I prof che lavorano poche ore e la saggezza della mamma maestra

Ogni volta che si ritorna a parlare del problema dell’orario di lavoro degli insegnanti, noi insegnanti cerchiamo di spiegare in tutti i modi a chi ci attacca che in realtà lavoriamo molte ore di più di quelle che ci sono riconosciute, che non si può ridurre l’orario di lavoro al solo tempo in cui stiamo in classe con gli alunni, eccetera. Spieghiamo perché penso sia nella nostra di insegnanti natura cercare spiegare le cose, ottimisticamente convinti che molti dicano sciocchezze perché non sono a conoscenza o non riflettono bene sui dati reali.

Ci casco anche io, in questo meccanismo, e poi ogni volta mi incazzo, perché chi attacca gli insegnanti lo fa, assai spesso, con quella ignoranza aggressiva che non vuol sentire ragioni, quindi spiegare alla fine è inutile, perché si può combattere contro tutto, ma contro chi non vuol capire la battaglia è persa.

E allora mi viene in mente quello che mi consiglia sempre mia mamma per stroncare discussioni di questo tipo, che lei sente fare da secoli perché è stata maestra elementare, ed ha passato la vita anche lei attorniata da gente che le diceva che era una vergogna che lei fosse pagata tanto per avere solo quattro ore di lezione alla mattina, i pomeriggi liberi e le vacanze che durano tre mesi.

«E’ inutile parlarci – dice – bisogna guardarli con un sorrisino di compatimento e dire loro:”Hai ragione, io lavoro poche ore al giorno, ho tante vacanze e il pomeriggio non faccio nulla. Ho scelto questo lavoro apposta e sono riuscita a farmi assumere perché sono stata molto intelligente. Potevi farlo anche tu, ma eri troppo cretino per fare l’insegnante. Quindi, fila a lavorare, sciò!”»

62 pensieri su “I prof che lavorano poche ore e la saggezza della mamma maestra

  1. è più o meno quello che, di fronte all’impossibilità del dialogo, dico anch’io:
    “senti, ma se il mio lavoro è tanto comodo, facile e privilegiato, perché non l’hai fatto anche ctu?”

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  2. Ciao Galatea, purtroppo é sempre la stessa critica da molti molti anni! Non si dá importanza alla scuola questa é la verità. In Svezia un insegnante lavora nella scuola dalle 8 alle 16 dal lunedi al venerdí. Ha una sua stanza, che condivide con uno o due colleghi della stessa materia, ha una propria scrivania, computer e piccola biblioteca. Quando non fa lezione, corregge compiti, prepara la lezione per l’indomani, riceve studenti e genitori. É fantascienza in Italia? Bisogna credere nelle scuola e negli insegnanti prima di tutto.

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  3. Io personalmente ho una grossa difficoltà a spiegare che lavoro di più delle 18, IO PERSONALMENTE, perché se appena appena penso a tutti i miei colleghi che questo lavoro l’hanno scelto per non lavorare il pomeriggio, lo teorizzano e lo possono fare impunemente ho abbastanza senso della vergogna da tacere da sola.

    E finché non ammetteremo che il problema nella categoria è ampio, e teorizzato sindacalmente ab ovo, non andremo proprio da nessuna parte, mi sa.

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  4. Ottima risposta, la utilizzerò alla prima occasione.
    L’amara verità, naturalmente, è che sono sempre GLI ALTRI a non fare un cazzo dalla mattina alla sera, e gli unici che lavorano seriamente siamo NOI – e questo vale assolutamente per chiunque stia parlando, indipendentemente dalla professione.
    Aggiungo che, per quanto ho potuto valutare dalla mia esperienza umana, chi effettivamente lavora non dà per scontato che gli altri non lavorino, e che quelli che più spesso pontificano sui fancazzisti sono quelli che… ehm… non necessariamente si stremano per il gran lavoro – esattamente come quelli che tanto volentieri parlano del fatto che oggi nessuno fa più niente gratis sono quelli che appena possono tirano delle fregature micidiali a chiunque abbiano intorno, i più gelosi sono quelli che ti riempiono di corna peggio del cervo della Jagermeister etc. etc.
    Questo per quel che riguarda le chiacchiere da bar. Poi c’è la malafede, ma è un’altra storia.

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  5. @Murasaki: ti amo! E’ assolutamente vero quello che dici. Avrei anche una spiegazione di perche` questo succede. Se una persona vive in un gruppo con un certo sistema di valori, trovano ovvio e naturale comportarsi in un certo modo e che gli altri si comportino in un certo modo, anche se sanno benissimo che la cosa che stanno facendo e` negativa, perche` causa un guadagno personale a scapito di tutti gli altri.

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  6. Mike & Murasaki: Sì, concordo. “La perversità dell’universo tende al massimo” (Legge di Finagle). Da un punto di vista umano, l’universo è perverso, perchè la perversione è in noi. E’ dunque del tutto naturale, per un ladro, pensare che TUTTI siano ladri: se si presentasse l’occasione, il ladro ruberebbe. E’ arduo fargli comprendere che altri NON si comporterebbero come lui.

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  7. Calendario Scolastico – Anno Scolastico 2012/2013 di un qualsiasi Liceo Statale, Veneto. Leggo. Chiusura della scuola (riporto solo i giorni che x gli altri lavoratori sono feriali): 2 e 3 Novembre, 24 (per molti solo semifestivo), 27,28,29 Dicembre, 2,3,4,5 Gennaio, 11, 12, 13 Febbraio, 28,29,30 Marzo, 2 Aprile, Santo Patrono (per molti solo semifestivo). Sono 18 giorni. Ad occhio e croce, rispetto ai giorni di ferie che mediamente hanno gli altri lavoratori, agli insegnanti di questo Liceo spettano ancora al massimo una quindicina di giorniin estate, diciamo 1-18 agosto. Quindi fino al 31 Luglio e dal 19 Agosto li troverò secondo te a scuola? O tutti a casa a correggere compiti e a preparare lezioni? Mah, chissà com’è che da trent’anni io arrivo in spiaggia ad Agosto bianco come un verme e sono circondato da insegnanti già in vacanza da un pezzo e che si apprestano a fuggire dalle spiagge adriatiche “perchè sai, qui a Ferragosto è così affollato, e poi non è più così bello terso e con le giornate lunghe come prima”. E sì, aveva proprio ragione tua madre, bel deficiente che sono stato, a quest’ora tanta pena per cassa integrazione / licenziamento / fallimento non avrei avuto. Inamovibile per saecula saeculorum contando i giorni a Natale. E vuoi mettere un bel Carnevale? A quale lavoratore lo si nega? Mi sorprendo veramente di te! E quoto ‘povna.

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  8. Grande mamma!
    Per quanto riguarda il nocciolo della questione io sarei ben contenta di trascorrere i pomeriggi a scuola a svolgre il lavoro del pomeriggio, almeno sarebbe visibile e riconosciuto, Servirebbe a modificare la percezione sbagliata che molti hanno di questa professione, lo faremmo tutti anche quelli (che ci sono, inutile negarlo) che a casa non fanno nulla e magari ci darebbero anche uno stipendio adeguato alle ore che effettivamente svolgiamo.
    ciao

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  9. @maldipancia: vedi, caro maldipancia, mia madre ha sempre ragione. Sennò saresti in grado di andare a consultare un calendario scolastico di una qualsiasi altra nazione e scoprire che in tutto il mondo le scuole fanno, più o meno, gli stessi giorni di lezione. Poi consulteresti un calendario italiano scolastico e scopriresti (oh, meraviglia) che gli insegnanti del liceo, come quelli di tutte le superiori, fino al 15/20 luglio sono a fare gli esami di maturità, e rientrano verso il 25 agosto perché ci sono gli esami di riparazione. E poi, lo ammetti anche tu: se questo lavoro è tanto bello e per farlo non ci vogliono anni di studi, un titolo specifico, la capacità di reggere lo stress di tenere classi di ragazzi, non si capisce perché tu non lo abbia voluto fare. Era così semplice, no? Sono buoni tutti. Tu no. Quindi, caro, di che ti lamenti? Tienti il maldipancia.

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  10. Mah?! Per una persona che si impegna nell’insegnamento con passione, dedizione, ricerca, serietà ed autorevolezza ce ne sono mille altre che di questo lavoro si sono fatti il loro orticello da coltivare per la vecchiaia. Pertanto, se anche ci fosse un aumento dell’orario di lavoro, i primi non soffrirebbero più del dovuto, anzi sarebbero sicuramente contenti nel vedere “quegli altri colleghi” obbligati a compiere quanto i primi facevano per propria natura e responsabilità professionale. A mio giudizio, comunque, l’orario di lavoro di un insegnante dovrebbe essere non inferiore alle sette ore giornaliere, con la limitazione del sabato a solo 5 ore. Il problema non è insegnare sempre e comunque nelle aule, ma aiutare la gioventù nella crescita sociale, civile e nell’affrontare assieme i passi dell’evoluzione intellettiva dei ragazzi. Non si tratta quindi di attività solamente compiuta in aula, ma di laboratori sui vari campi e settori intellettivi che comportino un alto grado di professionalità (che attualmente è praticamente inesistente) volto ad insegnare ai giovani la capacità di critica (invece che uniformare il pensiero), la capacità di vedere le cose da più punti di vista, in parole povere insegnare loro ad essere dei cittadini. L’impegno della scuola non è solo il puro insegnamento di una materia, ma l’unione tra l’attività didattica e la sua interazione con la vita che la gioventù si troverà nel suo futuro.

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  11. Comunque, Ma Chérie, mi permetto (absit iniuria verbis) di contestarti una visione troppo corporativa della vita. Prova, per una volta, anziché scegliere la difesa a oltranza, a dirci quali sono i peggiori difetti che – mediamente – ascrivi ai tuoi colleghi e che finiscono, sempre secondo te, per caratterizzare la categoria degli insegnanti nell’immaginario collettivo. Presumo che ce ne siano, che li veda anche tu e che non sempre trovino adeguata compensazione nell’essenzialità del lavoro che svolgete. Povna ha provato a farlo.

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  12. @pitocco: veramente succede l’esatto contrario di quello che pensi tu: quelli che non hanno voglia di fare un caspita (che esitono, ma come in ogni altro settore pubblico e privato), se anche li mandi 24 ore in classe non fanno nulla comunque, vegetano come vegetano ora, solo per qualche ora in più. E in ogni caso, ti faccio notare, che “l’orario di insegnamento non deve essere inferiore a 7 ore giornaliere” detto così è una scemenza. Nel senso che già adesso chi lavora bene ne fa anche 8 al giorno (in classe alla mattina e poi a casa a correggere e preparare lezioni, partecipare a consigli, etc.), e fa esattamente quello che dici tu, cioè fa attività che servono a far crescere gli alunni. Il fatto che ora tu la consideri “praticamente inesistente” mi spiace, ma vuol dire che proprio non hai idea del lavoro nascosto che compiono ogni giorno la maggior parte degli insegnanti, che preparano laboratori, fanno progetti particolari per le classi, preparano materiale semplificato per gli alunni in difficoltà. Io, per esempio, non avrei nessun problema a svolgere tutte queste attività a scuola, con un tesserino da timbrare come tutti i dipendenti pubblici, che segnalasse i miei orari di entrata e di uscita. Ma, vedi, caro, c’è un problema logistico: io a scuola queste cose non le posso fare, perché non ho un ufficio, non ho un computer, non ho una postazione internet. Per cui mi tocca farle a casa, per gran parte, perché non posso correggere compiti, scrivere relazioni, telefonare per organizzare attività nell’aula professori, spartendomi un unico tavolo, un unico telefono e un pc scassato con altri 30 colleghi. Allora cominciamo anche a parlare di investimenti: quelli che ci vogliono per comprami il pc da usare a scuola, ricavarmi un ufficio, al massimo condiviso con 3/4 colleghi, comprarmi una scrivania. Sennò, tesoro mio, tu puoi anche tenermi sette ore o otto a scuola, ma io posso al massimo sedermi sul tavolo e star lì, in mezzo al casino, e non produco niente. Ci avevi mai pensato?

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  13. l’ottimo lector, come spesso accade, centra il problema

    noi qui veniamo a leggere galatea, penna di grande pregio, signora (dopo una certa età è d’uopo il termine “signora”) di grande intelligenza e non disprezzabile aspetto fisico

    che poi, di mestiere, faccia l’insegnante, non ci interessa, buon per lei se ha un buon posto di lavoro, punto e basta

    faccio un esempio: c’è un mio amico che è un pittore molto bravo, fa dei quadri apprezzati a livello nazionale; per vivere fa il commerciante, è in definitiva un salumiere

    allora, costui non è che difende tutti i commercianti ladri, anche se lui è onesto, non gli interessa, mentre magari si arrabbia se gli disprezzo i quadri

    uno che fa l’insegnante, buon per lui, ma lo strano è se si mette a difendere tutta la categoria con un riflesso corporativo che fa quasi ridere, perchè non ha eguali in ogni italica casta questo atteggiamento

    paolo conte è un grande musicista e cantante, che mi frega se fa l’avvocato?

    galatea è una scrittrice di buona penna, probabilmente sottovalutata in questo, che mi frega se fa l’insegnante? buon per lei

    sul problema degli insegnanti è inutile discuterne con gli insegnanti, è come quando si discute della caccia con un cacciatore

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  14. lector: guarda, io con povna sono d’accordo. Però sono anche mortalmente stufa di questa idea che gli insegnanti non facciano nulla, siano per larga parte incompetenti, etc. Nella mia esperienza personale, sia di docente ma anche prima di alunna, ho incrociato alcuni professori pessimi, ok, ma sono sempre stati davvero pochi. E anche come colleghi, ho sempre incontrato persone preparate e piene di buona volontà. Le mele marce sono davvero pochissime. Ci sono, ma credo siano nella media di tutte le professioni. Se davvero fossero tutti quelli che si sente dire in giro, la stragrande maggioranza dei ragazzini manco impararebbe a leggere e scrivere. Il problema, nella professione dell’insegnante, è di “percezione”, hai ragione. Ma spesso questa è sbagliata anche perché genitori e gente comune non ha la più pallida idea di cosa faccia e cosa debba fare un insegnante. Proprio ieri su un social mi è capitato di litigare con una utente, mamma infuriata perché la professoressa del figlio “perdeva tempo”, secondo lei, facendo leggere in classe un testo, facendolo sottolineare e poi costringendo i rgazzini a ripete le parti più importanti e ricopiarle per fare un riassunto. Secondo la furente genitrice questa era la prova che la professoressa stava “usando una tecnica per perdere tempo e non fare lezione”. Vaglielo a spiegare che questa invece è una tecnica didattica validissima per insegnare ai ragazzini a individuare i nodi centrali di un racconto e poi memorizzarli con facilità. No, per l’irosa genitrice era solo un metodo per “perdere tempo”, perché nella sua idea di scuola si fa lezione solo se si spiega come forsennati per ore. Ora capisci, caro lector, che spesso anche la “percezione” degli utenti non può essere il solo metro di giudizio, perché spesso chi critica i metodi di alcuni insegnanti e li identifica come “fannulloni” lo fa solo perché non ha la più pallida idea di come si insegni.

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  15. @–>Galatea

    Sono d’accordo. Però, ti ho citato non a caso Malvino, persona indubbiamente colta, intelligente e arguta. Se uno come Malvino si esprime nei termini in cui s’è espresso nel suo post, cadendo nei soliti luoghi comuni che denunci, non puoi pretendere che la signora Casimira abbia un approccio più raffinato alla questione. Tra le tante cose di cui ti occupi – mi sia concesso di dire egregiamente – mi pare che la Comunicazione assuma un ruolo di rilievo. Orbene, il mio appunto riguardava proprio come affronti la comunicazione in questo specifico contesto. Quando imparavo un po’ di marketing, m’insegnavano la c.d. tecnica dell’imbuto (non quello del grandissimo Corrado Guzzanti), che consiste nel portare l’interlocutore, mediante una catena di ammissioni successive, sino a quando non è più in grado di uscire dall’ “imbuto” in cui l’hai cacciato, a riconoscere le ragioni che gli stai esponendo. Inizialmente, però, devi fare uno sforzo per catalogare e classificare tutte le sue impressioni negative, al fine di neutralizzarle in via preventiva – se si tratta solo di impressioni, per l’appunto – con la tecnica illustrata, anziché fare “muro contro muro”.

    @–>Diegod56

    Ti sono pregiudizialmente grato per l’immeritata considerazione che mi dimostri.
    Concordo senz’altro con te sull’ammirazione che esprimi nei riguardi nella nostra gentilissima padrona di casa.

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  16. Ora, sul fatto che solo una piccolissima parte degli insegnanti abbia il magico tocco che gli permette di illuminare sé stessi, gli alunni e la loro materia con un raggio d’oro e di far crescere interiormente le loro classi, sono d’accordo. Ma l’insegnante noioso lavora, né più né meno degli altri. E molti insegnanti “magici” possono permettersi di lavorare assai meno degli altri, fuor dalle ore di lezione (il che è anche logico perché se sei un insegnante “magico” in quelle diciotto ore spendi un bel po’ di energia). Certo, sarebbe tutto molto più comodo se potessimo reclutare gli insegnanti dalle schiere angeliche, ma…

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  17. confessiamolo, vecchio lector, a noi esperti piace di far capire che sappiamo usare i tag e poi, sfiga meritata, ci dimentichiamo spesso di chiuderli

    m’ero illuso che il neretto fosse proprio devozionale per me

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  18. volete una scuola di alto livello? volete che gli insegnanti lavorino le stesse ore degli altri, scoprendo magari che le ore sono più di 36 e più di 40? PAGATE!!!!!!

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  19. Quindi ai giorni già citati (sufficienti ad un qualsiasi lavoratore) mi dici che aggiungiamo dal 20 al 31 luglio e dal 18 al 25 agosto. Complimenti! Ma mi resta un dubbio: chissà com’è che nel Liceo di cui al mio post precedente i professori hanno bellamente affidato come commissario interno qualche anno fa la classe di mia figlia all’ultimo “pirla” arrivato (ultimo anno Liceo Classico, professore supplente annuale di Fisica, solo quell’anno, sconosciuto nella scuola) e sono scomparsi. Chissà, tutti commissari in altre scuole… Ma và, non ci credi nemmeno tu! Ma quali pochi che vegetano! Ce n’è un mare, e sottraggono fondi agli altri: avreste un bell’ufficio con scrivania da megadirettoregalattico e maxiplasma collegato all’ultimo tablet retina-display se tu e quelli come te li cacciaste! Rileggiti i commenti di coloro che vedo conosci, e che stimi, e fatti cogliere almeno da qualche dubbio. Quanto a me, se non ho voluto fare il docente è perchè lo ritenevo un compito altissimo e non me ne ritenevo capace DIDATTICAMENTE, nonostante molti miei docenti, universitari compresi, pensassero diversamente. Pensa che scrupoli! E pensa che felicità vedere tanti pirla (didatticamente e CULTURALMENTE) nella scuola a 18 ore settimanali, abbondanti ferie pagate! Molla la lobby e affossa gli incompetenti. Quanto agli uffici condivisi con 3-4 persone, ti invito a fare un giro in qualche azienda: sai che belli gli open space? (e non sto parlando,ahimè per chi ci lavora, dei call-center…)

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  20. Io mi vergogno anche di vivere in un paese dove tanti insegnanti le vacanze non le fanno proprio, non hanno di che pagare le cure mediche e faticano ad arrivare a fine mese. Gli strumenti per mettere all’angolo i fancazzisti ci sono, i dirigenti scolastici non li usano perché si ritroverebbero contro i sindacati e perché tutto sommato è comodo dipingere la classe docente come una classe di fannulloni ignoranti, così è molto più facile colpire: nessuno alzerà mai un dito per difendere i diritti di un lavoratore della scuola.

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  21. @maldipancia: la cosa divertente è che più continui a parlare, più dimostri che il teorema di mamma era esatto. Uno che culturalmente si dice preparato a fare il professore e poi spara cose come “nel liceo di cui al mio post precedente” fa un po’ ridere. Poi dimostri di avere una conoscenza perfetta dell’organizzazione scolastica: le classi non vengono “ammollate” al supplente, il supplente supplisce un professore specifico, per cui i colleghi o il Preside non scelgono la classe da affidargli: si prende quella che è rimasta scoperta. Non possono nemmeno chiamare chi pare a loro, i colleghi o il Preside, ma tengono chi arriva in base alla graduatoria, anche, quindi, qualcuno che, come dici tu -massimo scandalo, eh! – non è conosciuto nella scuola, ma evidentemente ha maturato il punteggio per andarci, ed ha i titoli per farlo. E quanto al fatto che fossero tutti commissari in altre scuole (dal che desumo che la figlia debba aver fatto l’esame qualche anno fa) non è una scelta dei docenti, è che per legge fino a qualche anno fa i docenti andavano a fare gli esami in scuole diverse da quella dove insegnavano, e con la classe rimaneva solo un professore, detto membro interno.
    Ecco, caro mal di pancia, tu sei un fulgido esempio di quello che dicevo prima a lector: gente che non sa nulla delle leggi e delle normative scolastiche ma che straparla a caso, imputando i presunti difetti che a loro capita di incontrare nella scuola al fatto che i docenti siano fannulloni, mentre non si rende conto che stanno semplicemente applicando le normative. Quindi, caro maldipancia, al solito so che è perfettamente inutile continuare a discutere con te, tanto non sei nemmeno in grado di capire le obiezioni che ti vengono mosse. Parti da un assunto e sei venuto qua solo per sfogare la tua rabbia per dei torti presunti, che invece non sono tali. Se vuoi continuare, continua pure. Sono democratica e credo che ad ognuno debba essere concessa facoltà di fare pessime figure, se ci tiene tanto. Ciao, caro.

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  22. Cara Galatea, sono insegnante anch’io, ma prima di avere il ruolo ho lavorato in un’azienda a quaranta ore la settimana per quindici anni. Replichi a maldipancia dicendo che i professori delle superiori lavorano fino a metà luglio per gli esami di maturità. Ti chiedo: e quelli delle medie? Gli esami di terza media si concludono entro la fine di giugno. E’ innegabile che i giorni di vacanza dei professori siano più lunghe di quelle degli altri lavoratori. E’ evidente che l’orario di lavoro di un professore sia ben di più lungo delle semplici ore di lezione frontale, ma è innegabile che sia un orario privilegiato. Ti assicuro che il mio stipendio da dipendente in azienda (40 ore settimanali, 5 settimane di ferie l’anno) non era poi molto più alto di quello che percepisco ora.

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  23. Non avevo riportato il Calendario Scolastico di un Liceo? non l’ho fatto in un post? non era un post precedente al mio precedente? Mi scusi Signora Maestra se ho così fallato, e mi scusi anche del fatto che pensavo di star scrivendo post su un blog senza accorgermi che stavo macchiando coi miei sgorbi la Treccani. E mi scusi anche se sono così duro da non comprendere la Sua cortese risposta, tutto il discorso sui supplenti che suppliscono in base a graduatoria professori in classi scoperte: non comprendo, in quanto da ciò da me scritto in post precedente (sì, sono duro) ritenevo agile evincere che ciò che era stata “ammollata” all’ignoto poco più che ventenne supplente non fu la supplenza ma la responsabilità di membro interno, da me malauguratamente nomato con vetusto appellativo “commissario”. Ohibò, e come mettere in dubbio che gli altri docenti non fossero TUTTI chiamati in altre scuole anzichè bellamente a far li propri …? Ignorante che sono! Pessima, pessima figura. E amabilmente psicanalizzato nelle mie recondite motivazioni e nei miei affanni, me’n vo’.

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  24. @maldipancia: eh certo, perché gli altri, che erano di ruolo, erano inseriti nelle commissioni in altri istituti. Il supplente, non essendo di ruolo, non poteva essere chiamato in commissioni esterne se non in casi eccezionali. Complimenti, continui a confermare la tesi di mamma. 🙂

    Ps (perché io con maldipancia mi diverto)” il liceo di cui al mio post precedente” potrebbe scriverlo solo Catarella in gran forma. E ho come il sospetto che tutta questa enfasi sul dramma del povero supplente abbandonato a fare il membro esterno sia dovuto al fatto che il voto della ragazza sia stato poi inferiore alle aspettative, soprattutto quelle del padre. Perché, onestamente, poi non si capisce perché sia stato mai un atto così grave lasciare il supplente a fare il membro interno: per quanto,giovane, era sempre un professionista, e per legge poteva prendersi quel ruolo. Quindi il problema dove sta?

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  25. I dirigenti li usano, gli strumenti, ma gli strumenti arrivano solo fino a un certo punto. A scuola nelle graduatorie interne essere semplicemente là, in lista, vale 6 punti per ogni anno, ma i punti di merito possono essere al massimo 22 per tutta la vita. Il Diploma della Scuola Normale Superiore di Pisa (cinque anni di corso in parallelo a quello universitario, entrata per concorso, un’altra tesi, una media da mantenere, borsa di studio totale, corsi aggiuntivi, due lingue obbligatorie da imparare e se volete continuo), tanto per fare un esempio, vale 0 punti per il merito, mentre i corsi a pagamento ne valgono 3 all’anno e sono fuori dal conteggio dei 22. Non dice qualcosa sul tipo di classe docente che si è voluta (la virgoletta è d’obbligo) ‘selezionare’?
    Io alle superiori, rispetto alle medie (ma, per una serie di motivi che riguardano anche la collegialità, sospetto che sia fisiologico), di insegnanti pessimi ne vedo ben più che una risicata minoranza. E aggiungo che la buona volontà non basta, ed è un criterio, come la buona fede in politica, tutto italiano per giudicare. La buona volontà mi rende una bella persona, un buon amico, ma mi può rendere un pessimo insegnante anche se non sono un facazzista. Immaginati se lo sono. E comunque non è un criterio per giudicare chi ha un ruolo (e uno stipendio) pubblico.
    Per quanto riguarda le vacanze, soltanto chi non ha fatto lavori diversi dalla scuola può provare a sostenere di avere lo stesso numero di giorni liberi, anche se sulla carta non di ferie, con la coscienza pulita. (Prova ne sia che sulle 24 ore la levata di scudi sulla proposta di Profumo di dare in cambio 15 gg in più di ferie è stata unanime, e insieme alla risposta: “Ministro, ci prendi in giro, quei 15 gg ce li abbiamo già”). La Maturità viene pagata extra (anche se poco, e su questo vedi dopo), dunque il discorso – anche se fosse vero che tutti la fanno (non lo è: sia per quanto riguarda elementari e medie, sia perché basta un certificato della malattia della minchia il primo giorno per scansarla, e, tanto per dire, nella mia scuola due anni fa una collega di Muri&Impianti di una sezione è dovuta venire a fare la supplenza come commissaria nella sezione gemella perché in tutta la regione, tra precari che avrebbero bisogno di lavorare e di ruolo – e, no, le graduatorie non sono esaurite – erano TUTTI malati) – è comunque diverso, perché chi la fa riceve un compenso aggiuntivo allo stipendio, dunque lavorativamente è reputata uno straordinario (diverso in questo lo status degli esami di terza media, per esempio).

    Ciò detto. Ci sono insegnanti che si fanno un culo quadro. E sono il nerbo buono della scuola. Ci sono gli insegnanti magici, come dice Murasaki, e quella è una fortuna. E ci sono insegnanti semplicemente bravi, che lavorano e fanno il loro dovere con competenza e talento. Ma non sono la maggioranza. Così come è vero che una parte troppo ampia arriva a insegnare per ripiego. Questo avviene perché l’insegnamento non ha (più) prestigio sociale, è mal pagato e dunque non attira i migliori. E altrettanto ovviamente più questo nodo non si risolve, come un circolo vizioso, più non se ne esce: io non attiro i bravi perché la scuola non è appealing, né socialmente né economicamente, ma finché non attiro i bravi e ho una situazione di reclutamento che non fa MAI scadere le graduatorie non posso che pagare poco. E via e via. Una riforma dovrebbe passare dalla rivalutazione del valore del ruolo degli insegnanti, ma questa rivalutazione non può che farsi attraverso un discorso di una classe docente che esuli dal corporativismo sindacale difensore delle liste di collocamento (le graduatorie che non scadono, etc), che ammetta i suoi errori storici, ricerchi una valutazione (è mai possibile che nessun docente si renda conto che gli insegnanti – valutatori per eccellenza, che producono diplomi che sono titoli pubblici sulla base della valutazione – che rifiutano la valutazione sono anche e prima di tutto ridicoli?!) e accetti di selezionare dal corpo le persone che non sono valide. Così si potrà pretendere un trattamento economico adeguato, e non la lista di collocamento di chi non sapeva che fare e allora “ma sì, dai, magari provo a mettermi nelle graduatorie delle scuole”.
    Infine, sulla percezione sociale. Io credo che ci siano delle volte nelle quali sulla scuola si dicono dei luoghi comuni, come dappertutto, e molte volte no. Ma trovo anche, ancora una volta, che una classe docente che non si interroga sul perché, pur avendo a che fare con TUTTA la società dai 3 ai 19 anni, non è riuscita a passare un messaggio positivo su questo lavoro è preoccupante. Francamente, a me pare un po’ miope, e anche un po’ ridicolo, specie da insegnanti, pensare che sia e solo tutta colpa della società che non capisce. Ma, anche se fosse vero, possiamo ricordarci che è a noi che è affidato, per l’appunto, il compito di spiegare?!

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  26. @povna: io sono perfettamente d’accordo con te per quanto riguarda sia la questione delle qualifiche professionali sia sulla necessità di smettere con questa idea delle graduatorie intangibili, in cui resta sempre primo chi ha più anzianità, anche se ha meno titoli e alle volte scarsa preparazione, o preparazione datata.
    Sarei favorevole e verifiche periodiche delle competenze, legate agli aumenti di stipendio, come accade per esempio in Francia, e a smettere con questa mercificazione dei punti, per cui basta frequentare fisicamente un corso per guadagnarli, anche se magari sei stato lì solo a dormire.
    Alle medie forse la situazione è diversa poche abbiamo ancora meno appeal delle superiori, e quindi chi ci resta ci resta anche un po’ per passione, forse. Siamo scuole di frontiera. Concordo anche che i mezzi per allontanare i fancazzisti siano paurosamente inadeguati, perché alcuni sono bravissimi a giocare con i cavilli di legge, e alla fine i colleghi non hanno i mezzi per allontanare la mela marcia e i dirigenti stessi ne hanno molto pochi, e i sindacati, e qui confermo, per anni e ancora oggi stanno facendo una politica più portata a tutelare l’idea che il posto sia un diritto divino, e non che sia legato al fatto che poi chi lo prende debba essere in grado di fare bene il suo lavoro.
    Sono poi anche convinta che la buona volontà non basti, ma sono anche consapevole che, fra i professori magari non eccelsi, ci sono anche degli ottimi artigiani, che lavorano molto e fanno il loro , eaccomunare questi ai fannulloni è un’ingiustizia. Ma se sono disposta a discutere queste cose con te, civilmente, perché sei del mestiere e quindi sai di cosa parli, non accetto le critiche populiste ed idiote di chi del nostro mestiere non sa nulla e manco vuole capire qualcosa, cerca solo un capro espiatorio su cui riversare le sue frustrazioni, e noi insegnanti siamo l’ideale. Con questi qua non accetto nemmeno di discutere, e se vengono qua sul blog li mando
    al diavolo come meritano.

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  27. Galate’, sarò brevissima (per davvero!):
    1) innanzi tutto, scusami per il pappone precedente, dovevo e volevo scriverlo come prima cosa (“scusami”) e poi mi sono fatta prendere e ho cliccato su invio. Ma era troppo lungo, e ne sono consapevole.
    2) Sull’ultima cosa: tu ovviamente fai ciò che ritieni più opportuno e nella vita e a maggior ragione in casa tua. Però secondo me discutere tra addetti ai lavori, perdona il terminaccio, serve a poco. Sia in assoluto (io ho scelto di insegnare proprio perché mi piace incontrare anno dopo anno persone assai diverse da me e dai miei colleghi di studi/interessi/lavoro – se no sai che palle?!), sia, come dicevo prima, in questo caso perché da un lato non serve a capire perché la maggioranza della società pensa questo degli insegnanti, dall’altro perché quella società dalla scuola, in occidente, ci è passata, dunque a) quell’impressione gliela abbiamo lasciata ‘noi’; b) nel momento in cui la critichiamo stiamo criticando ‘noi’ stessi che non siamo riusciti a spiegarci.
    3) Anche qui, ovviamente nessun giudizio ma solo l’esplicitazione di un mio modo di fare differente. A me “mandare al diavolo” (e pensare che “lo meritino”) qualcuno solo perché non è insider e/o mi provoca mi sa tanto della comoda fine di Franti fuori dal romanzo e dal diario di Bottini. E sì che a me Cuore piace…

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  28. @povna: quando parlo di discutere civilmente non penso ad una discussione chiusa agli addetti ai lavori, ma, appunto, fra persone civili e rispettose dell’altro. Ciò comporta che non si possa partire per principio con l’idea che una intera categoria professionale sia formata da fannulloni incompetenti, soprattutto se poi, e alcune delle critiche espresse qua nei commenti ne sono la prova, vengono da persone che tendono a confondere le loro valutazioni personali con dei giudizi assoluti.
    Credo anche, come ho detto prima a lector, che le percezioni sul lavoro degli insegnanti siano molto variegate: ci sono tantissime persone che per la categoria hanno rispetto profondo, riconoscono le difficoltà specifiche del nostro lavoro, pur facendo altri mestieri. Poi c’è una massa preoccupante di persone che invece non capisce, o non vuole capire. Non credo sia solo colpa nostra. Credo che sia lo stesso fenomeno per cui alcuni sono convinti a priori che l’extracomunitario sia un delinquente da cacciare. Anche se magari ne conoscono diversi nella vita reale e sanno che sono persone oneste e che si fanno un sedere tanto, poi, quando pensano al l’extracomunitario pensano allo spacciatore o al borseggiatore. Così ci sono tanti che anche se hanno conosciuto diversi insegnanti bravi o almeno decorosi, ricordano sempre e solo quello che non faceva nulla o quello che si è comportato secondo loro male con il figlio. Va detto poi che sugli insegnanti c’è anche il doppio pregiudizio, perché sono dipendenti pubblici. Che già son guardati a priori come dei fannulloni, e non sempre se lo meritano, eh.

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  29. Nei sistemi dove la scuola pubblica è stata sacrificata per favorire l’enorme business delle scuole private, gli insegnanti (quelli veramente bravi o che hanno la fama di essere tali) vengono trattati come da noi son trattati i calciatori poiché le scuole (private) fanno a gara per accaparrarseli, scucendo fior di quattrini pur d’ingaggiarli.
    Chiaramente, i fannulloni o quelli che il titolo di studio se lo sono comprato, finiscono inevitabilmente a insegnare nelle scuole pubbliche.
    Il nostro sistema, invece, offre, a un costo sociale tutto sommato ragionevole, un livello d’istruzione medio accettabile e, a volte, addirittura d’eccellenza.
    Purtroppo (o per fortuna), non attuandosi in Italia e in questo settore la discriminante del mercato, si lascia ampio margine alla buona o cattiva sorte dell’incappare in bravi, mediocri o pessimi insegnanti.
    Aggiungo solo che, un bravo insegnante, è impagabile, alla stregua d’un bravo chirurgo, d’un bravo ingegnere, d’un bravo avvocato. Da noi, i bravi insegnanti non hanno alcun incentivo ad essere tali e, se lo sono, lo fanno esclusivamente in virtù d’una missione che tengono nel cuore, essendo trattati in tutto e per tutto alla stessa stregua dei loro colleghi fancazzisti o di quelli sottratti alla bachicultura (uso questa espressione, così son sicuro che non offendo nessuno, dato che in Italia la bachicultura è scomparsa da decenni).

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  30. @lector: son perfettamente d’accordo con te. Va detto però che in Italia il fatto che l’assegnazione degli insegnanti sul territorio e nelle scuole pubbliche sia stata anche in parte “casuale” ha avuto almeno il buon esito che spesso insegnanti “ottimi” sono andati a finire in scuole di frontiera, mentre con il metodo della privatizzazione sarebbero magari finiti solo in scuole esclusive nei migliori quartieri. È quello che temo avverrà se davvero privatizzeremo tutto, visto che il trend pare quello.

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  31. @–>Galatea

    “Così ci sono tanti che anche se hanno conosciuto diversi insegnanti bravi o almeno decorosi, ricordano sempre e solo quello che non faceva nulla o quello che si è comportato secondo loro male con il figlio”

    E’ una costante psicologica. Succede anche nel mio lavoro. Per vent’anni fai le cose giuste al cliente, senza errori e senza creargli fastidi. Poi, capita per disgrazia di fargliene una sbagliata e, se ti va bene, te lo rinfaccerà ogni volta che gli presenti il conto; se ti va male, cambierà professionista “immantinente”.

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  32. @–>Galatea

    Sia chiaro, non sono neppure minimamente un fautore della privatizzazione, proprio per i motivi che dici tu. Non tollero proprio l’idea che solo ai ricchi e non ai più meritevoli, debbano sempre e per forza toccare le cose migliori.
    Nel mio immaginario, ho sempre considerato ingenuamente l’essere nati intelligenti come una giusta compensazione al fatto di non essere nati ricchi. So che, purtroppo, non è assolutamente vero, ma lasciatemi continuare a illudermi che vi sia almeno questa forma di giustizia oggettiva al mondo.

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  33. @–>Galatea

    Scusami, mi son dimenticato un’ultima considerazione.
    E’ chiaro che il vantaggio sociale di poter disporre d’un sistema scolastico tutto sommato soddisfacente, si traduce in un danno per gli insegnanti bravi.
    Trasponendo il discorso sul piano dell’assistenza sanitaria, sarebbe come poter essere curati da un ottimo cardiochirurgo, pagandolo come un medicuncolo mediocre, per non dire incapace.
    Ovviamente, se ciò accadesse, il cardiochirurgo d’eccellenza prenderà inevitabilmente la strada dell’estero o, tutt’al più, di qualche clinica privata per ricconi.
    L’insegnante bravo, invece, da noi, sopporta sulle proprie spalle il costo sociale che viene risparmiato ai cittadini-utenti del sistema scolastico in virtù del mancato riconoscimento del merito.
    E di ciò non posso far altro che essergliene immensamente grato.

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  34. In quanto a quella mia figlia, honni soit qui mal y pense: mangia bacherozzi in testa a chiunque e non ha mai avuto bisogno di difensori, per suo talento e fortuna. In quanto a me, mi sono preso: del deficiente, dell’inabile a leggere, del Catarella, dell’ignorante, del populista, idiota, frustrato, paternalista, incivile e sotto sotto razzista. Sono uno che parte “per principio con l’idea che una intera categoria professionale sia formata da fannulloni incompetenti” (cit.Galatea). Questo per il solo fatto di aver riportato due esperienze personali: il mare d’agosto circondato da insegnanti abbronzati (ti sei domandata come mai insegnanti? non ti viene il dubbio che forse, dico forse, non sono così digiuno di scuola?) e il supplentino messo a rappresentare la classe (“ammollato” a dicembre, ben PRIMA delle nomine degli altri professori: chè se fossero stati impegnati come rappresentanti interni non sarebbero stati papabili come esterni, Monsieur Lapalisse!). Ho riportato poi un dato di fatto non smentito, cioè la somma ferie dei professori. Ed una speranza: che i professori lavoratori caccino i fannulloni e possano così spartirsi il costo (che è sociale e non solo economico) dei fannulloni. E per aver fatto questo ricevo tante offese. Dopo anni che ti seguo qua e là, sempre silenzioso, sappi che è una vera delusione vedere in te un atteggiamento così ottuso e condizionato da corporativismo quando si parla di scuola. Non vuoi ascoltare, non ci provi nemmeno a capire, non vuoi discutere con chi è “altro” dalla corporazione, anzi, offendi, ti appigli alle parole anzichè ai contenuti, che non vuoi vedere, non vuoi sentire, della scuola può parlare solo chi è nella scuola, anzi no, solo chi è impiegato nella scuola. Percezione negativa. Sì cara ‘povna, insegnante, che ti esprimi meglio di me e che almeno la Signora Maestra ti ascolta, chissà come mai ce l’avete lasciata voi. E continuate a lasciarcela.

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  35. Rispondo a il mondodigalatea.
    Per certi versi hai centrato il vero problema, ma non completamente.
    Non si tratta di correggere dei compiti a casa o in classe, sui quali sicuramente avrei dei dubbi, ma sulla educazione che deve essere impartita alla gioventù. Le attività didattiche non si espletano solo ed esclusivamente sulla materia che tu insegni, ma su tutto quello che la tua materia tocca nella vita reale. Per esempio, insegni biologia o scienze, oppure storia, ebbene in ognuna di queste materie c’è molto, tantissimo da coinvolgere i ragazzi tanto che una vita non basterebbe. La didattica è fine a se stessa, ma l’educazione è cosa che si vive assieme e le poche ore passate in classe trasmettono poco, proprio perché in questi ultimi decenni il lassismo dei ragazzi, della classe insegnante e dei genitori è diventata sempre più evidente e devastante.
    Da questo trovo che laboratori, percorsi di studio e di ricerca per ogni materia sia necessario al giovane, così come all’insegnante purché a quest’ultimo siano dati le risorse corrette e necessarie. Lo so, apro un vaso di pandora difficilmente chiudibile, ma è necessario che voi professori puntiate i piedi e non solo per un posto agoniato, ma sopratutto per la formazione, quella vera e sopratutto selettiva.

    Non siamo tutti uguali, c’è chi è bravo, secchione, indifferente, idiota, oppure menefreghista che fa solo perché serve. La scuola, quindi, ha una funzione primaria di estrema importanza in uno stato: è il primo gradino in cui dovrebbe essere insegnata la capacità di critica (cosa questa che il 90% degli insegnati NON sa fare e NON vuole fare), il rispetto delle regole di uno stato e della famiglia, qualunque essa sia, il rispetto delle genti di razza diversa e di religione diversa, purché non in contrasto con le regole dello stato (ma qui ci sarebbe da aprire un altro articolo) e sopratutto la capacità di condividere e di mettere al servizio di tutti le proprie abilità ed esperienze. Questo la scuola attuale in Italia NON lo fa, solo alcune piccole nicchie, piccoli orticelli coltivati spesso nel silenzio dei media e con molta fatica. L’insegnate in questo genere di scuole è la parte centrale, è il fulcro, è l’essenza, è il condottiero al quale viene affidato il futuro intellettivo del giovane e per tale e delicatissimo aspetto egli non solo deve avere tutto il necessario, ma essere preparato, esperto, aggiornato, informato, ma…libero dai lacci del pensiero comune e capace anche di esperienze “folli” che portino nuova linfa.
    L’attuale orario è comodo per il 90% degli insegnanti, appunto, comodo per loro e per la società in cui essi insegnano ad un branco di smidollati tremendamente in attesa di autorevolezza che nell’attuale sistema viene costantemente proibita.

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  36. Sono convinto che l’associazione degli allevatori di bachi nella scuola esisterà per molti anni se non si progetteranno radicali trasformazioni. Ma scusate, i sindacati dove sono? Non dovrebbero pure loro difendere la qualità della professione proponendo meriti per chi insegna veramente?

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  37. @maldipancia: se mi segui da tanti anni dovresti sapere bene che non sopporto chi usa fin dall’inizio toni aggressivi, generalizza partendo da esperienze personali tra l’altro piuttosto discutibili, parte in quarta accusando e dando per scontato di essere l’unico che capisce, sa le cose e lavora e non prende nemmeno in considerazione l’idea che magari il mondo è un pochino più complesso di come l’immagina, per cui, magari, alcuni di quelli che lui identifica come colpevoli di alcune situazioni non lo sono poi affatto, o lo sono in maniera molto minore di quanto lui possa credere.
    Visto il tono con cui hai cominciato a commentare in questo blog, non meriti niente di diverso da quello che ti sei preso, perché chi comincia con tono aggressivo chissà poi come mai frigna e si offende quando viene ricambiato con la stessa moneta. Vuoi discutere pacatamente? Impara prima a proporti in modo diverso tu per primo. Altrimenti non puoi aspettarsi che la gente sia educata, cortese e paziente se tu per primo entri in casa loro così. Stammi bene e ciao.

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  38. @Pitocco: io lavoro alla scuole medie, ho passato diverse scuole, e ti posso assicurare che questi temi che tu tratti sono sempre al centro dei consigli di classe, dei collegi docenti, etc. Ti stupirebbe scoprire quante e quali iniziative ogni anno vengono messe in piedi proprio per sensibilizzare i ragazzi ed “educarli”, come dici tu. I corsi di educazione stradale, gli incontri con le associazioni antimafia, le attività e i progetti per combattere il fenomeno del bullismo (nella nostra scuola sono diverse, coinvolgono per esempio i ragazzi anche nella sorveglianza durante la ricreazione, per responsabilizzarli) gli incontri con gli le scuole superiori nel territorio per aiutare la scelta del percorso di formazione successivo, gli incontri con artigiani, imprenditori, professionisti per aiutarli a comprendere cosa siano i vari mestieri e professioni, incontri pomeridiani per i genitori con psicologi specializzati per coinvolgere le famiglie ed aiutarle nella gestione dei conflitti con i figli. Negli anni passati in diverse scuole compresa quella dove sono ora si offrivano anche lezioni di recupero nel pomeriggio per chi era rimasto indietro, corsi di potenziamento di grammatica o matematica o latino per chi doveva andare al liceo, e tuttora abbiamo convenzioni con le scuole di tennis, golf e la piscina per offrire pacchetti prova gratuiti con istruttori specializzati. Tutto questo si fa e si riesce a fare (sempre con maggiore difficoltà perché più tagliano i fondi più diventa difficile, per esempio quest’anno sono in forse tutte le attività pomeridiane) perché ci sono molti insegnanti che collaborano, che sono proprio come li descrivi tu. Voi mi portate sempre esempi negativi, ma le scuole in cui ho lavorato io finora, a Treviso e ora a Venezia, tutte queste cose le fanno. È per questo che mi incazzo quando sento dipingere la scuola come un luogo dove pochi pirla lavorano e per il resto non si fa nulla. Si fa, cazzo se si fa! E se poi gli studenti veneti, per esempio, ai test europei OCSE, hanno medie compatibili e in linea con i coetanei tedeschi e francesi, qualche motivo c’è.

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  39. @gaetano: eh, tesoro, qualche volta vorrei saperlo anche io dove sono, i sindacati. Del resto tu in tanti anni di professione ne hai mai visto uno che si sia preoccupato della qualità dell’Istruzione che veniva data ai ragazzi, a parte qualche vaga affermazione generica? Come gli dici di premiare il merito, insorgono, come se fosse antisindacale. Che poi non ho mai capito perché dovrebbe essere antisindacale andare a vedere se chi insegna è in grado di farlo bene, eh. 😦

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  40. io, impiegata a 40 ore settimanali, ho trascorso i miei 15 giorni di vacanze estive con l’amica insegnante di storia e filosofia in liceo. lei ha chiuso con gli scrutini di giugno, perchè ‘per fortuna non sono stata chiamata per gli esami di maturità’, e non ha rimandato nessun allievo ‘così non ho interrotto le mie vacanze’. Ed agli scrutini di settembre non si è presentata: ha mandato un certificato medico ‘mica devo rientrare una settimana prima…Ma chi me lo fa fare’. Lei non si aggiorna e non prepara lezioni, ‘insegno da 20 anni, vuoi che le lezioni non le abbia imparate a memoria?’. E non fa interrogazioni scritte ‘sennò devo poi perdere ore a correggere elaborati: interrogo quando posso’.
    Ecco cara Galatea, questa è una tua esimia collega.
    (la cui mamma è stata insegnante alle elementari: ‘ehhh… praticamente ho lavorato part-time per una vita con uno stipendio poco inferiore al tuo ed ho cresciuto i miei figli… Tutte le donne dovrebbero scegliere l’insegnamento, e infatti la mia figliola ha seguito il mio consiglio)

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  41. buzzer, hai ragione, però la tua amica dovrebbe a settembre beccarsi una visita fiscale e le conseguenze del caso, cosa che non avviene da quando gli istituti devono pagarsela da soli, quindi gli costa meno lasciare la gente impunita a casa…
    Trascuro il fatto che tu te la prenda con gli insegnanti, ma non coi medici che rilasciano il certificato accazzo, che però è abbastanza indicativo.

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  42. Alla fine della storia, scopri che in quest’Italia del piffero, una cospicua fetta d’insegnanti, medici, avvocati, ingegneri, operai, agricoltori, commercialisti, periti, muratori, minatori, impiegati, bancari, ministeriali, dipendenti vari regionali e provinciali, guardaboschi, vigili del fuoco, poliziotti, carabinieri, programmatori, e chi più ne ha più ne metta, appena può si fa i cazzi suoi.
    Poi tutti lì, come tanti coccodrilli, a chiedersi perché le cose vanno così male.

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  43. Mi permetto di reintervenire un’ultima volta, Galatea, perché credo onestamente che nel rispondere a MdP tu non abbia seguito la strada migliore all’inizio e ora vi stiate incartando.
    E prendo esempio nello specifico, per quanto riguarda l’oggetto del contendere ultimo ( la maturità), perché è un buon esempio di come essere addetti ai lavori non sempre serva. Già dall’inizio infatti mi era sembrato che le tue risposte sul pezzo mancassero di una conoscenza diretta, non ero intervenuta sul punto perché mi interessava di più altro, e perché, appunto, io non credo che fare errori perché non si conosce una cosa sia dirimente per precludersi il diritto di parlare in una discussione.
    Nello specifico, quasi niente di quello che hai risposto è vero, perché probabilmente ( è normale, non conosci la scuola superiore) non hai seguito da vicino come funziona.
    In particolare, MdP sta parlando di quello che avviene all’uscita delle materie nella maturità post Fioroni. Cosa che accade di solito a gennaio (lui ha detto dicembre, può darsi che il primo anno fosse un mese prima, anche se non mi pare).
    Il Ministero emana le materie esterne. A quel punto tutte le altre sono interne, per un totale di 6 materie (3 esterne e 3 interne). Dunque le esterne sono date, le interne, che sono più di 3, le decide il CdC in pectore già da subito (noi per esempio comunichiamo la scelta definitiva a maggio, ma dipende dalle scuole, in modo che gli alunni continuino a studiarle tutte). A quel punto, è perfettamente chiaro che quell’interno che non è stato nominato dal CdC quell’anno ha molte meno probabilità di essere chiamato commissario, perché per l’appunto la materia è interna e lui non è interno nella sua scuola. Allo stesso modo, non è assolutamente vero, anzi, che un insegnante non di ruolo non sia chiamato alla maturità o sia chiamato dopo quelli di ruolo. Anzi. La domanda è unica, e l’unica cosa che dirime è avere o meno il part-time. Infine, io sono nella commissione organico, e in provveditorato ci vado a trattare io, non è assolutamente vero che un supplente andrà per forza in una certa classe, perché è il Ds con l’aiuto della commissione a decidere quali classi dare a interni e quali lasciare a supplenza. E, se è vero che delle volte si è costretti dal conto ore a fare scelte che non piacciono, la scuola superiore è piena di gente che rifiuta le quinte. E, tra farle fare male a loro o darle a supplenza si è costretti a scegliere il minore dei mali.
    E’ grave non sapere queste cose e dunque dare a un genitore come MdP è risposte sbagliate, in perfetta buona fede? Ovviamente no. Ma dimostra che essere insider non è necessariamente la condizione ideale per discutere e che forse è meglio cercare di capirsi invece di dare per scontato che ci vogliano attaccare.

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  44. fra le varie categorie da te citate, però, buon lector, non tutti hanno i medesimi privilegi

    un lavoratore nel comparto pubblico non precario è infinitamente messo meglio di chiunque operi nel settore privato, questo è un dato di fatto incontrovertibile

    uno dei miei figli è un consulente del lavoro e mi ha spesso confermato con dati oggettivi l’enorme disparità di trattamento fra lavoratori

    mi rendo conto, elettore del centro sinistra, che il comparto scuola è un bacino di voti enorme, un polmone elettorale fondamentale, ma come artigiano, so bene come stanno le cose, difatti tanti miei colleghi votano altrove

    ma come ho scritto prima, non è sul blog di un insegnante che si deve scrivere di questo argomento, bisogna saltare a piè pari i thread litania sul tema, perchè giustamente uno sul suo blog scrive quello che vuole, l’importante è non dargli corda

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  45. @povna: non so quando sia stata fatta la maturità della figlia di Maldipancia, ma da alcuni particolari mi pareva di capire che fosse di parecchi anni fa, e le regole del periodo preFioroni erano parecchio diverse (io me le ricordo da alunna). Quanto alle classi assegnate, vengono assegnate come dici tu se si sa fin dall’inizio dell’anno che alcune cattedre saranno scoperte, ma se il supplente arriva anche solo pochi giorni dopo che l’assegnazione è stata fatta, si tiene le classi del collega assente.
    Resta comunque da capire perché MdP, come lo chiami tu, sia così arrabbiato perché le classe era stata lasciata al supplente. Si trattava comunque di un professore, che fosse di ruolo o supplente annuale non fa differenza. Il fatto che fosse un supplente non implica che fosse meno qualificato o che necessariamente ciò abbia recato danno alla classe, quindi resta comunque misterioso tutto questo astio contro i colleghi. E in ogni caso partire da un caso personale, che nemmeno può essere considerato una mancanza da parte di quegli insegnanti, per dare giudizi trincianti su tutta la categoria è un po’ come prendersela con la sanità perché nel reparto ospedaliero dove si è ricoverati i pasti sono insipidi e le lenzuola non sono troppo morbide. Se tutto ciò che sa recriminare MdP alla scuola italiana è che la figlia, che ci ha detto essere passata pure con un bel voto, ha dovuto sopportare la terribile onta che il membro interno della sua commissione era un supplente, (vedendo,quanto è astioso MdP credo che non ci sia davvero altro, altrimenti avrebbe sbrodolato per altre decine di commenti) son felice: eh caspita, ci farei la firma perché tutte le lamentele fossero queste, eh.

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  46. @–>diegod56

    Intendevo dire “tutti”, ma ovviamente era troppo sintetico e non enfatizzava sufficientemente le “dramatis personae” coinvolte nella tragedia che stiamo vivendo.
    Siamo tutti un po’ responsabili di quanto succede, seppur certo con diverse gradazioni.
    Chi negli anni ha fatto e chi non ha fatto ma sapeva e ha taciuto.
    Purtroppo non è qualunquismo; è la pura e semplice verità.

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  47. @Galatea: potremmo andare avanti all’infinito, perché il mio punto era esattamente notare, sommessamente (ma fino a un certo punto!) che ci sono casi (io ne sono paladina, da sempre) in cui il metodo è importante, e casi in cui il merito prevale. In questo, per esempio, io sarei potuta intervenire da subito dicendoti che le risposte che avevi dato tradivano (molta) scarsa conoscenza delle superiori e dei loro principi, ma siccome anche io penso che la questione dei membri interni sia nel merito, non era rilevante. Però sarebbe stato esattamente agire sul punto in modo assai simile alla risposta ‘metodologica’ che hai dato a me.
    Nello specifico, tornando al merito, si potrebbe obiettare che quando la scelta (fisica al classico potrebbe rientrare nella categoria, oppure no, dipende dalla storia di quel singolo caso) è fatta su una materia poco rilevante e su un professore che poco conosce la classe si priva la classe stessa di una possibilità in più di avere un proprio professore che ne conosce la storia alla maturità (e sì, fidati: ci sono un sacco di pessimi commissari e avere un professore interno che conosce la storia della classe può essere molto rilevante per sancire come va), il tutto a vantaggio di una materia che non chiarisce il percorso più di tanto. Nello specifico, se faccio l’equivalenza con i nostri casi delle nostra scuola tecnica, Fisica al Classico è una materia che, da interni, si sceglie SOLO E SOPRATTUTTO se il professore è di lungo corso, non per l’esperienza in sé, ma per la conoscenza della classe. Noi per esempio una materia marginale la mettiamo soprattutto in quel caso, se c’è un buon Consiglio di Classe a selezionare. Poi, ovviamente, ogni classe fa storia a sé e capisco dunque il tuo punto sulla statistica. Ma sicuramente mandare un professore, non importa se supplente o di ruolo, ma che conosce la classe solo da un anno in commissione da interno in una materia poco rilevante per il curriculum si configura come scelta davvero bizzarra, che ha bisogno di una adeguata spiegazione. Poiché non sono stata il coordinatore della classe della figlia di MdP, non posso sapere quale potesse essere, posso solo fare ipotesi, ma di sicuro è una cosa che se noi facessimo dovremmo spiegare alle famiglie lungamente e in modo chiaro.
    Detto questo, come ripeto, io ho visto la mia collega partecipare da ESTERNA nella mia scuola nell’altra sezione perché tutti i professori, di ruolo o supplenti di quella classe di concorso, TUTTI, si erano dati malati. E questo non l’ho visto una volta sola. Ma, ripeto, io credo davvero che le medie e le superiori abbiano molte differenze in questo senso e che sia importante essere consapevoli che noi ‘addetti ai lavori’ conosciamo sempre una verità assai parziale (per di più falsata, come direbbe il mio alunno Corto Maltese, dal fatto che crediamo di essere insider). Ed è per questo che io sono molto contenta quando si può discutere con persone fuori dalla scuola, perché la scuola è per la società, e non viceversa.
    Infine, sulla questione certificati falsi sollevata poco sopra. E’ vero, anche i medici che li firmano sbagliano, e di molto. Ma: 1) iniziamo a prenderci le responsabilità individuali prima di tutto: se io insegnante non inganno, nessun medico si troverà nelle condizioni di farmi la malattia fasulla; 2) poniamo il caso di una persona che si fa fare il certificato il primo giorno di maturità chiamando un medico dicendo che la notte ha vomitato l’anima e a cagato il mondo, e che due ore prima è svenuta mentre andava dal letto al bagno e non ce la fa ad alzarsi. Potrà anche bluffare, ma quale medico si prende la responsabilità di dire, visto che non c’era ed è la sua parola vs l’altra: “Stai bluffando, alzati e cammina?!”. Con questo non sto difendendo i medici che fanno i certificati fasulli, voglio solo dire che è un po’ più complicata di così e che le responsabilità personali dei singoli insegnanti sono tante, variegate e radicate.

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  48. @povna: già è ci sono anche insegnanti che di responsabilità non ne hanno alcuna, perché fanno il loro lavoro coscienziosamente, anzi si ammazzano per farlo. Vorrei anche che questo, ogni tanto, fosse sottolineato, però, perché qua pare sennò che tutti siano così. E ripeto, sarà molto diverso alle medie, ma io sinceramente tutti questi fancazzisti che si fanno fare certificati falsi non li conosco, ne avrò incontrato uno in dieci anni, mentre ho visto professori che andavano a fare gli esami anche vomitando nel bagno ogni dieci minuti perché c’erano gli esami e non volevano rischiare di creare problemi alla commissione, che vengono a scuola con la febbre perché c’è compito oppure sanno che non fanno in tempo a trovare un supplente. E faccio presente, i fancazzisti che mandano certificato fasullo esistono in tutti i mestieri, e quelli che dormono in classe spesso mi sembrano assai pochi (anche per manifesta difficoltà di farlo con le classi turbolente di oggi) rispetto a quelli che dormono beatamente per otto ore in ufficio (anche privato). Quindi sinceramente non condivido tutto questo disfattismo riguardo alla nostra professione, e non ho nessuna intenzione di cospargermi il capo di cenere, soprattutto se poi, ripeto, i rilevi e le contestazioni che vengono mossi, come i questo caso, sono davvero ridicoli.

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  49. Grazie ‘povna. Il merito è ed era: siete certi che la gente comune non veda nelle eccessive ferie (di alcuni di voi) una forma di “baratto” con lo Stato (meno soldi ma più ferie, che tra l’altro comportano più di qualche difficoltà nonchè costi all’organizzazione delle famiglie dei vostri studenti)? tutti gli insegnanti sono ugualmente impegnati o li vedete anche voi quelli che si dileguano perfino nei momenti più importanti per gli studenti? e quelli che impegnati lo sono davvero, perchè permettono agli altri di avere gli stessi diritti (anzi maggiori, vedi ferie da metà giugno ad inizio settembre….)? perchè non alzano la voce? perchè anzi si chiudono in un riccio corporativo negando ostinatamente ed ottusamente l’esistenza di queste persone, pagate allo stesso modo, ma scarsamente presenti nel lavoro sia fisicamente che intellettualmente? perchè negare che nelle tante attività che una qualsiasi buona scuola organizza chissà come mai sono sempre gli stessi i docenti che lavorano per proporle e realizzarle? perchè negare che il tempo che alcuni dedicano con passione ed impegno è molto, molto, mooolto di più di quello che dedicano altri (che sono poi quelli che fanno malpensare dell’intero corpo insegnante, sempre perchè il male si ricorda più del bene)? perchè non si riflette sul fatto che forse senza questa maledetta zavorra si libererebbero risorse anche economiche per la scuola? non capite che io, come cittadino, e come me tanti altri, non accettiamo che per pagare di più chi lavora si debba passare obbligatoriamente per pagare di più tutti, solo perchè cosi vuole la corporazione? avete ragione, da qualche parte ho letto che noi popolo bue, non insider, ci permettiamo di fare questi discorsi solo perchè parlando di scuola si parla di un lavoro pubblico: forse è così, ma forse non è solo questo, specie in tempo di vacche magre sia nel pubblico che nel privato (dove a differenza che nel pubblico, come dicevo un tot di post fa – se si può dire 🙂 – , cassa integrazione/licenziamenti/fallimenti, tra l’altro passando magari prima per pesantissime revisioni della spesa o contratti di solidarietà, sono all’ordine del giorno). Ma credetemi, nessun livore, solo tristezza, per voi e per noi.

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  50. @Galatea: io credo che la società – MdP lo conferma qua sopra, e anche altri in altri commenti – nel momento in cui ci contesta certi privilegi, ci stia contestando un uso sbagliato della autodeterminazione. Mi spiego: il problema non sono tutti coloro che fanno bene il loro dovere, fosse anche la maggioranza (non lo è sempre, cito per esempio i dati di malattia delle commissioni di maturità, che sono altissimi in moltissime regioni. Non so quali professori tu abbia visto, che vomitavano, ma se li hai visti di persona forse erano delle medie, e dunque la parola magica “30 giugno” contribuisce a spiegare parecchie cose – la maturità, come ho già detto, è uno straordinario e non va dimenticato). Il problema è che la percentuale che coi soldi pubblici non usa bene la sua autodeterminazione in uno snodo cruciale del paese come l’istruzione è troppo alta. Ed è a quel punto che quelli che possono essere ferri del mestiere (io non ho nessun problema a sostenere che abbiamo più vacanze, e anche a spiegare per me dal punto di vista lavorativo, se uno fa il suo dovere, servono) diventano nella percezione comune ingiustificati privilegi.
    Dunque prima ammettiamo che è così. Poi diciamo che però ci sono anche altre situazioni. L’ordine dell’argomentazione retorica secondo me è importante.
    E comunque secondo me non si può liquidare le argomentazioni scomode, e magari anche che reputiamo ‘scorrette’, dicendo che sono sbagliate, poco informate, pretestuose. Non è proprio, come dire, dialettica hegeliana…

    (Sulle contestazioni “ridicole”, non so quanto tu abbia insegnato alle superiori – mi pare non tantissimo e non da poco tempo, da come ne parli, e ti assicuro che i due mondi sono diversissimi tra loro, io per esempio penso di non sapere niente delle medie! – ma, nel problema specifico detto, francamente potrebbe essere un problema irrilevante, come molto grave, a seconda dei casi, delle commissioni, delle seconde prove, delle materie. E in ogni caso si inserisce in un quadro di assenteismo e menefreghismo per la maturità abbastanza generale).

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  51. @maldipancia: togli i una curiosità, ma se un tuo collega, qualsiasi lavoro tu faccia, non fa nulla, tu che puoi fare, di preciso?
    Lo segnali al superiore, ma dovresti portargli delle prove, e tu, nel caso sia un insegnante, non ne hai, perché non sei in classe quando lui spiega. Il superiore stesso può fare poco, perché, come si notava, in presenza di certificati medici si può fare poco. Protestiamo con chi? Dove? E su quali basi? E spesse volte sai che succede, caro il mio Maldipancia? Che i genitori, quando si tratta di segnalare insegnanti che fanno poco, si tirano indietro, perché da un lato l’insegnante che fa poco spesso è comodo perché dà buoni voti, oppure perché nessuno ha il coraggio di protestare per paura di ritorsioni. Poi vengono da noi e dicono: perché non fate niente? Perché per legge abbiamo le mani legate. Nel caso del membro interno della classe di tua figlia voi genitori avete fatto casino? O vi siete limitati a mugugnare contro gli altri professori, ma senza far altro?
    No, perché io poi sarei anche curiosa di sapere che cosa precisamente dovremmo fare, noi insegnanti, anche, eh.

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  52. @Galatea: non so. Purtroppo sindacalmente alla fin fine si può fare poco, e su questo concordo molto con te. Però nel piccolo io, grazie alla collaborazione con le famiglie e a una preside in gamba, ne ho fatti mettere in verifica due (che se ne sono andati dalla nostra scuola). In un caso ho portato la registrazione degli orari di ingresso. Nell’altro la fotocopia del registro di classe. Tutto qui. Il terzo le famiglie si sono riunite oggi per preparare l’atto di richiesta di allontanamento dall’insegnamento. In tutti e tre i casi, persone di cui si sapeva il fancazzismo. In tutti e tre i casi persone sui quali si è potuto fare qualcosa grazie alla decisione di non ragionare per corporazione di insegnanti e genitori. Così, per dire. Poi purtroppo non si riesce a licenziarli, e su questo torniamo ai dirigenti che hanno le mani legate. Però qualcosa si può fare.

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  53. @povna: a me, ripeto, è capitato assai raramente di avere colleghi che non fanno proprio nulla.
    Anni fa mi capitò una collega che continuava a presentare certificati medici sospetti. Il Dirigente riuscì a convincerla a chiedere trasferimento, anche perché genitori e altri insegnanti erano esasperati della situazione, ma è solo spostare il problema. E si risolse così solo perché lei non si incaponì.

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