Uomini e insetti

«Ma tu sei una buona, non una cinica come me…l’umanità in fondo la ami.»

Sorride, l’amico. Nella penombra della sala da museo dove siamo seduti a vedere una mostra di videoarte, non c’è quasi nessuno. E’ una vecchia diatriba fra me e lui, quella che lui è il cinico, smaliziato e cattivo, che l’umanità tendenzialmente vorrebbe sterminarla, e io invece sono buona ed un po’ ingenua, nonché ottimista di fondo, perché alla fine la giustifico e la salvo, o per lo meno la guardo con quella che può parere una accomodante benevolenza.

Accanto a noi passano parlottando due ragazze straniere, indistinguibili fra loro perché munite di identici occhiali spessi, dentoni e capelli lunghi cespugliosi, poi una coppia italiana che si tiene per mano, stranita fra le installazioni, ma in cui lui non può fare a meno di prendere il ruolo di guida e biascicare qualche commento finto colto di spiegazione, come se capisse qualcosa di ciò che vede.

Sorrido anche io all’amico. E’ così difficile spiegare. Guardo lui e gli altri nella sala. Fisso, come per un istinto nato da una lunga consuetudine, i particolari dell’abbigliamento, memorizzo le parole ed il tono della voce, osservo i piccoli tic dei presenti, i gesti improvvisi e inavvertibiili: i jeans strappati ma di gran firma, adatti a due giovani donne  che frequentano mostre di arte contemporanea, i capelli unticci, tipici delle turiste colte ma bohemienne, alloggiate in un ostello con il bagno freddo e in comune, le loro risatine trattenute, acute e fastidiose proprio per quel tentativo di frenarle senza volerlo davvero fare, per quell’impasto di voglia trasgressione ed incapacità di abbandonarsi ad essa che è tipico delle adolescenze troppo lunghe e troppo dorate; nella coppia noto le dita di lei che si ritraggono con un veloce, trattenuto moto di fastidio e poi si rassegnano alla stretta di lui per abitudine, perché sono sposati e tocca subire questa sua mania di controllo e protezione. Osservo, studiando di ogni minuzia l’origine e individuandone la genesi, o gli sviluppi futuri, tentando di immaginarne le motivazioni recondite. E’ quel brulicare di informazioni che mi affascina: classificazione, decodifica archiviazione. Quei particolari minimi che aprono la porta su altri mondi ed universi per me inesplorati, vite non mie che posso ricostruire da qualche improvviso flash sparso e casuale che mi viene davanti agli occhi. Il cercare in ciascuno di loro quel qualcosa che li rende simili a me ed umani, cioè fragili, confusi e sperduti.

«Non sono buona – dico – è che trovo l’umanità interessante. Mi piace guardarla. Alla peggio, persino i più stronzi penso che sono sempre adatti ad ispirarmi un post.»

L’amico annuisce: «Vedi? Ho ragione. Sei una buona, in fondo, ami l’umanità.»

Sì, forse. Come l’entomologo ama i suoi insetti.

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6 pensieri su “Uomini e insetti

  1. La superficie totale della Terra è circa 500 milioni di chilometri quadrati. Da questi, vanno sottratti i circa 350 milioni ricoperti dalle acque.
    Ne rimangono circa 150 milioni, dai quali bisogna togliere pure i 36 milioni formati dai deserti (Polo Sud, Sahara, Groenlandia, ecc.). La differenza è pari a 114 milioni. Se consideriamo come inabitabili almeno 14 milioni di chilometri (paludi, vette, creste montane, vulcani, ecc.) rimangono 100 milioni di chilometri quadrati.
    Ecco, 100 milioni d’individui è la dimensione ideale della popolazione umana, di modo che ciascuno di noi possa disporre ragionevolmente di almeno un chilometro quadrato di buona terra (cento ettari), senza essere necessariamente costretto a respirare la medesima aria dei propri simili.
    6.900.000.000, secondo me, sono di troppo.

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  2. “E’ quel brulicare di informazioni che mi affascina: classificazione, decodifica archiviazione. Quei particolari minimi che aprono la porta su altri mondi…”
    Mi piace molto come scrivi e,soprattutto, come descrivi. ecco, te lo volevo far sapere. Buona giornata

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  3. Sei una scrittrice, Galatea, tutto qui. Hai solo la sfiga di vivere in un’epoca che di scrittori (mi correggo, di persone che si credono scrittori) ce ne sono troppi. Ma sei una scrittrice, e uno scrittore ovviamente è solito annotare dettagli da utilizzare per le proprie storie. Mi hai evocato il grande Canetti il quale era solito trascorrere ore sul tram, a Vienna, facendo finta di leggere, mentre osservava la varia umanità attorno. È vero quel che traspare nel modo in cui chiudi questo interessante scritto: non ami l’umanità, e neppure te stessa in fondo, ami invece la scrittura, ciò che scrivi e scriverai. L’unico problema quale è? Sono i lettori, sempre più narcisisti, divenuti incapaci di leggere per davvero. L’annotazione sulla coppia di ragazze chic bohemiennes è molto riuscita, laddove trapela il tuo neanche tanto malcelato disprezzo per i vezzi degli intellettuali, e la tua personalità saldamente ancorata al retroterra popolare veneto. Ti si legge con interesse, sei anche tu, oggetto di studio non banale.

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  4. A differenza di diego56 io Canetti non l’ho letto; questo pezzo mi ricorda invece Virginia Woolf, che immaginava le vite e le personalità delle persone che vedeva (ad esempio) in treno. Tu continua a scrivere, noi continuiamo a leggere, e quando vuoi vendere qualche libro sappi che io lo compro di sicuro.

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  5. Cos’è, in fondo, la bontà? Forse semplicemente l’attitudine a goire della gioia altrui e soffrire dell’altrui dolore, e tanto più quando ne siamo causa.

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