Finché non l’hanno stuprata

Dal tg2 di questo pomeriggio ho appreso, con grande stupore, che Franca Rame, era una donna che “approfittò della sua bellezza per imporsi all’attenzione, finché non fu stuprata”.
Ora, per quanto ne so io, Franca Rame può anche non risultare particolarmente simpatica, ed è lecito non condividere in toto o in parte le sue idee, ma non mi risulta che abbia mai “approfittato” della sua bellezza, per esempio giocando sulla malizia, facendo foto discinte o ammiccanti, o altro: era, molto semplicemente, una gran bella donna, che, oltre ad essere bella, aveva delle idee e le difendeva.
Ma forse questa semplice cosa era ed è ancora davvero troppo in un paese che alle donne che hanno idee e carattere è poco abituato, e continua a ritenere sotto sotto che le donne possano sviluppare l’attitudine al pensiero esclusivamente per compensazione, cioè solo se sono brutte e racchie, o dà altrettanto per scontato che se sono belle possano avere solo idee altrui, che propagandano scorrettamente puntando sul fatto di essere gnocche.
Così come dà evidentemente per scontato, e quel “finché” ne è la prova, che se sei bella e ti ostini a propagandare delle idee, prima o poi trovi qualcuno che giustamente ti rimette al tuo posto, stuprandoti.
Perché se sei donna, bella, e vuoi anche avere delle idee tue, caspita, in questo maledetto paese te la vai proprio a cercare.

Aggiornamento: Al Tg2 si sono scusati.

Advertisements

25 pensieri su “Finché non l’hanno stuprata

  1. Purtroppo quando si parla di donne, ancora tanti pensieri strani girano intorno…Anche a me Franca Rame non era particolarmente simpatica, ma aveva carattere e rispettavo il suo modo di essere. Sì, sei sei donna e bella, meglio se ti nascondi…questo vogliono insegnarci ancora oggi, nel 2013

    Mi piace

  2. @arculeo: sì, proprio altro stile. E altre ambizioni.
    @Nicoletta Farmeschi: Eh, manco a me alle volte stava simpaticissima e non condividevo alcune sue idee. Ma era una donna cui si deve rispetto per tutto ciò che ha fatto e pensato. Punto.

    Mi piace

  3. Buongiorno a tutti.

    Comprendo che questa sia una buona occasione per ribadire alcuni concetti condivisibili (i.e. “l’aspetto fisico non deve avere alcuna valenza nel giudizio di competenza su di una persona, se un dato aspetto fisico non è un requisito per svolgere in maniera ottimale la mansione richiesta”), però mi tocca venire qua a rompere un po’ le uova nel paniere.

    Propendo per l’assenza di dolo, perché ritengo che, a porre i presupposti dell’incidente, sia stata solo la necessità di condensare in pochi secondi una biografia.
    Ma vediamo il passaggio esatto del servizio, che a un certo punto, dopo un minuto circa di informazioni biografiche, recita (spero di aver interpretato bene la punteggiatura):

    “(…) Una donna bellissima, amata e odiata: chi la definiva attrice di talento che sapeva mettere in gioco la propria carriera teatrale, per un’ideale di militanza politica totalizzante; chi invece la vedeva, come la “pasionara rossa” che approfittava della propria bellezza fisica, per imporre attenzione. Finché (…) fu sequestrata e stuprata (…)”

    Il mio giudizio è che quel “finché” – nella estrema sintesi giornalistica – si riferisce esclusivamente a un momento in cui la vita della Rame, suo malgrado, è cambiata, e non è da intendere relativa alla consuetudine di “approfittare della propria bellezza” (tra l’altro, citata come opinione, non come dato). Il termine indica il confine tra un prima e un dopo, appunto. Prima e dopo che difficilmente possiamo negare nei casi in cui un evento segna l’esistenza di qualcuno, fisicamente o psicologicamente.

    Tuttavia, un appunto a chi a redatto il servizio lo si può fare comunque. L’autore, infatti, non si è accorto che la struttura del testo e la velocità con cui è stato letto, potevano suggerire interpretazioni ambigue, come in effetti è successo. Un giornalista dovrebbe avere particolare dimestichezza con le sfumature del linguaggio a saper evitare i risvolti indesiderati di certe fatali combinazioni.

    Invece, nel caso mi sbagliassi – cioè se è vero che il giornalista voleva proprio suggerire (anche solo freudianamente) quello che molti hanno inteso -, gli suggerisco un periodo di studio in seminario, così che egli possa acquisire un po’ della maestria del dire e non dire dei presbiteri.

    Mi piace

  4. Ma brutti str… e un coccodrillo per l’autore del servizio? Del tipo “approfittò della sua ignoranza per imporsi all’attenzione finché non fu licenziato”?

    Mi piace

  5. Giuro, non lo faccio per rompere le scatole o per fare il bastian contrario per partito preso. Però mi tocca dar ragione a Marcoz: qualcuno “la vedeva, come la pasionara rossa che approfittava della propria bellezza fisica, per imporre attenzione etc”.
    In effetti la destra la vedeva proprio così, e lo stupro fu anche una conseguenza della campagna di odio nei suoi confronti (lo stupro come strumento di lotta politica è un comportamento tipico della destra fascista, peraltro, e conseguente con l’aberrante maschilismo di quell’ala politica).
    La frase è espressa in modo infelice ma l’autore dell’articolo non fa propri questi giudizi, nè mi pare che intendesse approvare o giustificare lo stupro.

    Mi piace

  6. “però, mi tocca dar ragione a Marcoz”

    Scialuppe, lasciamo perdere che qui si cita il sottoscritto, che conta nulla.

    Se è vero che qualcuno ha ragione, e ribadiamo questa ragione con cognizione di causa, non siamo noi a doverci giustificare nei confronti di chi è – seppur a grandi linee – dalla “nostra parte”; magari adottando frasi di circostanza e captatio benevolentiae, per allontanare il disagio della dissonanza.
    Sono gli altri che ci dovrebbero ringraziare perché, essere messi al corrente dagli amici che ci stiamo sbagliando, è merce poco diffusa.
    E, si sa, ciò che è raro, è molto prezioso.

    Saluti

    Mi piace

  7. @marcoz: mi fa piacere il tuo intervento, perché così ti rendi conti e tocchi con mano quanto sia meno facile valutare in pratica quanto una risposta o una interpretazione di un testo sia coerente con le alternative proposte. Se non sbaglio qualche giorno fa hai scritto un post in cui invocavi che si usassero di più i modelli “invalsi” per insegnare, sostenendo che bisogna insegnare ai ragazzini a interpretare in modo univoco e rispondere di conseguenza ai quesiti proposti, senza dare troppo spazio alle interpretazioni o valutare le sensibilità personali. Ecco, questo è un tipico caso in cui tu applichi l’esatto opposto di quello che caldeggiavi.

    Mi piace

  8. «Una donna bellissima, amata e odiata chi la definiva attrice di talento e chi invece la vedeva come la pasionaria rossa che usava la bellezza fisica per imporre attenzione; finché il 9 marzo del 1973 fu sequestrata e stuprata».

    Sono d’accordo con Marcoz che magari non c’era l’intenzione, ma faccio notare l’uso del passivo “fu sequestrata e stuprata”, il passivo indica un’azione i cui autori sono ignoti o non importanti, come se appunto Franca Rame se la fosse attirata addosso.

    Mi piace

  9. Calensamaia, potremmo ragionevolmente inferire che l’exBeatles se l’è cercata, leggendo la frase come “John Lennon fu ucciso da uno squilibrato”, per il predicato e per l’omissione del nome dell’autore?

    Mi piace

  10. Che disastro di commento. Rifo.

    Calendamaia, potremmo ragionevolmente inferire che l’exBeatles se l’è cercata, leggendo una frase come “John Lennon fu ucciso da uno squilibrato”, solo per il predicato e per l’omissione del nome dell’autore?

    Mi piace

  11. Non voglio infierire, Marcoz, ma nella tua frase su John Lennon l’autore lo hai nominato, nel caso della Rame invece è stato del tutto omesso. Inserito per
    di più nella frase con il “finché” si conclude bene che lo stupro è stato la logica
    conseguenza del vederla imporsi all’attenzione con la propria bellezza. Comunque
    la giriamo si tratta di un paragrafo parecchio maldestro, il TG2 si è scusato
    ma più che altro accusando chi ha interpretato male. A me invece sembra che
    qui abbia proprio fatto difetto l’italiano.

    Mi piace

  12. “Non voglio infierire”
    Ringrazio per la premura e la gentilezza, che, evitando di commentare a mia volta, ricambio subito.

    Mi piace

  13. @Galatea
    Se non sbaglio qualche giorno fa hai scritto

    Sbagli? Sì e no.

    [nel mio post, illustro come una persona istruita, un medico, non risponda a tono a una semplice domanda, e chiudo con la seguente frase “Prof, imparare a rispondere correttamente ai test INVALSI serve, eccome se serve.”nda].

    Auspico un uso maggiore (o minore) dei test a quiz o simili?
    Sbagliato. Non potrei azzardare ipotesi del genere: non ho le competenze per fare una valutazione del genere.

    “Bisogna insegnare ai ragazzini a interpretare in modo univoco e rispondere di conseguenza ai quesiti proposti, senza dare troppo spazio alle interpretazioni o valutare le sensibilità personali”?
    Giusto.

    In sintesi, l’individuo deve imparare a distinguere quando è costretto a rispondere a tono, e quando ha margini per le interpretazioni e l’esercizio della propria sensibilità. E comunque sia, se è un compito quello che gli viene richiesto, pur trovando strade fantasiose (che ben vengano, per carità), deve offrire una soluzione, non una “non-soluzione”, come nel caso di Enrico.

    La fantasia che rompe le regole e trova bandoli delle matasse è necessaria quando non si hanno immediatamente soluzioni a portata di mano. Oppure non ce ne sono proprio.
    Suggerisco di ragionare sullo scenario “no win” Kobayashi Maru e di come il capitano Kirk, brillantemente, se la cavò.

    Questo per la faccenda “invalsi”.
    Nulla, invece, posso dire a riguardo alla mia presunta consapevolezza di quanto “sia meno facile valutare in pratica quanto una risposta o una interpretazione di un testo sia coerente con le alternative proposte., o del mio applicare “l’esatto opposto di quello che caldeggiavi. Perché ancora non so (per la mancanza di nessi evidenti) a quale dei miei due interventi precedenti ci si riferisce.

    Buona giornata

    Mi piace

  14. cito: “(…) Una donna bellissima, amata e odiata: chi la definiva attrice di talento che sapeva mettere in gioco la propria carriera teatrale, per un’ideale di militanza politica totalizzante; chi invece la vedeva, come la “passionaria rossa” che approfittava della propria bellezza fisica, per imporre attenzione. Finché (…) fu sequestrata e stuprata (…) Il mio giudizio è che quel “finché” – nella estrema sintesi giornalistica – si riferisce esclusivamente a un momento in cui la vita della Rame, suo malgrado, è cambiata, e non è da intendere relativa alla consuetudine di “approfittare della propria bellezza” (tra l’altro, citata come opinione, non come dato)….”

    A mio parere quel “finché” vuole significare esattamente quello che intendeva ed era ovviamente intenzionale.
    Come è stata intenzionale la frase,che il marito Dario Fo se l’è presa e tenuta NONOSTANTE fosse stata stuprata….come se a causa di questo fattaccio la donna poi fosse solo un oggetto avariato.
    La mentalità in Italia da quando ci sono milioni di musulmani in giro è tornata indietro al Medioevo, se non ancora peggio, parlare di eguaglianza e diritti della donna, è solo un eufemismo. (qualcosa che suona bene ma che non ha alcun significato).

    Mi piace

  15. @m.e: fammi capire, m.e. “La mentalità in Italia è tornata al Medioevo da quando ci sono milioni di musulmani in giro”? No, siamo sempre stati maschilisti e schifosamente arretrati senza bisogno di influenze musulmane, ti assicuro. E ce la caviamo bene anche con il razzismo un tanto al chilo, direi, a giudicare dal tuo commento…

    Mi piace

  16. Scusi, M.E.,
    a quale minuto del servizio trova la frase che reciterebbe “che il marito Dario Fo se l’è presa e tenuta NONOSTANTE fosse stata stuprata? Perché io non la trovo.

    Mi piace

  17. A meno che – mi rendo conto solo ora – lei si riferisse a qualcosa che hanno detto altri, in momenti differenti.

    Tuttavia, rimanendo al servizio giornalistico, l'”ovvia intenzionalità” di quel finché è per nulla evidente.

    Mi piace

I commenti sono chiusi.