Il futuro del paese

Questa sera, tornando in treno dopo una giornata a Milano, ho incontrato il futuro del paese.
Erano un gruppo di universitari, probabilmente di ingegneria.
Parlavano solo di poker on line.

19 pensieri su “Il futuro del paese

  1. C’è poco da commentare. Il futuro del Paese è quindi molto più cazzone di noi? Benissimo perché ormai si parla solo di lui (di loro, quelli del videopoker) e noi della generazione di mezzo (io sono comunque più vecchio di te) su una sistemazione tranquilla possiamo ben metterci una pietra sopra.
    Hurrà!

    Mi piace

  2. Non passo tantissimo tempo in Italia, ma ogni volta che torno sono stupito dell’inconsitenza dei discorsi che mi capita di intercettare. Ricordo che da ragazzino gli amici più grandi parlavano di cambiare il mondo… ora si parla di fesserie mediatiche, di pocker on line e di arricchire alla svelta… mi sa che mi son perso qualcosa…loro non sono riusciti a cambiare il mondo e quel che è rimasto è abbastanza deprimente

    Mi piace

  3. non generalizzerei…. tra videopoker e happyhour, si può pescare anche qualche perla di saggezza…….ma la scuola non ha responsabilità???

    Mi piace

  4. Imbarazzati dalla presenza di una avvenente ma attempata signorina, hanno conversato tenendosi sul vago. Fossero stati soli, di ben altro avrebbero parlato (almeno si spera…).

    Mi piace

  5. Beh, dopo una lezione di meccanica razionale, di algebra matriciale o di misure meccaniche e termiche, hanno ben diritto di parlare di cazzate, poveri.

    I discorsi sui massimi sistemi, di solito, han voglia di farli quelli del corso di laurea in “scienza delle merendine”, cioè i futuri disoccupati o “pensatori” che dir si voglia, che così intanto fanno pratica.

    Mi piace

  6. Come non quotare Lector. Insomma, se passi una giornata studiando – e lei dovrebbe sapere che la scuola, se fatta bene, richiede impegno e fatica – quando stai tornando a casa non hai ancora voglia di concentrarti su cose su cui ti sei concentrato per l’intera giornata.

    Mi piace

  7. Vuoi mettere? Dopo una giornata passata sui libri (e non a studiare filologia romanza degli ostrogoti applicata alla mediazione culturale), bisogna prestare attenzione a quel che si dice in treno.

    Vuoi svagarti? Ma non se ne parla. La zitellona acida di turno che “eh ai miei tempi si filosofeggiava ora invece va tutto male signora mia” si getta alla riscossa dei benpensanti.

    Scendi dal pero, Galatea.

    Mi piace

  8. @gale: io sono talmente scesa dal pero che mi domando come facciano degli studentelli universitari a permettersi partite a poker in cui puntavano 200 o 300 euro ogni mano. Sai noi zitelle saremo acide, ma certe domande ce le poniamo, così, per curiosità. Altri, che non son zitelli acidi ma evidentemente son solo cretini no.
    Stammi bene sul tuo pero, caro.

    Mi piace

  9. Piuttosto mi preoccupa il fatto che uno che contemporaneamente passi l’esame di statistica e giochi d’azzardo online deve aver trovato modo di barare in almeno una delle due cose. Probabilmente entrambe.

    Mi piace

  10. Vorrei far notare che il poker é gioco d’azzardo nella stessa accezione in cui il backgammon professionale é gioco d’azzardo: vale a dire, ci sono soldi in palio. Ma non é una lotteria.

    L’osservazione sull’esame di statistica é errata, in quanto é l’abilitá del giocatore di poker a fare la differenza sul medio periodo (anche se ovviamente ha maggiore incidenza sulla singola mano). Per questo motivo, esistono giocatori professionisti di poker (e se penso ai soldi che fanno mi vien male), mentre non esistono giocatori professionisti di roulette 🙂

    Giusto per amore di precisazione, non sono un giocatore di poker (ma sono uno statistico). Notare che poker e videopoker sono cose diverse, mi raccomando (il videopoker da bar é sostanzialmente una slot machine).

    Galatea, non metto in dubbio di essere un cretino acido, ma perlomeno mi fermo prima di pensare che il declino del Paese dipenda dalle passioni che non comprendo degli studenti di ingegneria di ritorno dai treni. Potresti scrivere lo stesso post prendendotela con studenti di sociologia che discutono di cinema, o studenti di scienze politiche che discutono di calcio; l’unica costante sarebbe la voglia di puntare il ditino da benpensante verso la vacuitá dei ggiovani (che magari han passato la giornata a farsi un mazzo tanto).

    Mi piace

  11. @Gale tutto correttissimo. Ma io non ho scritto “online” per caso.
    Il poker tra 4 amici è un gioco in pari, mentre pressoché tutti i siti di poker online che ho visto hanno le loro regolette per renderlo in perdita. Ed è assolutamente ovvio che sia così, è quasi più buon senso che statistica. 🙂
    Non rendersene conto è un distacco dalla realtà che anch’io, non solo Galatea, trovo preoccupante.

    Mi piace

  12. Be’ sai, caro Gale, mi pare che quanto a spocchia nel puntare il sito contro gli altri a caso tu possa dare lezioni al mondo. Anche di maleducazione, per altro. Buon per ti faccia. Se non passi più da queste parti con i tuoi inutili commenti, poi, rendi tutti più felici. Ciao.

    Mi piace

  13. @Hack, immagino tu ti riferisca alle quote percentuali che la poker room trattiene su ogni mano giocata. Questa non é assolutamente diversa da quanto fanno i casinó “fisici”. Ovviamente il gioco coi 4 amici attorno al tavolo é un’altra cosa, ma é come parlare della partita a calcetto sul campo dell’oratorio contro l’equivalente professionistico.

    Se invece ti riferisci a “partite truccate”, o meccanismi per far perdere in media i giocatori, ti invito a riconsiderare: la normativa é molto stringente e i controlli sono frequenti e severi (come per tutte le cose in cui lo Stato ha un effettivo interesse). Peraltro, molti giocatori professionisti (e ormai il professionismo del poker é quasi interamente online, per via della possibilitá di giocare su piú tavoli contemporaneamenet) vedono guadagni importanti arrivare anche chiudendo in pari, grazie ai meccanismi di rakeback (http://en.wikipedia.org/wiki/Rake_(poker)#Rakeback).

    Parlare di poker truccato é, senza polemica, come parlare di scacchi truccati (ma ovviamente se sai qualcosa che non so, ti invito a denunciarlo alle autoritá competenti).

    Galatea, non potrei mai andarmene prima del post di domani “Freccette dopo il turno in fabbrica: in che mondo siamo finiti?”. O magari “Studenti ai concerti rock: perché non fanno cose che approvo?”. Confido che non deluderai le attese.

    Mi piace

  14. Caro Gale,
    non mi imbarco in una lunga risposta sui giochi in perdita: finirebbe in una discussione col sapore della lana caprina, quindi evito.

    Ma un’esperienza diretta in merito te la voglio riportare, magari a qualcuno servirà.
    Tempo addietro fui contattato da un organizzatore di giochi d’azzardo online per scrivere il software per un sito di questi. Uno dei punti critici del progetto erano le backdoor che dovevano finirci dentro e i vari modi escogitati per nasconderle.

    Neanche a dirlo mi fu proposto cone un affare del tipo “accordi solo verbali e tutto a nero”, al che ho istanteamente rifiutato. Peccato, ho pensato a posteriori, perché se fossi riuscito ad avere un pezzo di carta in mano avrei potuto denunciare tutto, così invece la cosa l’avrà semplicemente realizzata qualcun altro con meno scrupoli.

    Non ho più avuto notizie del personaggio in questione… magari l’hanno pescato e fermato o magari è diventato un’integerrima persona… se a qualcuno fa piacere crederlo, è libero di farlo.

    Io personalmente ritengo (e il paragone con gli scacchi in questo è completamente fuori luogo) che quando vittoria e sconfitta dipendono interamente da un mazzo di carte che nemmeno esistono ma vengono generate lì per lì da un software (non certo piovuto dal cielo), si possa legittimamente trovare imbarazzante l’ingenuità di aspettarsi una partita completamente onesta.

    Del resto, ritrovo in chi partecipa a questo tipo di giochi la stessa disconnessione dalla realtà dei frequentatori di casinò che a suo tempo ho imparato a conoscere. Per questo mi trovo completamente d’accordo con il disprezzo espresso dal post originario.

    Mi piace

  15. Da ex studente di ingegneria, che devo dire? L’interesse verso i giochi di azzardo da parte di chi studia facolta tecniche e` scientifiche e` piu` diffuso di quanto si pensi.

    Edward Thorp e` un matematico che negli anni ’60 lavorava per l’IBM ed ha scritto IL libro sul black jack.

    http://www.amazon.it/Beat-Dealer-Winning-Strategy-Twenty-One/dp/0394703103

    Nei giochi gestiti da un compute ci possono essere degli aspetti piu` interessanti: http://it.wikipedia.org/wiki/Numeri_pseudo-casuali se il generatore di numeri casuali usato per un gioco online non e` cosi` casuale le cose si fanno decisamente interessanti. Fra parentesi un episodio di Numb3rs (Stagione 2 episodio 13) girava attorno ad un generatore pseudocasuale che non era appunto cosi` pseudocasuale.

    Un altra cosa: con i tempi che corrono per un neo laureato in ingegneria le possibilita` di trovare un buon lavoro sono inferiori a 2.3E-14 ovvero la possibilita` di trovarsi in mano un poker d’assi in due mani successive a poker (se ho fatto i conti bene… 😛 )

    Mi piace

I commenti sono chiusi.