Dialogo montiano fra sé e sé

Che poi io me lo immagino Monti, in questi giorni qua. Con tutti attorno che lo chiamano, lo interrogano, lo spiano, gli dicono: «E allora ti candidi?» «Oh, ma allora ti candidi?» «Oh, non fare scherzi, ti candidi, vero? Mica ci lascerai soli!». E i leader europei. E il Presidente della Repubblica. E i direttori dei giornali. E la signora del bar quando va a prendere le pastarelle.

Tutto un «Ti candidi, eh?» detto con occhio pietoso, da cerbiatto Bambi che chiede alla mamma di non lasciarlo solo: perché se non si candida, per altro, s’è già visto cosa è pronto fuori: Bossi e Maroni che delirano, Berlusconi che abolisce l’IMU per far contenta la nuova fidanzata, Grillo che sbarella.

Quindi me lo immagino, Monti, chiuso nel suo studio, che medita su tutti noi con il suo sguardo da signor Spok che si domanda come abbia potuto quel cretino del capitano Kirk far carriera, e poi pensa che sì, in fondo potrebbe anche abbassarsi a salvare dai casini questi poveracci di esseri umani, così stupidi, così fragili, così irrazionali, così… così non gli viene neanche la parola, perché, effettivamente, di fronte ad un popolo che si appresta a rivotare per la sesta volta Berlusconi la favella viene un po’ meno.

Ha una mente kantiana, Monti, razionale  e fredda, ma come tutte le menti kantiane dopo un po’ gli prende la vertigine del razionale, il delirio di chi si sente a sa di essere il migliore in assoluto, se non altro perché gli altri, Dio mio, son delle apocalittiche schiappe. E quindi è la, Monti, che guarda l’orizzonte e medita, sul suo futuro e sul nostro destino, con la sua fredda mente razionale e kantiana che suggerisce: «Eddai, siamo il meglio, siamo tipo Einstein in una terra di Forrest Gump, e facciamogli il culo a tutti, dài!» perché non c’è niente di peggio che una mentre kantiana in delirio di onnipotenza.

E però me lo vedo, Monti, che anche della sua mente kantiana, siccome oltre che intelligente è anche esperto, diffida, perché gli viene in mente che se si candida con quella pletora di Forrest Gump intronati dovrà trovare un accordo, e già si vede la sfilata dei Casini, dei Montezemoli, dei Giannini, e poi via via di tutte le seconde e terze file, e quarte, i Ricciardi, i Passera, giù giù fino ai Parisi ed ai Pezzotta, tutti in cerca di una collocazione, di una prebenda, tutti a far valere qualche preteso bonus, a millantare qualche credito. E poi la teoria infinita di tutti gli ex amici, gli ex colleghi, chi ti ha appoggiato prima e ora pensa di diventarti nemico o di controllarti con qualche ricatto, le eminenze grigie che affilano dossier, e poi cardinali e pretuncoli, imprenditori, alti dirigenti dello Stato, bassi inciucioni che si vogliono arrampicare, tutti in smanie pronti a bivaccare sul suo uscio, e lui senza più lo schermo di essere un “tecnico” per poterli mandare a cagare, perché un politico deve amministrare il consenso e quindi non può.

E allora me lo immagino, Monti, che guarda l’orizzonte ma nel riflesso della finestra cerca di fissare negli occhi la sua mente kantiana e razionale, ancorché in delirio di onnipotenza per manifesta superiorità intellettiva, e le dice:«Ma cazzo, anche chi me lo fa fare, eh!»

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3 pensieri su “Dialogo montiano fra sé e sé

  1. no, cara Galatea, dissento. Monti ha una volontà di potenza che lèvati. Napolitano lo ha fatto senatore a vita sia per dargli legittimità istituzionale nel momento del suo insediamento, sia per tarpargli le ali elettorali alla fine del mandato (e si sarà sentito un grande statista per questa bella pensata). Napolitano è furente per gli ultimi sviluppi. Monti non può candidarsi senza dimettersi da senatore a vita. Ora, se dovesse succedere, la stampa ufficiale si affretterà a smorzare l’enorme portata di questo schiaffo di Monti a Napolitano, ma già il fatto stesso che questo scenario venga annoverato tra i possibili… dimettersi da senatore a vita è una mossa al cui confronto mettersi a cantare la versione di My Way dei Sex Pistols a petto nudo è prova di maggiore sobrietà. Mr. Spock forever!

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