Il senso di Paola Marella per la femminilità

Ognuno ha le sue perversioni, e la mia sta diventando quella di seguire i programmi in cui ristrutturano le case. Ce ne sono per tutti gusti: la mia preferita è quella dei due gemelli sadici americani, che portano i malcapitati aspiranti acquirenti in una casa da sogno, solo per fargli capire che è assolutamente al di sopra dei loro mezzi; quindi li trascinano in giro per orribili catapecchie cadenti, li convincono a comprarne una a caso, assicurando che con un opportuno restauro diventerà una reggia. Ma poi, buttando giù i muri, si scopre sempre che il preventivo risicatssimo presentato all’inizio non può essere rispettato, e quindi i due poveracci vengono costretti a scegliere il parquet meno costoso, sostituire la cucina in acciaio di design con una similikea tenuta su con lo sputo, e pois fingere, con gridolini entusiasti, una volta portati nella catapecchia restaurata, che sia proprio uguale uguale a quella che costava un milione di dollari in più.
Il fronte nazionale è invece coperto da Paola Marella, con il suo ciuffo da Crudelia de Moon. L’altro giorno doveva correre in aiuto ad un ventisettenne finora single, che aveva deciso di riarredare casa per convivere con la fidanzata. La Marella gli è piombata addosso come un falco, per portare “un tocco più femminile” nella sua casa troppo “maschile”: l’eccessiva “maschiezza” era dovuta al fatto che il poveraccio aveva comprato dei mobili moderni senza ghirigori, non aveva soprammobili e neppure tende, ma solo armadi bianchi e lisci con dentro stampelline di alluminio per i vestiti.
La Marella gli è grandinata addosso costringendolo a ricoprire le finestre con tende di tessuto a sbuffo, appendendo alla parete bianca orripilanti cornici portafotografie modanate color pastello, vestendo i puff di ciocche e quindi sostituendo le stampelle nell’armadio con altre, nuove, differenziate con un fiocchetto: rosa per lei, azzurro per lui, come all’asilo.
Io guardavo quella povera casa, fino a quel momento forse anonima ma lineare, trasformarsi nell’imitazione mal riuscita di una bomboniera in cui personalmente non abiterei mai neppure dietro compenso, ma che evidentemente corrisponde all’idea di”femminilità” Di Paola Marella e degli autori di Real Time.
E mi sono resa conto improvvisamente che i caso sono due: o gli sbuffi, le ciocche, i fiocchi, le tende e le cornici modanate e rosate con noi femminucce moderne non c’entrano nulla, con buona pace della Marella, oppure io sono un maschio.

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17 pensieri su “Il senso di Paola Marella per la femminilità

  1. Adoro stamparmi davanti alla televisione a guardare i cambiamenti delle case, le potenzialità, caso mai mi dovessi ispirare (per quale reggia ancora non mi è chiaro…)
    Nel caso della marella mi trovi assolutamente d’accordo, evidentemente, anch’io come te, sono maschio.
    O.o

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  2. All’inizio le trasmissioni sulle case erano interessanti (davano anche spunti!) ma poi mi sono andate presto a noia 😐 .. strano animale l’essere umano!
    Ps. personalmente non riesco a non guardare “MayDay” “Air disaster” e “Indagini ad alta quota” da me riuniti sotto il nomignolo affettuoso “Disastri aerei!”.
    “Che guardi stasera?” “Disastri aerei!”.

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  3. Anche io ho visto la trasmissione di ieri e non saprei dire se mi impressionano di più gli occhi sbarrati della Paola, oppure i suoi consigli (perche’ mettere gli indumenti PIEGATI in lavatrice???), oppure certe sue soluziono di arredo…..Complessivamente, se ne può fare a meno….O NO???

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  4. Effettivamente, mio figlio guarda DMax. Le ristrutturazioni, purtroppo, mia moglie, e poi si rischiano idee creative; ma finora mi è andata bene.

    Anonimo SQ

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  5. Poi succede che la/lo spettatrice/ore si rivolge a te (architetto) per ristrutturare casa ed esordisce con “sa ho visto in tv…” e allora capisci che aveva ragione tuo padre e avresti dovuto continuare il suo lavoro. Il calzolaio.

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  6. Ma sull’idiota ventisettenne che per riarredare la casa si affida a RealTV invece di chiedere un parere alla fidanzata che deve viverci , proprio nessuno ha niente da dire?

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  7. per Giuliano:
    sì: per guadagnare mille euro da figurante speciale della puntata, e magari qualche suppellettile di modesta fattura ma regalato dallo sponsor, probabilmente ha dovuto prestarsi anche a compiere squallidi servizi fuori contratto ed inquadratura.
    Stai bene, inchino e baciamano alla Padrona di Casa.
    Ghino La Ganga

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  8. …”fatti una vita” dovrebbero dirtelo* quando guardi la talevisione, non quando ticchetti su internet – imho

    *scusi il tu… è che non sapendo scegliere fra “dirglielo” e “dirtelo”, ho tagliato la testa al toro – ma non si ripeterà 🙂

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