I non luoghi, i centri commerciali, gli intellettuali italiani e il popolo

Ecco, io per esempio i centri commerciali non è che li ami alla follia. Mi ricordano sempre le navi da crociera gigantesche, con quell’estetica kitsch e vagamente disneyana che ricorda un po’ un bassofondo di Topolinia o il salotto di Nonna Speranza aggiornato ai tempi delle villette a schiera in stile puffo palladiano. Non ci vado volentieri, perché, se ho tempo, preferisco sì passeggiare per i centri storici, perdermi fra i negozietti e le callette, inerpicarmi fra vicoli delle città d’arte per scoprire scorci nascosti.
Se ho tempo.
Perché poi, persino al sabato pomeriggio, quando piove, e hai il frigo vuoto, e venti minuti per far la spesa perché durante la settimana non hai avuto dieci minuti liberi, vivi in un quartiere di periferia o in un paesino di campagna che è un buco dimenticato da Dio e poco frequentato dagli uomini, e se hai una famiglia hai i bimbi che frignano e portarli per vicoli e callette con i passeggini manco se ne parla, ecco, il centro commerciale, con i suoi negozi coperti, il suo gran corso pieno di luci e di store dove puoi dare sfogo al tuo shopping da venti euro, fatto di un rossetto e di leggins a tre paia per due, ti appare improvvisamente come un’oasi di meraviglie, una succursale del Paradiso. Un modo per passare tre ore del pomeriggio senza grandi costi, vedendo gente e avendo l’impressione di far cose, al coperto d’inverno, al fresco d’estate; dove puoi comperare una pizza al taglio e una bibita con la morosa per pochi euro, persino infilarti un attimo nella libreria a sfogliare l’ultimo libro di Dan Brown, e poi, dopo aver passeggiato un po’, magari infilarti in un cinema dove danno un filmone americano in 3D, di quelli dove i supereroi sparano e distruggono un sacco di macchine e poi vincono sempre perché sono buoni.
E sì, sono brutti, e di cattivo gusto, e “non luoghi” , i centri commerciali, come dicono tutti quelli molto colti e anche molto ricchi, che di andare al centro commerciale non hanno bisogno, in fondo, perché vivono in bei centri cittadini pieni di gente e di vita tutta la settimana, fanno cose e vedono gente di continuo, hanno tempo per passare il sabato pomeriggio in posti migliori, e ville ristrutturate vicino a borghi pittoreschi, dove ci sono rassegne teatrali e retrospettive di film senza eroi da fumetto, o solo di eroi da fumetto colti, che non vincono mai, e non devono andare a far la spesa e comunque non con i bimbi al seguito, perché per i bimbi ci sono le tate.
E allora è più forte di me: quando sento qualcuno di questi signori in televisione pontificare sui non luoghi e sulla decadenza del paese che si vede perché la gente ci va persino per non comprare niente, come ha fatto poco fa Freccero in Tv, a me viene una improvvisa voglia di andarci, al centro commerciale. E anche all’Ikea, a comprarmi un comò.
Così, per sentirmi popolo.

Annunci

45 pensieri su “I non luoghi, i centri commerciali, gli intellettuali italiani e il popolo

  1. Quoto e sostengo.
    Tutto in TV è falso, compresa la vita degli invitati alle trasmisioni. Loro vivono una vita rosea e diversa. Non guardo + la TV da anni, proprio per questo.
    Ma ve lo ricordate Haider quando in un dibattito elettorale inchiodò il suo avversario intellettuale di sinistra chiedendogli quanto guadagnava al mese, per permettersi di parlare a nome del popolo ? O di quella volta che Antonio Martino sostenne che una famiglia di 4 personesi poteva mantenere dignitosamente, a Roma nel ’96, con 800000 lire al mese ?

    Anonimo SQ

    Mi piace

  2. Che i centri commerciali non siano il massimo non serve Freccero a dirlo in TV. Lo capiscono tutti. Però a volte siete costretto ad finirci dentro per due motivi: il primo perché non tutti si possono permettere il negozio di nicchia dove paghi anche l’aria che respiri, il secondo perché se vuoi vedere qualcosa senza essere aggredito da una/un commessa/o questo è l’unico posto senza essere scocciato più di tanto.

    Mi piace

  3. ….come commerciante di prossimità e i portatore di interesse …..sostengo
    che il Centro commerciale, e gli Outlet , sono dei templi del consumo dai negozi monomarca, dove l’acquisto si concretizza in oggetti usa e getta. Magari si potesse considerare la cementificazione un “non luogo”,
    Un luogo reso appetibile da una serie di attrazioni quali il supermercato, il cinema , la palestra la pizzeria,il ristorante il welness per rendere aggrergativo un capannone con un immenso parcheggio raggiungibile soprattutto grazie al Salva Italia la Domenica.
    I danni lenti ma inesorabili, hanno portato non solo alla chiusura dei negozi nei piccoli paesi, e nelle periferie, ma stanno portanto i loro effetti anche nei centri storici.
    Ora credo che “il popolo” inconsciamente sta rendendo i luohi dove vive dei dormitori senza servizi e senza qualità di vita, proprio perchè trascorre “il tempo libero” a fare acquisti in non luoghi anziche frequentare i parchi per un pic nic o i musei.
    Luoghi che hanno costi proporzionati (enormi) alle dimensioni sia per l’edificazione , le spese di attività e per le manutenzioni, ma una vita decisamente breve e che debbono trovare in un periodo inferiore ai 7 anni il recupero di tutte queste spese, perchè hanno vita breve perchè perdono di attrazione per i clienti dopo circa 5 anni
    Una concezione consumistica di acquisti impulsivi e compulsivi falsamanete “low cost” perchè l’acquisto ripetuto si configura come spreco e non risparmio.
    Danni anche nella qualità di vita dei quartieri che vedono la chiusura di servizi e negozi rendono i quartieri dove vivono dei dormitori,
    Consumare poi il proprio denaro nelle catene monomarca non aiuta tra l’altro la ridistribuzione del reddito, che troppo spesso entra nelle casse di multinazionali straniere.
    Ora quando compero al grande centro commerciale, devo essere consapevole che ,,non aiuto l’ambiente ….. che il mio acquisto contribuisce a far chiudere un azienda italiana….. che la cassiera del CC vorrebbe trascorrere la Domenica con i suoi cari, ma un contratto al ribasso senza gratifiche o straordinari pagati la costringe, a riposare un giorno FERIALE e lavorare un FESTIVO
    ..oddio , mi sento una pecora quando vado al centro commerciale, e mi auguro che il POPOLO ne prenda coscienza.
    Fabio T.

    Mi piace

  4. e certo, fabio t., io ne prendo coscienza. E tuttavia ho coscienza anche del mio stipendio miserabile, che mi costringe a cercare le 3×2 o i sottocosto nei centri commerciali. I negozi della ex via dei negozi della cittadina che piu’ frequento stano chiudendo tutti, soprattutto perche’ per comprare un maglione ci vuole mezzo stipendio. I soldi vanno all’estero? chiude un’azienda? e pensarci prima? quando le aziende e i commercianti italiani hanno raddopiato i prezzi approfittando del cambio con l’euro? quando gli industriali e i commercianti italiani hanno esultato per il blocco dei contratti pubblici? amen, io ora il massimo che posso permetermi sono i centri commerciali. Dove, tra l’altro, mi battono sempre lo scontrino senza esitazioni.

    Mi piace

  5. Quoto in tutto duffy.

    Anche se i Centri Commerciali non mi piacciono, e se comprando qualcosa vorrei tanto un commesso/commessa competente: il guaio vero è che spesso non lo/la trovi neanche nei negozi, al giorno d’oggi.

    Anonimo SQ

    Mi piace

  6. @fabiotenello: Eh, mi spiace, ma la realtà è quella che ha descritto Duffy. Io stessa spesso non ho tempo e non ho soldi per andare a fare la spesa nel bel negozietto figo in centro storico: sono libera solo in orari in cui il negozietto è chiuso, il sabato, la domenica, e i prezzi non sono abbordabili, nemmeno quelli degli alimentari. Poi sinceramente io sta cosa che bisogna comprare “italiano” perché altrimenti i soldi vanno alle multinazionali straniere la trovo una solenne stupidaggine: se il negozio del centro commerciale mi dà un buon servizio, prezzi accessibili e una qualità decorosa perché devo boicottarlo per una questione di principio?
    Io spesso vado a fare le spese al centro commerciale. Poi vado al museo o a fare una passeggiata in centro. E lì guardo e non compro. Forse però qualche domanda ve la dovrete fare anche voi commercianti. Perché barricarsi dietro all’accusa che i centri commerciali sono il brutto, il male, frequentarli è da ignoranti e si ammazza il commercio italiano mi pare lo stesso discorso di Freccero: molto fuori dalla realtà.

    Mi piace

  7. Già, lo scontrino. C’è anche quell’aspetto da considerare.
    Comunque il centro commerciale è quello che ci metti dentro. Un buon supermercato resta un buon supermercato anche in un centro commerciale, un negozio di abbigliamento di bassa qualità resta tale e quale anche in una via del centro storico. E scusatemi la banalità.

    Mi piace

  8. -> come dicono tutti quelli molto colti e anche molto ricchi

    io personalmente dopo il dottorato insegno in una scuola professionale con un contratto cocopro, non sono certo molto ricco eppure ai centri commerciali non ci vado.

    non per dire: la verdura me la faccio nell’orto e quella che non riesco a fare me la compro al mercato dei produttori diretti al sabato e mi dura una settimana, costa un cazzo o poco più. per vedere gente vado ai circoli arci dove una birra costa un euro e mezzo o meno e adesso si sta pensando di occupare un giardino incolto per farne un orto di quartiere. i leggins non me li compro e neanche i jeans per dire la verità se non al limite nei negozi di seconda mano.

    se voglio comprare una radio prendo un giornale di annunci e me la prendo di seconda mano, magari finisce che conosco una bella stroppa e ci faccio amicizia, chi lo sa.

    e le domeniche vado in montagna con i miei amici o nell’orto con i miei amici o a casa dei miei a tagliar legna perchè sono vecchi e gli serve una mano, oppure a sentir cantare i miei amici nel coro partigiano o a guardarli a far teatro per strada o cose intellettuali del genere. tutti ricchissimi i miei amici cocopro. ogni tanto andiamo tutti a sbevazzare nell’orto davanti ad un costosissimo focherello intellettuale e cantiamo.

    ma ovviamente noi non siamo popolo, il popolo è solo quello che se ne va nei centri commerciali, noi siamo intellettuali del cazzo. anche quelli dei miei amici che fanno gli elettricisti e non hanno il diploma di scuola superiore, il mio amico panettiere, il mio amico giardiniere che è stato in carcere per una cosa che non riuscite nemmeno a immaginare, anche il gelataio che vuole venire a fare l’orto con me, anche la mia amica che si sta prendendo il diploma da estetista e nei centri commerciali, cazzo, che mistero, non ci va. noi mica siamo popolo.

    Mi piace

  9. @ duffy e anonimo SQ: se voi non vi sapete o non vi volete organizzare è colpa vostra. esistono diecimila possibilità per risparmiare che esulano dal centro commerciale e dal modello consumistico che ci sta dietro.

    @ galatea: “perchperché devo boicottarlo per una questione di principio?é devo boicottarlo per una questione di principio?” non per una questione di principio. perchè il modello consumista sta distruggendo il pianeta e sta minando le basi del sistema ecologico, perchè è insostenibile e perchè tutto quello che risparmi in termini di denaro, fondamentalmente, o lo paghi in altri termini personali (salute, qualità dell’atmosfera del tuo pianeta e simili) oppure li scarichi su qualcun altro: miniere inquinanti, coltivazioni inquinanti, lavori schiavistici e simili.

    Quando compri una scatoletta di pomodori a cinquanta centesimi, stai facendo parte delle catene di sfruttamnto degli schiavi di Rosarno e degli schiavi di qualche remota miniera dell’Asia che ha estratto il minerale per la latta, e di chi l’ha fabbricata etc.

    Non è un rimprovero, è un dato di fatto.

    Se decidi di continuare a comprarlo, sei una complice degli schiavisti.

    Anche questo è un dato di fatto. Le questioni di principio non c’entrano proprio un bel niente. Una scelta tua. Ma, da ora in poi, non posso sinceramente dire che qualunque scelta tu faccia ha la stessa valenza etica dell’altra: perchè una è una scelta menefreghista e l’altra è una assunzione di responsabilità.

    Mi piace

  10. @ fabiotonello: tutta la mia solidarietà.

    è da ben prima di Genova 2001 che alcuni di noi dicono certe cose, ma pare che non serva a un beneamato cazzo. la gente preferisce fare shopping.

    Mi piace

  11. non difendo chi non paga le tasse, ma quando fate acquisti nella grande catena, controllate se la”ricevuta” ha la scritta scontrino fiscale. alcuni gruppi esteri non sono tenuti a rilasciare lo scontrino. Galatea@ non sono autarchico e non penso che noi lo faccimo meglio, Penso solo al Dumping dei gruppi esteri , molto ben riuscito a discapito delle nostre industrie. un tempo i negozi in Italia erano chiusi la domenica e i cassieri erano al parco con i figli. Questo capita ancora nel Nord Europa, ma evidentemente i nostri ritmi di lavoro sono talemnte frenetici da concederci solo la domenica per acquistare il latte al supermercato:-)

    Mi piace

  12. Che dire, sono contenta per Scialuppe che il posto per un orto ce l’ha. Io non ho manco il terrazzo, e se ce l’avessi mi piacerebbe sicuramente organizzarci uno di quei piccoli orti da terrazzo.
    Eppure i centri commerciali hanno il loro fascino, e sarei capace di passarci un pomeriggio comprandoci uno smalto a un euro o magari niente ed essendone comunque soddisfatta, perché mi piace guardare la gente, e l’osservazione antropologica che si può fare in un posto del genere immagino sia molto diversa da quella di un circolo arci. Resta il fatto che la classificazione di non-luogo, per centri commerciali, stazioni, aereoporti e luoghi di transito in genere è, secondo me, senza cuore. Vai a dire che la stazione è un non-luogo anche a chi ci riabbraccia una persona amata dopo tanto tempo, se ne hai il coraggio.

    Posso anche essere d’accordo sulla faccenda alimentare, anche io preferisco comprare italiano quando possibile, ma il centro commerciale offre comunque molto altro, e per quanto riguarda ad esempio l’abbigliamento Duffy e Galatea hanno ragione: sì, belli i negozi del centro, ma trenta euro per una maglietta anche no.
    E per quanto non voluto, Scialuppe e Fabio T. finiscono davvero per suonare come intellettuali snob. La gente preferisce fare shopping? Sì, dopo una settimana di studio un pomeriggio di passeggiata in centro e/o in un centro commerciale me lo prendo volentieri, perché mi si incrociano gli occhi all’idea di leggere e mi piace l’idea di riemergere dopo una settimana nella caverna della mia dignitosa camera in affitto da studente.
    A qualcuno piace gironzolare per negozi, ad altri cantare in cori alpini, ad altri ancora poltrire sul divano o passare ore davanti a un videogioco, ma sentirsi superiori perché si fa una cosa piuttosto che un’altra è francamente patetico.

    Mi piace

  13. Scusami, cari Scialuppe, ma il tuo discorso mi pare quello dei soliti fanatici intransigenti. Probabilmente anche quando compro una bottiglia di sugo di pomodoro a due euro i raccoglitori dei pomodori sono stati trattati malissimo (O anche i coltivatori sono stati sfruttati, perché a loro i pomodori li pagano una miseria),o se compro il Kg di pomodori nel negozietto sotto casa pagandoli una cifra niente mi garantisce che i raccoglitori siano stati trattati meglio, ma sinceramente non ho il tempo, né lo spazio per farmi un orticello personale coltivando pomodori assolutamente biologici, anche perché ho un appartamento con un piccolo terrazzino e sono imbranata persino a coltivare i gerani. E, faccio notare, se vado a comprare i pomodori della Coop come faccio io, sono comunque pomodori della “grande distribuizione”. Sono complice di tutti i delitti del mondo? Pazienza, a questo punto, non so cosa farci.
    Io francamente ne ho piene anche le scatole di chi mi tratta come una scema o una criminale perché a me piace fare shopping, comprarmi magliettine da dieci euro magari fatte in Cina, passare un pomeriggio nel centro commerciale a guardare le vetrine. Gli esseri umani sono fatti così: ne hanno bisogno. Se mi metti a vestirmi di magliettine ecologiche incolori ed informi anche se politicamente corrette che costano come un guardaroba intero, indossare scarpe fatte di Juta riciclata, mangiare solo verdure costosissime biologiche e certificate o rba che devo produrre io nun gliela fo. Nè economicamente né spiritualmente. Odio la montagna, non amo bere birra in catapecchie, nè passare i sabati come fai tu: costringimi ad una vita simile e preferisco il suicidio. Ciao.

    Mi piace

  14. “quando fate acquisti nella grande catena, controllate se la”ricevuta” ha la scritta scontrino fiscale. alcuni gruppi esteri non sono tenuti a rilasciare lo scontrino”

    Non diciamo sciocchezze, per favore.
    Questo è il motivo:
    Emissione scontrino non obbligatoria per esercizi commerciali che fanno parte di un gruppo societario con più punti di vendita ma devono inviare alle Entrate l’ammontare dei corrispettivi giornalieri.

    Link: http://www.investireoggi.it/fisco/emissione-scontrino-esonerate-le-imprese-della-grande-distribuzione/#ixzz2UVlNsosd

    Mi piace

  15. ….il centro commeciale è un luogo come un altro, è un luogo come una piazza o un viale di qualsiasi città o paese. E’ solo coperto. E’ caldo d’inverno e fresco d’estate, punto. C’è gente che gira e fà compere o passa solo il tempo, la stessa gente che gira per piazze e viali di città ! Che cambia? Per quanto riguarda il barattolo di pomodoro da 50 cent. si potrebbe dire che gronda dello stesso sangue e sudore di cui gronda un Ipod o un computer o una lavatrice o un motorino o un mobiletto etc., tutta roba fatta da schiavi in Cina o in India, che cambia quindi ? Non si dovrebbe comprare proprio nulla per essere politically correct ! Forse ai politici da strapazzo e agli intellettuali da due soldi piace farsi belli in Tv con la loro spocchiosa quanto insulsa saggezza da un tanto al kilo. Spiace ripeterlo ma come diceva un certo Goebbels, in tempi troppo duri per i mosci senzapalle attuali : ” …quando sento la parola intellettuale la mano mi và automaticamente alla pistola ! “.
    Troppa gente straparla in televisione dicendo di rappresentare moralmente gruppi o categorie di persone che non si sentono affatto rappresentati da loro.
    Popolare o intellettuale elitario sono solo stupidi concetti che dividono il mondo in categorie , quindi separano . Dividere è il mestiere de Diavolo,no ? Divide et impera come i Romani . Invece siamo tutti uguali , tutti fessi e tutti furbi o tutti troppo buoni., tutto qui ! Ognuno vive come gli pare e come può : chi và al centro commerciale e chi và in città ! Chi compra griffato perchè ci ha i soldi e chi compra cinese perchè ne ha pochini. Mai rinchiudersi in categorie politico-sociali. L’intellettuale che coltiva l’orto e mangia bio non è meglio del popolano o del riccone che và all’Ipermercato Tutti mangiamo, caghiamo e scureggiamo alla stessa maniera, e quando ce ne andremo all’altro mondo non saremo diversi o divisi per stronzissime categorie intellettualoidi ma bruceremo nello stesso inferno !

    Mi piace

  16. @ Alyx: non sono un possidente, l’orto l’ho preso in affitto organizzandomi con un pochi di amici, mi costa un centinaio di euro all’anno e credo che una spesa del genere la potresti affrontare anche tu, se è vero che ti piacerebbe come dici.

    @ Galatea: il punto è che la contrapposizione che fai tu tra le magliette ecologicamente corrette che costano tantissimo e le magliette cinesi che costano poco non è realistica, tutto qui. Tantopiù se mi parli di magliette “incolori ed uniformi”. Le donne che vedo in campagna e nei gruppi d’acquisto sono coloratissime…
    So benissimo che nella nostra società non è possibile vivere in modo totalmente ecologico, non ci riesce nessuno. Ma è importante porsi il problema e iniziare. Il discorso che fai tu, per usare un esempio che ti coinvolge, è un po’ come dire: visto che non tutti possono essere dei grandi letterati tantovale rinunciare all’istruzione obbligatoria…un “tutto o niente” molto manicheo che finisce, stranamente, per metterti sulle stesse posizioni di max che cita Goebbels condividendolo

    @ max: belli i tempi in cui non si era “mosci senzapalle”, e si poteva dar prova di coraggio e virilità facendo strage di civili inermi, eh max?

    Mi piace

  17. P.s. @ Galatea e poi chiudo: non tutti i frequentatori di gruppi d’acquisto hanno l’orto, o vanno a bersi birre davanti al fuoco. Molti di loro sono dei metropolitani incalliti, anzi. I miei erano solo esempi per dire che si può inventarsi modi di rendersi la vita piacevole sfuggendo dalla contrapposizione tra ricchi radial chic e frequentatori di centri commerciali.
    Ma…mi immagino la contrapposizione ottocentesca tra quattro gatti fanatici che boicottavano il cotone statunitense perchè coltivato dagli schiavi e la maggioranza che voleva solo godersi la vita comprando sensuali sottovesti vittoriane.

    Mi piace

  18. @–>Max

    Non era Goebbels, bensì Baldur von Schirach, capo della Gioventù hitleriana.

    @–>Scialuppe

    “So benissimo che nella nostra società non è possibile vivere in modo totalmente ecologico, non ci riesce nessuno”

    Possibilissimo: Togli la pregiudiziale “nella nostra società” (del resto, non si può volere la moglie ubriaca con la proverbiale botte piena) e basterà farsi accettare come membro della loro tribù, alternativamente, dai Boscimani del Kalahari, dagli Aborigeni del Papua – Nuova Guinea, dagli indios Yanomami dell’Amazzonia.
    Volere è potere. Vita sana all’aria aperta, contatto con la natura, cibi naturali che più naturali non si può; nessuna di quelle brutte medicine occidentali che fanno tanto male alla salute; quando hai la febbre un bell’impacco di sterco di facocero, di canguro o di tapiro, condito da sputacchiate rituali delle anziane del villaggio; serate al chiaro di luna a ballare e cantare nudi tutti assieme riti propiziatori attorno a un bel falò; una bella collezione di teste rimpicciolite che adesso fanno così trendy; nessun sfruttamento di manodopera sottopagata o infantile e magari anche un po’ di antropofagia che fa sempre bene per le coronarie (e conferisce l’impagabile privilegio di liberarsi dei rompicoglioni senza che ne resti traccia). 😉

    Mi piace

  19. @ Lector: per favore, non farmi dire cose che non ho detto. Sono un razionalista, affezionatissimo dell’OKI e di tutta la farmacopea di chimica pesante dell’ industria farmaceutica, vaccini compresi. Il fatto che pensi che l’industria farmaceutica dovrebbe essere pubblica, che le fabbriche non dovrebbero essere inquinanti e che gli schiavi non dovrebbero esistere, non fa di me un primitivista.

    E per favore risparmiati la tirata sulle tribù primitive, non fa onore alla tua intelligenza. Chiunque abbia studiato un poco l’argomento (o ci abbia avuto a che fare direttamente) sa benissimo che le i popoli che tu citi e gli altri che vivono in modi paragonabili non hanno affatto una coscienza ecologica sviluppata, semplicemente non hanno abbastanza mezzi tecnici per distruggere il loro habitat (e questo non è nemmeno sempre vero..l’arrivo degli esseri umani “primitivi” su continenti o isole nuovi ha praticamente sempre causato estinzioni di massa). Ma noi che invece ce li abbiamo, intendo i mezzi per rendere il pianeta letteralmente inabitabile, non dovremmo porci il problema?

    Cordialmente,
    Scialuppe

    Mi piace

  20. Io sono ancora qua che medito, dopo avere appreso che “una bella stroppa” (sic) si può incontrare più facilmente cercando una radio usata su un giornale di annunci, che in un centro commerciale. Ora: non ho capito se , cerca che ti ricerca la radio, si vada a finire sull’angolo di quegli altri annunci: ci siam capiti quali. Tuttavia mi risultava che fosse più usato internet, anche per via delle foto che accompagnano l’annuncio. Invece, tocca rivedere tutto: eh, l’antica saggezza dei coltivatori diretti. Vedi quanta roba si mette in discussione, a leggere certi commenti. Non mi resta che dire: cavoli.
    😀
    State bene, inchino e baciamano alla Padrona di Casa.
    Ghino La Ganga

    Mi piace

  21. @scialuppe: oddio, le sottovesti “vittoriane” non erano molto sensuali, ma sì, io sono quella che ama le sottovesti sensuali, possibilmente in seta, e le guêpière. Che vuoi, ognuno ha i suoi gusti. Comunque fidati, quelle le apprezzano anche molti coltivatori diretti…

    Mi piace

  22. @–>Scialuppe

    “Ma noi che invece ce li abbiamo, intendo i mezzi per rendere il pianeta letteralmente inabitabile, non dovremmo porci il problema?”

    Finché non vi sarà un serio programma mondiale di limitazione delle nascite, qualsiasi sforzo “ecologista” corrisponde all’effetto d’una pisciata nell’oceano.
    Finché stati come la Turchia (candidata all’ingresso nella UE), con una Istanbul gremita da 14 milioni di abitanti, incentiva l’incremento demografico perché così le zone rurali porteranno più voti al partito islamico, qualsiasi tentativo di cambiare le cose non può che concludersi con una pestata di balle del masso di Sisifo.
    Ne riparleremo, se saremo ancora qui, dopo un cataclisma nucleare, una pandemia o una radiazione gamma che abbia sfoltito il mondo da almeno tre quarti dei suoi attuali parassiti umani.

    Mi piace

  23. @ Lector: sono d’accordissimo che la sovrappopolazione è il problema principale, ma solo se sposata all’attuale livello di consumi pro capite. Potremmo dibatterci su a lungo, immagino, ma propongo invece di farne cordialmente a meno, e in ogni caso spero proprio che non litigheremo per queste quisquilie tipo il destino del mondo. Ciao.

    @ Galatea: sei molto abile a cavartela con una battuta finale, ma questo non sposta i termini del problema reale, ossia il fatto che il pianeta non è in grado di sostenere l’attuale stile di vita delle popolazioni industrializzate. Nè il problema dello schiavismo, se è per questo: ma fare una bella giravolta dialettica leggera fa sempre sentire bene, brillanti e superiori dopotutto. Poi le sottovesti le apprezzo pure io, e se dici che quelle vittoriane non sono sensuali immagino che sia dovuto al fatto che non ci hai mai avuto avuto a che fare. Peccato, ti perdi qualcosa.

    Mi piace

  24. per Scialuppe:
    resta il punto della “bella stroppa”: se alla fine salta fuori che a cercar radio usate sui giornali non si rimorchia più che nei centri commerciali, cavoli, io mi arrabbio.
    Eh.
    Stai bene.
    Ghino La Ganga

    Mi piace

  25. @scialuppe: no, vedi, caro, non è questione di battute, e neanche di salvare il pianeta. Il problema di quelli come te, cioè tendenzialmente di tutti i fanatici a vari livelli e di varie cose, è proprio che non riuscite a capire il modo di vedere degli altri, e perciò continuate a immaginare mondi irrealizzabili.
    La gente, caro Scialuppe, ha sempre amato e Sempre amerà fare Shopping, uscire in bei locali, avere addosso e attorno cose costose e belle, etc. Dall’età della pietra in avanti. Non tutti, certo, ma la maggior parte sì. La percentuale di gente che ama lavorare nei campi, rompersi le balle a coltivare i pomodori, ascoltare i cori delle mondine più di una volta all’anno è una parte risibile della popolazione. Per chi ama queste cose, probabilmente è divertentissimo farle; gli altri no, le odiano. I fanatici questo non lo capiscono, pensano che prima o poi riusciranno a convertirli, oppure che potranno costringerli per legge ad obbedire; un po’ come pensava di fare Stalin con il comunismo. Solo che non è così. Se per motivi contingenti come la crisi queste persone sono costrette a ridurre i loro consumi, lo faranno per forza, ma non piacerà loro mai: si sentiranno solo infelici e più povere, e appena passerà l’onda torneranno, se possibile, ad andare nei negozi, fare shopping, esattamente come è accaduto nei paesi dell’Est. Se credi davvero di riuscire a convincere milioni di persone a fare la vita che fai tu perché tu la trovi divertente e quindi non riesci a concepire che per altri sia semplicemente una condanna cui ci si può piegare solo per triste necessità farai pochi proseliti. Io di sicuro non sarò fra quelli.

    Mi piace

  26. @–>Scialuppe

    Solo una cosa, poi la smetto.
    Permettimi di dissentire: “la sovrappopolazione è il problema principale, ma solo se sposata all’attuale livello di consumi pro capite”.
    Diminuire il livello di consumi senza ridurre drasticamente e contemporaneamente la popolazione rappresenta un girare attorno al nocciolo del problema procrastinandone la soluzione.
    Anche diminuendo i consumi (di cui, peraltro, usufruisce solo un terzo della popolazione mondiale) , con questo tasso di crescita degli esseri umani, arriverà comunque il giorno in cui non riusciremo ad avere neppure l’indispensabile, non certo il superfluo; e di boschi, fiumi, laghi, mari, baie, montagne, deserti, foreste, lagune più o meno blu, conserveremo solo la saudade; per non parlare della fauna selvatica, che sarà finita in salmì già da un bel pezzetto.
    Dato che, in ogni caso, la questione non è attuale (di questo passo, lo sarà drammaticamente fra tre o quattro generazioni e senz’altro né io né i miei figli saremo qui per subirne le conseguenze) e non v’è neppure il minimo accenno a una volontà generalizzata di risolverla, arrivato alla mia età, sinceramente ho deciso d’infischiarmene.
    Neanch’io voglio litigare; desidero solo esprimere con franchezza il mio pensiero.
    Un caro saluto.

    Mi piace

  27. @ Galatea: ti ripeto che non volevo convincerti a fare la vita che faccio io, era solo un esempio. Dico solo che potresti anche continuare a fare la vita che ti piace senza essere molto impattante sul pianeta.
    Nessun problema che tu mi ritenga un fanatico, immagino che gli abolizionisti venissero considerati tali.
    Però allo stesso modo tu potresti essere essere considerata una fanatica dello shopping, talmente fanatica da voler imporre le conseguenze ambientali del tuo agire a tutto il resto della popolazione compresi quelli che invece vorrebbero che il sistema ecologico rimanesse non dico intatto ma almeno funzionante. Il fatto che siate maggioranza non cambia lo stato di cose. Questione di punti di vista.

    Mi piace

  28. @–>Galatea

    La gente, caro Scialuppe, ha sempre amato e Sempre amerà fare Shopping, uscire in bei locali, avere addosso e attorno cose costose e belle, etc. Dall’età della pietra in avanti.

    E’ fondamentalmente una questione di carattere sessuale, legata alla riproduzione.
    I maschi si appropriano delle risorse facendone sfoggio per dimostrare la propria potenza sessuale e capacità di garantire la sopravvivenza alla prole, col fine ultimo di fecondare più femmine possibile e perpetuare i propri geni.
    Le femmine si orpellano per attirare i maschi ed essere fecondate, dimostrando peraltro statisticamente di preferire quelli maggiormente distruttivi nei confronti dell’ambiente che li circonda (ossia quelli più dotati d’inquinanti cavalli motore, nell’auto, nella barca, nell’elicottero, nel jet).
    Di fronte a questo condizionamento genetico, non c’è amore per la natura che tenga.

    Mi piace

  29. @scialuppe: non sono una fanatica dello shopping. Sono solo una che ne ha le balle strapiene di chi si permette di assumere i toni di superiorità che tu prendi (salva il pianeta non comprare più magliette, se compri i pomodori sei complice dello schiavismo, ascolta le mondine in pulciose catapecchie o non sei intelligente) che usi tu. Il problema non è lo shopping, il problema è il disprezzo che tu dimostri nei confronti di chi vive in maniera differente da come fai tu, e che consideri l’unica maniera intelligente e moralmente ineccepibile. Io rispetto le tue scelte di vita, tu non rispetti le mie. E questa è una cosa brutta, brutta brutta. Mi dispiace per te.

    Mi piace

  30. …scusate ma l’ultimo commento di lector mi lascia perplessa. Cioè, ci sarà sicuramente la donna che vuole l’uomo col macchinone e così via, ma ormai ci siamo evoluti a uno stadio tale che una valutazione così mi sembra enormemente semplicistica. A parte occasioni tipo appuntamenti, le donne mica si truccano e orpellano per far piacere agli uomini, ma per loro stesse, e/o per reggere il confronto con le altre donne in loco, e non necessariamente in vista della gara accalappiamaschio. Non essendo un uomo preferisco non pronunciarmi sul punto di vista maschile.

    @fabio t. Sì, supponevo che fosse un orto del genere, buono a sapersi, quando avrò uno stipendio considererò l’ipotesi.

    Mi piace

  31. Bella la storia che lo shopping è ecoimpattante. Peccato che il chilometro zero inquindi di più del coltivato in maniera “scientifica”; io sono una che detesta lo shopping, ma adora la concorrenza. Nel mio paesello i primi ad aprire di domenica e a panificare furono proprio i padroni dei piccoli negozi, per aggredire i primi centri commerciali in apertura. La maggior parte di questi “piccoli” è ancora tranquillamente lì e sono passati venticinque anni. Forse il piccolo commercio e le piccole e medie imprese italiani peccano un pochino di competitività? Stranamente l’ho notato molto quando mi sono trasferita dall’aggressiva provincia di Roma al doroteo Nord Est. E sono figlia di piccolo commerciante.

    Mi piace

  32. @–>Alyx

    “le donne mica si truccano e orpellano per far piacere agli uomini, ma per loro stesse, e/o per reggere il confronto con le altre donne in loco

    Come diceva il buon Karl, sono solo sovrastrutture. Tutto, negli organismi viventi caratterizzati da dimorfismo sessuale, è funzionale alla riproduzione. Anche se poi nascondiamo il nostro essere nulla più che dinoflagellati evoluti dietro il paravento dell’arte, della poesia, dell’estetica, della retorica, della morale, dell’etica, del diritto, dell’economia e chi più ne ha …
    Perché altrimenti una donna dovrebbe “reggere il confronto” se non per una competizione di tipo sessuale?

    Mi piace

  33. Per scialuppe e Lector:
    scusate se insisto, ma con tutti ‘sti discorsi su consumi, medicine, fabbriche, macchinoni, mi sa che girate troppo intorno, senza dare risposta all’unica domanda che conta davvero : ma a fare l’affittuario di terreno agricolo ( già mezzadro o colono fino alla riforma del 1982) si rimorchiano ‘le stroppe’ (cit.) o no?
    State bene.
    Ghino La Ganga

    Mi piace

  34. @lector

    Possono esserci molti tipi di competizioni, e nel piano “donna che squadra come si è truccata/vestita un’altra” il lato sessuale non c’entra, non necessariamente.
    C’è più che altro il lato sociale direi. Se vedo qualcuna venire all’università troppo truccata la cosa mi infastidisce perché non è il luogo adatto, non perché “omioddio acchiapperà più uomini di me”. Ah, e per la cronaca, a quanto so la maggior parte degli uomini preferisce le donne struccate. Calma e gesso, abbiamo cose più interessanti da fare che farci notare dagli uomini.

    Mi piace

  35. ….all’epoca ,caro scialuppe, o tiravi fuori le palle per fare il criminale convinto fino alla fine o le tiravi fuori per combattere tali criminali ! TUTTO QUI !
    Oggi il mondo è gestito da checche , dai Marrazzo o dai Lele mora o Dolce e Gabbana . Va bene così ! Persino i telegiornali sono teneroni tant’è che il manigoldo diciassettenne che ha massacrato con 20 coltellate e cosparso di benzina la propria ragazza è definito fidanzatino ! Che teneroni ! All’epoca lo avrebbero impalato in piazza per tale scempio oggi gli offono lo psicologo, comprensione, non il carcere duro o la pena di morte bensì una casa famiglia ove poterlo rieducare e restituirlo alla società mondo di tutti i peccati . Tutto grazie ai nostri intellettuali da strapazzo ! Vedi Erica e Omar.
    Grazie a lector per la precisazione su von Schirach !
    Criminali tutti per carità e vili con i deboli ma convinti fino all’ultimo nell’errore.
    Oggi tutti buoni, saranno buoni anche col picconatore Gabobo, vedrete , poverino ,vittima della triste società occidentale che non gli ha dato nè casa nè lavoro !

    Mi piace

  36. @ Ghino: ti prego di indicarmi il punto in cui ho detto che a cercare radio si rimediano PIÙ stroppe che in un centro commerciale. Essendo tu una persona intelligente ed avendo tu letto questo, devo arguire di averlo scritto, ma non riesco proprio più a trovare il punto. Comunque alla versione semplificata della tua domanda, come espressa dal tuo ultimo commento, rispondo: sì, si rimediano stroppe.

    @ Max: un criminale convinto fino alla fine sarebbe meglio? Io preferisco le persone che hanno dubbi. Anche se, a quanto pare, dalle reazioni ai miei commenti precedenti pare che questa cosa non si capisca bene. Non c’è molto altro che mi interessi dirti.

    @ Galatea:
    Egregia Galatea,
    mi dispiace di averti offesa, e ne chiedo scusa. Se però dici di aver rispetto delle mie scelte di vita, direi che non ti sei resa conto di quanto è offensivo il tono con cui ne parli nel tuo post e in tutti i commenti successivi. Comprese le semplificazioni che fai del mio pensiero per ridicolizzarlo (“ascolta le mondine in pulciose catapecchie o non sei intelligente”, mai detto niente del genere).
    Dopodichè, la scelta tra tentare di uscire dallo schiavismo e fregarsene, mi dispiace, non è eticamente neutra. Ti posso rispettare come persona e non mi ritengo migliore di te, hai tutto il diritto di fare le scelte che fai, come un tempo avresti avuto il diritto di tenere schiavi o andare a guardare i gladiatori nell’arena, ma le due scelte sono ben diverse. Non tento di imporre niente a nessuno, nonostante tu affermi il contrario, cerco solo di parlare, magari usando toni accesi se mi sento preso in giro per scelte che faccio e che mi costano fatica. Se ti infastidisce sentirti dire che metti a rischio l’ecosistema con in tuoi comportamenti (non ultimo l’apologia dello shopping come “attività del popolo” contrapposto agli intellettuali, e che non sono popolo io? E non sei un’intellettuale tu? e viceversa, se è per questo), mi dispiace del fastidio che ti creo ma è pur sempre un dato di fatto.
    Un’ultima considerazione su quello che vuole il popolo: la maggioranza è un criterio decisionale adottato dalle democrazie. È migliore di tanti altri, forse addirittura di tutti gli altri, ma resta solo un criterio decisionale e non stabilisce la ragione o il torto, il giusto e lo sbagliato. Molti intellettuali possono essere spocchiosi ed insopportabili, e io posso pure essere del numero, ma non è questo a stabilire se sia etico o meno tenere schiavi, come fa la nostra società (anche se la loro proprietà non è più del singolo ma del sistema produttivo nel suo complesso). Simone Weil, tra gli altri, ha scritto lunghe pagine su questo – intendo sull’etica della maggioranza. Mi secca un po’ fare citazioni per supportare le mie tesi ma io sono l’ultimo nano arrivato e lei un gigante del pensiero.
    Scusandomi ancora per essere stato offensivo,

    Scialuppe

    Mi piace

  37. @–>Alyx

    “Se vedo qualcuna venire all’università troppo truccata la cosa mi infastidisce perché non è il luogo adatto”

    E’ la spiegazione che ti sei creata sul piano razionale (sovrastruttura) per giustificare il senso di profondo fastidio che provi irrazionalmente nei confronti d’una potenziale concorrente sul piano sessuale.
    Che poi tu voglia o meno acquisirne coscienza, non è cosa che mi riguardi.
    La maggior parte delle persone, soprattutto quelle di sesso femminile, rifiuta pregiudizialmente questo approccio (tacciandolo, ad esempio, di eccessivo semplicismo e scordando che la natura opera moltiplicando esponenzialmente schemi omotetici semplici, vd. teoria dei frattali).

    Mi piace

  38. @scialuppe: spiegami bene, perché resto sempre un po’ stupita. Io scrivo un post per far presente che qualche volta è comprensibile andare nei centri commerciali. Tu attacchi una filippica dandomi della complice degli schiavisti (dimenticando per altro che nei centri commerciali si trovano anche prodotti del commercio equo e solidale, se uno proprio vuole, mentre i pomodori del negozietto non è certo che non siano prodotti sfruttando i coltivatori), e facendo capire che, grazie a Dio, tu puoi coltivare il tuo campo e passare le serate ascoltando i cori delle mondine, mentre io sono una povera cretina che riesce a comprare solo ombretti e tacchi a spillo.E poi definisci “bella stroppa” una donna e pensi di rimorchiarla con la scusa di una radio usata? Azz, i fini intellettuali sensibili…

    Mi piace

  39. Galatea, mi sono già scusato per aver eventualmete ecceduto nei toni, e non ti ho mai dato della cretina. Se desideri veramente che ti spieghi, posso spiegare di nuovo e magari tentare di ripetere le cose che ho già scritto sopra con toni meno polemici, per fare in modo di parlare come tra persone civili. Ma vorrei essere sicuro che lo desideri sul serio e che il tuo “spiegami bene” non è un artificio retorico, come a me appare.
    Ad esempio la tirata sulla “bella stroppa” fatta da una persona che vede il politicamente corretto come il fumo negli occhi a me sembra un po’ pretestuosa.
    Per non parlare del coro delle mondine che poi era un coro partigiano e di cui ho detto e ripetuto che era solo un esempio per dire altro.
    Insomma, se desideri veramente che mi rispieghi da capo per capire cosa volevo dire lo faccio. Se desideri continuare a polemizzare e avere l’ultima parola, ne hai diritto: giochi in casa, mi ritiro, hai vinto tu, fine.

    Mi piace

I commenti sono chiusi.