Il Guru ovvero l’autocoscienza delle zucchine

C’è sempre un’amica che ha un’amica. Giulia, per esempio, ha Tamara. Che è una brava ragazza, non fosse che passa la vita a sostituire una fissazione con un’altra, innamorandosi via via del fitness, nelle diete a zona, delle tisane depurative, delle scarpe che camminando fanno dimagrire senza sforzo, della cucina macrobiotica, della Zumba, dell’agricoltura biologica o dell’autocoscienza collettiva, e si lascia sedurre dal guru o dalla guru di turno, che per due mesi, tre, un anno, diventa il suo punto fisso unico nell’universo e cerca di farlo diventare tale anche per chiunque le stia attorno.

«Dovete assolutamente venire sabato al Centro Karma! Ci saremo tutti e anche il Maestro Anton!» dice infatti convintissima, dando per scontato che il “maestro Anton” sia ben noto a noi due ed al cosmo intero, manco si trattasse di Mick Jagger.

«Ma volevamo andare in spiaggia…» cerco di ricordare io.

«Spiaggia! – replica Tamara storcendo la bocca – Andarsi a spalmare in due metri quadrati, prendendosi radiazioni solari cancerogene per avere l’abbronzatura da sfoggiare per vanità! Che cosa banale. E poi piove, questo sabato.»

Come tutti i rompiscatole, Tamara porta pure iella. Infatti sabato pioviggina a tratti, e quindi Giulia mi trascina al Centro.

Il Centro Karma è una piccola villa Veneta appena fuori Spinola, attorniata da un parco così grazioso che fino ad un paio di anni fa era usata per i banchetti ed i matrimoni. Poi la crisi, come dicono gli ex proprietari, o la cucina mefitica e la maleducazione dei gestori, come sostengono gli ex clienti, hanno fatto crollare gli utili, e l’edificio è stato venduto alla società “Karma Felice” del succitato Maestro Anton, al secolo Anton Bragovich, slavo di incerta origine, incerto passato ed ancora più incerta pronuncia. Dove il Maestro Anton abbia trovato i soldi, rigorosamente cash, per comprare l’immobile è un mistero, e altrettanto misterioso è come abbia reperito i finanziamenti e sia riuscito ad avere i permessi per trasformare in pochi mesi una Villa del ‘700 vincolata da tutti i piani regolatori come praticamente intoccabile in una Spa e centro benessere con sauna interna, piscina con idromassaggio , sale polifunzionali e palestre, buttando giù muri e stravolgendo planimetrie. Dicono i bene informati che la velocità delle concessioni edilizie sia dovuta al fatto che, per un puro caso, la Carmen Taragnin, sorella del Sempresindaco, sia una buona amica e seguace del Maestro, ed abbia avuto in dono, assieme al fratello e a tre quarti della famiglia, una card di accesso illimitato e sempiterno a tutti i servizi della Spa e del Centro, che ai comuni mortali costano invece botte di mille euro a seduta.

Difatti, appena entrati nel parco, la Carmen e lo smorto geometra suo consorte sono lì, nel gruppetto selezionatissimo degli ospiti vip che si sta intrattenendo per un aperitivo di benvenuto, vestiti tutti con una specie di divisa di lino bianco e una coroncina di qualcosa che sembrano fili d’erba e bacche intrecciate in capo, gli stessi fili d’erba e bacche, ad occhio, che costituiscono anche il banchetto, e tutti ciucciano e smangiucchiano con grande convinzione, quasi fossero tartine al caviale beluga.

Giulia ed io, che non siamo vip e soprattutto abbiamo indosso una normalissima tuta, veniamo pure accolte però con un gran sorriso da un tizio linovestito e coroncinato, che fatico un po’ a riconoscere sulle prime, ma poi identifico come Ermidio Codegon, il postino di Spinola, anche lui adepto, capisco ora, del Maestro, e da lui personalmente delegato a ricevere gli ospiti meno importanti ma pur sempre seducibili di questa “giornata aperta”. Ermidio sparge inchini e namasté con la stessa aria bovina con cui di solito consegna le raccomandate, e poco ci manca che dopo il saluto a mani giunte ti porga un modulo per la firma attestante la ricevuta; proprio come quando consegna le lettere, anche qui ha l’aria di chi è un’autorità investita di una alta missione: la differenza è che sul lavoro l’autorità viene data a lui dalle Poste Italiane, qua dal Maestro Anton, che, per quanto impegnato a ciucciare bacche con gli ospiti di riguardo, aleggia sempre però su di lui per dargli ispirazione. Sta già per indirizzarci verso non so quale giro nella sauna cromatica, quando si accorge che dal gruppetto degli ospiti vip Tamara si sta sbracciando per farci capire di raggiungerla; e siccome nella gerarchia interna inflessibile Ermidio è conscio che Tamara è un gradino di illuminazione sopra a lui, e soprattutto è molti gradini più vicina al Maestro, si inchina spargendo l’ennesimo namastè a mezza bocca e ci fa segno di avviarci verso la cerchia degli eletti.

«Uh, siete venute, che bello, che bello! – guaisce Tamara quando ci vede arrivare, agguantandoci per mano e trascinandoci verso un crocchietto interno alla cerchia – Maestro, Maestro, le devo presentare queste mie amiche, le ho detto che sarei riuscita a portarle!»

Il crocchietto si apre, come forse si aprivano le cerchie dell’Empireo all’arrivo di Dante: è formato da due cinquantenni arcigne, secche, con i capelli grigi lunghi stopposi, il muso scavato di rughe, che si tengono per mano; un monumento di donna alta almeno un metro e ottanta, con la faccia da badante slava e l’espressione da kapò di un campo di sterminio nazista, e cinque o sei ragazze fra i venticinque e i trent’anni, piacenti ma pienotte, come Tamara, con i seni sballonzolanti all’interno della camiciola di lino bianco, e sul volto dipinta l’espressione mistica di chi è andato lì per perdere una decina di chili e invece ha trovato l’illuminazione della Verità. Al centro, con vicino un cinquantenne bolso che pare un contabile e infatti lo è, c’è lui, il Maestro Anton. E’ un sessantenne asciutto ma non magro, e non è difficile capire perché possa esercitare su quell’accrocchio di svalvolati un fascino irresistibile: nonostante abbia deciso di adottare il look del santone hippy, con una gran barba bianca che scende fino al petto, le collane di perline colorate al collo, l’anello al mignolo, e si profonda in un inchino indiano completo di namastè di saluto, gli occhi grigio slavato con cui ti fissa quando ti guarda hanno la freddezza di uno scanner, capace di valutare in un milionesimo di secondo chi sei, cosa pensi e soprattutto quanto puoi pagare; mentre le mani affusolate giunte a mo’ di preghiera non hanno niente di pacifico, sembrano artigli solo momentaneamente a riposo, pronte a scattare alla minima provocazione per imbracciare un mitra e sventagliarti di pallottole.

«Amiche di Tamara sono benevenute  e amiche di me.» afferma con un accento talmente improbabile per uno slavo in Italia da tanti anni da far sospettare che a bella posta finga di conoscere male la lingua. Poi, inaspettatamente, mi fissa come se fossi qualcuno che stava aspettando da sempre, prende la mia mano, la stringe, mi guarda, mi mette il palmo della sua sulla fronte e dice: «Tu sento grande turbamento di amore dentro di te, grande soferenza ahora: ma tu non preocupa, c’è strada, c’è sempre dopo buio luce…» e poi toglie di botto la mano, non senza prima essersi assicurato che le sue parole mi hanno sconvolto, e si volta di colpo verso un altrove dove fa segno al suo corteggio di voler andare. Tutti lo seguono immediatamente, le due incartapecorite, la kapò, il contabile bolso, il corteggio di ninfe sovrappeso e tutta la cerchia di vip linovestiti con ancora qualche bacca non deglutita in bocca.

Io resto lì, ferma e inspiegabilmente ferita da quelle parole che sono state una stilettata a freddo e sento come un’invasione inammissibile da parte di un estraneo. Giulia, che ha capito, agguanta Tamara che sta sciamando via con le altre ninfe, e le sibila: «Gli hai detto  mica di Alfonso, a quel coso?»

Tamara arrossisce, balbetta: «No, cioè sì…Ma, sai, nelle sedute di autocoscienza dobbiamo dire tutto di noi, e anche quello che angoscia i nostri amici se ciò ci fa soffrire…» si giustifica.

«Sei una stronza.»

Si volta verso di me: «Vuoi andare via? Sono una manica di scentrati questi. Meno li vedi meglio stai.»

Le sorrido. Mi colpisce sempre come Giulia, quasi sempre ammantata nel suo meraviglioso egoismo, riesca poi improvvisamente nei miei confronti a diventare materna e chioccia.

«No, ma ti pare? Ora vanno tutti a fare la lezione di Yoga e poi Ermidio mi ha detto che c’è una sua conferenza sulla coscienza di sé degli ortaggi e l’alimentazione. Vuoi mica che ce la perdiamo?»

Giulia scoppia a ridere: «Perdersi il postino che discetta sull’autocoscienza delle zucchine e la Carmen che schiocca le ossa per fare la posizione del Loto? Ma quando mai!»

E attraversiamo il prato, pregustando le risate del percorso iniziatico che hanno pomposamente annunciato con il titolo: L’altro, l’altro da noi, l’altro da sé.

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22 pensieri su “Il Guru ovvero l’autocoscienza delle zucchine

  1. Il Maestro Anton ed Ermidio, come Verdone e Pozzetto in “Sette chili in sette giorni”. Alla fine grande banchetto riparatore.

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  2. Antonio Bragarotta detto o santone, Secondigliano, Napoli. (Con tutto il rispetto per i napoletani per bene che sono la maggioranza)

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  3. Galatea, toglimi una curiosità: visto che ormai dovrebbe essere noto a tutti i tuoi conoscenti che sei una blogger e che hai questo talento naturale nel ridicolizzare le persone che se lo meritano, com’è che c’è ancora qualcuno che ti invita da qualche parte? 🙂

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  4. Quindi Spinola non ha nulla a che fare con quel posto simpatico che conosco bene….

    Il racconto è spiritoso al punto giusto! Un’amica come Tamara l’abbiamo / abbiamo avuta / avremo tutte prima o poi, ed evitare il coinvolgimento nelle loro “fissazioni” non è sempre facile!!!

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  5. Ohibò ! Se Spinola è come Vigata (dici e mia sorella approva), mi prenoto per il posto di Catarella ?

    Anonimo SQ

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  6. Complimenti , bel racconto, fotografa il vuoto che la società di oggi ha dentro e com e cerca di riempirlo con un falso dio…. Se mai ci si inginocchiasse di più. In Chiesa! Ma questa e’ una lunga storia.

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  7. @oreficemichele: Cadi male, Michele, a lodare gli inginocchiamenti in Chiesa qua. Per quanto mi riguarda, inginogcchiarsi in Chiesa al posto che davanti al guru di turno significa solo sostituire una superstizione con un’altra, solo un po’ più antica e strutturata. IL vuoto della società, come lo chiamo tu, è lo stesso, cambia solo il mantello con cui lo ricopri. E certi preti sono peggio dei guru, con codazzi di fedeli incretiniti ed adoranti molti più pericolosi.
    (Che poil lasciatelo dire, sta roba che hai scritto del “falso dio” ammazza quanto è presuntuosa. Pure il tuo Dio ha forti possibilità di essere “falso” ed inesistente, quindi piantala di regalare giudizi spocchiosi sugli dei altrui)

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  8. @micheleorefice: Buon per te se ne sei convinto, ma non ti azzardare a venire qua a trattare chi ha altre convinzioni come un deficiente. O chiedi scusa per quel “falso dio” o te ne vai. Ciao.

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  9. È disse… Se non verrete accolti , scuotetevi i calzari dalla polvere e proseguite oltre …. Mi spiace per te , hai perso una grossa opportunità. Abbiamo perso una bimba per un tumore dopo quattro mesi di agonia e io ho trovato Dio, quello vero , quello che si è fatto mettere in croce anche per te. Che ti ha dato la possibilità di studiare e lavorare, anche a te. Con Lui noi siamo sopravvissuti e guardiamo alla vita con il sorriso. Ricordati che tutti su questa terra moriranno presto o tardi e invontrerai Lui che ti chiederà cosa hai fatto per Lui qui.

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  10. @michele orefice: La grossa opportunità l’hai persa tu, purtroppo. Mi spiace molto per il tuo caso personale, ma se pensi di venire qua dentro a dire che la tua religione è l’unica vera e gli altri sono stupidi perché non si convertono o non vogliono credere nelle cose che credi tu hai proprio sbagliato posto. Per giunta trovo raccapriccianti i messaggi come il tuo, velatamente ricattatori e porta sfiga. Tutti moriremo prima o poi, io sono felicissima di godermi la vita, non credo personalmente in nessun Dio e dubito fortemente che qualcuno o qualcosa esista nell’aldilà, e se ti becco ancora a postare commenti iettatori che sono equivalenti a quelli del “maestro Anton” del racconto ti blocco. Ciao e stammi bene.

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  11. Non ho mai detto che qualcuno è stupido, quello lo hai scritto tu. Se ti godi la vita per cosa vivi? Per farti una casa per comprare la macchina? Il cellulare? Qual è il tuo scopo? Perché ti impegni?

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  12. @micheleorefice: E continui a dimostrare con le tue parole che consideri inferiore chi non la pensa come te. Manco ti rendi conto di quanto sei offensivo. Per me questa conversazione finisce qua. Ciao. Esercita la tua spocchia altrove.

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  13. @Julka: guarda, se uno già butta la discussione sul “se non sei credente allora vivi solo per comprati il telefonino” come ha fatto lui, dando per scontato che se uno non è credente è un decerebrato, il block è sacrosanto e doveroso.

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  14. A volte sono insopportabili i credenti super convinti! Quando dico che non credo in dio spesso mi dicono “mi dispiace per te” guardandomi come fossi un poveraccio. . ma che cavolo,anche a me spiace per loro perché penso credano in un mucchio di stupidaggini, ma non mi metto a sbertucciarli dandogli dei fessi!

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