E poi, finalmente, le ferie, ovvero il lato positivo dello sfrenato consumismo

Arrivi alla fine distrutta e rantolante, perché hai passato gli ultimi dieci giorni a combattere con febbre da cavallo, mal di stomaco assortiti, pastiglie e sciroppi da prendere a tutte le ore e casini di reazioni causate dai farmaci (avete presente le famose indicazioni degli effetti collaterali scritte nei foglietti che nessuno legge mai perché pensa: «Ma figurati se io sono l’unico a cui capitano!». Ecco, io sono la famosa unica a cui capitano, sempre.)

Arrivi al venerdì pomeriggio che, finita scuola, tanto per rilassarti devi fare l’ennesima visita medica dallo specialista, perché il medico di base ti ha messo addosso una strizza tremenda («Ma no, meglio farla urgente… no, ma che non è mica per spaventarti, però meglio urgente, ecco…») e poi perché ti senti in colpa perché la dovevi comunque fare da tre mesi, ma hai sempre rimandato.

Arrivi che non sei andata dal parrucchiere per dieci giorni e la testa ha ormai un colore indefinibile fra il biondastro slavato e il rossastro “non chiedetemi non lo so manco io”, hai un incarnato così pallido che in confronto Morticia Addams sembra la modella della réclame del Coppertone.

Arrivi così stressata che una tua amica, vedendoti, ti dice: «No, tranquilla, ti accompagno io dal medico, mica ci puoi andare da sola così.» E siccome lei odia a sua volta andare dal medico, ti immagini quanta pietà devi averle suscitato.

Arrivi e per fortuna il medico, dopo averti cosata per bene, e aver letto analisi, ed annuito con con quel modo di annuire che hanno i medici e che non sai mai se uhmmano perché va bene o perché han visto qualcosa di preoccupante, ti dice che no, non è grave, è stata solo una gran botta di jella a farti stare tanto male così, ma proprio una jella cosmica che non si vedeva dai tempi dell’asteroide che ha stroncato i dinosauri, un concentrato di sfiga che lévati, insomma, ma, anche se fastidiosa, dovrebbe risolversi così, con un malessere che si trascinerà ancora per qualche giorno e dopo andrà finalmente a farsi benedire.

Esci che già ti sembra di stare un po’ meglio, perché stai sempre abbastanza da cani ma quel peso di preoccupazione che ti portavi dietro da giorni almeno si è alleviato, e poi la tua amica ti sorride e dice: «Be’ andiamo in profumeria, che devo ancora fare tutti i regalini per Natale?»

E allora, come due bambine, andate assieme in profumeria, mobilitate quattro commesse per seguirvi, comprate vagonate di creme, cremine, rossetti, provate tutti i profumi, testate tutte le creme, scegliete le palette di ombretti e gli eyeliner e i pennellini e i bagnoschiuma e i phard che adesso si chiamano blush, e i fondotinta e i mascara e le matite e tutto tutto tutto quello che si può provare e comprare.

E quando uscite piene di pacchi e pacchettini e ridendo come scolarette, pensate che sì, è scemo, è superficiale, è moralmente riprovevole forse, ma ammazza il consumismo come tira su di morale quando sei giù.

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5 pensieri su “E poi, finalmente, le ferie, ovvero il lato positivo dello sfrenato consumismo

  1. Essi, i tempi cambiano…….c’era un tempo in cui una sana trasgressione mi riportava al l’ottimismo, ma ora mi manca il fisico….. Chi ha pane, non ha denti

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  2. Consumismo ? Consumi da rilanciare ?
    Beh, non sono le idee che mancano, ma la “benzina” per far strada…
    Ma si sà, lo dicono anche i sottosegretari ed i “maestri del pensiero”, dobbiamo lavoprare di più, per più ore/settiomana, per meno soldi, e più a lungo: ppi, foprsde, potremo consumare (se non saremo consunti noi)…

    Anonimo SQ

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  3. Diciamo che passata una certa età è più normale star male che star bene. La differenza la fa solo l’abitudine a ciò.

    Però mi vorrei soffermare sulla bellezza di questo piccolo racconto. C’è in Galatea la consapevolezza di vivere su un doppio piano, come un doppio nastro su cui scorrono le vicende, le piccole vicende di una vita. Per cui se da un lato è sincero il racconto dei proprio piccoli disagi, dall’altro è già pregno d’autoironia, come un continuo ricordare al lettore: «ma guarda come sono scema, ridiamoci su!».

    Il finale, il naufragio dolce fra belletti, creme, profumi, femminilità confettosa, è perfetto.

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