Il bilancio

Odio i bilanci, perché non mi vengono mai in pareggio. E poi odio questa idee che i sentimenti, le cose, si possano conteggiare, pesare. Come se fossero le polveri di un alchimista, con questa strana fissazione che la vita sia come una formula chimica, e che se sbagli la formula la colpa sia tua.
Non so fare i bilanci e non so calcolare le cose, le mosse, le ricadute possibili. Per cui alla fine mi ritrovo così, con niente in mano. È lo scotto che deve pagare chi va ad istinto e non pianifica, la maledizione della cicala.
Odio i bilanci e odio farli alla fine di quest’anno pesante e triste, in cui nulla è andato per il verso giusto, le cose si sono rivoltate contro o han preso la piega più sbagliata. Ci sono due strade di fronte ai dolori: farsi abbattere e schiantare, o continuare testardamente a tenere botta, con un sorriso stampato in faccia, confidando che prima o poi tutto passerà.
Io scelgo sempre la seconda, per questo maledetto carattere che mi ritrovo: così alla fine tutto passa, o per lo meno si attutisce, ma io rimango sfibrata. Senza neanche la consolazione che attorno si siano accorti dell’immane fatica, perché se la gente ti vede sorridere e tirare avanti non pensa che lo fai per l’orgoglio di non voler cedere, pensa che lo fai perché il dolore non ti ha toccata davvero. Oppure, quell’orgoglio di non voler cedere non lo accetta. La gente vive di tragedie, ma vuole che le tragedie siano melodrammatiche, e portate adeguatamente sul palcoscenico con il doveroso contorno di pianti e scenate. I dolori silenziosi sono invisibili; peggio ancora quelli che vengono nascosti dietro al sorriso. Non te li perdonano, quelli, perché è come se li avessi defraudati dello spettacolo della tua disperazione.
Che poi non è neanche orgoglio, il tuo: è che ti mancano le parole. A te, proprio a te, che non usi mai altro. Ma non le sai trovare perché trovarle vorrebbe dire affrontare tutto quello che non vuoi, ammettere che è reale e che ti fa soffrire, perché parlare delle cose le fa esistere, dona loro una consistenza e tu non puoi accettarlo, non vuoi accettarlo, vuoi che il dolore scompaia e non ti tocchi guardarlo più. E allora stai zitta e tiri avanti, sorridendo a tutto, sorridendo a chi ti fa soffrire, con quel maledetto sorriso stampato sul volto come Joker.
E poi ti ritrovi sola, al buio, la sera, nel tuo letto, che piangi sul cuscino, senza la voglia di sorridere più. E il bilancio, a quel punto, si fa da solo. Ed è in perdita secca.

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14 pensieri su “Il bilancio

  1. E invece parlare serve. O scrivere almeno. I fatti si chiariscono, i sentimenti negativi si sgonfiano. La verità, a volte ingiusta e dolorosa, sostiene la nostra parte migliore. Trova chi può ascoltarti e parla. Parla fino a quando tutto sarà accettabile.
    ilcomizietto.chequestannoèstatodiemme

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  2. Hai scelto la seconda via e va bene così. Il dolore si può portare anche con il sorriso stampato in volto e questo, a casa mia, si chiama coraggio e amore per il prossimo. Si può essere gelosi del proprio dolore e conservarlo nel segreto? Io dico di sì e, per quanto non si possa credere, c’è sempre qualcuno che ha sofferto prima di te.
    Ti capisco e ti abbraccio.

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  3. ho letto in qualche libraccio che la forma piu’ austera di fede e’ la fede in se stessi. Per il 2013 te ne auguro (e me ne auguro) a vagonate. Un caro saluto.

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  4. Troppa malinconia in questo post! Non so il motivo vero di questo ma non pensare che chi e’ circondato da figli, marito alla fine si senta gratificato. Evito di fare bilanci, ma quello che reputo più importante e’ se in questo anno ho mantenuto la lucidità e la voglia di pensare e devo dire che per me e’ stato positivo, perché ho conosciuto te (bloggermente parlando) e altri blogger. Se ti può tirare un po’ su, io penso che per la vita che fai (o almeno per quello che scrivi), il bilancio sia decisamente positivo.
    Un salutone.

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  5. No, Gala, non sei in perdita. E’ molto peggio quando la sofferenza interiore non riesci a nasconderla e ti sfoghi continuamente con quelli che ti sono vicini e rendi loro la vita se non impossibile, almeno alquanto dura. Quando ti accorgi che la tua malinconia spegne anche il sorriso delle persone che ti vogliono bene e vorresti nasconderti perché ti vergogni di te e del tuo poco coraggio.
    Però lasciarsi andare ogni tanto fa bene e sulla spalla di un vero amico/a qualche volta ci si può pure prendere il lusso di piangere un po’. Parlare delle cose le fa esistere, ma relegarle nel silenzio può ingigantirle.
    Ti abbraccio e ti auguro giorni sereni.

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  6. Enunciando il titolo di un bel film ” Non è mai troppo tardi” e per deformazione professionale ti dico che i bilanci variano di risultato a secondo del tempo a cui si riferiscono e alle particolari finalità per cui sono redatti, ossia dai punti di vista da cui si esaminano i fatti.

    Ci sono vite che per un’intera esistenza non hanno conosciuto macchia e alla fine si sono perse irrimediabilmente; altre che hanno conosciuto solo tenebre hanno trovato il riscatto attraverso un unico atto di vero amore.

    La presa di coscienza non è mai negativa se ci spinge a desiderare il cambiamento …
    per questo i bilanci esistenziali diventano definitivi solo al termine di un’esistenza, quando ciò che resta di noi nel ricordo altrui rappresenta di fatto il risultato finale di ciò che siamo riusciti a donare di noi al prossimo

    Buon Anno
    a Te Galatea

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