Olga, gli intellettuali misconosciuti e il sottoproletariato delle comparsate tv

Nel salone della villa del Maestro sotto le feste Olga ha un posto fisso. Staziona avvoltolata in un plaid vicino al grande camino in pietra, sulla chaise longue. Una specie di bozzolo da cui esce solo un cespo di capelli e una mano, perennemente impegnata a digitare sul suo smarphone o a parare via con un gesto irritato L’Imperatrice Caterina, la gatta della Moglie del Maestro, che reclama quella che, quando Olga non c’è, è la sua postazione.

Olga e la Moglie del Maestro sono amiche. Il che vuol dire, nella strana gestione familiare di vita del Maestro, che si vedono un paio di volte all’anno, quando il Maestro torna alla sua villa e in Italia per quindici giorni. Allora la Moglie del Maestro ne approfitta per chiamare Olga ed invitarla, giustificandosi con un sospiro: «Poverina, è tanto sfortunata!».

In che cosa di preciso consista la “sfortuna” di Olga nessuno ha mai approfondito, probabilmente neppure la Moglie del Maestro, la quale, in fondo, alla vita di Olga nei momenti in cui non la vede è profondamente disinteressata; ma non le par vero, costretta come è sempre a sorbirsi le carovane di “amici” e conoscenti del marito che le transitano per casa tutto l’anno, di poter avere una “amica” tutta sua, invitata personalmente. Siccome però poi di quella “amica” non sa bene cosa farsene, non essendo abituata, la Moglie del Maestro, a dover gestire una vita sua indipendente dalle ubbie del marito, la lascia parcheggiata per quasi tutto il tempo in salotto nel bozzolo della coperta, vicino al fuoco, a litigare con il gatto assorbita da non meglio identificate telefonate di “lavoro” e messaggi che trillano.

«Ma di mestiere, esattamente, cosa fa?» chiedo a Teo incuriosita, perché ho sentito qualche volta emergere dalle coperte delle mezze frasi in cui si accenna a “editor” e a programmi tv.

«Ah, boh…mi pare scriva su una rivista una rubrica tipo la posta del cuore …qualche anno fa credo abbia pubblicato un libro…un romanzo, credo… sai di quelli che parlano di donne che cercano l’amore e fanno shopping. – riassume Teo, che ha il genio dell’estrema sintesi quando si tratta di spiegare l’intera letteratura chick lit – Ma poi credo che non abbia scritto più nulla, o forse lo ha scritto ma non glielo hanno più pubblicato, non so.»

Non è facile entrare in contatto con Olga. Il bozzolo della coperta è una specie di barriera come quelle che proteggono i paesi nei romanzi di King. Non ne emerge praticamente mai, salvo per pranzo e cena, quando si trascina verso il tavolo con un muso scuro e feroce, guardando il mondo con espressione di odio profondo e biascicando monosillabi che grondano bile. Il suo vocabolario è essenzialmente composto di una sola parola, “stronzi”, però declinata in tutte le possibili varianti: sono stronzi, nell’ordine, tutti gli editori, gli altri scrittori, i giornalisti, i responsabili del marketing delle aziende, i fotografi, gli autori televisivi, i conduttori dei programmi tv, i registi e giù a scendere fino ai truccatori, i parrucchieri e i cameraman.

I motivi di questa nuvola di stronzaggine da cui è perennemente avvolta sono disparati e diversi nel loro manifestarsi come epifenomeni transeunti, ma accomunati dalla medesima sostanza. Di tanto in tanto, dal bozzolo della coperta, emergono infatti stralci di conversazione: «Ma come, non mi vogliono più ospite venerdì per “Quattro chiacchiere con Anita?” Ma se sono andata benissimo, l’altra settimana, quando abbiamo parlato delle decorazioni natalizie! E “Un caffè in famiglia”? Non mi vogliono per la puntata sul ritorno dei leggins? No? Come sarebbe a dire? E chi chiamano, quella cretina che se la fa con il regista?»

«Ma non ho capito – le chiedo all’improvviso, un giorno in cui riesco a coglierla nell’attimo in cui ha appena chiuso il telefono dopo l’ennesima litigata e prima che si rimbozzoli nel plaid – Tutte queste comparsate te le pagano? Cioè, è un mestiere?»

Lei scosta un ciuffo di capelli sbuffando e mi fissa come stupita che io possa avere la capacità di parlare e formulare domande, perché il suo interesse si è esaurito il giorno in cui ci hanno presentate e la Moglie del Maestro ha aggiunto, per spiegare chi fossi, è una blogger; al che Olga, dall’alto del suo libro pubblicato a cartaceo e delle sue collaborazioni giornalistiche prestigiose con L’almanacco della Casalinga ha deciso che non ero alla sua altezza e s’è girata dall’altra parte.

«Ma quando mai! Al massimo ti offrono il pranzo alla mensa aziendale. Ma quando va di lusso, eh.»

«E allora che senso ha?» domando, non capendo tutto quel dannarsi e quella bile per raccattare un passaggio in tv in programmi deprimenti su reti semisconosciute, con un ‘audience talmente basso da coprire sì e no un pianerrottolo di condominio.

Lei inarca il sopracciglio come una diva del muto cui tocchi spiegare le auree regole di Hollywood ad una contadinotta dell’Oklahoma: «Cazzo, è per la visibilità. Non ti pagano, ma diventi un ospite fisso, il che vuol dire che poi ti chiameranno ancora in altre trasmissioni, e così via…»

«Ah, be’ certo, la visibilità… – dico io, che penso a quanto rido quando sul blog mi arrivano le proposte da parte di questo o quel portale che mi offre di scrivere gratis valanghe di post perché in cambio mi darà“visibilità” – Quindi in pratica vai a fare l’ospite da loro a costo zero, gli risolvi il problema di riempire due ore di programma senza sborsare un euro, non ti fanno un contratto per altre future apparizioni e non ci guadagni nulla se non un pranzo alla mensa, forse?»

«Non pretendo che tu possa capire!» Olga mi fulmina con lo sguardo e si riavvoltola nel bozzolo della coperta, emettendo un grugnito acuto che serve a spaventare il gatto.

«Bisogna capirla, poverina, è tanto sfortunata! – mi spiega poi con un sospiro la Moglie del Maestro – È una ragazza così intelligente, ma non sfonda! Campa così, con delle collaborazioni saltuarie…io la invito sempre a Natale perché almeno così risparmia i soldi del riscaldamento…sapessi quanti ce ne sono di nostri amici in queste condizioni. È che questo paese, proprio, gli intellettuali non li sa valorizzare! Ormai sono dei proletari della cultura!»

Io annuisco, sentendomi arida e insensibile perché nel chiuso del mio cuore proprio non mi riesce di commuovermi per queste caterve di intellettuali del leggins costretti ad accettare vacanze nelle ville degli amici perché i loro alti meriti letterari non sono riconosciuti da chi dovrebbe offrire loro più visibilità, ancora più visibilità, in ogni talk show tv, ad ogni ora del giorno, pagando profumatamente le loro imprescindibili opinioni sul tramonto delle calze a rete come metafora del tracollo delle civiltà. E invece no, sono costretti a fare i sottoproletari della cultura: mendicare la carità di un invito a mensa e via, nel migliore dei casi, come i barboni in canonica, che vengono omaggiati di un pasto caldo se spazzano l’atrio alla perpetua.

Dove andremo a finire mai, signora mia, eh.

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5 pensieri su “Olga, gli intellettuali misconosciuti e il sottoproletariato delle comparsate tv

  1. Io di intellettuali non scrocconi non ne ho mai conosciuti. Ho conosciuto intellettuali di alto livello e autentici palloni gonfiati. Ma non scrocconi, mai.

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  2. penso a quanto rido quando sul blog mi arrivano le proposte da parte di questo o quel portale che mi offre di scrivere gratis valanghe di post perché in cambio mi darà “visibilità”

    Sullo stesso tema ho letto di recente due post recenti che mi sono piaciuti molto. Per chi mastica poco l’inglese (ma non si scompone per un linguaggio non proprio da educande) basta leggere le prime quattro parole del secondo post.

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