Il sesso a Pompei e i palazzinari del bunga bunga

La cosa divertente quando hai amici che scrivono libri interessanti è che poi ti invitano alle presentazioni. E così alle presentazioni ti parlano dei loro libri, tipo quello di Cinzia dal Maso, che si chiama Pompei, l’arte di amare, dove Cinzia analizza questa fama di città dissoluta che ha Pompei da quando l’hanno riscoperta. Che forse, dicono alcuni, meritatissima non è perché in realtà ai nostri occhi un po’ cristianamente moralisti tutte le città del mondo antico sembrano dissolute, perché era un altro modo, molto diverso dal nostro, di pensare la “dissolutezza”. Che invece, dice Cinzia, un po’ meritata anche lo è, perché di sesso, anche un po’ trasgressivo, a Pompei pare che se ne facesse parecchio di più che altre città romane coeve. Ma magari non perché Pompei era dissoluta in quanto romana, o campana, o città antica, ma perché città di parvenu ed arricchiti un po’ volgari che avevano fatto la grana con la ricostruzione ed il terremoto, gli affari più o meno leciti che portavano a giri di soldi, e tutto ciò aveva prodotto una generazione di ricchi palazzinari non troppo colti e non troppo eleganti, che si dilettavano con giochetti proibiti , tipo improvvisati bunga bunga, quadri porno che venivano fatti scendere dalle pareti e altri divertimenti che che in altre e più paludate metropoli sarebbero stati giudicati inammissibili, e di cattivo gusto e invece lì sì.

E mentre la ascolti dire che in fondo nemmeno a lei sarebbero venute in mente certe interpretazioni se negli ultimi anni non avessimo saputo dell’esistenza delle cene eleganti di Arcore, e delle telefonate fra palazzinari dell’Aquila, ti vien da pensare che sì, i Romani sono distanti da noi tanti secoli e la loro civiltà non è certo uguale alla nostra. Ma certi tipi e certe abitudini questa terra pare produrli da sé, come un destino.

P.S. Cinzia è anche blogger. Se volete leggere alcuni suoi post ecco il link al suo blog Filelleni, che val la pena di inserire fra i preferiti solo per la citazione nel sottotitolo: “Ogni epoca ha la rinascita dell’antichità che si merita.”

7 pensieri su “Il sesso a Pompei e i palazzinari del bunga bunga

  1. Galatea hai capito tutto, come sempre. Grazie!
    Quanto al prezzo, se vedete il libro capite che non è molto, anzi! E’ fatto da dio, con tutti i crismi come si facevano i libri una volta ma adesso costerebbe troppo farli così. L’editore (24 ore cultura) è una sorta di Panda, finché dura. E ti dà tutto ‘sto ben di dio con foto strepitose, stampa stupenda, carta ancor di più, a soli 20 euro. Oggi a quel prezzo trovi a volte cartaccia che leggi pure male. Provare per credere…
    Cinzia

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  2. Non so, mi sembra un’interpretazione un po’ snob, come se gli appetiti dei parvenu fossero più sanguigni e carnali e volgari di quelli dei ricchi di antica data. E di questo non vedo prove in giro: l’accanirsi della stampa sui bunga-bunga e la rispettosa discrezione con cui viene trattata, o meglio non trattata, la vita privata delle famiglie di più antica ricchezza mi sembra una questione che attiene più alla qualità del giornalismo che ai comportamenti effettivi e alla loro distribuzione statistica.

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