L’oscuro cattedratico

Era un oscuro accademico di cui in facoltà a stento ci si ricordava l’esistenza. Si sapeva che era là e che insegnava qualcosa, per via di una cattedra vinta anni prima non si capiva bene nei cascami di quale concorso. Cosa facesse era un mistero, ma non così intrigante da trovare qualcuno interessato a risolverlo.
Gran parte della sua autorevolezza era legata al suo possedere un gran barbone da filosofo, bianco e fluente come quello di un busto di Aristotele, e al fatto di aver passato all’estero alcuni mesi, millenni fa, per un periodo di studio in Germania. Un’università crucca, a noi provinciali, fa sempre effetto.
Non si ragionava mai, però, sul particolare che se dopo quei mesi di studio in Germania, la Germania ce l’aveva prontamente restituito, tutto sto granché non doveva essere, il cattedratico, poi.

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5 pensieri su “L’oscuro cattedratico

  1. chiedo scusa per la mia ignoranza, ma il solo indizio del “barbone bianco” non mi è di aiuto per identificare il personaggio-cattedratico a cui ti riferisci.
    sono soltanto un grigio rappresentante della provincia toscana, lontano dai salotti buoni, ma ugualmente interessato ad interpretare il nostro tempo, oggi più che mai controverso, tormentato e …maleducato.
    Vorrei, però, dare anch’io il mio contributo ai tuoi gustosi inviti alla riflessione: “in questo momento mi vergogno di essere bianco”.
    E’ una provocazione di Enrico Vaime, al coffee-break di oggi, che sento mia al 101%.

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