Sulla necessità degli auguri di Natale

Io non so fare gli auguri. E’ una sindrome che mi porto dietro fin da piccola, perché in famiglia, quando c’erano da compilare i biglietti di auguri, la classica formula era: «Falli tu che sai scrivere bene.»

E invece io niente, perché quando mi danno da scrivere un biglietto di auguri, per qualsiasi circostanza, mi viene solo da scrivere quello, appunto, cioè “Auguri”: per quella banalissima logica che se te li devo fare te li faccio così, auguri e basta.

Che poi non ho mai capito auguri di che. Che tutto vada bene, nonostante dobbiamo affrontare una calamità incombente come il Natale, con tutto il suo potenziale litigioso ai pranzi in famiglia dove ogni battuta può essere letta come un pericoloso riferimento a chissà quali baruffe passate? Che i tortellini non vengano gommosi, l’arrosto una immangiabile stoppa, l’albero si bruci fra lo sfrigolare di lucine, il vicino aspirante bombarolo non faccia saltare il condominio nel tentativo di appicciare il suo fuoco d’artificio di otto chili comprato al mercato clandestino?

Sì, ora che ci penso, il Natale è sicuramente un periodo in cui si ha bisogno di auguri. per sopravvivere alla tv invasa di babbi Natale e  e Barbare d’Urso più piangenti del solito, ai tiggì pieni di storie strappalacrime o fintamente felici, ai film vecchi, ai messaggi di gente che non senti da secoli e ti andava bene così, alla necessità in cui ti trovi pure tu di chiamare gente che non hai più sentito da secoli. Ci servono gli auguri per sopravvivere al Natale.

Perciò auguri a tutti, di cuore.

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13 pensieri su “Sulla necessità degli auguri di Natale

  1. Ciao Galatea.
    Ho letto in ritardo il tuo post e devo dire che la cosa è in effetti irrilevante. L’averlo letto prima o dopo.
    Sulla questione “auguri” ne ho sentite fin troppe e molti in effetti ribadiscono di rifiutarne sia il riceverli che il significato ad essi associato.
    E fin qui nulla da dire.
    Ricevere auguri e trovare la cosa disdicevole, irritante, indisponente, deprimente, offensiva, ipocrita e peristalsico-avvivante è un diritto inalienabile che andrebbe rispettato.
    Magari sapendolo prima di inviarli uno farebbe anche meno brutte figure e ci rimarrebbe meno di guano.
    Ma il diritto inalienabile di provare sentimenti d’affetto e d’amicizia che, concentrati in un solo augurio, esprimano il piacere, la gioia e la gratitudine nei confronti delle persone alle quali sono rivolti? Chi lo garantisce?
    Se voler bene a qualcuno (e dirglielo, magari in un solo saluto, in un atto di sincero affetto senza altro fine che condividere una forma d’amore fraterno assolutamente priva di richieste o contropartite, perché autosufficiente nella sostanza e nella forma) può causare molestia e/o divenire oggetto di riprovazione e fastidio, come si può sperare un giorno di poter essere liberi di essere ciò che si è, momento per momento?
    Chi difenderà il diritto di chi desidera esprimere il suo compiacimento per l’esistenza dell’altro e il suo augurio che l’altro viva in salute e prosperità? Trallallero trallallà?
    Temo nessuno! Lasciar albergare in sé sentimenti positivi e fraterni, oggigiorno può essere persino condiderato disdicevole, diviene perciò in sé un atto di coraggio segreto, irriconosciuto.
    Vista la situazione, letto il tuo commento, dal momento che non ho alternative, Cara Galatea, correrò il rischio e buonantotte.
    Reggiti eh?
    Ahem…. I miei sinceri umilissimi e sentiti auguri di qualsiasi cosa tu possa pensare che si adatti al tuo sentire. Anche di Buon Natale, rinomata festa dalle antiche origini pagane.
    E se proprio non gradisci l’accenno alla festività attuale, posso sempre augurarti Buona Pasqua. 😛
    Male che vada te ne dimenticherai prima che arrivi! 🙂

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