Grammatica d’amore: le elisioni e i troncamenti

E poi capita che devi passare il pomeriggio a scrivere schede di grammatica su elisioni e troncamenti. Ed è difficile, perché non sai proprio come spiegarle, queste robe qua, che son noiose come poche, e poi in una scheda di grammatica risultano ancora più noiose perché bisogna essere freddi e razionali, quando si spiegano cose così. Che non è mica facile spiegarle, poi, le elisioni, con quella storia dell’apostrofo che resta là come una lapide a segnalare la lettera scomparsa, e invece nel troncamento no, non resta nulla, si forma proprio una parola per conto suo, diversa anche se simile alla prima.

Forse bisognerebbe spiegarle facendo il paragone con le storie d’amore: perché l’elisione è come quando lui va via per un po’, perché magari deve fare un viaggio di lavoro, e tu resti là, ad aspettarlo, e senti che una piccola parte di te se n’è andata, ma sai anche che è solo una cosa provvisoria, e poi e tutto ritorna come prima. E allora, mentre sei sola ti coccoli i suoi maglioni, tocchi le cose che ha lasciato, perché sono come un apostrofo che dice che sta per arrivare di nuovo da te.

E invece il troncamento è proprio come quando la storia finisce e lui se ne va per sempre, e tu resti là, priva di un pezzo, un pezzo che prima c’era e adesso non c’è più. E allora non vuoi niente che te lo ricordi, quel pezzo che se n’è andato, manco un apostrofo. Soffri, e dopo un po’ cerchi di dimenticare e di andare avanti, ma non sei più la stessa di prima, perché quel pezzo lì che se n’è andato, è andato per sempre, non ritorna più. E tu sei diventata un’altra parola, senza quel pezzettino: una parola che ha un suo senso, e una sua funzione, che può continua a vivere e a fare le cose. Ma diversa da prima, ecco.

18 pensieri su “Grammatica d’amore: le elisioni e i troncamenti

  1. Il troncamento in maniera interessante? “Perché in italiano si deve dire ‘signora Rossi’ ma nessuno dice ‘ingegnera Rossi’ e si inventano che ‘ingegner Rossi’ è un troncamento quando morfologicamente è impossibile?”

  2. Mi dispiace ma ingegnera è femminile regolare come infermiera e ragioniera. Se non lo puoi sentire sono le tue orecchie che sono più maschiliste di quel che credi ;-P

  3. Non ho mai capito questa insulsa diatriba femminista su ingegnere, assessore e presidente. Sono apposizioni, non è necessario che concordino. E francamente fossi un ingegnere donna me ne fregherei di essere chiamata ingegnera, se poi continuano a trattarmi come una segretaria decorativa. Cerchiamo di smetterla di fissarci su questi particolari francamente ridicoli, come se il problema fosse farsi chiamare “professora” (ho sentito anche questo delirio) e non insegnare che ci devono rispetto e basta.

  4. Forse come apposizioni. Come sostantivi troverei normale che il genere rispecchiasse il sesso, come avviene per i sostantivi che indicano mestieri meno prestigiosi.
    O sarà un caso che nessuno trovi ridicoli locandiera, faccendiera, guantiera?
    Faccio notare che nei paesi dove il femminismo è una realtà reale, come i paesi anglosassoni, in Germania, in Spagna, in Canada (e in misura minore in Francia – ma lì sono molto conservatori per la lingua) le forme femminili sono oggetto di discussioni pubbliche e si sono impiantate. Troverai sempre quello che giudica la diatriba eccessiva, ma prova un po’ a chiamare un preside donna inglese “chairman” e guarda la reazione.
    La diatriba è certamente capziosa e assurda finché non consideri che l’uso della morfologia femminile ha a che fare con l’immaginario collettivo, ovvero con il poter immaginare un femminile in un ruolo di potere. Non è un caso che dopo qualche anno di Angela Merkel, finalmente anche da noi si inizia ad usare Cancelliera, come il tedesco Kanzlerin che usa da almeno trent’anni. Buon proseguimento settimana.

  5. “Sì, grazie, e tu?”
    In verità, come sto in questo periodo, non sono certo di saperlo. Pare, infatti, che qui io sia l’unico ad aver avuto l’impressione che il post parta per la sega mentale impennandosi (voglio dire, che parte più in fretta del solito, in maniera preoccupante).
    Ma può essere che sia io a sbagliare, come il tipo della barzelletta che va in autostrada contromano.

    Saluti.

  6. Sono io che francamente giudico la diatriba eccessiva e noiosa, forse perché mi sono sorbita per anni queste tirate al liceo, da parte di una professoressa femminista. Quanto alle discussioni sul genere in inglese (dove peraltro la cosa è anche più difficile per la struttura stessa della lingua) siamo arrivati ai deliri delle femministe americane, che volevano cambiare la parola “manager” perché c’è man (ignorando che viene dal latino manus, come l’italiano maneggiare, e quindi l’uomo non c’entrava nulla). Questo per dire a che punto di coglioneria si arriva alle volte, quando si scambia una rivendicazione all’uguaglianza per una specie di fede da talebani.
    Ricordo sempre l’acuta risposta di una mia amica laureata in fisica, cui chiesero perché non si battesse per farsi chiamare “fisica” e non fisico: “Perché non sono un tipo di ginnastica. E mi faccio chiamare “fisico” e “professore” dai dieci ricercatori, maschi, che sono i miei sottoposti in laboratorio”.

  7. Bellissimo! Avessi avuto ai tempi della scuola una professoressa come te avrei capito molte cose…non solo della grammatica ma anche dell’amore!

  8. Di solito gli uomini preferiscono l’elisione e le donne praticano il troncamento. Poi c’è l’enjambement (cambiamento improvviso di soggetto), ma questo è un altro discorso…
    Ciao cara.

I commenti sono chiusi.