Lo spread dell’ignoranza

Quando senti il neo onorevole grillino, imprenditore, che, candido candido, dice che secondo lui lo spread non è importante, perché “quando era a 500 tanto mangiavamo tutti lo stesso”, e aggiunge, sempre più candido: “A me dello spread non me ne frega nulla, io voglio che quando vado in banca a chiedere un prestito me lo diano con dei tassi più bassi!”
Ecco, quando senti queste cose qua, ti rendi conto che il problema più grave di questo paese non è lo spread, e neanche i grillini.
È proprio che siamo ignoranti come zucche.

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17 pensieri su “Lo spread dell’ignoranza

  1. Lo spread oramai è assunto a parametro divino, sovrumano… indica il livello di incazzatura degli dei (del mercato), che giammai potremmo giudicare noi vili mortali, ma solo offrire ad essi ciò che di più nobile abbiamo per placare le sue ire… la democrazia.

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  2. Vedo che anche qui la fede politica impedisce (ora ai grillini, ieri a i berluschini) di fare i conti con la realtà.
    E dire che il principio di realtà è la base della maturità psicologica !

    Anonimo SQ

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  3. Sinceramente, non so come faccia quell’imprenditore a gestire un’azienda di 6.000 dipendenti e 1 miliardo di euro di fatturato.
    E dopo, non venitemi a dire che nella vita non si tratta solo di fortuna, come già avevano capito gli antichi romani.

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  4. No, ma infatti: la gran parte della classe imprenditoriale italiana si è basata sul puro culo, a questo punto. E ora lo hanno esaurito, a quanto pare, senza sostituirlo con il cervello.

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  5. Cos’altro pretendere? Parliamo di gente che non si vergogna a seguire uno convinto che i cellulari cuociano le uova.
    Aspetta che cerchino di curare l’AIDS con le cipolle, come in sudafrica…

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  6. con i cellulari non si cuociono uova, ma non ci metterei la mano sul fuoco che diversi watt di onde elettromagnetriche ad altissima frequenza non modificano e non “riscaldano” la materia organica….

    E un pizzico abbondante di fortuna in un’attività imprenditoriale ci vuole … caspita, essa stessa è, per definizione, fatta di rischi e aleatorietà. Poi ci vuole tutto il resto che la scienza economica insegna.

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  7. Dall’articolo di Italia Oggi segnalato da Luca:

    “Un taglio gestibile della spesa corrente e opportune dismissioni renderebbero positivo anche il levered free cash flow italiano e rendono poco razionale il valore dello spread che i mercati oggi assegnano ai Btp.”

    Ora, sarò anche arrugginito rispetto ai miei vecchi studi di economia, soprattutto per quanto riguarda le dinamiche dei mercati finanziari, ma non ho mai sentito che tassi e spreads abbiano tra le loro peculiarità quelle di essere inidicatori razionali.
    Al contrario, essi esprimono solitamente le “attese” dei mercati piuttosto che fattori concreti. E le “attese”, lo si san bene, sono legate a elementi meramente percettivi e spesso del tutto irrazionali.
    Dunque, o io non ho proprio capito il senso di quell’articolo ovvero chi lo ha scritto lo ha fatto con scopi ben precisi oppure è un cretino.

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