Cibo di fine anno

Le feste mi mettono malinconia, come credo a tutti coloro che hanno superato i dieci anni. L’unica cosa che mi piace è che sono il periodo in cui posso cucinare tantissimo. Durante le feste non ci sono scuse: si mangia. Anche se si è in pochi. Anche se la voglia o l’appetito non c’è. Si mangia perché il cibo prima che sostanza è rito. Non è quella cosa veloce che si fa tutti i giorni, per tenersi in piedi, avere energie e continuare a lavorare. Il cibo delle feste è elaborato, complicato, richiedere tempo e pazienza, dedizione. I tortellini che vanno chiusi uno ad uno con una manovra precisa, gli agnolotti che vanno imbottiti di ripieno, gli arrosti rosolati con attenzione, i passatelli passati con forza e dolcezza perché non si spezzino, gli gnocchi che vanno rollati piano piano perché “no li spua”. Persino il panettone comprato in pasticceria richiede il suo piccolo momento di attenzione, perché va messo sopra il calorifero a scaldare, piano piano, che in forno si secca troppo, sennò.

Adoro passare il tempo i cucina, perché il cibo è un esorcismo dell’animo: lo prepari perché credi nel futuro, anche se un futuro immediato che si esaurisce in poche ore. Fa allegria, il cibo, anche prima di mangiarlo, quando lo vedi nel piatto, lì, bellissimo, anzi sensuale. Ricorda assieme l’infanzia e il peccato, il desiderio del corpo e insieme il bisogno dello spirito di avere qualcuno che si prenda cura di te.

E’ un atto di amore, il cibo, e io diffido sempre di quelli che non gli danno importanza, lo ritengono un particolare, peggio ancora un dovere o un pericolo. Il buon cibo è come la vita, l’amicizia, il sesso: se vuoi che riesca bene bisogna dedicarci  attenzione e di cura, persino quello improvvisato ha dietro una sapienza antica, una manualità, una passione pregressa.

Per cui io questo Natale non ho preparato l’albero e non ho allestito presepi, ma ho fatto quello che so far meglio per le feste e per ogni occasione speciale: ho cucinato. Ho cucinato come dono e come auspicio di rinascita, ho cucinato contro la malinconia, ho cucinato per la necessità di avere qualcuno di cui prendersi cura rimpinzandolo di manicaretti, ho cucinato per ricordare chi non c’èra più e chi ha deciso di non esserci, e per far felice chi c’era perché per me l’amore passa sempre da un fuoco acceso e da una cucina.

Buon veglione a tutti, ciao.

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12 pensieri su “Cibo di fine anno

  1. Grazie per quello che hai scritto. E’ vero e dolce al punto giusto (di cottura?). Bèh, verissimo e dolcissimo però.

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  2. Non sei riuscita a farmi venire voglia di cucinare, mi mancano le basi, ma questo post ha risvegliato in me il ricordo di tradizioni che sono impresse indelebilmente dentro di me.
    TI ringrazio per questo e per tutto quello che hai scritto quest’anno.
    E ti auguro un nuovo anno sereno e proficuo.

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  3. bellissimo, condivido tutto parola per parola. Mi ricordo quando a 25 anni ero da solo a trento mi cucinavo le cose napoletane per sentirmi meno solo.

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