L’immaginazione (di un ottantottenne) al potere

Ricapitolando: dopo giorni di inutili consultazioni con i partiti, Giorgio Napolitano, un vecchietto di 88 anni che pensava di essere ormai sul limite di una tranquilla e meritata pensione, si è trovato invece precipitato nel peggiore caos che la storia repubblicana abbia mai visto: una roba che le repubbliche delle banane sembrano, a confronto, la Svizzera.

Tre partiti, ognuno assolutamente incapace di avere una sua maggioranza: il PDL pronto ad allearsi con tutti, ma che nessuno vuole, perché largamente impresentabile; i Cinquestelle che strepitano per avere un Governo monocolore loro, senza rendersi conto che non avrebbero i numeri per sostenerlo in Parlamento e nemmeno le competenze per tenerlo su, dal momento che poi confidano allegramente su FB di essere assolutamente impreparati persino a scrivere e presentare, nelle forme corrette, una proposta di legge; il PD, intronato da una vittoria che è una sconfitta, spaccato e diviso, e, per giunta, anche se unico ad avere dei numeri risicati, al solito bloccato dalla sua cronica incapacità di prendere davvero decisioni.

L’ipotesi di “Governo istituzionale” affidato ad uno dei Presidenti di Camera o Senato, tante volte rivelatasi salvifica ai tempi della Prima Repubblica, stavolta era quasi sicuramente impraticabile: non sarebbe stato affatto certo l’appoggio delle forze politiche a questa compagine, e, per giunta, i Presidenti eletti sono persone al loro primo mandato: l’unica poi, la Boldrini, al di sopra di qualsiasi critica per curriculum personale, è del tutto digiuna di politica. Mandarla a fare il Presidente del Consiglio in una situazione simile sarebbe in pratica equivalso a mettere un diciottenne neopatentato alla guida di una Ferrari da corsa nel circuito di Monza a correre il Gran Premio, affidandosi alla labile speranza che non si schianti alla prima curva.

Uscirne in maniera rispettosa del dettato Costituzionale alla lettera era impossibile. O meglio, si poteva fare con le dimissioni: il povero ottantottenne Presidente in carica, in semestre bianco, avrebbe potuto semplicemente andarsene, rinunciando a qualche mese di mandato. I partiti avrebbero quindi potuto eleggere il successore e poi far ripartire tutta la macchina inceppata.

Il problema è che Napolitano – è ormai evidentissimo ed è pure difficile dargli torto – di questi clamorosi idioti non si fida, e quindi ha probabilmente sospettato che, lasciati da soli, senza un Presidente a far loro da balia, a mettersi d’accordo su un nome, avrebbero combinato persino cose peggiori dei casini già fatti; quindi ha deciso di restare.

A questo punto, però, non è che avesse tante alternative; in semestre bianco non può sciogliere le camere; dare mandato pieno e non esplorativo a Bersani vorrebbe dire far nascere un Governo già morto perché i voti per tenerlo in piedi pur con una risicata fiducia non ci sono.

I Padri Costituenti, beati loro, un casino del genere non erano riusciti nemmeno ad immaginarlo nei loro più foschi pensieri e nelle loro più nere prospettive; il che è stato un bene per Napolitano, perché, almeno, gli hanno lasciato un margine d’ombra e di non detto su cui giocare.

Non potendo accogliere la delirante proposta di Grillo (teniamo in piedi Monti all’infinito, intanto il Parlamento legifera per conto suo) perché irricevibile così formulata, in quanto in contrasto palese con la Costituzione, ha deciso di inventasi, letteralmente, qualcosa che non s’era mai visto prima: far finta che le consultazioni per il Governo stiano continuando, anche se sono bloccate ad un punto morto che in altre circostanze le avrebbe portate ad essere dichiarate fallite, e creare una “commissione di saggi” che dovranno, a quanto si capisce, ragionare e proporre le tanto attese e mai realizzate riforme costituzionali e revisioni delle leggi elettorali.

Non è rimettere al centro il Parlamento, semmai è commissariarlo; da parte di una commissione, per altro, non eletta ma nominata dal Presidente. Di fatto è trasformare l’Italia, senza uno straccio di passaggio democratico, in una sorta di Repubblica superpresidenziale: perché il Governo Monti, esumato dalla tomba per l’occasione, non ha poteri che per l’ordinario, e il Parlamento in realtà potrà solo votare le proposte uscite dalla commissione dei Saggi governata e indirizzata da Napolitano stesso.

Nessuno protesta, perché a nessuno conviene. I partiti si sono tutti tragicamente resi conto che non sono in grado di uscire da soli dalla situazione: Pd e Pdl tacciono perché non vogliono andare ad elezioni nell’immediato, Grillo fa finta di aver vinto e tira un sospiro di sollievo perché ciò gli fa comunque guadagnare tempo, e il tempo gli serve, visto che, mandato al Governo, non saprebbe che fare.

Non protestano nemmeno i cittadini, perché, a questo punto, il vecchietto di 88 anni  inquilino in scadenza del Quirinale pare anche a loro l’unico con un grammo di sale in zucca ed in possesso almeno di una idea, sebbene non tanto chiara, di come venire a capo di questo incredibile caos.

E Napolitano, poveretto anche lui, è là, prigioniero del caos, che cerca di barcamenarsi, da un lato usando terminologie che gli evitano l’accusa di aver fatto un vero colpo di Stato, dall’altro fingendo di aver dato ragione a cretini abissali per evitare che i suddetti,solo perché ha toccato la loro enorme vanità, facciano saltare il fragile equilibrio che sta cercando di mantenere.

E allora inventa: inventa mandati esplorativi “congelati”, commissioni di saggi che a chiamarli tali ci vuole un certo stomaco, perché il termine corretto sarebbe delegati dei partiti scelti con il bilancino; inventa consultazioni protratte che non si protraggono più. Inventa con una fantasia che solo i grandi alchimisti delle istituzioni hanno, quelli venuti fuori dalle vecchie e severe scuole di partito o formati dalla lunga gavetta in quella fucina di paradossi lessicali che la Prima Repubblica fu.

Volevano l’immaginazione al potere, i rivoluzionari di un tempo. Non avrebbero mai e poi mai pensato che, alla fine, sarebbe stato l’ottantottenne Giorgio Napolitano a portarcela, però.

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9 pensieri su “L’immaginazione (di un ottantottenne) al potere

  1. Da quello che dice Dagospia Napolitano sta solo eseguendo gli ordini di Draghi per non far crollare la finanza pubblica italica che, dati i suoi effetti sistemici, è più importante di qualsiasi architettura politico-istituzionale.
    Quindi sono altri che stanno prendendo tempo, probabilmente per risolvere un problema ancora più grosso: chi fare PdR, visto che Monti è bruciato e non c’è in giro gente presentabile in grado di gestire questa crisi e quelle che seguiranno, sopratutto quelle economiche che “teoricamente” il nostro paese non è in grado di superare considerato che il nostro vero problema non è la spesa pubblica ma il fatto che si produce poco (nonostante si lavori più che in Germania), prodotti senza valore aggiunto (escluso il settore del lusso e certi settori dove siamo leader mondiali) e senza nessuna possibilità d’innovazione considerato che la ricchezza degli italici è congelata in immobili e titoli di stato, quindi non disponibile per gli investimenti produttivi.

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  2. Certo che se davanti a un così bel post. Equilibrato, onesto intellettualmente, lucido e – ciliegina – scritto magistralmente, l’obiezione è quanto scrive Dagospia è proprio vero che ‘sto paese è alla frutta

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  3. Pingback: Diario | L’immaginazione (di un ottantottenne) al potere.. | Semidiceviprima

  4. se napolitano si dimettesse guadagnerebbero un paio di mesi, ma a quanto pare non lo farà.
    al netto delle etichette, resta in carica monti (io sono abbastanza vecchio da ricordare i potentissimi governi balneari, e questo è un governo balneare “lungo” senza fiducia e senza sfiducia), e il parlamento può tranquillamente prendere il sole di aprile, che a roma è qualcosa.

    l’ha avuta vinta grillo in teoria; in pratica vedremo tutta ‘st’attività legislativa…

    ci rivediamo a ottobre, dicevano i professori agli asini ai tempi miei.

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  5. Se proprio vogliamo dirla tutta, Napolitano forse un pensierino di togliersi di mezzo l’avrebbe pure fatto… pare che sia stato Draghi a convincerlo di restare, almeno a quanto sembra da quel poco che è trapelato dalla sua telefonata. Draghi, ha convinto Napolitano che se non si fosse dato da fare per formare un governo, pure fantoccio, pure finto, pure olografico, la scure dei mercati avrebbe colpito implacabile. Ed ecco nascere le 10 sagome di cartone, al servizio del PUD€ … credo sia andata così.

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