La conoscente

La conoscente, che non si fa sentire da anni, è di quelle che finché le servivi per qualcosa pareva non potesse vivere senza di te, e poi puff, quando ha deciso che non le servivi più, è sparita, non si è fatta più sentire, e, per giustificarsi con chi le chiedeva perché non ti stesse più appiccicata come una ventosa, lasciava cadere paroline qua e là, vaghe ma allusive, come se la rottura del sodalizio fosse stata dovuta a qualche gravissima colpa tua, che però lei non voleva descrivere, ma solo accennare, perché è una signora.

La conoscente, però, è anche quella che, quando scopre che tu su internet un po’ conosciuta lo sei, allora, improvvisamente, ti chiede l’amicizia su Facebook, e poi dopo due minuti di manda una mail, e poi ti piomba in chat appena ti vede on line, e comincia a chiacchierare come se gli anni non fossero passati, vi foste viste l’ultima volta la sera prima, rivanga un sacco di occasioni in cui siete state assieme, una montagna di cose, così tante che tu neppure te le ricordi tutte e hai il fugace sospetto che stia attribuendo a te cose che invece ha visto, fatto o vissuto con altre.

La conoscente, non appena ha finito di sciorinarti tutti questi bei ricordi nuovi di pacca volti a dimostrare che eravate inseparabili, e che a te sembrano come quelle immagini ricreate con Photoshop, in cui Pinco Pallo stringe la mano a Napoleone, lascia cadere là il motivo per cui ti ha cercato, oltre al fatto che ha improvvisamente sentito la tua mancanza, e cioè che, guarda un po’ la coincidenza, ha appena messo on line il suo nuovo sito di moda, una cosa fighissima, un’idea innovativa, ma che avrebbe bisogno di un po’ di… no, non pubblicità (è una cosa volgare) ma, diciamo, di “risonanza”, che invece è una cosa molto più elegante e chic. E quella risonanza, in fondo, potresti dargliela tu, con un link con un post, con una menzione su twitter, in nome di quei vecchi tempi che si è inventata di pacca, e di quella confidenza e quell’affetto che c’era un tempo fra voi.

E tu, che all’epoca quando la frequentavi non eri poi tanto stronza come lei, ma col passare degli anni, si sa, si migliora, le rispondi: «Eh, non so, è un settore di cui di solito non mi occupo, ma magari in nome dei vecchi tempi potrei anche fare una eccezione, mandami il link del sito per mail.»

E lei allora risponde con un gridolino acutissimo, in cui indovini a stento dentro un: «Ohhh Sìììì, che beeeeelloooo! Te lo mando subito!» e ti saluta tutta gioiosa, ma con un tono di voce che non riesce a nascondere il sottotitolo: “Lo sapevo che sei sempre la solita scema, ti ho fregato di nuovo!”

E tu fai finta di non percepire quella sfumatura di tono, ma la saluti con il più cordiale ciao che ti riesce, caloroso quando basta per farle intendere che in tutti questi anni non aspettavi altro che una sua chiamata, ed ora che l’hai avuta e hai riallacciato questa frequentazione sei finalmente soddisfatta della tua vita e di te stessa.

E poi, appena arriva la mail, la cestini.

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9 pensieri su “La conoscente

  1. Non c’è limite al peggio.
    Fatto vero.
    Una mia stretta congiunta è in ospedale, in coma farmacologico, reduce da uno spaventoso incidente stradale che la inchioderà a letto per molti mesi.
    L’ex-cognata, con la quale non è mai andata d’accordo, tutt’altro, e con cui non si parla da anni, si rende disponibile ad assisterla giorno e notte, per circa un mese.
    Tutti ci chiediamo a cosa sia dovuto un simile cambiamento, quale illuminazione sulla via di Damasco possa essere intervenuta, come può Lucrezia Borgia essersi trasformata in Teresa di Calcutta. Sennoché, a un certo punto, dopo l’uscita dal coma, ecco che si fa avanti con il suo vero scopo. Chiede alla mia congiunta di fare pressione sull’ex-marito affinché le permetta di partecipare alla festa per il cinquantenario dell’azienda, che lei ci tiene tanto, ma veramente tanto; perché, quell’azienda, da cui è stata esclusa col divorzio, in realtà l’aveva creata lei, col sudore delle sue mutande. La porella tenta di spiegare che l’accontenterebbe volentieri, ma non può proprio farci nulla, visto che, nello specifico, non dispone di alcuna possibilità di persuasione nei confronti del cognato.
    L’altra, impettita, nemmeno fa finta: inizia a urlare che è un’ingrata, che non avrebbe dovuto sprecare nemmeno un minuto del suo tempo al suo capezzale, che gliela farà pagare cara per quest’affronto e, così com’era venuta, se ne va.
    Come dicono nella Bassa Emiliana? “C’at vègna un cancher”.
    Certe volte, ti esce proprio dal profondo del cuore.

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