuna consegna di raccomandata gli aveva regalato mai.

«Io, ecco, sono qua per dirvi che ovviamente quando ci nutriamo bisogna scegliere alimenti biologici. Ma non è solo perché non usano nel coltivarli pesticidi. Non è solo il problema della chimica, il problema della verdura coltivata industrialmente è nell’aura, nei traumi che questi alimenti subiscono!»

Un brusio si leva dall’accrocchio di bolle, dove tutti, vergognosamente, appurato che la verdura ha un’aura, si sentono colpevoli di non aver mai considerato il fatto.

«Prendete questa zucchina – dice quindi Ermidio, mostrando un povero ortaggio preso da una cesta a terra – Questa non è una zucchina biologica. Lo vedete come è grossa, lucida, fuori forma? Lo vedete che non è felice?»

Giulia ed io ci guardiamo. «A me sembra una normale zucchina.» dico.

«E’ perché non hai un animo sensibile.»

Ermidio, infatti, che di zucchine infelici se ne intende, fa subito una diagnosi: «Come potete pensare che la sua aura sia luminosa ed equilibrata? Questa zucchina ha una sua autocoscienza, è consapevole di ciò che le accade attorno, e ne soffre, assorbe le vibrazioni negative dell’ambiente e delle persone con cui entra in contatto! Immaginate che sarà stata raccolta in un campo da un povero immigrato sfruttato da un caporale, senza un contratto, senza permesso di soggiorno, sarà stata caricata su un camion con un motore vecchissimo, da lavoranti arrabbiati per la scarsità del loro salario, buttata in una cassetta senza cura, portata in un grande ipermercato per essere venduta, messa sul bancone da inservienti con un contratto precario, da una cassiera che magari sta per essere licenziata, senza nessuno che le dedicasse un pensiero, assorbendo le tensioni sociali e psicologiche, l’infelicità di chi le sta attorno…Non è una zucchina biologica vissuta libera in un campo, senza costrizioni e poi raccolta da un contadino felice!»

Mi chino all’orecchio di Giulia. «E metti che il contadino biologico ha litigato con la moglie o ci ha le paturnie sue? Mi rovina l’aura della zucchina?»

Lei valuta perplessa la possibilità: «Gia. Oppure metti che tutta sta cosa, l’immigrato sfruttato, la cassiera precaria… magari è proprio quella zucchina che porta sfiga…io non ce la voglio in casa…»

«E poi se le hanno rovinato l’aura e io devo mangiarla, che faccio?Pago lo psicologo alla zucchina?»

Il possibile trauma patito dalla zucchina non travaglia solo me, ma anche una delle sensibili biancovestite del pubblico, che alza la mano per chiedere: «E se è vittima di un’aura negativa e io non lo so? Come si può liberarla?»

Ermidio la guarda con la soddisfazione di un padre felice, perché il fatto che fra il suo pubblico subito qualcuno abbia colto il terribile problema dell’autocoscienza infelice degli ortaggi lo conforta.

«No, è sempre possibile rimediare. Ora vi insegnerò il rito, vieni sul palco – dice rivolto alla sensibile fanciulla preoccupata per la zucchina – e prendila in mano… ecco così. Ora concentrati sulla zucchina: tu devi visualizzare il suo percorso dal campo a casa tua, con tutti i traumi che ha subito, tu devi immedesimarti in lei come se fossi tu… lo visualizzi?»la ragazza preoccupata per la zucchina annuisce convinta.

«Ecco, ora sei in grado di liberarla: alzala verso l’alto e dille “sei libera” e la sua aura sarà purificata dalla tua compassione, che lei sente!»

La ragazza alza la zucchina come un vessillo, ed ha una faccia così radiosa che temo quasi si metta a piangere. Io e Giulia guardiamo lei, la zucchina e poi commentiamo: «Però se devi fare una parmigiana e per tutte ti tocca sta roba qua, famo notte…»

«Eh e poi pensa se ci hanno un karma negativo pure l’olio, i pomodori, la mozzarella e il pangrattato…»

Nel frattempo però il seminario di Ermidio è finito, e sul palco si materializza, come calato da azzurre lontananze, il Maestro Anton.

«Io volevo dire voi che nostra vita dipende da nostro io – dice con fare ispirato – più nostro io è in equilibrio, più vita nostra è in equilibrio con universo, noi dobbiamo trovare equilibrio con universo attraverso amore… amore è sempre risposta, amore è sempre melio di guera, guera non è equilibrio! Amore è forte e odio è debole, e amore vince su tuto! Tu devi credere che amore vince su tuto e equilibrio alla fine torna, perché equilibrio è amore e amore è più forte di invidia e di odio…»

Giulia sbotta: «Mo ci chiede pure di votare Pdl, fra un po’…»

«Eh, non lo escludo.» dico io notando il vigore ispirato con cui la Carmen Taragnin approva il discorso, manco lo stesse pronunciando il fratello Sempresindaco.

Il seminario è finito, e il gruppo di vip, con in testa il Maestro Anton sciama via verso l’interno della villa: «Volete venire al buffet biologico per pranzo?» ci chiede Tamara, comparsa al nostro fianco all’improvviso.

Io e Giulia ci guardiamo preoccupate: «No, grazie, ma sai abbiamo un impegno a casa…»

«Fossi matta che mi fermo anche a mangiare con quella manica di pazzi… – commenta Giulia in macchina poco dopo – vengo da te a pranzo, tanto le hai in frigo pronte le tue tagliatelle fatte in casa, vero?»

«Sì – confermo io – però non so, ora che ci penso mica ho controllato il karma delle uova… dici che dobbiamo fargli una seduta di autocoscienza?»

«Ma fottiti, va’»

E scoppiamo a ridere.

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6 pensieri su “L’autocoscienza delle zucchine 2

  1. E pensare che io ho sempre e solo mangiato perchè avevo fame…
    Che sia per quello che sono leggermente in sovrappeso ? Oppure è semplicemente il mio karma ad essere negativo ?
    Maestro Anton, salvami !!!

    Anonimo SQ

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  2. Aaaaaaaaaaaaaaaah!!!!! Solo a leggere di zucchine new age mi vengono i capelli dritti, ma come fai a resistere lì dentro? Confessa ti stai inventando tutto… oppure ti porti appresso una telecamera che userai per ricattare i presenti per i prossimi 30 anni X-)

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  3. E’ sempre più bello leggere i racconti di Spinola, che non sono un romanzo, che romanzano, che raccontano la realtà che però tutta reale non è, e forse lo è di più. Grazie Galatea, è un grande regalo che ci fai.

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