Odio la politica (confessioni di una blogger)

Tutti pensano che io ami la politica. Che mi piaccia parlarne, seguirla, persino farla.

Ecco, vi confesso una cosa: no. A dire il vero trovo la politica una cosa noiosissima, simpatica come un attacco di diarrea e con lo stesso fascino di un cinquantenne bolso, brutto, con la pancetta e l’alitosi.

Fosse per me io seguirei la mia innata pigrizia, mi interesserei di politica giusto quella settimana prima delle elezioni quinquennali, tanto per capire chi votare. E poi, allegramente, e senza un rimpianto che sia uno, me ne dimenticherei allegramente, come fanno i cittadini poco impegnati e pigri di tutti i paesi dell’Occidente sviluppato.

Il guaio è che vivo in Italia. E in Italia questa cosa qua non la puoi fare. Perché le elezioni da noi non sono una parentesi, sono la norma: siamo sempre in campagna elettorale. E riusciamo a mandare al potere una tale massa di pittoreschi cretini ad ogni tornata, che per i successivi cinque anni (quando arrivano a rimanere in carica cinque anni) non ti puoi distrarre manco se vuoi, perché i pittoreschi cretini continuano ogni santo giorno a romperti l’anima con dichiarazioni fuori di testa, esternazioni da cardiopalma che fanno saltare i mercati, stronzate di ogni ordine e grado, trovate di comprovata deficienza, scandali, voltagabbanerie incrociate e chi più ne ha più ne metta. Attorniati per giunta da una corte di giornalisti, commentatori politici e mediatici che, invece di fare il loro lavoro, stanno lì a parteggiare per l’uno o per l’altro e ad amplificare ogni stronzata i pittoreschi cretini emettano, e ci aggiungono pure del loro per trasformare ogni stupidaggine in una corbelleria di dimensioni colossali. Con il risultato che, anche volendo, il cittadino pigro non le può ignorare, le stronzate che sparano, perché è in pratica circondato.

Per cui io la odio la politica. Anzi, odio la politica italiana. Non solo perché è completamente fuori di testa, me perché mi costringe a seguirla quando, sinceramente, a me piacerebbe poter fare altro. Vorrei vivere in un paese normale per potermene giustamente strafregare.

E invece no. E quindi sono qua. Riapriamo le gabbie del circo, dài.

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5 pensieri su “Odio la politica (confessioni di una blogger)

  1. “con lo stesso fascino di un cinquantenne bolso, brutto, con la pancetta e l’alitosi.”

    A parte la disgrazia dell’alitosi, che per forutna non c’è, d’ora in poi ritieniti ufficialmente odiata. 🙂

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  2. A me caro Lector non piace l’idea che «cinquantenne» sia un’offesa.

    Venendo alla quistione sollevata da Galatea, tenterò la mia sommessa risposta. Tanto per cominciare rispolveriamo il vecchio Hobbes. Sicuramente la nostra ospitante conosce il principio di fondo del grande pensatore. Gli esseri umani, se lasciati alla ferina natura che la genetica impone loro, tendono a sbranarsi a vicenda, ognuno nel disperato tentativo di sopravvivere a spese altrui. Quindi, come è noto, Hobbes riteneva che un potere sovrastante unificato, per quanto spietato e crudele, sortisse l’effetto di una convivenza possibile. Poi ad un certo punto, un simpatico ginevrino, che amava l’umanità (anche se privatamente era piuttosto misantropo e amante delle solitarie passeggiate) ha cominciato a convincerci che l’uomo è buono, nasce buono e diventa cattivo per colpa della civiltà. In effetti è vero che ad esempio un artigiano buono come il sottoscritto, se diventa cattivo è colpa della burocrazia da cui è tormentato peggio della vespa che tormentava la povera Io. Però con questa illusione della bontà innata, ecco che piano piano si diffonde il germe della cosiddetta democrazia. Potere del popolo, che difatti è sempre stato buono, come quando andava a vedere gli sbranamenti al colosseo (in fondo come oggi assiste alle interminabili trasmissioni sugli omicidi di giovini ragazze). Ma gli uomini non sono buoni, nessuno che abbia il benchè minimo privilegio è disposto a cederlo, fosse anche il ticket restaurant da 7 euro. Quindi la politica è solo un trasferimento del ring, una ritualizzazione dell’odio che intride le umane genti e corporazioni. Scusa la lunghezza Galatea, ma le tue riflessioni meritano sempre riflessioni adeguate.

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  3. “(anche) se non ti occupi di politica, la politica si occupa di te”

    (OT: nella mia umile opinione chiunque* abbia da scrivere un commento più lungo del post-madre dovrebbe aprire un blog suo e al limite postare un link – ma anche no.
    * “chiunque” = anche se sei victor hugo)

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  4. Intelligentissima Galatea , sarei anche io della tua idea se non avessi letto tra gli striscioni portati dagli “onorevoli” che hanno occupato il Tribunale di Milano lo slogan: NON C’E’ GIUSTIZIA SENZA LIBERTA’. Se quei rappresentanti degli Italiani avessero una pallida idea della loro ignoranza! La citazione corretta è NON C’E’ LIBERTA’ SENZA GIUSTIZIA; girata invece in quel loro modo la frase perde senso, in quanto la stessa non è bilatera, a doppio senso di circolazione, palindroma o chiamala come vuoi. Fin quando ci saranno in giro persone come quelle a rappresentare gli Italiani tutti, ci toccherà fare politica e sporcarci le mani.

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  5. @–>Diego

    “Cinquantenne” sicuramente non è un’offesa; purtroppo è uno stato di fatto.
    “Bolso, brutto, con la pancetta e l’alitosi” , tuttavia, non mi sembra proprio un panegirico alla mezza età.
    Tuttavia, a mia difesa, posso dire che, seppur non dotato più d’un fisico alla Kellan Lutz, dispongo ancora d’una ragionevole schiera d’ammiratrici tra le mie coetanee e tra quelle della generazione immediatamente precedente, ossia le quarantenni (soprattutto se in cerca di sistemazione, perché separate, divorziate, vedove, tradite, annoiate, disperate, et similia).
    Purtroppo sono le ventenni che, da almeno un paio di lustri (ossia da quando ho girato la boa dei quaranta), non mi ci filano proprio più, segno d’un evidente decadimento fisico, che ho peraltro contribuito colpevolmente ad accentuare, dedicandomi quasi esclusivamente al lavoro piuttosto che alla cura di me stesso.
    Ah, incidentalmente, anch’io odio la politica e tutto ciò che rappresenta.

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