L’Onorevole e la risoluzione delle faccende di famiglia

Alfonso è lì, nello studio dell’Onorevole, con il cellulare in mano. Lo guarda, lo tocca, ci giocherella. Non sa che fare. Sono due giorni che prova a chiamarla, ma il messaggio rimane sempre uguale: l’utente è momentaneamente irraggiungibile, riprovare più tardi. Ha saputo, chiamando a casa, che è partita per la montagna, con Giulia. Conoscendo Giulia, immagina che più di una partenza si sia trattato di un vero e proprio sequestro. Ma lui ha la necessità di parlarle. Gli manca. E’ un bisogno fisico, una morsa allo stomaco. Sentire la sua voce per trovare un po’ di requie, come il bambino ha bisogno di sentire la ninna nanna per addormentarsi, per essere rassicurato che il mondo va bene.

Ha tentato d tutto, ormai: persino a chiamare Giulia al cellulare. Ma anche il telefonino di Giulia ripete lo stesso messaggio frustrante: momentaneamente irraggiungibile, momentaneamente irraggiungibile. E ad Alfonso quel momentaneamente pare una insopportabile eternità.

Mette il cellulare in tasca, con uno scatto di stizza. Si guarda attorno. Ci mancava solo che suo cugino Ferdinando lo invitasse per parlare. Può immaginare di cosa, poi. Sua madre lo avrà mobilitato: sua madre mobilita sempre Ferdinando per “farlo ragionare”, il che nel gergo materno significa convincerlo a non fare quello che vuole per fare invece quello che vuole lei.

«Mi sembri un’anima in pena.» esordisce infatti il cugino, non appena entra nella stanza, con tono apparentemente bonario.

«Non mi va di parlarne, e poi non sono comunque affari tuoi.» replica Alfonso, secco.

L’Onorevole abbozza, perché il primo abbocco serviva giusto a quello, a prendere le misure della situazione, capire quanto sia grave e quanto apparentemente incrollabile sia la determinazione del cugino; s’è fatto un’idea, è grave: il tono è lo stesso di quando gli ha annunciato che lasciava la moglie; quindi cambia strategia al volo: «Certo, certo, hai ragione. Non voglio certo mettere bocca sulle decisioni che prendi per la tua vita. Sono solo preoccupato per te, non ti vedo sereno…»

«Lo sarò appena tutti vi sarete tolti dalle balle e riuscirò di nuovo a parlarle.»

Il cervello dell’Onorevole, aduso ad anni di contrattazioni politiche, registra subito la nota stonata, l’incrinatura della voce. Non riesce a parlarle, lei non gli vuole parlare. Ecco la crepa, si deve lavorare là.

«Quindi non ti risponde… Da quanto non riesci a sentirla?» chiede con tono paterno, affettando una sincera preoccupazione.

Alfonso lo guarda con odio: «Lei non risponde perché tutti voi vi mettete in mezzo, come sempre! Noi ci vogliamo bene. Ci siamo sempre voluti bene. Sarebbe stato tutto diverso se non aveste incasinato sempre tutto voi!»

Il grido di un adolescente stizzito. Bene, bene. L’Onorevole ricupera i suoi ricordi giovanili di animatore in parrocchia.

«Lo so, lo so. – dice con fare compiacente – Ho sbagliato anche io, in passato. Non ho capito. Ho sottovalutato. Non sai quanto me ne rammarico…»

Alfonso lo guarda, spiazzato: «Che vuol dire? Che non vuoi come al solito dirmi che è un errore? Farmi la paternale?»

L’Onorevole sospira e apre le mani con gesto rassegnato: «La paternale! Ormai chi è autorizzato a farla, fra di noi? Siamo adulti, tutti. E la vita così complicata, poi… anche la rigida morale della fede deve piegarsi alle circostanze particolari, e queste magari lo sono… voglio solo essere certo che tu sia felice, convinto delle tue scelte…»

«Sì.»

Le labbra dell’Onorevole si aprono in un sorriso, ma incerto e pensieroso: «E allora, che devo dire, segui il tuo cuore, forse è davvero la donna giusta…»

Alfonso lo guarda sospettoso: «Pensavo la detestassi…»

L’Onorevole si schermisce, scandalizzato e quasi ferito dall’osservazione: «Ma no, cosa dici! E’ una donna notevole, ha carattere, ho sempre avuto per lei la massima stima, pur nella differenza di opinioni che non posso condividere…»

«E allora perché hai sempre fatto pressioni perché la lasciassi, dicendo che non era adatta a me?»

Giù, dritto, come una mannaia.

«Perché in realtà più che altro pensavo che tu non fossi adatto a lei, Alfonso.»

Alfonso lo guarda basito: «Come?» biascica.

L’Onorevole scuote la testa, come se la confessione gli pesasse assai e si risolvesse a farla soltanto in nome di un dovere più alto, che travalica l’affetto per il cugino e il rispetto per la famiglia.

«Alfonso – dice con tono grave – io in passato ti ho visto farle tanto male.»

«Sì, è vero, ma…»

«Lo so, lo so, le vuoi bene. Ma hai un carattere incostante.»

«Questa volta sarà diverso, io non…»

«Certo, lo so, lo dici ogni volta, e so che sei sincero, lo credi veramente. Ma poi, pensa a tutte le vicende passate. Non porti mai a termine quello che intraprendi. Non è per cattiveria, è il tuo carattere che è così…»

«Non è vero!»

Un grido, ma l’incrinatura nella voce c’è, la crepa è aperta e si sta allagando. Proseguire.

«Sì che è vero, e lo sai. Pensa alla laurea. Pensa all’azienda. Pensa alle tue storie. Il matrimonio con Patrizia, Betty… e quella con lei.»

«Non ero pronto, non ero abbastanza maturo…»

«E ora lo sei? E se non lo fossi? E se le stessi facendo ancora soltanto del male? Forse c’è un motivo che non siamo solo noi se lei non ti risponde e se tu non la riesci a contattare. Forse come al solito pensi di essere sicuro, ma da qualche parte della tua anima senti di no. Forse tu sai che il tuo posto è altrove e se ti intestardisci con lei è per non vuoi ammetterlo…»

«Io…le…voglio…bene…»

Un balbettio di suoni, non una affermazione. E’ fatta.

«Ma certo che le vuoi bene! Per questo devi pensare per prima cosa al bene suo…»

Alfonso lo guarda, smarrito, con le lacrime agli occhi.

«Io non so…»

L’Onorevole gli circonda le spalle con un abbraccio: «Esatto, non sai. Lo vedo, lo sento. Non sei sicuro. Nemmeno questa volta. E non puoi rischiare, non di nuovo. Rischi solo di commettere un altro errore, e rovinare ancora una volta la vita a lei. Non farlo. Hai già commesso tanti errori. Per il suo bene. Non puoi dire di amarla, se lo fai…»

«Io.. io… io devo pensarci.» esclama Alfonso, sottraendosi all’abbraccio come un quindicenne riottoso che però ha già in animo di tornare a farsi coccolare più tardi, ed esce dalla stanza in fretta, vergognoso.

L’Onorevole si siede alla sua scrivania. Sbuffa. Che fatica. Ogni volta. Sempre di più. Ma ha vinto: conosce il cugino, non la chiamerà, quella troia. Schiaccia il pulsante dell’interfono: «Signorina, mi porti le carte per quegli appalti…»

C’è da lavorare, su.

E’ una storia di fantasia. Uomini così facilmente suggestionabili quando sono innamorati non esistono, si sa.

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4 pensieri su “L’Onorevole e la risoluzione delle faccende di famiglia

  1. Buongiorno , sto andando qua e là con i link leggendo le storie che girano intorno ad Alfonso… Ma volendo leggerle in ordine , da che post dovrei cominciare ? Grazie .

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  2. @antonella: si comincia da qui: https://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/03/29/lansia-e-la-signora-crespiano/ poi qui https://ilnuovomondodigalatea.wordpress.com/2009/04/24/la-regina-del-supermarket/ e poi seguendo i link interni e mettendo nel modulo “cerca” Alfonso Crespano dovresti trovarli tutti. Oppure cliccando sulla rubrica “Alla Periferia dell’Impero” dove li trovi in mezzo a tutti i racconti ambientati a Spinola

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