Cose che ho imparato sull’International Journalist Festival di Perugia

(Che poi forse non è un caso che sia partita per il Festival il giorno dopo aver festeggiato il compleanno del blog: perché è da questo blogghino, in fondo, che è nato tutto, e per questo al blogghino sono tanto, tanto, tanto grata.)

1. Il Festival del Giornalismo di Perugia è un po’ come il Festival del Cinema a Venezia: gente che va, gente che viene, in genere nel senso di marcia opposto al tuo, perché il problema del Festival del Giornalismo non sono i troll, ma i trolley, che tutti si trascinano dietro, in partenza o in arrivo. Siccome chiunque sia qualcuno è lì che passa, e l’effetto Grand Hotel  è evidente, tu che non sei nessuno ti senti almeno un tantino Greta Garbo lo stesso.

2. E’ una cosa che ti fa rimpiangere di non avere il dono dell’ubiquità, perché in meno di 200 metri (Perugia è tutta lì, in pratica), ci sono in contemporanea sempre almeno tre panel che vorresti ascoltare. Non ce la fai e ti senti in colpa. Almeno fino a quando non incontri @lddio per la strada (Sì, a Perugia si incontra @lddio per la strada, che ti chiama e ti dice: «Galateeeea! Dopo vengo a sentire il tuo panel!» e tu cominci a pensare di sentire le voci, come Giovanna d’Arco), che ti confida che a seguire tutto non ce la fa manco lui. E se manco lui ci riesce, ti senti sollevata.

3.Perugia è bella. Ed è il posto più scomodo del mondo da raggiungere; in pratica battuto solo da Riva del Garda, dove di solito facevano la Blogfest: ci deve essere una legge del contrappasso per la rete, per cui per tutto l’anno te ne stai comodo dietro al tuo pc a casa, in poltrona, ma quando devi incontrare gli altri blogger ti costringono ad andare in luoghi assolutamente fuori mano, che prevedono almeno due cambi di treno ed una arrampicata a dorso di mulo per sentieri impraticabili persino dagli sherpa tibetani. Comunque è bellissima, una meraviglia, eh.

4. I cartoncini per gli accrediti di ospiti speaker del festival sono un figata pazzesca. Se hai quello azzurro da speaker, capisci cosa vuol dire essere vip sul serio: per esempio, alla coda per le cuffie per la traduzione dei panel con ospiti stranieri, la signorina ti cazzia perché non ce ne sono per tutti, ma poi guarda il cartellino e dice: «Ah, ma lei è speaker, allora aspetti gnene trovo una!» Sono inoltre utilissimi se incroci un qualche giornalista vip sul serio, che naturalmente sta vagando anche lui con il trolley, come te, e per le callette etrusche di Perugia ciò rappresenta un problema, dato che fai fatica ad incrociarti persino se sei a piedi da solo, figuriamoci con una valigia al seguito. Al che il giornalista vip, che vede te sconosciuto ad intralciargli la via mentre lui sta correndo a fare il suo fondamentale discorso sull’avvenire della informazione, ti guarda truce, con lo sguardo da :«Scostati, brutto microbo!» e ti calpesterebbe passandoti sopra con tutto il trolley. Ma poi nota il cartellino speaker, uguale al suo, che pende al collo, e anche se non ha la più pallida idea di chi tu sia, si rende conto che potresti essere un collega, magari persino un po’ vip, quindi stira sulla faccia un sorriso e, ricordandosi le regole della cavalleria dato che sei pur sempre una donna, ti lascia passare.

5. I giornalisti si riproducono un sacco, e portano i pargoli più o meno poppanti al Festival del Giornalismo. Sono pargoli carinissimi, dei bambolotti adorabili, per giunta, e ho scoperto che adorano la mia vocina da Titti. Si mettono a ridere, acchiappano il mio ditino e si divertono ad ascoltarmi. Per cui ho un futuro assicurato: se proprio non mi chiamano più per i panel, posso sempre fare la baby sitter.

6. Arianna Ciccone, la organizzatrice del Festival, è una forza della natura. Punto, non c’è altro da dire, solo da prenderne atto. Arianna, grazie, bacione.

7. La gente, al Festival, è tanta e va a sentire i panel. E’ venuta a a sentire in massa persino quello dove c’ero io, che presentava un libro di Roberto Ippolito, Ignoranti, sui dati disastrosi del sistema scolastico italiano. Ah, la gente è interessata al sistema scolastico italiano, anche se i media ne parlano poco e male. Vorrebbe persino che funzionasse, da quello che si capisce. In questo paese la gente è strana, eh.

8. A Perugia ed in Italia esistono ancora i rivoluzionari comunisti filocastristi. Al Festival sono arrivati per Yoani Sanchez, l’ultima sera, per contestarla e cercare di imperdirle di parlare. Così, dopo essersi infiltrati nella sala, ed aver cominciato all’improvviso ad urlare slogan antiamericani, e, mentre il povero Mario Calabresi iniziava l’intervista, un gruppetto si è messo incomprensibilmente a cantare “Bella Ciao” (scatenando in tutti i nipoti di partigiani di sinistra la fortissima voglia di prenderli a calci nel sedere), ed è stato allontanato, mentre altri due o tre sono rimasti dentro, gridando ogni tanto “Viva il Che!” (Anche il Che, a quel punto, dall’aldilà sospetto che sia stato colto dal fortissimo desiderio di prenderli a calci nel sedere); hanno poi tentato di spacciare per domande da fare alla Sanchez delle sorte di proclami di cinque pagine (è noto che il Comunismo ha avuto clamorosi successi in un solo campo: quello della produzione di proclami burocratici di centinaia di fogli). Alla fine l’incontro si è concluso con Arianna Ciccone, Mario Calabresi e la Sanchez che davano prova di grande democrazia e soprattutto di enorme sopportazione (non hanno preso a calci nessuno, infatti), mentre noi del pubblico ci sentivamo come se fossimo capitati in un episodio inedito di Ritorno al futuro, con la Delorian di Doc finita nel periodo più idiota delle contestazioni anni ’70.

9. Il Festival è una fatica mostruosa. Dopo due giorni sono distrutta. per cui, anche se di solito si fanno dei decaloghi, io mi fermo a nove punti, stavolta. E ora vado a dormire. Ciao.

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9 pensieri su “Cose che ho imparato sull’International Journalist Festival di Perugia

  1. Che bello Galatea in Umbria !!! Io ci ritornerei anche subito, ora.
    Però l’unico modo – scomodo è in auto, ma con l’autista. Son quasi 450 Km, per noi !

    Anonimo SQ

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  2. Il festival del giornalismo (insieme all’Umbria jazz) è il motivo per cui sono contenta di aver scelto di studiare a Perugia!!E sono d’accordissimo con te sul secondo punto del tuo “ena”logo!!
    Ah,io ero presente al panel in cui sei intervenuta!!!Bell’incontro,complimenti!!

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  3. Cara Galatea ero anch’io a Perugia e mi sono divertita molto a leggere il tuo post perché ci ho ritrovato tutto quello che ho pensato e provato in questi giorni. Anzi, complimenti per essere arrivata a 9!

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  4. Ne avevo già avuto notizia e visto qualche immagine in rete, ma quella cosa di Yoani Sanchez e dei filocastristi (rigorosamente italiani) contestatori mi ha molto impressionato. Effettivamente, un tuffo nel passato.

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